Il barone di Munchhausen

MunchhausenMünchhausen
Germania 1943 UFA
con Hans Albers, Ferdinand Marian, Hermann Speelmans, Ilse Werner, Brigitte Horney, Käthe Haack
regia di Josef von Baky

Dopo una festa in costume, il barone di Munchhausen rievoca le avventure del famoso antenato settecentesco: la conoscenza con Cagliostro, la relazione con Caterina di Russia, il viaggio sulla palla di cannone che lo rende schiavo dei turchi, la liberazione grazie a una scommessa con il sultano e conseguente fuga con Isabella d’Este dall’harem alla volta di Venezia, qui sfugge all’inquisizione su un pallone aerostatico che porta Munchhausen e il suo fedele servo Christian sul lato nascosto della Luna..

Il barone di Munchhausen ha segnato la mia infanzia con il suo spirito avventuroso e fantastico: era, se non erro, un classico natalizio poi è scomparso per decenni dai palinsesti televisivi.
Sono contentissima di aver ritrovato intatto la fantasmagoria che mi aveva colpito da bambina, i colori e i toni da cartone animato e anche di non dover provare imbarazzo perché il film è in realtà un caposaldo della propaganda nazista, fortunatamente non nei contenuti, puramente d’evasione, ma nell’esaltazione tecnica del cinema tedesco: per il venticinquesimo anniversario della fondazione dell’UFA, Goebbels voleva dimostrare che la cinematografia tedesca era tecnologicamente avanzata come quella americana e in grado di offrire un prodotto simile se non superiore a Il Mago di Oz del 1939 e al cartoon della Disney Biancaneve e i sette nani che nel 1937 era stato eletto miglior film.




CagliostroMunchhausen


Per l’adattamento si sceglie un classico fantastico della letteratura tedesca, Il barone di Munchhausen che già Melies aveva portato sul grande schermo nel 1911.
Imponente la realizzazione: nel cast compaiono i grandi nomi della cinematografia tedesca, anche se i ruoli sono brevi; le porcellane per la cena di gala alla corte di Caterina di Russia sono vere porcellane Meissen settecentesche; le riprese a Venezia furono realizzate nella città lagunare e per realizzarle si chiuse per un giorno il Canal Grande.




MunchhauseneChristian


Anche dal punto di vista degli effetti speciali la pellicola si rivelò all’altezza degli standard dell’epoca con il segmento sulla luna con gli abitanti della luna che possono staccarsi a piacere la testa dal corpo.
Coloratissimi e fantasiosi i costumi che variano dalla fedeltà storica dell’abbigliamento del doge alla rivisitazione giocosa degli abiti turchi con turbanti e barbe esagerate.




BaronediMunchhausen


La trama è l’esaltazione dello spirito avventuroso, della curiosità per il mondo tanto che Muunchausen rinuncia al potere offertogli da Cagliostro in nome delle avventure e le donne, il finale che non rivelerò data la poca diffusione della pellicola, rappresenta il classico spirito fantastico tedesco, facendo slittare nel gotico i toni ironici che hanno caratterizzato tutta la pellicola, giusto corrispettivo dello slittamento iniziale quando l’interruttore della luce e l’auto parcheggiata in giardino fanno capire che la scena del ballo iniziale non era ambientato nel ‘700 ma si trattava di un ballo in costume.

Il Castello degli Spettri

IlcastellodeglispettriThe Cat and the Canary
USA 1927 Universal
con Laura La Plante, Creighton Hale, Forrest Stanley, Martha Mattox, Flora Finch, Gertrude Astor, Tully Marshall
regia di Paul Leni

Il vecchio milionario  Cyrus West per vendicarsi dei parenti che invece di curarlo “gli girano intorno come i gatti a un canarino” per farlo impazzire, fa aprire il suo testamento vent’anni dopo la sua morte. Nella vecchia magione si ritrovano i sei eredi, cinque cugini e la vecchia zia Susan.
A ereditare tutto è Annabelle West ma esiste una clausola: la giovane donna dovrà dimostrare la propria sanità mentale altrimenti l’eredità passerà a un secondo erede che avendo trafugato il testamento prima dell’apertura, cerca di far passare per pazza la cugina..

The cat and the canary è il primo film americano di Paul Leni, maestro dell’espressionismo tedesco, scomparso prematuramente nel 1929 a soli 44 anni.
La storia è tratta da una piece teatrale di successo che mischia il mistery con alcuni elementi da commedia, i tocchi comici si ritrovano anche nella pellicola di Leni: la zia Susan invidiosa della mancata eredità che maligna tutto il tempo sulla follia di Annabelle e poi si ritrova a fuggire nella notte sul carro del lattaio per paura dei fantasmi, il cugino Paul, apparentemente il più pauroso e pasticcione che invece risolverà il caso e guadagnerà l’amore della bella ereditiera.



Cecilysusanepaul


Il castello degli spettri però passa alla storia del cinema come la pellicola che apre la grande stagione di mostri della Universal: nonostante i tocchi ironici, i personaggi sono caratterizzati con una certa ambiguità che fa pensare che anche i più ingenui come Paul stiano mentendo, il pazzo evaso dal manicomio è uno dei mostri più paurosi mai apparsi sullo schermo e Paul Leni dimostra una grandissima abilità alla regia facendo grande uso di sovrimpressioni, anche un breve piano sequenza iniziale girato in soggettiva, dal punto di vista di colui che sta trafugando il testamento.



Mostrocatcanary


Interessanti le assonanze: il dettaglio dell’occhio di Annabelle durantre la visita del medico fa venire in mente Un chien andalou, il castello sull’Hudson che si trasforma nelle bottiglie di medicine mi ha ricordato la magione di Xanadu e le scatole accatastate di Quarto Potere.

Il giardino di Allah

IlgiardinodiallahThe Garden of Allah
USA 1936 Selznick International Pictures
con Marlene Dietrich, Charles Boyer, Tilly Losch, Basil Rathbone, Joseph Schildkrau, John Carradine
regia di Richard Boleslawski

Monica Tilden è una giovane ereditiera che ha sempre avuto un forte senso religioso e alla morte del padre vorrebbe ritirarsi nel convento in cui ha studiato ma la madre superiora le consiglia un viaggio nel deserto per cercare sé stessa. In Algeria la donna s’innamora, riamata, di Boris Androvsky, un uomo tormentato e dal passato oscuro, i due si inoltrano nel deserto e vivono felici fino a quando l’incontro con un ufficiale francese non porta a scoprire la vera identità di Boris: è un monaco trappista fuggito dal convento per sperimentare la vita nel mondo. La profonda fede di Monica la porta a restituire l’amato alla vita religiosa.

ThegardenofallahIl giardino di Allah è il remake sonoro di un film che aveva avuto due versioni all’epoca del muto, nel 1916 e nel 1927; si tratta di una storia piuttosto bislacca, soprattutto ai nostri giorni in cui non troveremmo così scandaloso che un frate abbandoni la tonaca e sicuramente metteremmo l’amore di coppia davanti a quello per il Signore, sicuri che nella sua misericordia comprenda l’amore umano in cui lo stesso Boris dice di aver ritrovato Dio.

MarlenebnUna stranezza interessante è quello di trovare Marlene Dietrich nel ruolo inconsueto della donna di buoni principi, solitamente alla Dietrich vengono affidati ruoli da peccaminosa che si riabilita per amore o con l’amore sul finale. Si tratta dell primo film a colori girato dalla diva e devo dire che per quanto sempre bellissima, la bellezza diafana di Marlene guadagna con il bianco e nero anche se Colette scrisse che «Devant la couleur rose bonbon de la bouche pincée de [Marlene], l’or anémique de ses cheveux, l’azur incertain de son regard, les bras nous en tombèrent» (fonte wikipedia)
La pellicola è la quarta girata con in technicolor ed è prodotta da David O.Selznick, il marchio del tycoon si vede nelle silhouette stagliate contro incendiati tramonti (e anche albe) che caratterizzeranno anche il suo capolavoro, Via col Vento.

IrenaGirato in California e in Arizona, il film mette in scena tutta la paccottiglia esotica legata al fascino del deserto ereditato dal cinema muto, ad esempio il balletto sensuale di Irena (Lili Tosh), il vecchio che legge il futuro nella sabbia (John Carradine). Basil Rathbone, C. Aubrey Smith e Joseph Schildkraut nei panni del divertente Batouch, il tipico levantino servile, completano un cast che testimonia un progetto costoso che finì per costare cifre spropositate per le sperimentazioni tecniche dovute al colore.

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Giudizio sul DVD

il DVD della Sinister Film offre un buon riversamento del colore estremamente luminoso.
I contenuti extra sono composti da una galleria fotografica e un mini poster con la tagline dellepoca per il lancio del film.
Il valore aggiunto è però il film muto tedesco del 1929 Il bacillo dell’amore di Robert Land che ha per protagonista Marlene Dietrich.

La vergine di Norimberga

Italia 1963
con Rossana Podestà, Georges Rivière, Christopher Lee
regia di Anthony Dawson (Antonio Margheriti)



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La prima notte che l’americana Mary passa nell’avito castello tedesco del marito è buia e tempestosa e la donna si sveglia nel cuore della notte per i fulmini e per delle urla di donna; Mary si accorge di essere sola nel letto: del marito non c’è traccia, scendendo a cercarlo per il castello, si ritrova nella sala delle torture e vede una donna uccisa nella Vergine di Norimberga e sviene. Quando si risveglia il marito e la servitù cercheranno di convincerla che si tratta solo di un incubo ma la donna continua ad indagare fino a scoprire un terribile segreto..



VergineNorimberga


La vergine di Norimberga è un Bmovie che invecchia con molta dignità, un film gotico che si caratterizza per i dettagli piuttosto crudi delle torture che oggi forse non fanno più così impressione. Resta notevole l’uso della macchina da presa di Margheriti che alterna piani sequenza a dettagli macabri o terrorizzanti dando un certo ritmo alla pellicola.



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Il film è quasi tutto sulle spalle della protagonista, la bellissima Rossana Podestà: è attraverso il suo sguardo e le sue fughe che lo spettatore scopre gli orrori del castello degli Hunter dove sembra esser tornato in vita “il Giustiziere”, un avo pazzo che nel XVII secolo puniva con la tortura soprattutto le donne che si erano macchiate d’infedeltà. Non c’è nessun ritorno dall’aldilà ma la vicenda del mostro che imperversa nel castello è una delle più tristi della storia del cinema e trova la sua spiegazione nella realtà storica della Seconda Guerra Mondiale con il flash back esplicativo girato in bianco e nero con qualche apparente immagine di repertorio.
In un ruolo secondario, quello di Erich, attendente del generale Hunter, padre di Max, troviamo niente meno che Christopher Lee che recita con il volto mezzo sfigurato sempre a causa della guerra.



Lee


Giudizio sul dvd


Il dvd offre come extra un documentario Il castello degli orrori che analizza non solo il film in questione ma più in generale l’opera del regista con spezzoni audio di un intervista a Margheriti e l’intervento dello sceneggiatore Gastaldi e le spiegazioni del critico sul film e tutte le figure che sono entrate nella lavorazione, dagli attori al produttore Marco Vicario.

La vergine di cera

The terror
USA 1963
con Boris Karloff, Jack Nicholson, Sandra Knight
regia di Roger Corman

Laverginedicera

L’ufficiale napoleonico Andrè Duvalier cavalca assetato sotto il sole caliente lungo una spiaggia, quando lo soccorre Helene, una bella fanciulla che dopo avergli indicato una fonte di acqua dolce sparisce tra i flutti, Andrè cerca di salvarla ma sviene e si risveglia nella catapecchia di una megera che nega l’esistenza della ragazza e lo invita a lasciare quei luoghi per riunirsi al più presto al suo reggimento ma il servitore della donna gli rivela l’esistenza del castello del barone Von Leppe dove potrebbe trovarsi la fanciulla. Andrè si reca al castello dove trova il vecchio barone che nuovamente nega l’esistenza della fanciulla che Andrè ha scorto a una finestra. Helene è estremamente somigliante al ritratto della baronessa Ilsa, moglie del barone morta venti anni prima. Il barone, messo alle strette confesserà di averla uccisa in un impeto di gelosia e di essere tormentato dal fantasma della donna da alcuni anni, Andrè non crede che Helene sia solo un fantasma e scopre il piano di vendetta che si cela dietro l’ipnosi della fanciulla ma il lieto fine non è contemplato..

Verginecera

Mentre gira La città dei mostri, Corman pensa che sia davvero uno spreco non sfruttare le scenografie per un altro film che potrebbe girare in soli cinque giorni, nasce così La vergine di cera, classico prodotto della factory di Corman: cast ridotto all’osso, sei attori in tutto, luci psichedeliche, musica ipnotica e un montaggio alternato per creare la suspense di un horror piuttosto intimista e romantico.
Qualche buco di sceneggiatura (l’allusione non sviluppata a un possibile figlio di Ilsa potrebbe far pensare che Helene sia figlia della donna, il che spiegherebbe la somiglianza) ma la genialità di girare un film estremamente luminoso soprattutto con molti esterni girati di giorno, che si sa, i fantasmi del meriggio sono i più inaspettati e deleteri.
Theterror
Alla regia mettono mani in molti e tutti nomi di rillievo: pare che alcune scene siano state girate da Monte Hellman, aiuto regista e da Francis Ford Coppola che produceva la pellicola. Anche Jack Nicholson, protagonista della pellicola con la moglie, Sandra Knight, ha girato qualche scena.
Se Nicholson è bello e interpreta un personaggio tutto logica che pure nel finale si troverà spiazzato, il ruolo dell’antagonista è affidato a un mostro sacro del cinema horror, il settantaseienne Boris Karloff, perfetto nel disegnare un anziano roso dai rimorsi tanto da togliersi la vita e che occhieggia alla pazzia alimentando il ricordo e la visione dei fantasmi del passato ma si scoprirà che il trauma della morte di Ilsa ha avuto conseguenze ben più gravi di quel che si pensi sulla sua psiche.

Les visiteurs du soir

Lamoreeildiavolo Francia 1942
con Arletty, Marie Déa, Fernand Ledoux, Alain Cuny, Jules Berry, Marcel Herrand
regia di Marcel Carné
Titolo italiano: L’Amore e il Diavolo

Gilles e Dominique sono due emissari del Diavolo che, travestiti da menestrelli, si recano al castello del barone Hugues, in festa per il fidanzamento della baronessina Anne, per portare scompiglio e infelicità: Gilles seduce la figlia del barone mentre Dominique fa perdere la testa al fidanzato Renaud e il barone portandoli a una rivalità mortale ma non tutto sembra andare secondo i piani per Gilles ed Anne e il Diavolo in persona si deve scomodare per cercare di portare a termine l’intento prefissato..

Les Visiteurs du soir è una commedia fantastica firmata da Marcel Carné con la collaborazione dei suoi sodali Jacques Prévert  e Joseph Kosma; la pellicola viene girata in piena occupazione nazista come il successivo capolavoro Les enfants du Paradis e visto che la produzione doveva sottostare all’approvazione tedesca, gli autori si affidano a un copione fantastico tutto incentrato sull’amore e ambientato in un passato medievaleggiante: lo scenario è ispirato al codice miniato Très Riches Heures du Duc de Berry risalente al primo quarto del XV secolo.
La produzione è ricchissima anche se in tempo di guerra era difficilissimo trovare anche solo le stoffe per realizzare i bellissimi costumi per i protagonisti e le numerose comparse tra cui figura una poco più che esordiente Simone Signoret, ragion per cui il film va ancor più apprezzato. Il biancore dell’esterno del castello, gli spazi spesso vuoti danno un aspetto quasi metafisico al film.

Lesvisiteursdusoir

Anche il cast è notevole, oltre ad Arletty, attrice che spesso collabora con Carné e che qui ha un ruolo piuttosto insolito ed androgino dato che all’inizio si presenta come un menestrello sfoggiando un costume maschile che mette in risalto le sue bellissime gambe, è da segnalare la presenza di Jules Berry, che aveva già lavorato con Carné in Alba Tragica e regala un’interpretazione magistrale del Diavolo. Alain Cuny (Gilles) è invece al suo primo ruolo importante.
La trama è una variazione del tema sulla purezza dell’amore che riesce a sconfiggere il diavolo: Anne libera l’amato dal suo patto con il demonio attraverso una menzogna perché a chi è ama tutto è concesso ma il lieto fine non è così esplicito: ritrovatisi presso la fonte nel bosco che ha visto nascere il loro amore, Gilles e Anne vengono pietrificati dal diavolo che però non riesce a spegnere il battito dei loro cuori e se ne va infuriato.
Il film ebbe molto successo all’uscita in sala anche per il tema completamente avulso dalla realtà ed è comprensibilissimo che i film d’evasione siano molto amati in periodi così drammatici.

Giudizio del dvd

Visiteursdvd

Avevo visto L’amore e il diavolo ai corsi in università e poi non ho più avuto modo di rivedere questa pellicola che mi aveva piacevolmente colpito, quindi qualche tempo fa, ormai rassegnata a non usufruire della copia italiana, ho acquistato il dvd francese che è forse la prima versione in dvd dell’opera.
Il film è stato restaurato per cui la visione è nitida, da buoni nazionalisti i francesi hanno pensato bene di non aggiungere i sottotitoli in nessuna lingua ma di sottotitolare il film solo in francese per un pubblico audioleso.
Il secondo dvd, molto interessante perché racconta dettagliatamente la genesi del film, inquadrandola nel periodo storico, narrando i rapporti tra Carné e Prevert, non è sottotitolato per cui ne può usufruire solo chi conosce la lingua.
Ancor più interessante l’appendice sul cinema fantastico francese (sempre in lingua e senza sottotitoli) dello storico del cinema Alain Petit che fa un excursus del genere fantastico francese illustrandone le peculiarità che nascono da Georges Méliès quindi in Francia la fantasia è legata alla comicità più o meno edulcorata ma in ogni caso il film fantastico francese molto difficilmente virerà al gotico e all’orrore preferendo la fantasia amorosa e puntando molto sulla perfezione del “decor” (fotografia, scenario..).

Road to L. – Il mistero di Lovecraft

Roadtol Italia 2005
con Roberto David Purvis, Simonetta Solder, Valentina Lodovini
regia di Federico Greco e Roberto Leggio

Il ritrovamento a Montecatini di un presunto diario di Lovecraft potrebbe essere una scoperta straordinaria che dimostra l’origine italiana di parte dei miti di Cthulhu e soprattutto dei racconti ambientati a Innsmouth, ispirati alla mitologia del Filò, racconti tradizionali del Polesine che il Solitario di Providence avrebbe visitato nel suo presunto viaggio italiano del 1926.
Una troupe italoamericana cerca di ricostruire i legami tra i racconti di Lovecraft e la mitologia locale degli uomini pesce ma l’esperienza finirà in un incubo..

Recupero con colpevole ritardo questo mockumentary costola (in teoria racconterebbe il backstage) del breve documentario H.P.Lovecratf – Ipotesi di un viaggio in Italia diretto da Federico Greco nel 2004.
Si tratta di una produzione indipendente che gioca con intelligenza sui meccanismi della paura, suggestioni, timor panico dei luoghi abbandonati e riconquistati dalla natura..
L’inizio arranca un po’, forse anche per la difficoltà di seguire i dialoghi americani (la copia che ho reperito non era sottotilata) e oggettivamente la discesa nei cunicoli della chiesa di Loreo è un po’ ridicola e poco credibile ma pian piano la pellicola si fa più avvincente a partire dalla storia del giovane studente di antropologia scomparso nelle acque del Po per culminare nelle riprese del villaggio abbandonato nelle golene del grande fiume dove il tecnico del suono invece che sentire la voce del documentarista sente in cuffia una vecchia nenia locale.
Un film in grado di trascendere la vicenda specifica che narra e creare suggestioni orrorifiche comuni a tutte le latitudini, un pò come il titolo scelto dove L. si può leggere come l’iniziale del maestro dell’incubo, Lovecraft o assimilarne il suono al vocabolo inglese dalla stessa fonia: Hell, inferno.

Princess Mononoke

Princessmononoke Mononoke Hime
Giappone 1997
regia di Hayao Miyazaki

Il principe Ashitaka uccide un demone che sta attaccando il suo villaggio e viene contagiato dalla maledizione demoniaca: sara’ costretto ad abbandonare la sua gente ed andare in una terra lontana dove infuria una lotta tra gli uomini della citta’ del ferro che distruggono la foresta per i loro interessi e le divinita’ animali che abitano in essa e la vogliono preservare, a combattere per la foresta c’e’ anche una ragazza allevata dai lupi.

Bella favola ecologista, quanto mai attuale, che propone tutte le tematiche che caratterizzano l’opera di Miyazaki: una colpa iniziale involontaria che segna il protagonista e va scontata attraverso un viaggio, un percorso di conoscenza che porta a scoprire mondi fantastici che dimostrano che mai nessuno e’ completamente buono o cattivo e in Princess Mononoke la figura piu’ interessante e’ proprio quello della signora Eboshi, crudele fino al punto di sparare al Dio della Foresta ma anche molto attenta alle esigenze dei suoi sottoposti: ha emancipato le donne e dato dignita’ ai lebbrosi.
Sempre ottima la qualita’ del disegno del maestro Miyazaki che in questa pellicola esplode in un mondo estremamente fantasioso che si contrappone alla desolazione della guerra con esiti altamente drammatici e poetici.

Piuttosto povera l’edizione in dvd per quanto riguarda la sezione degli extra: solo un breve making of 5 minuti dove gli attori americani che hanno doppiato il film danno qualche parere sulla pellicola e il trailer USA: Princess Mononoke dovrebbe essere stato il primo film di Miyazaky distribuito nelle sale italiane (cfr. Mereghetti) ma posso immaginare l’esiguo numero di copie con cui sara’ uscito!

Il castello errante di Howl

CastelloerrantehowldvdHo finalmente visto in dvd l’ultimo lavoro di Miyazaki che mi ero persa al cinema.
E’ una pellicola davvero molto bella, anche se non arriva alla perfezione de La citta’ incantata: probabilmente quello che rende impeccabile il lavoro precedente e’ l’introduzione che accompagna personaggi e spettatori in un mondo fantastico, mentre l’Europa di fine Ottocento percorsa da macchine volanti a vapore in cui e’ ambientato Il castello errante di Howl lascia spiazzati (mi ha ricordato Steamboy) e Sophie, la timida cappellaia non e’, almeno all’inizio, un personaggio accattivante e la maledizione che la trasforma in una vecchia non aiuta il procedimento d’identificazione con la protagonista. Superato lo sbigottimento iniziale il film riesce a prendere un suo ritmo e ad appassionare per la sua vena a tratti malinconica (bellissimo il valzer, leit-motiv della colonna sonora) ma anche ironica.
Resta sempre insuperabile la magnificenza delle immagini create dal Maestro Miyazaki.

Per quanto riguarda la versione limited edition del dvd, contiene extra sicuramente interessanti anche se la presentazione non e’ soddisfacente, ad esempio l’intervista a Diana Wynne Jones riporta solo le risposte dell’autrice e invece delle domande compaiono dei fotogrammi del film che dovrebbero introdurre l’argomento, una didascalia non avrebbe fatto male e neppure presentare la donna come l’autrice del romanzo da cui Miyazaki ha tratto il film (magari anche nella presentazione degli extra in copertina), cosa che si riesce comunque ad evincere dall’intervista.
La visita di Miyazaki alla Pixar e’ interessante per ottenere ragguagli sulla versione americana del film , mentre i venti minuti dedicati alla computer grafica che sta dietro al movimento del castello sono estremamente tecnici; rivedere tutto il film attraverso lo storyboard a cui e’ stato aggiunto il sonoro puo’ essere un’esperienza significativa.
Il fotogramma originale della mia confezione rappresenta Sophie che decide di cucinare le uova sulla testa di Calcifer.

Il Tesoro del castello senza nome

IltesorodelcastellosenzanomeIl parigino Jean-Loup va in vacanza nella colonia di Campo Verde, sulle Ardenne Belghe; ben presto entra a  far parte del gruppo dei Cinghiali, superando le necessarie prove di coraggio, diventando inseparabile amico del capobanda, Bruno, detto Cow-boy.
La colonia prevede ogni anno una grande caccia al tesoro da svolgersi nelle foreste: questa volta i ragazzi devono aiutare lo storico del paese sulle  tracce di un tesoro templare. Il gruppo formato da Bruno Jean-Loup, Lustrucu e Byloke, si unisce ad un altro coinvolto nella ricerca di cui fanno parte Patrick, il tedesco Franz e la bella canadese Marion. I ragazzi riescono a trovare il nascondiglio del tesoro, ma qualcuno cerca di fermarli: il tesoro trovato non e’ quello dei templari, ma il bottino di una banda di pericolosi malviventi..

E’ uscito in dvd all’inizio del 2005 il classico  per eccellenza dei telefilm per ragazzi, coproduzione franco-belga del 1969 sbarcata in Rai nel 1972.
Rivisto a distanza di decenni lo sceneggiato riesce ancora ad essere avvincente e si capisce la motivazione dell’enorme successo avuto all’epoca mescolando tutti gli aspetti che possono interessare l’infanzia: c’e’ il lato storico-misterioso dei templari, con la ricerca del tesoro tra  cunicoli ed anfratti, quello tecnico-sportivo delle gare in go-kart, l’uso dell’aeroplano telecomandato e delle fughe in moto e poi c’e’ il lato avventuroso del poliziesco che e’ forse quello che ha retto meno alla prova del tempo con una soluzione un po’ semplicistica del giallo.
Per certi versi la morale de Les Galapiats puo’ ricollegarsi ad Harry Potter spingendo il bimbo a trovare in se’ la forza e il coraggio di affrontare le situazioni piu’ impensabili,  mentre HP  deve sublimare nella magia, i primi anni ’70 permettevano ai bambini maggior liberta’ per l’azione pratica (il telefilm si basa su un vero episodio di cronaca che aveva per protagonisti due intraprendenti ragazzini che smascherarono una banda di ladri).
Lo sceneggiato  fu realizzato con molta  cura e attenzione: si tratta di una delle prime produzioni a colori della tv  francese, la colonna sonora e’ tutt’ora famosissima; venne diretto con mano sicura da Pierre Gaspard-Huit regista di film di genere dei primi anni ’60 passato alla televisione dopo il repulisti della Nouvelle Vague e i protagonisti divennero subito idoli dell’infanzia europea: personalmente stravedevo per Jean-Loup.

Tesorocastellosenzanome1cbIl dvd della Yamato offre un discreto restauro della pellicola, anche se ogni tanto si nota qualche squadrettatura, gli extra sono interessanti: raccontano la genesi e la lavorazione del film, facendo venir voglia di visitare i luoghi che hanno fatto da scenario alla vicenda: Stavelot ospita ancora oggi la congrega dei Blanc Moussi.