Frankenstein di Mary Shelley

Mary Shelley’s Frankenstein
USA 1994, TriStar Pictures
con Kenneth Branagh, Robert De Niro Helena Bonham Carter, Tom Hulce, Aidan Quinn, Ian Holm, Richard Briers, John Cleese, Robert Hardy, Cherie Lunghi, Celia Imrie
regia di Kenneth Branagh

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La nave del capitano Walton diretta al Polo Nord rimane incagliata sui ghiacci e trova un uomo allo stremo delle forze; accolto sulla nave, Victor Frankenstein racconta la sua storia al capitano della nave: di come la morte della madre lo abbia spinto a cercare di superare i confini della morte facendogli riportare in vita una creatura assemblata da diversi “materiali” (corpi). Inorridito dal risultato Frankenstein abbandona il Mostro al suo destino credendolo incapace di evolversi e non destinato a sopravvivere, invece l’essere riesce ad imparare a leggere e, letta la sua genesi sul diario del Dr. Frankenstein, decide di vendicarsi uccidendo il fratellino William e facendo incolpare la nutrice che viene linciata. La creatura si presenta a Frankenstein chiedendogli di trasformare la ragazza nella sua sposa ma il dottore rifiuta, il mostro allora uccide Elizabeth, la moglie del chirurgo. Frankenstein la riporta in vita ma la ragazza, contesa tra il marito e la creatura, preferisce uccidersi. Frankenstein e il Mostro iniziano una fuga verso il Polo fino all’incontro con la nave di Walton dove muore Frankenstein e la creatura decide di seguire la sorte del padre.

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Frankenstein di Mary Shelley è tornato in auge per le “somiglianze” con il Frankenstein di Del Toro che consistono nel recuperare la cornice del romanzo con la nave che s’imbatte in Frankenstein e la sua creatura mentre fa rotta verso il Polo Nord e la rinuncia del capitano nel proseguire la spedizione scientifica dopo aver conosciuto la storia del chirurgo.

Il film del 1994 fa parte di una trilogia di recupero di opere gotiche pensata da Francis Ford Coppola e iniziata con il suo Dracula di Bram Stoker.

La regia di Frankenstein fu affidata a Kenneth Branagh che veste anche i panni del protagonista, i dissidi con Coppola iniziarono subito e darei ragione al vecchio Francis: rivisto dopo trent’anni il film si conferma un’opera piuttosto calligrafica con grande sfoggio di costumi mentre la villa ginevrina è piuttosto spoglia con un grandissimo scalone che riprende la scala del Dracula del ’31 (stesso scenario del seguente Frankenstein).

Vorticosi movimenti di macchina e scene al rallenti spostano più il mood verso l’action piuttosto che verso il gotico. Da buon interprete shakespeariano Branagh esalta la componente romantica virando sul melodramma per quanto riguarda la storia di Elizabeth, orfanella accolta dai Frankenstein che diventa il grande amore di Victor che per riportarla in vita è disposto a profanare ancora una volta i confini tra la morte e la vita.

via GIFER

Per il ruolo della Creatura fu scelto De Niro e forse fu la prima volta che un attore acclamato accettò un ruolo in un genere allora sottostimato come l’horror, per quanto la prova dell’attore sia sempre stata osannata io non trovo nessun guizzo particolare mi ha ricordato i vilain precedenti de Gli Intoccabili o Cape Fear.

Rivisto oggi mi diverte l’antefatto: il personaggio di De Niro uccide il professor Waldman, mentore di Frankenstein per quanto riguarda gli studi galvanici, durante una campagna di vaccinazione contro la scarlattina e per questo viene impiccato e il suo corpo recuperato da Frankenstein per il suo esperimento, insomma la Creatura era un novax antelitteram.

La lunga notte dell’orrore

The Plague of the Zombies
UK 1966, Hammer Film Productions
con André Morell, Diane Clare, Brook Williams, Jacqueline Pearce, John Carson, Alexander Davion,Michael Ripper, Marcus Hammond, Dennis Chinnery,Louis Mahoney
regia di John Gilling

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Il dottor Thompson è medico condotto di un paesino della Cornovaglia funestato da una serie di morti inspiegabili. Il dottore non può fare molto dato che il nobile del paese impedisce le autopsie, decide così di chiedere l’aiuto a Sir James Forbes, il suo professore universitario. Su consiglio della figlia Silvye che vuole rivedere l’amica Alice, ora moglie di Tompson, Forbes si reca al villaggio dove trova l’ennesimo funerale e malumori crescenti verso il suo allievo. Forbes decide di forzare la situazione e fare un’autopsia non legalizzata dissotterrando  con Tompson un cadavere nella notte. Colti sul fatto dalla polizia trovano un inaspettato alleato nel  sergente Swift quando scoprono che la bara è vuota. Intanto Silvie vede Alice allontanarsi di notte e la segue nella brughiera finendo nelle mani degli scagnozzi del conte che iniziano a molestarla; salvata dal nobile Clive Hamilton, Silvie mentre torna a casa vede Alice ormai morta tra le braccia di un bruto. Hamilton le fa visita per farle le condoglianze e la induce a tagliarsi con un bicchiere, intanto Sir James scopre i riti wodoo causa delle misteriose morti: sarà ancora in tempo per salvare la figlia?

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Unico film di zombie della Hammer, La lunga notte del terrore è l’anello di congiunzione tra gli zombie classici degli horror americani (White zombie della Universal e Ho camminato con uno zombi della RKO) e La notte dei morti viventi di Romero uscito due anni dopo.

Il film Hammer si apre su una cerimonia wodoo che si tiene nel castello degli Hamilton: ben presto il film lascia intendere che è il barone ad aver macchinato la piaga degli zombie per avere manodopera gratis per riaprire le vecchie miniere di stagno in cui nessuno voleva più lavorare perché troppo pericolose. Questa critica sociale dello sfruttamento operaio avvicina il film alle tematiche sviluppate due anni dopo da Romero.


Fatta eccezione per il valore storico della pellicola, poco altro si salva in questo film dalla scarsa incisività narrativa con una storia che sembra modulata sul Dracula del 1958: il sangue come veicolo del rito, due donne, una bruna e una bionda, una cadrà vittima del sortilegio risorgendo dannata dalla tomba mentre l’altra verrà salvata dall’acume del personaggio che rappresenta la razionalità e il positivismo scientifico.

La caratterizzazione di Sir James Forbes è uno dei motivi per per vedere il film, più burbero e cinico di tutti i Van Helsing e gli Sherlock Holmes apparsi sullo schermo, Forbes nasconde una grande umanità dietro la noia che manifesta per l’intero genere umano e solo la figlia riesce a vedrete la sua vera natura. È un piacevole legame padre figlia quello portato in scena che rende ancora più orribile il destino di violenza sessuale che incombe sulla ragazza giocata a carte dagli scagnozzi di Hamilton che la salva all’ultimo minuto.


Le scene con gli zombi potrebbero essere inquietanti ma il trucco invecchiato male le rende risibili ma devo ammettere che non amo i film di zombie quindi perdo l’indulgenza che posso avere verso altri mostri anche meno curati.

Nosferatu

USA 2024
con Nicholas Hoult, Lily-Rose Depp, Bill Skarsgård, Aaron Taylor-Johnson, Willem Dafoe, Emma Corrin, Ralph Ineson, Simon McBurney
regia di Robert Eggers

Al giovane Thomas Hutter viene affidata una pratica complessa: vendere un vecchio maniero di Wisborg a un conte transilvano che non può spostarsi dal suo luogo d’origine. Benché il lavoro lo terrà lontano per mesi dalla moglie appena sposata, Hutter accetta di buon grado l’incarico proprio per garantire una sicurezza economica alla futura famiglia ma Ellen, che prima delle nozze era stata una ragazza problematica affetta da un’acuta forma di malinconia è estremamente contrariata dal viaggio del marito che ben presto smette di dare notizie di sé facendo ricadere la giovane donna nelle sue turbe giovanili. Friedrich Harding e sua moglie, che hanno accolto in casa Ellen, si rivolgono, su consiglio del medico di famiglia, a un luminare svizzero che non disdegna l’occulto; il professor Albin Eberhart Von Franz abbraccia i vaneggiamenti di Ellen confermati anche dal fortunoso ritorno di Thomas: una malefica entità si è mossa dalla Trasilvania per gettare la sua ombra di morte su Wisborg…

La terza versione di Nosferatu, diretta da Robert Eggers è stato il film più discusso d’inizio 2025 e come al solito si sono dimostrate eccessive le esaltazioni dell’opera come del resto le stroncature.
Pur non essendo perfetto il film di Eggers ha degli spunti interessanti.
La differenza maggiore tra il Nosferatu di Murnau e i film di Dracula (di cui la pellicola di Murnau era una versione non autorizzata) è nel ruolo della figura femminile, vittima da salvare da Van Helsing &co nei film che hanno pagato i diritti agli eredi di Bram Stoker, eroina che si sacrifica volontariamente nella versione di Murnau; eppure nel capolavoro del 22 all’eroina sono riservate ben poche scene, Herzog lascia più spazio a Ellen che diventa protagonista assoluta nel film di Eggers.

Il film si apre sulla giovane solitaria che invoca una presenza attirando così l’attenzione di Nosferatu. L’amore per Thomas Hutter placa le fantasie orrorifiche di Ellen ma ormai il conte ha messo in moto la sua macchinazione per arrivare a lei attraverso Knock, il capo di Hutter che è un devoto servitore di Nosferatu.
Giusto porre in risalto l’eroina in grado di sconfiggere Nosferatu: ma è davvero una lettura attenta al femminile o la trita versione dell’oppressione della sessualità femminile vittoriana? Infatti appena si sposa a Ellen passano tutte le fantasie perché finalmente attiva sessualmente.

Per salvare capra e cavoli, da ragazzina troppo eccitabile che ha smosso anche gli inferi per trovare un sollievo alla sua solitudine (quindi colpevole di aver attirato Nosferatu) Ellen viene ripresentata come una persona dalle grandi doti medianiche che in tempi meno sessuofobici sarebbe stata una grande sacerdotessa, personalmente avrei gradito meno ambiguità sulla giovinezza di Ellen, ma credo sia stato un tema su cui si sia voluto giocare, in fondo la battuta più memorabile del film recita “il male nasce dentro di noi o viene da fuori?”

Anche la scelta dell’attrice mi lascia un po’ perplessa, non entro in merito alle doti di Lily-Rose Depp che mi sembra che se la cavi ma di certo una buona fetta di pubblico, come la sottoscritta, ha passato gran parte del tempo a cercare le somiglianze con il celebre padre e non saranno sfuggite le tante inquadrature dove i tagli di luce segnano il volto di Lily con occhiaie degne dei film in stop motion di Tim Burton.

Questo Nosferatu , infatti, non è solo un remake dei due capolavori precedenti ma è anche una summa di tutto l’horror di autore a partire dal Dracula di Bram Stoker di Coppola da dove viene l’idea di ringiovanire il vampiro mentre si nutre del sangue delle due vittime così da vecchio tremante lo vediamo trasformarsi in un figuro nerboruto (anche Nosferatu paga pegno all’era dei comics) che si riveste man mano di strati epiteliali più solidi anche se all’incontro amoroso con la sua bella di presenta con ancora qualche piaga putrescente.
È un Nosferatu poco presente sullo schermo spesso celato nell’ombra e in effetti era difficile competere con le due figure iconiche dei precedenti film ma la discussione è stata principalmente sui suoi baffoni, sinceramente non ricordavo che lo stesso Stoker li menzionasse nel romanzo, ho subito pensato ai baffoni del ritratto di Vlad Tepes, il sanguinario principe transilvano a cui s’ispira la figura di Dracula.

Sicuramente più presenti gli omaggi all’espressionismo tedesco, forse le sequenze che ho apprezzato di più: l’ombra della mano che si stende su Wisborg trasformandosi nei cavalli dell’Apocalisse e in assoluto la mia scena preferita è Thomas che si avvicina al feretro dove dorme Nosferatu e nelle prime inquadrature da lontano sembra di vedere il conte assiso su un trono, ho trovato divertente che Dafoe gigioneggi tratteggiando il suo professore sul Dottor Caligari.

A contrastare l’oscurità orrorifica del mondo di Nosferatu c’è la perfetta ricostruzione del mondo d’inizio Ottocento, dalla fotografia esangue che riprende quella del film di Herzog regalandoci bellissime inquadrature di lillà che richiamano i celebri versi della poesia di T.S.Eliot, La sepoltura dei morti

April is the cruellest month, breeding

Lilacs out of the dead land, mixing

Memory and desire, stirring

Dull roots with spring rain.

Winter kept us warm, covering

Earth in forgetful snow, feeding

A little life with dried tubers.

Nosferatu, il principe della notte

Nosferatu: Phantom der Nacht
Germania, 1979
con Klaus Kinski, Isabelle Adjani, Bruno Ganz, Roland Topor, Walter Ladengast, Dan Van Husen, Jan Groth, Carsten Bodinus, Martje Grohmann, Rijk de Gooyer, Clemens Scheitz, Lo van Hensbergen, John Leddy, Margiet van Hartingsveld, Jacques Dufilho
regia di Werner Herzog


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L’agente immobiliare Jonathan Harker viene inviato in Transilvania per vedere un’immobile al conte Dracula, uno strano individuo che vive in un castello solitario che suscita il timore del popolino. Harker si ritrova quasi prigioniero del conte che lascia improvvisamente il castello quando vede una miniatura di Lucy, la moglie di Harker. L’uomo fugge dal castello ma riesce a raggiungere Wismar solo dopo che la nave di Dracula è già giunta in porto con il suo carico pestilenziale. Mentre la città sprofonda nella follia del contagio della peste nera, Lucy è l’unica a capire la vera natura di Dracula leggendo il testo sui vampiri che gli zingari hanno dato ad Harker come protezione. Lucy arriva a sacrificare la sua vita per fare in modo che la luce dell’alba distrugga il vampiro ma il suo sacrifico sarà inutile perché Jonathan è stato infettato durante il soggiorno nei Carpazi…



Nosferatu ilprincpie dellanotte


Il remake, o meglio l’omaggio, come preferisce definirlo l’autore, al capolavoro di Murnau riavvicina anche la versione cinematografica tedesca del 1921 al romanzo di Bram Stoker, riutilizzando i nomi originali del romanzo che Murnau non poteva usare non avendo pagato i diritti d’autore alla vedova dello scrittore, resta solo lo scambio tra i nomi di Mina e Lucy ma probabilmente era troppo forte il richiamo alla luce insito nel nome della donna che riesce a sedurre Dracula fino a fargli dimenticare la luce del sole.
Il personaggio interpretato da Isabelle Adjani è quello più fedele alla versione cinematografica del 1921: la recitazione stessa dell’attrice è esasperata come quella del cinema muto, un elemento che può risultare un po’ ostico per chi non ama il cinema degli esordi.
Il tributo al film di Murnau continua anche nella desaturazione della fotografia, a volte arrivando quasi al bianco e nero con una sovrapposizione quasi perfetta tra le inquadrature originali e il remake.
L’illustratore francese Roland Topor, che interpreta Renfield ripropone molto bene lo spirito allucinato di Knock, il capo di Harker nel Nosferatu del 1921.



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La fedeltà al romanzo e al film viene meno nella seconda parte della pellicola di Herzog: la minuzia con cui il regista espone i drammi della peste non sono presenti nelle opere originali: la follia di chi vuole vivere gli ultimi giorni nel piacere, dimentico dei guai del mondo, rimanda più all’immaginario medievale. Nosferatu, il principe della notte svela tutto il pessimismo dell’autore che utilizza i “fantasmi” (come dice il titolo originale) di mondi passati per una profonda critica alla società borghese disposta ad accettare anche un mostro come Dracula in nome del guadagno, non a caso la fotografia e i costumi, quando non citano Nosfeatu fanno riferimento alla pittura romantica tedesca e in particolare alla sua coda Biedermeier, stile che segna proprio il trionfo della vita borghese.
Se Dracula è un mostro laido e decadente che non suscita nessuna pietà, a parte la figura di Lucy, non si salva nessuno degli altri protagonisti, a poco serve il rigore scientifico di Van Helsing, impotente davanti all’epidemia che aggredisce la città e lo stesso Harker accetta la missione nei Carpazi “per poter comprare una casa più grande”: il germe malefico di Dracula ha trovato un buon terreno dove attecchire e il film si chiude con Harker trasformato nell’erede di Dracula al galoppo sulla spiaggia deserta come un cavaliere dell’Apocalisse.

I Vampiri di Praga

Mark of the Vampire
USA 1935 MGM
con Lionel Barrymore, Elizabeth Allan, Bela Lugosi, Lionel Atwill, Jean Hersholt, Henry Wadsworth, Donald Meek, Jessie Ralph, Ivan F. Simpson, Franklyn Ardell, Leila Bennett, June Gittelson, Carroll Borland, Holmes Herbert, Michael Visaroff
regia di Tod Browning



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Nonostante lo scetticismo della polizia, la morte improvvisa di Sir Karell Borotyn sembra proprio causata dai vampiri. Quando le malefiche creature iniziano ad accanirsi anche su Irena, la figlia di Borotyn, viene chiamato il professor Zelen, esperto in arti magiche che utilizza tutti i metodi per sconfiggere i vampiri ma scopre anche il vero assassino…



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E’ difficile dare un parere su I Vampiri di Praga, il film è il remake sonoro di London After Midnight del 1927 con Lon Chaney, film considerato irrimediabilmente perduto. Come non bastasse la versione sonora del film è stata censurata e sforbiciata di circa una ventina di minuti quindi è veramente difficile comprendere gli intenti del regista.
La questione ovviamente gira tutta attorno al colpo di scena finale dove si annulla totalmente l’elemento sovrannaturale in favore di una spiegazione razionale annullando il coté horror della pellicola per trasformarla in un giallo: la mistery comedy era un genere molto in voga alla fine degli anni ’20 ma come interpretare questo film diretto dal regista che ha firmato Dracula, dando vita alla grande stagione dei mostri horror? E’ un ritorno al passato o un superamento definitivo del genere? Difficilmente si potrà avere una risposta.



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Personalmente ho trovato molto divertente il plot twist finale e mi ha permesso di apprezzare a posteriori alcune caratteristiche del film che avevo trovato un po’ pesanti: il conte Mora (Bela Lugosi) e la figlia Luna appaiono sullo stesso scalone del set originale di Dracula che scendono tra un eccessiva attenzione registica per tutti gli animali simbolici legati ai vampiri: blatte, ragni, ratti e pipistrelli. Un profluvio davvero esagerato che però trova un senso se si pensa che è una mistificazione teatrale come poi ci rivelerà la sceneggiatura; anche dal punto di vista autoriale è come se Browning ci volesse avvisare, con questa insistenza, che stiamo vedendo qualcosa di diverso da Dracula.
Nonostante lo scetticismo della polizia, la morte improvvisa di Sir Karell Borotyn sembra proprio causata dai vampiri. Quando le malefiche creature iniziano ad accanirsi anche su Irena, la figlia di Borotyn, viene chiamato il professor Zelen, esperto in arti magiche che utilizza tutti i metodi per sconfiggere i vampiri ma scopre anche il vero assassino…



Markofthevampire


Bela Lugosi non parla mai durante il film, ha solo la battuta finale ironica e profetica al tempo stesso in cui il teatrante che interpreta decide che d’ora innanzi interpreterà solo vampiri. A mordere le vittime è più Luna, l’iconica figlia vampiro, va detto che gli attacchi vampireschi sono molto pochi e poco mostrati nel film, altro elemento che dovrebbe far capire allo spettatore che quello a cui sta assistendo è qualcosa di diverso dall’horror. Il legame tra i vampiri e le loro vittime è affidato più a un potere ipnotico sottolineato da una notevole colonna sonora.
Il legame tra i due vampiri dovrebbe essere la causa della censura del film: Lugosi ostenta una visibilissima chiazza di sangue sulla tempia di cui non è data nessuna spiegazione, pare che la parte censurata alluda proprio alla trasformazione del conte Mora in vampiro, maledetto per essersi suicidato con un colpo di pistola alla tempia dopo aver strangolato la figlia che lo segue nella maledizione a causa del loro legame incestuoso.


I vampiri diPraga


Anche la figura del professor Zelen si discosta da quella classica di Van Helsing, l’esperto in questione interpretato da Lionel Barrymore, parla molto e discetta su leggende e rimedi contro i vampiri ma l’intento è quello di distrarre il vero colpevole per ipnotizzarlo e farlo confessare.
Penso che Tod Browning avesse ben compreso l’impatto mediatico di Dracula e quattro anni dopo fosse già in grado di giocare con gli stereotipi del personaggio e del genere horror allora in auge, non dimentichiamo la scena iniziale della zingara nel cimitero: le lunghe vesti della donna restano impigliate nella mano scheletrica fuoriuscita da una bara sfondata. Molto probabilmente il pubblico non era ancora pronto, di certo la meno accorta, come sempre, resta la casa di produzione con la sua censura.

Dracula *versione spagnola*

USA 1931 Universal
con Carlos Villarías, Lupita Tobar, Pablo Álvarez Rubio, Eduardo Arozamena, Barry Norton
regia di George Melford



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L’agente immobiliare Renfield si reca in Transilvania per formalizzare l’acquisto del conte Dracula dell’abbazia di Carfax. Il giorno dopo I due partono per l’Inghilterra via nave, Renfield è l’unico sopravvissuto dell’equipaggio ma è irrimediabilmente pazzo e viene rinchiuso nella casa di cura del dottor Seward. Dracula si presenta come nuovo vicino ai Seward e seduce Lucia, l’amica della figlia del dr. Seward, Eva. La ragazza muore e il dottor Van Helsing ipotizza sia stata vampirizzata e comprendendo che la stessa sorte toccherà anche a Eva fa di tutto per salvare la ragazza con l’aiuto del suo fidanzato, Juan Harker.



Dracula


All’avvento del sonoro il doppiaggio non era una pratica utilizzata, si preferiva girare più versioni dello stesso film con attori madrelingua. Il caso di Dracula è particolare perché la versione in lingua spagnola vanta non solo un cast diverso ma è stata realizzata da un’altra troupe guidata da un diverso regista, solo le scenografie sono le stesse utilizzate di giorno per la versione americana e di notte per la versione spagnola. Venivano visionati i giornalieri dal regista per essere fedele al progetto originale e del cast solo Villarías aveva accesso alla visione perché il suo Dracula doveva essere il più fedele possibile a quello di Bela Lugosi.
Per lungo tempo la versione spagnola è stata considerata perduta ed è riemersa solo negli anni’70 svelando un film con alcune differenze sostanziali che lo fanno ritenere anche superiore alla versione di Tod Browning.



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È assodato dagli storici del cinema che la lavorazione della produzione originale fosse piuttosto caotica, David Manners che interpreta John Harker si disse così disgustato da non voler mai vedere il film finito. Di certo la produzione spagnola che visionava i giornalieri già girati aveva modo di migliorare alcune scena anche spinti da una rivalità tra i produttori Carl Laemmle Jr. per la versione americana e Paul Kohner (poi marito della protagonista femminile Lupita Tovar) per quella spagnola.
Resta inarrivabile la presenza scenica di Lugosi, già protagonista dello spettacolo teatrale da cui è tratto il film e la fotografia di Karl Freund che illumina gli occhi del Conte rendendoli magnetici ma effettivamente la produzione spagnola vanta una maggiore cura nelle scene, maggiori movimenti di macchina e anche i costumi sono differenti come fa notare la stessa Lupita Tobar nell’introduzione al film, i suoi costumi sono molto più scollati di quelli di Helen Chandler: la produzione per l’estero fu più libera perché, per quanto fossimo negli anni del Pre-Code, la censura era molto puntigliosa con questa produzione in quanto era la prima volta che le tematiche soprannaturali venivano portate sul grande schermo: fu cancellata la chiusa dello spettacolo teatrale in cui Van Helsing avvertiva il pubblico che per quanto quella fosse solo una rappresentazione, nel mondo esistevano fatti simili.



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La versione spagnola è più lunga anche se manca la scena in cui Dracula vampirizza la fioraia prima di recarsi a teatro per conoscere i Seward; in compenso alcuni passaggi sono spiegati meglio rispetto alle sforbiciate americane: quando Renfield si avvicina alla cameriera svenuta la versione spagnola continua mostrando come il pazzo, più che alla donna inerme, fosse ancora ossessionato dalle mosche e abbandoni la facile preda umana perché distratto da un insetto.
Lupita Tobar si segnala per una recitazione più spontanea ed effervescente rispetto alla protagonista americana: il morso ad Harker è mostrato e non avviene fuori scena come nella versione originale.



GIUDIZIO SUL DVD


Dracula


La versione spagnola di Dracula fa parte del cofanetto Dracula: Legacy Collection che include anche i sequel La figlia di Dracula, Il figlio di Dracula e La casa di Dracula oltre a un interessante versione commentata del film americano e il documentario molto interessante Road To Dracula che spiega la genesi del Dracula cinematografico a partire dal romanzo di Bram Stoker, il Nosferatu di Murnau, le piéces teatrali che trasformano il Conte nell’azzimato nobile dall’aspetto di un prestigiatore (gli spettacoli erano pieni di colpi di scena come le sparizioni) e la sensualizzazione del personaggio passa anche attraverso la figura femminile di Theda Bara, vamp per eccellenza del primo cinema muto.

Vampyr – Il vampiro

Vampyr – Der Traum des Allan Gray
Francia / Germania 1932
con Sybille Schmitz, Julian West, Henriette Gérard, Rena Mandel, Jan Hieronimko, Maurice Schutz, Albert Bras
regia di Carl Theodor Dreyer



Ilvampiro


Il giovane  Allan Grey arriva una sera nel villaggio di Courtempierre e si ferma in una locanda, nella notte accadono strani fenomeni che culminano con l’apparizione di un vecchio che lascia un pacchetto su cui scrive “da aprire dopo la mia morte”. Grey lascia la stanza seguendo le ombre e si ritrova davanti a un vecchio maniero dove vive assieme alle due figlie, l’uomo che gli è apparso ma Grey non fa in tempo a salvarlo dalla morte. Il giovane apre il pacchetto e ci trova un libro che racconta come sgominare i vampiri deve però abbandonare la lettura perché Gisele si accorge che la sorella malata, Leone sta girovagando nel giardino, Allan e Gisele la ritrovano spossata con una ferita al collo, viene chiamato il medico che Grey riconosce per averlo incontrato nella locanda in cui tutto era iniziato. Mentre il giovane ha un’allucinazione e sogna la propria morte, un vecchio servitore riprende la lettura del libro, Grey e l’uomo si ritrovano nel cimitero dove uccidono la vampira Marguerite Chopin, ma il medico suo servitore, è ancora in libertà, fuggendo si ritrova bloccato in una stanza dove si raccoglie la farina del mulino e muore soffocato dall’azionamento della macina.


Vampyr


Vampyr è il primo film sonoro del regista danese Carl Theodor Dreyer e solitamente viene accostato a Dracula e Nosferatu per formare una trilogia ideale sull’origine del mito del vampiro cinematografico ma il film di Dreyer ha ben poco in comune con gli altri due capolavori del genere, innanzitutto non si ispira al romanzo Bram Stoker ma ai racconti di Le Fanu, l’autore di Carmilla e manca soprattutto l’atmosfera gotica: niente vecchi castelli, l’ambientazione è contemporanea, manca anche la dimensione notturna: l’azione si svolge in pieno giorno ma questo pare essere dovuto a problemi tecnici, gli stessi che Dreyer ebbe anche con il sonoro infatti la pellicola è più un anello di passaggio con pochissimi dialoghi e l’uso delle didascalie tipiche del cinema muto.



Ilvampiro


All’uscita in sala il film fu stroncato e solo con il tempo ha assunto la valenza del capolavoro. Restano memorabili alcune sequenze come le ombre che si staccano dal corpo, l’uso dello sdoppiamento dell’immagine e soprattutto il viaggio verso il cimitero visto in soggettiva da Gray dall’interno della bara, un topos che è diventato un classico del cinema horror.



Vampyr


Anche il simbolismo visivo legato alle due sorelle mi è piaciuto molto, il volto di Leone che sembra emergere dalle acque per le pieghe del lenzuolo quando viene meno l’influsso satanico della vampira finalmente distrutta e le mani legate di Gisele, prossima vittima designata dalle presenze malefiche: per le valenze oniriche, Vampyr mi ha fatto pensare più a Un chien andalou che ai due precedenti film horror.

Operazione Paura

Italia 1966
con Giacomo Rossi Stuart, Erika Blanc, Fabienne Dali, Piero Lulli, Max Lawrence, Micaela Esdra, Franca Dominici, Giuseppe Addobbati, Mirella Pamphili, Gianna Vivaldi
regia di Mario Bava



Operazionepaura


Il medico legale Paul Eswai si reca in uno sperduto paesino per fare un’autopsia a una giovane morta in circostanze misteriose che i compaesani si affrettano a voler tumulare. Il dottore viene assistito da una ragazza, Monica Schuftan che è tornata in paese dopo anni per recarsi sulla tomba dei genitori.Mentre Paul e Monica sperimentano l’ostilità dei villici convinti di essere vittima di una maledizione, l’ispettore Kruger sparisce dopo essersi recato a villa Graps, una magione diroccata che domina il paese dove vive in solitudine la baronessa Graps. Qui Paul incontra Melissa, una bambina che si scopre essere la causa della maledizione che incombe sul villaggio…



Operazione paura


Capolavoro di Mario Bava riscoperto solo in tempi recenti: come al solito venne girato in nemmeno un mese e anche la distribuzione nelle sale fu molto scarsa, puntando solo sul titolo che si rifaceva alle varie “operazioni” in voga nel periodo come Operazione San Gennaro.
Pur non trovando i favori del pubblico, Operazione paura colpì l’immaginario di molti autori. Fellini due anni dopo copia senza informare il collega la scena della palla per l’episodio  Toby Dammit di Tre passi nel delirio e le stesse gemelle di Shining sono una derivazione del fantasma di Melissa, la diafana bambina era in realtà un ragazzino con una lunga parrucca bionda: Valerio Valeri il figlio del portinaio di Bava, scelto dopo molti provini per sottolineare l’aspetto inquietante del fantasma.
Una scelta che rispecchia l’abilità di trovare soluzioni estemporanee e spesso geniali ai problemi di produzioni sempre troppo rapide ed economiche.
Film a basso costo che Bava costruisce on un citazionismo decisamente alto: l’arrivo di Eswai con il cocchiere che lo invita a non avventurarsi in quel luogo di morte richiama l’arrivo di Jonathan Harker al castello di Dracula, gli effetti ottici sulla scala a chiocciola richiamano i movimenti di macchina per simulare le vertigini di Scottie Ferguson ne La donna che visse due volte.
La scena più celebre del film è quella in cui Paul insegue sé stesso in un loop di sapore lynchiano a me piace ancora di più come inizia la sequenza: Paul si ferma davanti a un grande dipinto che rappresenta villa Graps e improvvisamente si trova dentro al quadro protagonista del surreale inseguimento, idea che il regista ha tratto da un sogno narrato da Henry James nella sua autobiografia.



Operazionepaura


Operazione Paura è un film gotico che si nutre delle atmosfere sospese e fantastiche di autori come il suddetto Henry James, ci sono cripte e ragnatele, streghe e maledizioni, i colori vividi che il regista aveva già sperimentato ne La frusta e il corpo ma a fare la grandezza del film sono proprio queste scene perturbanti che dialogano direttamente con l’inconscio, anche il ricordo delle bambole di Monica, che si scoprirà essere la sorella di Melissa, appartiene a questa categoria e la comparsa di Melissa tra le bambole della sua stanza ha molto a che fare con l’assassina di Profondo Rosso nascosta nel dipinto.

Storie di fantasmi

Storie di fantasmi

Ghost Story
USA 1981, Universal
con Fred Astaire, Melvyn Douglas, Douglas Fairbanks Jr., John Houseman, Craig Wasson, Patricia Neal, Alice Krige, Jacqueline Brookes, Miguel Fernandes, Mark Chamberlin, Tim Choate, , Ken Olin
regia di John Irvin

New England: quattro anziani uomini di successo uniti da un’amicizia che risale alla prima giovinezza, si ritrovano regolarmente per raccontarsi vecchie storie di fantasmi irritando le mogli che ritengono i macabri racconti la causa dei continui incubi dei mariti. Quando David, il primogenito di Edward Wanderley muore in maniera misteriosa, torna in città il fratello minore Don che aveva avuto una relazione precedente con la moglie del fratello; nel giro di pochi giorni anche il padre muore in maniera poco chiara e quindi Don affronta i superstiti della Società degli Eterni raccontando la sua storia con Alma, la ex fidanzata che poi ha sposato il fratello David, una ragazza strana, vittima di incubi, ossessionata dalla sua famiglia e dalla pelle perennemente fredda.
Dopo la repentina scomparsa di John Jaffrey, gli ultimi due sopravvissuti raccontano a Don il segreto che condividono dalla giovinezza che portò alla morte di una ragazza, Eva, e i tre si convincono che Alma sia la reincarnazione di Eva, tornata per vendicarsi.



Storiedifantasmi

L’opera seconda del regista americano John Irvin è un horror fatica ad ingranare: l’inizio è un po’ farraginoso e il film comincia a funzionare nella seconda parte quando Don racconta il suo legame con Alma, di come lei lo abbia lasciato quando lui ha mostrato qualche remora sul matrimonio e abbia immediatamente irretito il fratello facendosi sposare da lui e in risposta i due sopravvissuti della Società degli Eterni raccontano i fatti che hanno portato alla morte accidentale di Eva, creduta morta dopo che Edward l’ha spintonata violentemente per evitare che raccontasse la sua defaillance sessuale; terrorizzati, i quattro amici hanno gettato la ragazza nel lago dentro un’automobile accorgendosi troppo tardo che in realtà era ancora viva.



Storiedifantasmi

E forse Eva è restata viva per oltre cinquant’anni ad imputridire sotto le gelide acque del lago fino a quando non trova in due ragazzi scappati da un manicomio un aiuto per la sua vendetta:  Gregory Bate è una versione rivisitata del folle Renfield di Dracula, figura a cui sembra ispirarsi la condizione di non morta della donna, senza ricorrere al vampirismo.
I lunghissimi capelli di Eva/Alma con cui la donna si nasconde il volto che può essere bellissimo o un teschio macabro, mi ha ricordato la figura simbolo dell’horror giapponese degli anni 2000, la terribile Sadako che usciva anche lei da gelide acque, chissà se Storie di fantasmi è stata una fonte d’ispirazione?



Storiedifantasmi

Nonostante qualche lungaggine il film mescola con eleganza l’atmosfera sospesa e malinconica dell’inverno del New England sottolineata anche dalla vecchia casa infestata, con situazioni decisamente splatter e il finale riesce a impressionare ancora oggi.



Ghoststory

Il reale motivo d’interesse resta comunque il cast di vecchie glorie, con un ottimo Fred Astaire (al suo ultimo fiilm) in grado di ridare la pace al fantasma, un ironico tocco metacinematografico è quello in cui il ragazzo che lo interpreta negli anni ’30 rifiuta un ballo a Eva perché non sa ballare.
Comparsata di lusso di Patricia Neal, nei panni della moglie di Astaire di cui deve sopportare gli incubi.

L’isola degli zombies

White Zombie
USA 1932
con Bela Lugosi, Madge Bellamy, Joseph Cawthorn, Robert Frazer, John Harron, Brandon Hurst, Frederick Peters
regia di Victor Halperin



Whitezombie

Il ricco possidente Beaumont invita Neil e Madeleine, una coppia di fidanzatini appena arrivati ad Haiti, a celebrare le nozze nella sua proprietà. In realtà l’uomo è innamorato della ragazza e fino all’ultimo cerca di convincerla a fuggire con lui. Vista l’irremovibilità di Madeleine, Beaumont arriva a chiedere l’aiuto di Legendre, uno stregone che ha appreso i segreti per trasformare le persone in zombie: la sposina viene avvelenata poi Beaumont e Legendre trafugano il suo cadavere..

White zombieAnche se White Zombie è considerato il primo film di zombie della storia del cinema, la pellicola è arrivata in Italia molto tardi ed è poco conosciuta.
Ispirandosi a un testo di antropologia sul woodoo haitiano, gli zombie di Halperin sono in realtà viventi indotti a un sonno simile alla morte, trafugati subito dopo l’inumazione e tenuti in uno stato di incoscienza per esser manovrati dal negromante: Legendre sfrutta gli zombie per avere manodopera gratis per il suo mulino; i canti ossessivi, il rumore sgradevole del mulino, le strida degli avvoltoi rendono ancora bene l’atmosfera horror.
Madeleine diventa un’automa compiacente ma Beaumont non sopporta di vedere la donna che ama ridotta così e chiede a Legendre di riportarla alla coscienza ma per tutta risposta Legendre cerca di ridurre in schiavitù anche Beaumont. Intanto Neil, vista profanata la tomba della moglie, si lascia andare all’alcol e con il Dr. Bruner cerca di ritrovare l’amata ma finisce nelle mani di Legendre che vorrebbe farlo uccidere proprio da Madeleine ma la donna non riesce a compiere il delitto iniziando così a risvegliarsi dall’ipnosi mentre Beaumont muore uccidendo Legendre.




White zombie

Come gli altri classici horror dell’epoca, La mummia e Dracula stesso, anche L’isola degli zombies è intriso di un profondo romanticismo, un amore che non supera il tempo ma si ribella a una volontà imposta e il magnetico sguardo di Murder Legendre alias Bela Lugosi, è molto più inquietante del sorriso mellifuo di Dracula.




L'isoladeglizombies

Anche la regia è molto curata e sullo stile degli altri classici horror dei primi anni trenta, con giochi d’ombre di derivazione espressionista, Halperin si diletta nella costruzione delle riprese: interessante la ripresa dell’attore che scende lo scalone ripreso attraverso la losanga della balaustra: l’inquadratura torna due volte, una per Legendre e poi per Madeleine ma quando la ragazza torna a ridiscendere lo scalone dopo essersi ribellata alla volontà del negromante il regista non la inserisce più nella figura geometrica che quindi non ha solo valenza decorativa ma rappresenta anche la costrizione subita.