Daisy Miller

USA 1974 The Directors Company
con Cybill Shepherd, Barry Brown, Cloris Leachman, Mildred Natwick, Eileen Brennan, Duilio Del Prete, Nicholas Jones, James McMurtry, George Morfogen
regia di Peter Bogdanovich




Daisy miller


A Vevey, in Svizzera il ricco americano Frederick Winterbourne conosce, tramite il suo screanzato fratello minore, la bella Daisy Miller, parlando con la zia Mrs. Costello, Frederick viene a sapere che i Miller sono sulla bocca di tutti per la loro mancanza di stile da perfetti parvenu e la più chiacchierata è proprio Daisy, il cui comportamento è ritenuto piuttosto sventato. Quando Frederick ritrova la ragazza a Roma la sua reputazione è sempre più compromessa per le frequentazioni equivoche che la escludono dai salotti del bel mondo. Solo dopo la morte di Daisy per malaria Frederick capirà la vera natura della fanciulla.



Daisy Miller


Dall’omonimo racconto di Henry James un film di Bogdanovich che ha avuto molta sfortuna, sia critica che commerciale tanto da portare alla chiusura di The Directors Company, la casa di produzione associata alla Paramount formata da Francis Ford Coppola, Peter Bogdanovich e William Friedkin, quest’ultimo da subito contrario al progetto che Bogdanovich aveva scelto per la allora compagna Cybill Shepherd, molto criticata per l’interpretazione della protagonista che fu rivalutata solo in seguito.

Daisy è una ragazza apparentemente frivola che uccide le conversazioni con i suoi lunghi sproloqui ma è davvero, come racconterà Giannelli dopo la sua morte, una donna anticonformista che fa quel che vuole, infischiandosene del giudizio della gente, cosa inconcepibile nella formale e bigotta alta borghesia americana. Tra lei e Frederick scoppia un colpo di fulmine ma i tentennamenti di lui molto più rigido e legato alle convenzioni sociali non fanno che esasperare la caparbietà della ragazza che dopo una sconvenientissima visita notturna al Colosseo si ammala di malaria e muore.

Il film ha un andamento circolare, Frederick e Randolph si ritrovano soli come nel loro primo incontro e il ragazzino insofferente all’Europa che vuole solo tornare in America ha uno sguardo profondamente accusatorio verso l’uomo che non ha compreso niente di sua sorella.



Daisy Miller



Giudizio sul DVD

Il dvd presenta sia il commento del regista che una sua introduzione, elementi molto interessanti per la comprensione di un film caduto nel dimenticatoio come dice lo stesso Bogdanovich e con una pessima fama, un po’ come la sua protagonista.
DaisyMiller

La scelta del soggetto è dovuta alla situazione personale del regista anche lui cresciuto tra Europa e Stati Uniti sentendosi straniero in ambo i continenti, un po’ come Winterbourne, americano trapiantato in Europa dai tempi del collegio, estremamente formale per cultura e censo, Frederick rimane affascinato dalla prorompente vitalità di Daisy ma non riesce a capire la persona che ha davanti, forse per abissali differenze culturali e infatti decide di tornare in America perché è stato troppo tempo lontano, conclude la sua voce off mentre sosta davanti alla tomba di Daisy.
Bogdanovich aveva chiesto a Orson Welles di dirigere il film riservando per sé stesso il ruolo del protagonista maschile ma Welles rifiuta e gli consiglia di girare lui stesso il film, il ruolo di Winterbourne viene affidato al raffinato Barry Brown che morirà suicida nel 1927.
Gran parte del cast aveva già lavorato con il regista soprattutto nel film che lo ha rivelato, L’ultimo spettacolo.

Forse, come sostiene Bogdanovich il problema del film è di aver percorso troppo i tempi producendo un film in costume estremamente rigoroso dal punto di vista storico ma per nulla calligrafico, più vicino alle produzioni di Visconti (ricordiamo che Bogdanovich viene dalla critica) che alle future produzioni Merchant Ivory  che tanto successo hanno avuto negli anni’80/’90; il legame con L’età dell’innocenza per me è sempre stato innegabile.

Il giardino di Allah

IlgiardinodiallahThe Garden of Allah
USA 1936 Selznick International Pictures
con Marlene Dietrich, Charles Boyer, Tilly Losch, Basil Rathbone, Joseph Schildkrau, John Carradine
regia di Richard Boleslawski

Monica Tilden è una giovane ereditiera che ha sempre avuto un forte senso religioso e alla morte del padre vorrebbe ritirarsi nel convento in cui ha studiato ma la madre superiora le consiglia un viaggio nel deserto per cercare sé stessa. In Algeria la donna s’innamora, riamata, di Boris Androvsky, un uomo tormentato e dal passato oscuro, i due si inoltrano nel deserto e vivono felici fino a quando l’incontro con un ufficiale francese non porta a scoprire la vera identità di Boris: è un monaco trappista fuggito dal convento per sperimentare la vita nel mondo. La profonda fede di Monica la porta a restituire l’amato alla vita religiosa.

ThegardenofallahIl giardino di Allah è il remake sonoro di un film che aveva avuto due versioni all’epoca del muto, nel 1916 e nel 1927; si tratta di una storia piuttosto bislacca, soprattutto ai nostri giorni in cui non troveremmo così scandaloso che un frate abbandoni la tonaca e sicuramente metteremmo l’amore di coppia davanti a quello per il Signore, sicuri che nella sua misericordia comprenda l’amore umano in cui lo stesso Boris dice di aver ritrovato Dio.

MarlenebnUna stranezza interessante è quello di trovare Marlene Dietrich nel ruolo inconsueto della donna di buoni principi, solitamente alla Dietrich vengono affidati ruoli da peccaminosa che si riabilita per amore o con l’amore sul finale. Si tratta dell primo film a colori girato dalla diva e devo dire che per quanto sempre bellissima, la bellezza diafana di Marlene guadagna con il bianco e nero anche se Colette scrisse che «Devant la couleur rose bonbon de la bouche pincée de [Marlene], l’or anémique de ses cheveux, l’azur incertain de son regard, les bras nous en tombèrent» (fonte wikipedia)
La pellicola è la quarta girata con in technicolor ed è prodotta da David O.Selznick, il marchio del tycoon si vede nelle silhouette stagliate contro incendiati tramonti (e anche albe) che caratterizzeranno anche il suo capolavoro, Via col Vento.

IrenaGirato in California e in Arizona, il film mette in scena tutta la paccottiglia esotica legata al fascino del deserto ereditato dal cinema muto, ad esempio il balletto sensuale di Irena (Lili Tosh), il vecchio che legge il futuro nella sabbia (John Carradine). Basil Rathbone, C. Aubrey Smith e Joseph Schildkraut nei panni del divertente Batouch, il tipico levantino servile, completano un cast che testimonia un progetto costoso che finì per costare cifre spropositate per le sperimentazioni tecniche dovute al colore.

Johncarradine

Giudizio sul DVD

il DVD della Sinister Film offre un buon riversamento del colore estremamente luminoso.
I contenuti extra sono composti da una galleria fotografica e un mini poster con la tagline dellepoca per il lancio del film.
Il valore aggiunto è però il film muto tedesco del 1929 Il bacillo dell’amore di Robert Land che ha per protagonista Marlene Dietrich.

Les visiteurs du soir

Lamoreeildiavolo Francia 1942
con Arletty, Marie Déa, Fernand Ledoux, Alain Cuny, Jules Berry, Marcel Herrand
regia di Marcel Carné
Titolo italiano: L’Amore e il Diavolo

Gilles e Dominique sono due emissari del Diavolo che, travestiti da menestrelli, si recano al castello del barone Hugues, in festa per il fidanzamento della baronessina Anne, per portare scompiglio e infelicità: Gilles seduce la figlia del barone mentre Dominique fa perdere la testa al fidanzato Renaud e il barone portandoli a una rivalità mortale ma non tutto sembra andare secondo i piani per Gilles ed Anne e il Diavolo in persona si deve scomodare per cercare di portare a termine l’intento prefissato..

Les Visiteurs du soir è una commedia fantastica firmata da Marcel Carné con la collaborazione dei suoi sodali Jacques Prévert  e Joseph Kosma; la pellicola viene girata in piena occupazione nazista come il successivo capolavoro Les enfants du Paradis e visto che la produzione doveva sottostare all’approvazione tedesca, gli autori si affidano a un copione fantastico tutto incentrato sull’amore e ambientato in un passato medievaleggiante: lo scenario è ispirato al codice miniato Très Riches Heures du Duc de Berry risalente al primo quarto del XV secolo.
La produzione è ricchissima anche se in tempo di guerra era difficilissimo trovare anche solo le stoffe per realizzare i bellissimi costumi per i protagonisti e le numerose comparse tra cui figura una poco più che esordiente Simone Signoret, ragion per cui il film va ancor più apprezzato. Il biancore dell’esterno del castello, gli spazi spesso vuoti danno un aspetto quasi metafisico al film.

Lesvisiteursdusoir

Anche il cast è notevole, oltre ad Arletty, attrice che spesso collabora con Carné e che qui ha un ruolo piuttosto insolito ed androgino dato che all’inizio si presenta come un menestrello sfoggiando un costume maschile che mette in risalto le sue bellissime gambe, è da segnalare la presenza di Jules Berry, che aveva già lavorato con Carné in Alba Tragica e regala un’interpretazione magistrale del Diavolo. Alain Cuny (Gilles) è invece al suo primo ruolo importante.
La trama è una variazione del tema sulla purezza dell’amore che riesce a sconfiggere il diavolo: Anne libera l’amato dal suo patto con il demonio attraverso una menzogna perché a chi è ama tutto è concesso ma il lieto fine non è così esplicito: ritrovatisi presso la fonte nel bosco che ha visto nascere il loro amore, Gilles e Anne vengono pietrificati dal diavolo che però non riesce a spegnere il battito dei loro cuori e se ne va infuriato.
Il film ebbe molto successo all’uscita in sala anche per il tema completamente avulso dalla realtà ed è comprensibilissimo che i film d’evasione siano molto amati in periodi così drammatici.

Giudizio del dvd

Visiteursdvd

Avevo visto L’amore e il diavolo ai corsi in università e poi non ho più avuto modo di rivedere questa pellicola che mi aveva piacevolmente colpito, quindi qualche tempo fa, ormai rassegnata a non usufruire della copia italiana, ho acquistato il dvd francese che è forse la prima versione in dvd dell’opera.
Il film è stato restaurato per cui la visione è nitida, da buoni nazionalisti i francesi hanno pensato bene di non aggiungere i sottotitoli in nessuna lingua ma di sottotitolare il film solo in francese per un pubblico audioleso.
Il secondo dvd, molto interessante perché racconta dettagliatamente la genesi del film, inquadrandola nel periodo storico, narrando i rapporti tra Carné e Prevert, non è sottotitolato per cui ne può usufruire solo chi conosce la lingua.
Ancor più interessante l’appendice sul cinema fantastico francese (sempre in lingua e senza sottotitoli) dello storico del cinema Alain Petit che fa un excursus del genere fantastico francese illustrandone le peculiarità che nascono da Georges Méliès quindi in Francia la fantasia è legata alla comicità più o meno edulcorata ma in ogni caso il film fantastico francese molto difficilmente virerà al gotico e all’orrore preferendo la fantasia amorosa e puntando molto sulla perfezione del “decor” (fotografia, scenario..).

Lo Hobbit – la desolazione di Smaug

LoHobbitLadesolazionediSmaug Il secondo capitolo de Lo Hobbit inizia con un breve prologo, il primo incontro tra Thorin e Gandalf e si conclude bruscamente con Smaug che si leva in volo infuriato con l’intento di distruggere Esgaroth, non c’è nulla che ricolleghi al capitolo precedente, tantomeno la cornice del racconto scritto da Bilbo ormai vecchio.
Questa scelta stilistica mi da l’impressione che il passaggio nelle sale sia una tappa obbligata della trilogia ma non il fine ultimo che pare essere la versione in DVD, blu ray o qualche altra diavoleria con cui gustarsi a casa propria, magari con un televisore 3D, l’intera saga in un’unica maratona o per lo meno senza dover aspettare un anno tra un episodio e l’altro.
Detto questo, ho trovato La desolazione di Smaug meno deludente di quanto si dice, la prima parte è molto bella: i ragni di Bosco Atro mi sembrano un omaggio ai film fantastici degli anni ’50/’60 come L’isola misteriosa o Giasone e gli argonauti dove comparivano mostruose creature eredi di King Kong o Godzilla (e non c’è certo bisogno di ricordare la passione di Jackson per King Kong!).
Se la ricomparsa di Orlando Bloom nei panni di Legolas ci ricorda il passaggio del tempo e gli scontri tra Gandalf con le emanazioni di Sauron sono debitrici ai dissennatori di Harry Potter, è veramente ottima la ricostruzione in perfetto stile fiammingo della città di Esgaroth, italianizzata in Pontelagolungo.
Ad essere desolante è proprio Smaug, che entra in scena in maniera imponente ma poi si perde in un prolisso dialogo con Bilbo, a dimostrazione che la lunga solitudine tra i tesori di Erebor non l’ha reso poi tanto dissimile dal povero Gollum. Anche la battaglia tra il drago e i nani è piuttosto noiosa e il doppiaggio di Luca Ward troppo affettato, cosa insolita per l’ottimo doppiatore.

Un racconto di Canterbury

Acanterburytale A Canterbury Tale
Inghilterra 1944
con Eric Portman, Sheila Sim, Dennis Price
regia di Michael Powell e Emeric Pressburger

Una sera, alla stazione del villaggio di Chillingbourne, a poca distanza da Canterbury, si incontrano un militare americano che ha sbagliato fermata, un soldato inglese di ferma nel villaggio e una ragazza che vi si è recata a per lavorare. Mentre vanno in paese, la ragazza subisce l’aggressione dell’”uomo della colla”, un maniaco che da alcuni mesi imbratta di colla i capelli delle ragazze del posto. Invece di spaventarsi Alison, con i suoi amici soldati, decide di scoprire chi sia il maniaco e da subito i sospetti cadono sul governatore Colpeper…

Se siete rimasti colpiti dall’orgoglio britannico sfoderato nelle recenti cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi londinesi, potete ritrovare lo stesso spirito in questa pellicola, considerata minore, della celebre coppia di registi britannici.
E’ una strana ma efficace commistione di due generi cinematografici tipici della seconda guerra mondiale: il film di propaganda bellica e quello in cui si cerca di evadere dalla guerra rifugiandosi nella fiaba e nel passato.
Un racconto di Canterbury si apre con una sequenza in costume dedicata ai celebri pellegrinaggi cantati da Chaucer che a partire dal medioevo fecero della cattedrale di Canterbury una delle mete religiose più celebri d’Inghilterra. Il passaggio al presente è brusco: il falconiere che libera il rapace si ritrova a fissare un aereo militare che solca i cieli e quando la macchina da presa torna su di lui, l’uomo non indossa più abiti medievali ma una divisa.
La trama gialla piuttosto esile è in fondo una scusa per approfondire i caratteri dei protagonisti: il soldato americano pensa che la fidanzata l’abbia lasciato perchè da mesi non riceve più lettere dalla ragazza, Alison ha deciso di accettare il lavoro agricolo nel Kent perchè in quei luoghi è stata felice con il fidanzato ora disperso in guerra, il soldato inglese dai seri studi musicali, è finito a suonare in un cinema. Nonostante i toni giocosi, la descrizione della semplice vita del villaggio, la bonaria presa in giro degli americani (il soldato è interpretato da un vero militare USA) lo spettro della guerra è sempre presente nella vita dei protagonisti, anche se la si irride con la battaglia a sassate dei ragazzini del posto, con il generale che resta sulla barca a frignare.
L’oppressione della guerra è destinata però a svanire nel finale ambientato finalmente a Canterbury, evocata per gran parte della pellicola e ora finalmente meta degli inconsapevoli pellegrini che grazie alla fede o alla speranza troveranno una soluzione felice a tutte le loro angosce.
Stlisticamente è rimarchevole l’uso delle ombre sui volti: i tre protagonisti non sono che delle silhouette che si muovono nella notte fin dopo l’aggressione ad Alison ed è interessante il gioco di luci e ombre durante la confessione in treno del maniaco che giustifica un gesto insano con delle buone intenzioni e sul suo volto si alternano buio e luce fino ad essere inghiottito totalmente dal buio della galleria.
Girato nel 1944 il film fu distribuito a livello internazionale solo nel 1949. In Italia la versione venne sforbiciata di una buona mezz’ora con l’eliminazione totale delle scene in costume. L’edizione integrale fu presentata al Bergamo Film Meeting del 1986. Io ho visto una copia passata a FuoriOrario dove le parti mancanti sono state inegrate con le scene originali sottotitolate ma da alcuni anni esiste anche una versione integrale in dvd corredata di extra.

Il castello errante di Howl

CastelloerrantehowldvdHo finalmente visto in dvd l’ultimo lavoro di Miyazaki che mi ero persa al cinema.
E’ una pellicola davvero molto bella, anche se non arriva alla perfezione de La citta’ incantata: probabilmente quello che rende impeccabile il lavoro precedente e’ l’introduzione che accompagna personaggi e spettatori in un mondo fantastico, mentre l’Europa di fine Ottocento percorsa da macchine volanti a vapore in cui e’ ambientato Il castello errante di Howl lascia spiazzati (mi ha ricordato Steamboy) e Sophie, la timida cappellaia non e’, almeno all’inizio, un personaggio accattivante e la maledizione che la trasforma in una vecchia non aiuta il procedimento d’identificazione con la protagonista. Superato lo sbigottimento iniziale il film riesce a prendere un suo ritmo e ad appassionare per la sua vena a tratti malinconica (bellissimo il valzer, leit-motiv della colonna sonora) ma anche ironica.
Resta sempre insuperabile la magnificenza delle immagini create dal Maestro Miyazaki.

Per quanto riguarda la versione limited edition del dvd, contiene extra sicuramente interessanti anche se la presentazione non e’ soddisfacente, ad esempio l’intervista a Diana Wynne Jones riporta solo le risposte dell’autrice e invece delle domande compaiono dei fotogrammi del film che dovrebbero introdurre l’argomento, una didascalia non avrebbe fatto male e neppure presentare la donna come l’autrice del romanzo da cui Miyazaki ha tratto il film (magari anche nella presentazione degli extra in copertina), cosa che si riesce comunque ad evincere dall’intervista.
La visita di Miyazaki alla Pixar e’ interessante per ottenere ragguagli sulla versione americana del film , mentre i venti minuti dedicati alla computer grafica che sta dietro al movimento del castello sono estremamente tecnici; rivedere tutto il film attraverso lo storyboard a cui e’ stato aggiunto il sonoro puo’ essere un’esperienza significativa.
Il fotogramma originale della mia confezione rappresenta Sophie che decide di cucinare le uova sulla testa di Calcifer.

Occhio per occhio dente per dente

Old boy e’ veramente un film bellissimo e stupisce la sua capacita’ di ammutolire il pubblico: nella sala in cui l’ho visto io era molto eterogeneo per eta’ e nonostante questo abbiamo tutti seguito col fiato sospeso le avventure di Oh dae-su (le mie preoccupazioni maggiori erano per un quartetto di over cinquanta che temevo non avrebbero retto fino alla fine ed invece..)
Qualche lieve imperfezione si trova nel meccanismo della trama: sono davvero l’unica che all’inizio ha sospettato la vera identita’ di Mi-do? Personalmente mi stava piu’ simpatico l’antagonista che il protagonista, e visto come si evolve il la trama mi rimane il dubbio che il vero protagonista sia Ujin.
Sono stata piu’ colpita dai diversi piani di lettura del film che tento di sviscerare nella recensione per ImpattoSonoro
, che dalla violenza: ma forse la mia odissea odontoiatrica ha ucciso tutta la mia immaginazione a proposito di denti cavati in maniera poco ortodossa e parafrasando una battutta del film ho potuto seguire tutto con il coraggio di una tigre, cioe’ senza batter ciglio.
Quanto ad efferatezza una delle mie scene cult rimane sempre l’occhio fatto saltare col cucchiaio in Betty Blue, un film del 1986 che fu un vero mito per i ventenni di allora come Old boy lo e’ per i ventenni di oggi.
I due film non hanno nulla in comune, volevo semplicemente segnalare che l’introvabile film di Beinex e’ finalmente uscito in DVD in versione integrale (ahime’ senza extra).


Bettyblue

Be Cool / Get Shorty

Getshorty

Prima di andare al cinema a vedere Be Cool (la recensione e’ qui) ho rivisto Get Shorty nell’edizione speciale a due dvd.
Pur non essendo un capolavoro, il primo capitolo della saga di Chili Palmer ha mantenuto inalterata nel tempo la sua divertente freschezza poco impegnativa che lo rende ancora oggi un film molto godibile.
L’edizione del dvd e’ molto piacevole e qualitativamente buona. Gli extra rispecchiano la natura un po’ sbruffona del mondo hollywoodiano infatti nelle featurette i protagonisti si prendono dei meriti che il regista nel commento audio aveva attribuito a se stesso (John Travolta ad esempio sostiene di aver voluto personalmente che fosse inserita la scena in cui Chili Palmer va al cinema a vedere L’infernale Quinlan).
E’ molto divertente la scena tagliata del cimitero con il cameo di Ben Stiller nei panni di un giovane regista appena uscito dall’universita’ che gira uno degli horror di Harry Zimm con dei movimenti di macchina assurdi per dimostrare le proprie capacita’ e che viene ripreso dal produttore gaglioffo che vuole inquadrature piu’ prosaiche che inchiodino lo spettatore alla sedia.
L’extra piu’ interessante e’ quello che narra la genesi del libro e la sua trasposizione sul grande schermo: e’ ormai noto che il personaggio di Travolta e’ ispirato a una persona realmente esistente: Ernest “Chili” Palmer, ex strozzino di Brooklyn poi diventato investigatore privato. Elmore Leonard lo conobbe casualmente sul finire degli anni ‘70 e si appassiono’ alle sue vicende, in Get Shorty compare brevemente all’inizio del film come “picciotto” di Ray Barboni.
Mi ha molto divertito trovare un blooper in questo extra: per l’inserto a Las Vegas, Leonard racconta di essersi documentato accuratamente tramite un aiutante che gli mandava foto e descrizioni dettagliate dei grandi casino’ e a testimonianza di questo una voce fuori campo legge alcune righe del romanzo scritte in sovrimpressione su un resort con tanto di pagina da cui e’ tratta la citazione, purtroppo l’albergo scelto per illustrare la narrazione e’ Il Bellagio, ancora in costruzione alla meta’ del 1998 mentre il romanzo e’ stato scritto nel 1990!
Tra i contenuti speciali si puo’ anche trovare un anticipazione di Be Cool, e forse proprio per spingere il nuovo film, il dvd si trova facilmente in offerta: io l’ho trovato a meno di 12 euri al Bennett.

I diari della motocicletta e In viaggio con Che Guevara

Sicuramente una versione completa del DVD de I diari della
motocicletta
dovrebbe comprendere anche In viaggio con Che Guevara,
l’interessante documentario che Gianni Mina’ , detentore dei diritti
cinematografici del libro del Che, ha girato durante la produzione del film di
Walter Salles.


Idiaridellamotocicletta
Inviaggioconcheguevara

A tratti il lavoro del
giornalista italiano e’ piu’ interessante del film stesso, scevro da obblighi
romanzeschi e meno timoroso di complicazioni politiche che la produzione
americana di Robert Redford sta ben attenta ad evitare essendo Cuba ancora tra i
nemici degli USa ed infatti il battagliero ottantenne Alberto Granado che in
questi giorni ha presentato il film anche in Italia, dopo averlo accompagnato al
Festival di Cannes, non ha potuto partecipare al Sundance Festival dove l’opera e’ stata mostrata in anteprima perche’ persona non gradita sul suolo americano.
E’ qui, piu’ che nel film, che il regista di Central do Brasil
sottolinea come ripercorrere le orme di Che Guevara attraverso le miserie del
Sud America dimostri che esattamente cinquant’anni dopo (il film e’ stato girato
nel 2002) praticamente nulla sia cambiato.
Tra le rivelazioni piu’ curiose
del documentario, c’e’ il fatto che l’eroico viaggio in moto attraverso l’America
Latina dei due giovani argentini non e’ solo l’avventura dai risvolti storici
che tutti conosciamo ma anche un’epica impresa dei viaggi in motocicletta,
leggendaria tutt’ora nel mondo dei bikers, dato che fu il primo tentativo di
andare alla scoperta del vasto continente sudamericano con questo mezzo.
La
mia recensione del film che racconta come un viaggio trasformo’ un giovane
studente in un rivoluzionario si trova qui

Man on the moon

Manonthemoon

USA 1999
con Jim Carrey, Danny De Vito, Courtney Love, Gerry Becker, Marilu Henner
regia di Milos Forman

Non si puo’ partire che dai titoli di coda che scorrono all’inizio del film per entrare nel mondo sfasato di Andy Kaufman, intrattenitore americano dei tardi anni ’70. Viene solitamente definito un comico perché nasce con il Saturday Night Live, ma Kaufman preferisce definirsi show-man, e la sua intenzione e’ quella di portare a galla, in chi assiste ai suoi spettacoli, le emozioni piu’ sopite, da qui silenzi, verita’ svelate con tanto candore da risultare assurde e burle costruite su continui colpi di scena studiati a tavolino, tanto che anche la sua vita reale diviene un
miscuglio di realta’ e finzione in cui non ci si raccapezza più.




Man on the moon


L’affascinante film di Forman sulla vita dell’eversivo show man Andy Kaufman e’ accompagnato da brevi extra su disco solo in lingua inglese senza sottotitoli e anche l’extra cartaceo che accompagna il DVD non è, a mio parere, del tutto esauriente: il personaggio di Kaufman e’ poco noto fuori dai confini americani e l’allegato non
offre un’ adeguata nota biografica ma preferisce rimandare il lettore ad alcuni siti internet.
Man on the moonAndy fu protagonista di una sit-com, Taxi, che se non erro fu trasmessa anche in Italia, ma neppure su questa notizia ho trovato informazioni esaustive. Insomma l’esperienza con questi extra e’ deludente e frustrante come un happening di Kaufman, (ho reimpostato lingua e sottotitoli diverse volte, pensando che fosse il mio lettore ad avere problemi, rivivendo la scena del film in cui il comico monta il suo special con le immagini che saltano per far credere allo spettatore che sia la sua tv ad esser guasta) senza la soddisfazione di prestarsi a un intelligente gioco mediatico.
Il secondo DVD della serie DVD Cult di Film Tv, si e’ rivelato un po’ deludente.