Pinocchio di Guillermo del Toro

GdelToro's Pinocchio

USA/Messico 2022, Netflix
con Gregory Mann, Ewan McGregor, David Bradley, Tilda Swinton, Christoph Waltz, Finn Wolfhard, John Turturro, Ron Perlman, Tim Blake Nelson, Burn Gorman
regia di Guillermo del Toro

Carlo, il figlio di Mastro Geppetto viene ucciso durante un bombardamento della Prima Guerra Mondiale, il povero falegname si dà all’alcol per superare il dolore e infine intaglia in burattino che gli ricordi il figlio morto. Uno spirito del bosco dona la vita al pezzo di legno pe alleviare i dolori di Geppetto e affida al grillo Sebastian la cura del ragazzo in cambio della realizzazione di un desiderio. Il falegname fatica ad affezionarsi al vivace burattino che suscita diverse perplessità nel paese ora governato dai fascisti e soprattutto attira l’interesse del Conte Volpe che gestisce un circo. Il conte convince Pinocchio a non andare a scuola e a esibirsi per lui dietro compenso, quando Geppetto scopre che il figlio non è andato a scuola ma lavora nel circo va a riprendersi il figlio e l’alterco col Conte finisce con la morte di Pinocchio che incontra per la prima volta la Morte che gli spiega la sua condizione d’immortalità. La convivenza con Geppetto è sempre più difficile tra le pressioni del Podestà che vuole trasformare Pinocchio in un super soldato immortale e il Conte Volpe che chiede un cospicuo risarcimento per l’inadempienza del contratto. Pinocchio parte in tournée con il circo per saldare i debiti di Geppetto che pentito delle sue parole si mette alla ricerca del figlio. Intanto durante uno spettacolo alla presenza del Duce, Pinocchio ingenuamente canta una canzone che lo deride, il circo viene bruciato e finalmente il Podestà può arruolare Pinocchio. Nel campo di addestramento il burattino fa amicizia con Lucignolo il figlio del Podestà costretto a fingersi eroico per non deludere il padre. Quando si tratterà di scegliere tra il padre e l’amico Lucignolo salverà Pinocchio, così come farà la scimmia Spazzatura che salva Pinocchio dal nuovo incontro con il Conte Volpe. Finiti in mare, il burattino e la scimmia ritrovano Geppetto e il grillo Sebastian nella pancia del pescecane da cui riescono a fuggire facendo crescere il naso di Pinocchio con le bugie e usandolo come scala verso lo sfiatatoio del cetaceo. Per salvare Geppetto e gli altri dal pescecane che li sta inseguendo Pinocchio muore per l’ennesima volta ma non ha il tempo di aspettare che la clessidra si svuoti così baratta la sua immortalità pur di salvare Geppetto…



Pinocchio del toro


“Carlo (Collodi) è morto, viva Carlo Collodi” potremmo parafrasare la formula reale francese per sintetizzare il significato dell’ultima manipolazione di Guillermo del Toro, stavolta alle prese con un classico della letteratura e dell’animazione. Che il vero figlio di Geppetto si chiami Carlo è ovviamente un omaggio allo scrittore italiano e la morte del bambino che segna l’inizio drammatico del film lascia subito spazio a una nuova (ri)lettura, oltre che a un nuovo figliolo per Geppetto. Ho colto diversi rimandi in Pinocchio di Guillermo del Toro, il più interessante mi pare quello riguardante la nascita del burattino, scolpito in un ciocco di legno in una notte di tregenda come gesto di rivalsa per la rabbia della morte di Carlo, questo burattino nasce come Frankenstein: il personaggio cinematografico è citato dai fulmini e dalle ombre espressioniste che incombono sulla falegnameria quando Pinocchio viene intagliato e il rapporto padre figlio ripropone in parte quello letterario del creatore che rifiuta la propria creatura: nonostante sia magico, in grado di parlare e muoversi da solo, Geppetto capisce ben presto che Pinocchio non potrà sostituire Carlo e respinge il burattino. Il rovesciamento rispetto alla storia di Pinocchio che conosciamo, sia letteraria che nelle varie declinazioni cinematografiche sta proprio in questo: non è il burattino che deve migliorarsi e farsi bambino per ricambiare l’amore incondizionato di Geppetto ma è il falegname che deve affrontare un percorso di accettazione verso Pinocchio che lo ama incondizionatamente fino al punto di rinunciare all’immortalità (ma avrebbe rinunciato anche alla vita) per salvare Geppetto.



PinocchioGdT


Questa è la prima opera d’animazione del regista messicano, girato in stop motion e Guillermo del Toro cita alcuni grandi autori dell’animazione: gli esseri di cui si accorge Sebastian ricordano gli esseri fantastici, i nerini del buio di Myiazaki mentre lo Spirito del Bosco e la Morte hanno la ieraticità delle figure di Michel Ocelot (es il dittico di Kirikù).
Rimane un po’ debole la parte di critica verso la dittatura fascista: la canzoncina scatologica è la peggiore tra tutte le insulse canzoni del film
-fortunatamente sono poche!- e il racconto dell’addestramento militare è talmente tirato via tanto che a Pinocchio non cresce neppure il naso quando dice che ama la guerra per far coraggio a Lucignolo, resta comunque l’unico incidente in una buona opera di revisione di un classico.
Un po’ caricato il doppiaggio italiano: Ewan Mc Gregor, voce originale del Grillo Sebastian, narratore della vicenda è doppiato da Massimiliano Manfredi che ricorda un po’ troppo i toni drammatici di Christian in Moulin Rouge!

Cyrano

MGM 2021
con Peter Dinklage, Haley Bennett, Kelvin Harrison Jr., Ben Mendelsohn, Bashir Salahuddin, Monica Dolan, Joshua James, Anjana Vasan, Ruth Sheen, Mark Benton, Richard McCabe, Peter Wight, Tim McMullan
regia di Joe Wright


Cyrano


La bella e squattrinata orfana Rossana accetta la corte del conte De Guiche solo per poter fare vita sociale. Un giorno a teatro s’innamora a prima vista di un bel ragazzo e quando scopre che Christian de Neuvillette è in città per entrare nella compagnia dei cadetti chiama l’amico d’infanzia, l’abile spadaccino Cyrano de Bergerac, perché prenda sotto la sua ala il nuovo arrivato. Cyrano, da sempre innamorato di Rossana accetta il compito e diventa amico di Christian, anche il giovane si è innamorato di Rossana ma non osa corteggiarla per la sua scarsa eloquenza, Cyrano diventa così il suggeritore delle lettere e le parole d’amore verso Rossana. Per sfuggire a De Guiche che vuole sposarla, Rossana si sposa con Christian e per vendetta il conte lo spedisce in battaglia. Quando alla vigilia di un’azione militare disperata Christian scopre che Cyrano ha scritto tutti i giorni a Rossana senza dirglielo, il giovane si fa uccidere in battaglia. Tre anni dopo ritroviamo Cyrano povero e ormai prossimo alla morte avere come unico conforto l’amicizia di Rossana, un giorno leggendo l’ultima lettera di Christian, Rossana si accorge che Cyrano la sa a memoria e intuisce la verità sulle missive che hanno costruito il suo rapporto con Christian e si rende conto di aver sempre amato Cyrano senza saperlo, ma ormai lo spadaccino sta spirando.



Cyrano


L’ultimo lavoro di Joe Wright è la trasposizione cinematografica del musical di Erica Schmidt che ha per protagonista il di lei marito, Peter Dinklage, protagonista anche della versione cinematografica, anche l’interprete femminile, l’attrice Haley Bennett compagna di Joe Wright, ricopre nel film lo stesso ruolo che ha nel musical.
Il regista torna alle suggestioni letterarie di Anna Karenina con il medesimo impianto teatrale delle scenografie molto importante all’interno dell’economia filmica ed entrambi i film si aprono durante una rappresentazione teatrale.
Cyrano è stato girato in Sicilia è molti luoghi sono riconoscibilissimi, a partire dalla cattedrale di Noto. L’ambientazione siciliana regala alla pellicola una luce dorata molto calda e luminosa che sottolinea i toni iniziali da commedia del film.
Se devo trovare un difetto alla pellicola l’ho trovato poco originale, un po’ sulla scia di Baz Luhrmann: il geloso conte de Guiche mi ha ricordato molto, anche fisicamente, il Duca di Monroth di Moulin Rouge! che vuole Satine tutta per sè ed è disposto ad uccidere, la vendetta di De Guiche è più sottile spedendo Christian e Cyrano in battaglia quando scopre che Rossana si è sposata con un altro.



Cyrano jpeg


Interessante invece la rilettura amorosa del triangolo Rossana, Christian, Cyrano: paradossalmente è il solitamente fatuo Christian ad uscirne meglio: si accorge della lacrima di Cyrano sulla lettera e capisce che l’amico è innamorato di Rossana e dalla grande corrispondenza intercorsa tra i due senza interpellarlo intuisce anche che Rossana ama le parole di Cyrano più di lui e decide di correre incontro alla morte in battaglia.
Ottima la prova di Peter Dinklage nei panni di Cyrano, il folletto del Trono di Spade porta una grande dose di verità nel senso di inadeguatezza fisica dello spadaccino rispetto alla pletora di attori con naso finto per rispettare il difetto fisico del lungo naso dell’opera originale. Cyrano non ha avuto il coraggio di dichiararsi a Rossana per orgoglio, come ammette in punto di morte, per la certezza di un rifiuto.
Rossana è una donna colta che non potrebbe amare solo un bel ragazzo senza sentimenti ma non è stata in grado di accorgersi di chi l’ha sempre amata. Eppure ci sono dei momenti durante il film in cui i tre protagonisti sembrano ben consci dei loro gioco delle parti: lo sgaurdo di Rossana quando fa giurare a Cyrano di farle scrivere da Christian tutti i giorni è molto eloquente e anche la risposta di Cyrano, l’unica promessa sicuro di onorare tra quelle che la donna gli ha strappato prima della partenza della battaglia.
Tratto da un musical, Cyrano ne ripropone canzoni e danze ma in tono smorzato, lo stesso regista lo definisce un film con canzoni e per me che non sono una grande amente del musical, l’impasto canoro non invandente è risultato particolarmente gradito.

Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn

Birds of Prey (and the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn)
USA 2020
con Margot Robbie, Mary Elizabeth Winstead, Ewan McGregor, Derek Wilson, Matthew Willig, Jurnee Smollett, Chris Messina, Rosie Perez, Steven Williams, Charlene Amoia, Ali Wong, François Chau
regia di Cathy Yan


Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn


Harley Quinn ci mette un po’ a rivelare la fine della sua relazione con Joker, ben sapendo che senza la protezione del super criminale la sua situazione a Gotham è cambiata e tutti ora vogliono vendicarsi dei torti subiti dalla ragazza; tra questi il boss Roman Sionis. Per salvarsi la pelle Harly promette di riportargli un diamante a cui Sionis tiene molto e che in mano a una giovanissima borseggiatrice, Cassandra Cain. Harley recupera la ragazzina sui cui Sionis ha comunque messo una taglia.
Per questo motivo anche il fidato Doc rivela il nascondiglio di Harley, ormai pronta a consegnare Cassandra a Sionis ma sulla sua strada incontra la detective Renee Montoya, Dinah Lance cantante e autista personale di Sionis che ha a cuore le sorti della ragazzina e la misteriosa Cacciatrice. Le quattro donne si uniranno e riusciranno a sconfiggere le bande assoldate da Roman, che ha dato vita al suo lato più oscuro trasformandosi in Black Mask.



Birdsofprey


Lo spin-off di Suicide Squad incentrato sulla figura di Harley Quinn è un film caotico come la personalità di Harley e come lei, nonostante tutto, innegabilmente simpatico, tutto merito di Margot Robbie che con il suo carisma riesce a sostenere tutto il film.
Il comic è tutto al femminile, non solo il manipolo di eroine Bird of Prey, ma la regista Cathy Yan, prima regista di origini asiatiche a dirigere un action movie, la colonna sonora cantata solo da interpreti femminili.
L’inno al girl power c’è tutto declinato anche in maniera intelligente, seppure leggera: la necessità da mettere da parte le questioni personali per sconfiggere un nemico comune.
Ovvio che il riferimento vada a Kill Bill, citato in diversi momenti, soprattutto nella storia della Cacciatrice e addirittura il titolo provvisorio del film è stato Fox Force Five, il progetto a cui accenna Mia in Pulp Fiction e da cui si è sviluppata l’idea di Kill Bill.



Harley quinn birds of prey


Molti interessante l’inserto in cui Harley immagina la sua versione di Diamond are the girl’s best friend, l’omaggio a Marilyn è pazzoide come tutto il film ma le sonorità hanno molto di Moulin Rouge!, omaggio che giustificherebbe anche la scelta di Ewan McGregor per il ruolo di Black Mask.
image from gfycat.com Visivamente il film è molto piacevole: costumi pazzi, bella fotografia, ottime le scene d’azione.
La narrazione un po’ confusa che torna in dietro per rispiegare i pezzi saltati rispecchia la personalità logorroica e svampita di Harley Quinn, cuore spezzato per amore che trova conforto in una jena come animale domestico, Arlecchino senza più padrone che trova la sua libertà sognando il panino perfetto.

Amleto

Amleto

Sabato 23 aprile ricorrerranno i quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare e tra i molti eventi che accompagnano all’anniversario si segnalava la programmazione della Nexo Digital che per due giorni, il 19 e il 20 aprile, ha portato in sala L’Amleto interpretato da Benedict Cumberbatch, una produzione National Theatre al Barbican di Londra.
La versione diretta da Lyndsey Turner trasporta la malinconia del principe di Danimarca nel presente, o meglio in un pastiche temporale del XX secolo e la scelta di aprire la scena su Amleto che ascolta Nature Boy, il cui testo è certamente adatto alla personalità del protagonista, fa subito pensare a Moulin Rouge! di Baz Lurhmann, predisponendo lo spettatore ad essere trasportato in un mondo i cui riferimenti storici sono poco coerenti tra loro. Anche la scenografia, cosa per altro abbastanza abituale, si trasforma con pochi tocchi di luce nei vari ambienti del castello di Elsinore, e anche negli esterni. Resta notevole l’idea di cospargere di melma tutto il palco nel secondo tempo: a parte l’utilità per le scene della sepoltura di Ofelia, il castello così lordato è la più manifesta rappresentazione della tragedia incombente che porterà alla tomba tutti i personaggi.
L’interesse della rappresentazione, dal vivo o in sala, è legata ovviamente alla scelta del protagonista, la star Benedict Cumberbatch la cui fama è legata soprattutto alla serie Sherlock ma anche alla partecipazione a film di successo (The Imitation Game, gli è valsa la nomination agli Oscar) e ben presto sarà un eroe Marvel nei panni del Doctor Strange.
Che al fascino Cumberbatch unisca ottime doti attoriali, non è una novità e il suo Amleto è molto fisico, è praticamente in scena per le tre ore dello spettacolo. Il suo non è il pallido principe incapace ad agire, piuttosto una persona che si trova di fronte a un delitto estremamente esecrabile di cui ha bisogno le prove prima di agire e più dedito a ricercare il momento ideale per la vendetta che a rifuggirla.

Claudiusciaranhinds

Il cast è comunque notevole, su tutti spicca Siân Brooke nel ruolo di Ofelia ma incute inquietudine e timore anche il Claudio di Ciaran Hinds, altro attore britannico che conosciamo grazie a film e serie tv come Roma dove interpretava Giulio Cesare o Il Trono di Spade.
Il giudizio sulla proiezione, la prima di questo tipo a cui assisto, è molto positiva, se proprio devo muovere una critica ho trovato i sottotitoli in italiano piuttosto desueti mentre quel (poco) che riuscivo a capire dell’inglese seicentesco del Bardo aveva una sua attualità, l’aulica traduzione ottocentesca appesantiva e stonava un po’ con l’intera atmosfera moderna.

Degas Lautrec Zando’

Degaslautreczando

Son tempi duri anche per i poli museali, soprattutto per quelli piccoli di provincia, metti ad esempio i Musei Civici di Pavia il cui compito e’ mettere in evidenza le opere della propria collezione e avere prestiti non eccessivamente esosi. Non resta che giocarsela su temi che attraggano il grande pubblico, come la Belle Époque, argomento abusato e allora lo si declina attorno al luogo che per eccellenza ha rappresentato la vita bohémienne del XIX secolo: Montmartre. Sulla locandina si stampa bene in grande qualche nome di richiamo (e almeno questa volta il percorso espositivo non esula dai tre nomi dei pittori indicati) e poi “si allunga il brodo” con foto d’epoca e didascalie dei locali che hanno creato il mito del luogo come il Moulin Rouge o Le Chat Noir e le biografie delle piu’ celebri mondaine, vedette dei cafe’ e modelle per gli artisti, come la Valadon che da artista e modella divenne lei stessa pittrice e fu la madre del pittore Maurice Utrillo.



Al circo Fernando



Le Scuderie di Pavia ci hanno abituato da tempo a supporti audiovisivi che approfondiscono quanto esposto, questa volta il video (con un pessimo contrasto!) era un montaggio poco ragionato di scene relative alla Belle Époque con foto d’epoca e l’immancabile inserto della danse serpentine di Loie Fuller e inserti di vita circense che includono anche fotogrammi di Freaks. Sicuramente la sezione finale dei disegni dedicati alla vita circense che Toulouse Lautrec realizzo’ nell’ultimo periodo della sua esistenza e’ quella piu’ degna di nota: dalla tragica allegria forzata delle esibizioni circensi traspare tutta la cupezza che avvolse il pittore negli anni di vita abbrutita dall’alcol.
Comunque un po’ poco per una mostra che non prevede neppure sconti convenzionati con le piu’ usali associazioni culturali e turistiche.

DEGAS, LAUTREC, ZANDO’
Les folies de Montmartre

Scuderie del Castello Visconteo
17 settembre – 18 dicembre 2011
Pavia

Il pianeta proibito – Musical

Ilpianetaproibito L’astronave William S. e’ adibita al turismo spaziale. La guida il comandante Tempesta, playboy fanfarone alla testa di un equipaggio altrettanto balzano a cui si aggiunge un nuovo enigmatico elemento. Una pioggia di meteoriti costringe l’astronave a un atterraggio forzato su un misterioso pianeta abitato esclusivamente dalla bella Miranda, da suo padre Prospero, geniale scienziato dato per scomparso e dal robot Ariel…

Il pianeta proibito e‘ un celebre film di fantascienza del 1956, ispirato a La tempesta di Shakespeare; nel film compare uno dei primi robot della storia del cinema, Robbie, che divenne un giocattolo di grande successo. Da questo film, nel 1988, il commediografo inglese Bob Carlton trasse Return to the Forbidden Planet un rock musical, anzi un juke box musical, dato che le canzoni usate non sono inedite ma grandi successi anni ‘60 e’70 un po’ come Baz Luhrmann ha fatto per il suo Moulin rouge!.
Il musical con Lorella Cuccarini che e’ attualmente nei teatri, e’ l’adattamento italiano di questo spettacolo inglese, realizzato da un brillante Luca Tommassini che non teme di aggiungere al pastiche citazionistico, teatro elisabettiano, cinema e musica pop, il media televisivo. La possiblita’ di produrre un musical innovativo e grandioso nasce dal successo di X Factor e Tommassini compone meta’ del cast con ragazzi usciti dalle tre edizioni del talent show di Rai2, fa intervenire in maniera virtuale le tre icone del programma: Dj Francesco nelle vesti di uno speaker del telegiornale, Morgan nei panni quanto mai attuali del mostro sulla musica di Sympathy for the devil dei Rolling Stones e la Maionchi nientemeno che nel ruolo del presidente degli Stati Uniti che, come tutti i fan di X Factor sanno, non sa parlare l’inglese e a un certo punto dice le parolacce regolarmente bippate; una metateatralita’ che fa riferimento al mito televisivo che l’autore usa anche per la Cuccarini, quando nel corteggiamento con Tempesta gioca a fare Grease (la Cuccarini e’ stata protagonista dell’omonimo musical) e quando nel finale Prospero declama un monologo dove le citazioni di Shakespeare si mischiano con i versi di Vola.
Questo spettacolo mi ha anche riconciliato con Lorella Cuccarini, di cui devo ammettere non avevo una gran stima: dopo gli esordi con Pippo Baudo, la soubrette e’ passata a Mediaset finendo (si’, finendo!) a fare Paperissima, quando e’ diventata la regina del musical con Grease credevo che fosse l’ennessimo esempio di star televisa riciclatasi a teatro, in quel periodo lo facevano tutte, dalla Marini alla Parietti e ho sinceramente creduto che anche la Cuccarini avesse colto l’occasione. Invece vederla sul palco e’ stata una piacevolissima sorpresa: bravissima nel canto e nel ballo (ma non e’ una novita’) ha dimostrato una presenza scenica eccezionale soprattutto nell’assolo contro lo schermo bianco che man mano proiettava figurazioni astratte e quant’altro, uno spettacolo magnifico, che ho trovato piu’ innovativo del tanto decantato Avatar, mostrato anche a Sanremo ma che dal vivo e’ incredibile.
Eppure piu’ che su quel pezzo assoluto di bravura, l’emozione mi ha colto nel duetto tra Miranda e Tempesta dove l’amore scocca sui refrain delle piu’ note canzoni d’amore degli ultimi tempi, da Tre minuti dei Negramaro a Meravigliosa creatura della Nannini, da Gocce di memoria di Giorgia a Luce di Elisa e mentre gli interpreti duettavano, alle loro spalle si proiettavano immagini dell’edera che ricopre il balcone di Giulietta a Verona e tripudi di cuori e cupidi; a raccontarlo e’ una cosa melensa e anche la parte razionale del mio cervello era conscia di cio’ eppure sara’ stata l’onda dell’entusiasmo, la bravura degli attori, l’energia della sala.. fatto sta che la commozione prevaleva!
A Tommassini va quindi riconosciuto il merito di aver sprovincializzato il musical italiano con uno spettacolo ironico e divertente ma con estrema leggerezza il nostro ha anche dimostrato che si puo’ giocare con le citazioni del mezzo televisivo (la Vaudetti che fa gli annunci con un ditone all’E.T. con cui tocca lo schermo come le signorine buonasera di nuova generazione, la vecchia sigla rai di fine delle programmazione che scandisce l’intervallo), senza scadere nell’autoreferenzialita’ che la televisione ha verso se stessa e per cui viene notoriamente demonizzata. Se poi, intrigati dai risultati dell’ultimo Sanremo, sorvolando sulla boutade del Principe e del Pupo, ci si chiede il valore del talent show televisivo, questo o spettacolo e’ la risposta di un uso intelligente del talento canoro e soprattutto del consenso mediatico che puo’ portare anche su strade ben diverse dalla previdibile vittoria sanremese.

Birth – Io sono Sean

La recensione del film e’ su ImpattoSonoro, con questa pellicola le azioni  Kidman in casa mia sono di nuovo scese ai minimi storici..




Anna e’ rimasta vedova troppo presto, dopo dieci anni di lutto sta per risposarsi con Joseph, il suo nuovo compagno, quando nella sua quieta vita alto borghese irrompe un ragazzino che dice di essere il suo defunto marito, Sean e la invita a non risposarsi…




Premesso che nella pellicola non c’e’ nulla di soprannaturale ed e’ gia fastidioso assistere a una proiezione che promette qualcosa che non mantiene assolutamente, bisogna aggiungere che il film e’ anche brutto.
Come nei capolavori di Hitchcock il significato ci viene anticipato dalla frase iniziale pronunciata dalla voce fuoricampo del protagonista assente, quel Sean che dopo dieci anni la moglie non riesce ancora a dimenticare, purtroppo il regista non e’ riuscito ad apprendere dal maestro del brivido il senso della suspance. Il suo intento sarebbe quello di coniugare il thriller d’autore (Rosemary’s baby) con l’opera d’introspezione alla Bergman ma, ahime’, non basta usare i colori spenti degli interni del capolavoro di Polanski, pettinare la Kidman con una zazzera che ricordi sia Mia Farrow che Bibi Andersson e soffermarsi su eterni primi piani dei volti dei protagonisti per fare ”un film d’autore” ne’ basta filmare Central Park in inverno con gli alberi spogli e contorti per palesare la desolazione dell’anima e soprattutto non basta una bella scena finale per salvare un film: oltre alla grammatica filmica, che Glazer dimostra comunque di non maneggiare pienamente, bisogna avere dei contenuti da proporre e soprattutto una storia sensata (o quantomeno avvincente) da raccontare, elementi che mancano totalmente al lavoro in questione.



Birth


Birth si muove sul filo del pessimo gusto, arrivando in qualche occasione a sfiorare il risvolto pedofilo non tanto nella chiacchieratissima scena di Nicole Kidman nuda nella vasca con il bambino che nella sua perfetta inutilita’ non ha nulla di scabroso, quanto nell’avvalorare la tesi che una persona smarrita nella propria follia possa innamorarsi di un bambino.
Il film si e’ rivelato una pessima scelta per la Kidman non solo per la bruttezza della pellicola, ma anche perche’ mostra alcuni suoi limiti recitativi: la bella attrice e’ sempre piuttosto leziosetta ma nel personaggio di Anna, donna fragile ed insicura che vive all’ombra di una famiglia ingombrante, stonano molto gli ammiccamenti e le mossette vezzose tipiche della Kidman che infatti ha dato il meglio di se’ nel ruolo di Satine in Moulin rouge! e nell’aspirante giornalista di Da Morire di Gus Van Sant e se si paragona il suo primo piano a teatro, pieno di sospiri e boccucce, con quello commovente di Charlotte Rampling ne Le chiavi di casa si vede che la diva hollywoodiana ha ancora qualcosa da imparare.
Da citare il cammeo di Lauren Bacall, splendida ottantenne nel ruolo della matriarca gelida che tra le sue poche battute ha le uniche due ironiche di un inutile film che si prende troppo sul serio.

la donna perfetta

Donna20perfettaMoulin Rouge!
mi aveva decisamente convinto della bravura di Nicole Kidman, quest’ultima
commedia ne conferma le capacita’.

Joanna Eberhart si occupa con successo della direzione di un network televisivo, fino a quando un uomo, vittima di uno dei suoi sadici reality show, non compie una carneficina. Licenziata, la donna cade in una profonda depressione e per tentare di salvare almeno il suo matrimonio, si trasferisce nel Conneticut, nella ridente cittadina di Stepford. Il paese sembra il luogo ideale dove far crescere i figli: tranquillita’ e assenza di violenza ma le donne della citta’ sono tutte incredibilmente perfette ed accondiscendenti; mentre Joanna cerca di adattarsi a questo modello, nota l’improvvisa trasformazione della sciatta Bobbie, famosa scrittrice anche lei arrivata di recente, in una curata casalinga maniaca della pulizia. La realta’ e’ che a Stepford le donne sono sono tutte condizionate tramite un microchip per essere delle mogli ideali. Joanna accetta la trasformazione per amore del marito, ma il doppio colpo di scena e’ alle porte.



Remake de La fabbrica delle mogli del 1975, il film e’ una scoppietante commedia che ha il suo punto di forza nei dialoghi scintillanti (alcune battute sono veramente fulminati) e in un cast femminile perfetto: Nicole Kidman riesce a trasformarsi da nevrotica donna di successo in una algida Barbie, Bette Midler e’ spumeggiante come al solito e Glenn Close e’ strepitosa nel ruolo della first lady di Stepford.
Mostra un po’ la corda l’ideale femminino di donna servizievole e casalinga perfetta, probabilmente non proprio adeguato ai nostri tempi.
Anche l’happy end finale e’ forse un po’ troppo mieloso, non avrebbe guastato un po’ piu’ di humor nero, ma nel complesso il film resta una commedia piacevole e divertente.

Moulin Rouge!

Giudizio del film

Christian, un giovane poeta squattrinato arriva a Parigi spinto dai suoi ideali bohémien, entrato fortunosamente nella banda di Toulouse Lautrec, viene condotto al Moulin Rouge, il locale più trasgressivo di tutta la città, dove conosce la vedette, la bellissima Satine, una cortigiana che scambiandolo per un ricco Duca che dovrebbe sovvenzionare il suo spettacolo lo seduce, finendo per innamorarsi di lui, ma la tragedia è in agguato.

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Moulin rouge

Rivisto oggi , alla luce del grande successo di Kill Bill, ci si accorge come anche questo film reiventi totalmente il genere del musical mischiando momenti alti ad elementi popolari e facendo del citazionismo il suo punto di forza, infatti tutte le canzoni del film sono grandi successi pop del XX secolo a parte il motivo che unisce i due amanti, scritto appositamente per il film.
Lurhmann giustifica questa scelta sostenendo che il personaggio di Christian è ispirato al mito di Orfeo, quindi per far capire la fascinazione del suo canto non restava che riprendere grandi successi musicali.
Oltre la gustosa reinvenzione della colonna sonora, anche i balletti sono ispirati dalle più diverse espressioni del musical: si va dalla grande tradizione hollywoodiana, ai tango di Saura, passando per il musical indiano targato Bollywood, fino al cartone animato (da menzionare la Fata Verde dell’assenzio interpretata da Kylie Minouge, una trasposizione psichedelica di Campanellino) e siccome il Moulin Rouge non è che l’equivalente d’inizio secolo delle nostre discoteche , luogo di perdizione ed eccentricità, non può mancare una versione tecno del CanCan firmata da Fat Boy Slim.
Anche il personaggio di Satine, interpretato superlativamente da Nicole Kidman, e’ la fusione delle piu’ grandi icone cinematografiche del secolo scorso: Marilyn Monroe, di cui la Kidman reinterpreta magistralmente uno dei piu’ grandi successi Diamonds are the girl’s best friends e a cui e’ dedicato il momento di ingresso di Satine sul palcoscenico non solo attraverso la canzone, ma anche con il costume che richiama quello di Fermata d’autobus e la discesa con il trapezio, rielaborazione dell’entrata di Marilyn in Facciamo l’amore scivolando lungo un palo. Rita Hayworth, nelle indimenticate vesti di Gilda e’ citata nella chioma rossa di Satine e nei lunghi guanti; Marlene Dietrich è richiamata nel numero in cappello a cilindro e sigaretta dalle luci fané come ne L’angelo Azzurro.
Ultima fatica di Luhramnn, attualmente impegnato nelle riprese di Alessandro il Grande, Moulin Rouge! rappresenta un rovesciamento di stile rispetto al suo precedente successo: Romeo+Giulietta, mentre quest’ultimo trasportava la tragedia shakespeariana ai giorni nostri, mantenendo però il testo originale elisabettiano, nel secondo l’attualità dei testi si scontra con lo stile in costume, più verosimile che filologico, creando un capolavoro visionario e barocco.

Giudizio del
DVD

Questa e’ quella che si definisce un’edizione di lusso, con
due DVD ricchi di extra, alcuni molto interessanti, soprattutto quelli che
spiegano i punti da cui si e’ sviluppata la storia: il concetto basilare e’
stato quello di intendere il Moulin Rouge come un luogo di attrazione e liberta’
creativa e trasgressiva alla stregua dello Studio 54 a New York o delle
discoteche ibizenche sul finire degli anni ‘80.
Extra azzeccato per un
musical quello di aggiungere la versione estesa dei balletti.
Troppo tecnico
forse quello dedicato ai montaggi alternativi.
Personalmente ho trovato un
po’ avvilente che nella versione del film commentata dal regista Baz Luhrman,
dalla costumista e dal direttore delle luci si sia insistito molto sullo
svelamento dei trucchi digitale: rischia di togliere magia a una storia cosi’
bella e affascinante