Les visiteurs du soir

Lamoreeildiavolo Francia 1942
con Arletty, Marie Déa, Fernand Ledoux, Alain Cuny, Jules Berry, Marcel Herrand
regia di Marcel Carné
Titolo italiano: L’Amore e il Diavolo

Gilles e Dominique sono due emissari del Diavolo che, travestiti da menestrelli, si recano al castello del barone Hugues, in festa per il fidanzamento della baronessina Anne, per portare scompiglio e infelicità: Gilles seduce la figlia del barone mentre Dominique fa perdere la testa al fidanzato Renaud e il barone portandoli a una rivalità mortale ma non tutto sembra andare secondo i piani per Gilles ed Anne e il Diavolo in persona si deve scomodare per cercare di portare a termine l’intento prefissato..

Les Visiteurs du soir è una commedia fantastica firmata da Marcel Carné con la collaborazione dei suoi sodali Jacques Prévert  e Joseph Kosma; la pellicola viene girata in piena occupazione nazista come il successivo capolavoro Les enfants du Paradis e visto che la produzione doveva sottostare all’approvazione tedesca, gli autori si affidano a un copione fantastico tutto incentrato sull’amore e ambientato in un passato medievaleggiante: lo scenario è ispirato al codice miniato Très Riches Heures du Duc de Berry risalente al primo quarto del XV secolo.
La produzione è ricchissima anche se in tempo di guerra era difficilissimo trovare anche solo le stoffe per realizzare i bellissimi costumi per i protagonisti e le numerose comparse tra cui figura una poco più che esordiente Simone Signoret, ragion per cui il film va ancor più apprezzato. Il biancore dell’esterno del castello, gli spazi spesso vuoti danno un aspetto quasi metafisico al film.

Lesvisiteursdusoir

Anche il cast è notevole, oltre ad Arletty, attrice che spesso collabora con Carné e che qui ha un ruolo piuttosto insolito ed androgino dato che all’inizio si presenta come un menestrello sfoggiando un costume maschile che mette in risalto le sue bellissime gambe, è da segnalare la presenza di Jules Berry, che aveva già lavorato con Carné in Alba Tragica e regala un’interpretazione magistrale del Diavolo. Alain Cuny (Gilles) è invece al suo primo ruolo importante.
La trama è una variazione del tema sulla purezza dell’amore che riesce a sconfiggere il diavolo: Anne libera l’amato dal suo patto con il demonio attraverso una menzogna perché a chi è ama tutto è concesso ma il lieto fine non è così esplicito: ritrovatisi presso la fonte nel bosco che ha visto nascere il loro amore, Gilles e Anne vengono pietrificati dal diavolo che però non riesce a spegnere il battito dei loro cuori e se ne va infuriato.
Il film ebbe molto successo all’uscita in sala anche per il tema completamente avulso dalla realtà ed è comprensibilissimo che i film d’evasione siano molto amati in periodi così drammatici.

Giudizio del dvd

Visiteursdvd

Avevo visto L’amore e il diavolo ai corsi in università e poi non ho più avuto modo di rivedere questa pellicola che mi aveva piacevolmente colpito, quindi qualche tempo fa, ormai rassegnata a non usufruire della copia italiana, ho acquistato il dvd francese che è forse la prima versione in dvd dell’opera.
Il film è stato restaurato per cui la visione è nitida, da buoni nazionalisti i francesi hanno pensato bene di non aggiungere i sottotitoli in nessuna lingua ma di sottotitolare il film solo in francese per un pubblico audioleso.
Il secondo dvd, molto interessante perché racconta dettagliatamente la genesi del film, inquadrandola nel periodo storico, narrando i rapporti tra Carné e Prevert, non è sottotitolato per cui ne può usufruire solo chi conosce la lingua.
Ancor più interessante l’appendice sul cinema fantastico francese (sempre in lingua e senza sottotitoli) dello storico del cinema Alain Petit che fa un excursus del genere fantastico francese illustrandone le peculiarità che nascono da Georges Méliès quindi in Francia la fantasia è legata alla comicità più o meno edulcorata ma in ogni caso il film fantastico francese molto difficilmente virerà al gotico e all’orrore preferendo la fantasia amorosa e puntando molto sulla perfezione del “decor” (fotografia, scenario..).

Les Enfants du Paradis al cinema

Per la rassegna Cinema Ritrovato al Cinema è tornato in sala da ieri il capolavoro di Marcel Carnè Les Enfants du Paradis di cui avevo già scritto ai tempi dell’uscita del doppio dvd della BIM.
Per cercare di invogliare il pubblico a vedere quello che è uno dei miei film preferiti questa volta, invece di cimentarmi con una recensione ho preferito giocare con le foto scattate alla versione italiana del film, lo sforbiciatissimo Amanti Perduti (solo 90 minuti di fronte alle oltre 3 ore dell’edizione originale) trasmesso quest’estate da LaEffe.
Qui l’elenco delle sale italiane che proiettano questa e le altre pellicole della rassegna

My funny Valentine

Prendo spunto da Il Cinematografo  che stila una bizzarra classifica (da In the mood for love a Autumn in New York!) delle dieci   piu’ romantiche love story della storia del cinema per dare la mia personale cinquina correggendo la dose di melassa con grandi iniezioni di amour fou.

Femminafolle_2Femmina folle
una donna si innamora follemente di un uomo che vuole esclusivamente per se’: nella sua follia non esitera’ ad ucciderne il fratello malato e a liberarsi del figlio che aspetta dall’amato.

Duelloalsole_1
Duello al sole
tra la bella meticcia  e il cinico  figlio di un allevatore di bestiame nasce una passione che finisce a pistolettate sulle montagne del Messico e si conclude con un abbraccio mortale

Jezebel_1La figlia del vento
viziata nobildonna sudista rinuncia al grande amore della sua vita per un capriccio, ma quando lui si ammala di febbre gialla lo seguira’ nel lazzaretto

SensoSenso
la contessa Livia Serpieri dilapida il denaro che serve a liberare l’Italia dagli austriaci per la passione di un bel tenentino austroungarico, quando capisce che lui non la ama  lo denuncia e lo fa fucilare.

ArlettyLes enfants du paradis
il mimo Baptiste ama l’equivoca  Garance ma il destino concede loro solo una notte d’amore

Les enfants du paradis

Francia 1945,
con Arletty, Jean Louis Barrault, Pierre Brasseur, Pierre Renoir, María Casares, Marcel Herrand, Jacques Castelot, Etienne Decroux,
regia di Marcel Carne’



Lesenfantsduparadis


Il mimo Baptiste salva la bella Garance da un accusa di furto, e le trova un lavoro a teatro:  tra i due scocca l’amore ma mentre per lei l’amore e’ "cosi’ facile", lui non riesce a cedere immediatamente alla passione, la ragazza allora si concede a Lemaitre, un altro attore della compagnia.  Quando capisce di essere innamorata di Baptiste, Garance rinuncia anche alla corte di un conte, ma per uno scherzo del destino e’ costretta a ricorrere alla protezione del nobile per salvarsi dalla galera. Passati alcuni anni Baptiste e Lemaitre sono diventati due grandi del teatro, una sera Lemaitre si reca ai Funamboles per vedere l’ultimo lavoro di Baptiste e in un palco trova Garance che assiste di nascosto allo spettacolo. La donna, che continua a vivere con il conte, confida di essere ancora innamorata del mimo ma di non osare rivelarsi perche’ ormai Baptiste e’ sposato. Saputo della presenza di Garance  in teatro, Baptiste abbandona spettacolo e famiglia, ma consumata una sola notte d’amore i due si perdono tra la folla.



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E’ uno dei finali piu’ belli della storia del cinema a concludere la vita romanzata del mimo Baptiste Deburau  e del suo amore per l’equivoca Garance, capolavoro  assoluto della coppia Marcel Carne’ e Jacques Prevert,  e forse  anche della cinematografia francese.
Si tratta di un’opera grandiosa sia per la  lunghezza (195 minuti divisi in due parti, Le Boulevard du crime e L’homme blanc) che per la  la ricostruzione in studio del "Boulevard du Crime" come era chiamato nella seconda meta’ dell’ottocento il Boulevard du Temple a Parigi dove sorgevano i teatri di vaudeville.  La magnificenza del  film risalta ancor piu’ se si pensa che e’ stato realizzato tra mille difficolta’ (economiche e politiche) nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
Alla bellezza formale si unisce l’eccellenza dei dialoghi di Prevert, raffinati e profondi: molte battute potrebbero essere dei perfetti aforismi.
I protagonisti, interpretati da un cast in stato di grazia, sono archetipi dell’ideale amoroso: il romanticismo lunare di Baptiste, la sicurezza nel proprio sentimento di Nathalie, che diventera’ sua moglie, l’amore per la liberta’ della bella Garance, la gelosia del Conte di Montray, il narcisismo di Lemaitre, mettono in scena la giostra amorosa dove si insegue chi non ci riama e la battuta piu’ emblematica e ripetuta  e’ "perche’ non mi ami come ti amo io?".
Il tutto sotto lo sguardo di un nefasto destino, rappresentato dal laido  straccivendolo Jerico.
Alla metafora amorosa si unisce l’esaltazione delle forme piu’ "basse" dell’arte teatrale, quel vaudeville che ospitera’ anche la neonata arte cinematografica: cio’ da modo agli autori di sottolineare il rapporto tra realta’ e finzione: e’ piu’ affascinante la rappresentazione della vita che la vita stessa,  come indica anche il titolo: gli "enfants du paradis" sono infatti gli spettatori del loggione, il pubblico piu’ povero ma piu’ sincero (anche se in forma molto blanda, dati i tempi, lo spirito del Fronte Popolare permea comunque quest’opera) e il concetto e’ ribadito anche nella scena  dell’omicidio del Conte compiuto da Lacenarie che avviene fuori campo mentre la macchina stringe sul volto di Avril, lo scagnozzo di Lacenaire, per leggervi le emozioni dell’evento.

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Va reso merito alla Bim di aver messo sul mercato l’edizione integrale del film, praticamente invisibile in Italia dato che dal 1945 gira un’oscena versione dimezzata col taglio di tutte le pantomime che va sotto il nome di Amanti perduti. La schifezza fa parte degli extra del dvd (ho provato a guardarla ma sono contro  le sevizie, anche quelle filmiche!) piu’ interessanti gli altri extra, interviste a Paolo Mereghetti e a Cristina Bragaglia, docente di Storia e Critica del Cinema all’Universita’ di Bologna che inquadrano storicamente e criticamente l’opera.
La versione integrale e’  solamente in francese con sottotitoli italiani, e la cosa mi dispiace perche’ il  monologo di Lacenaire in italiano era davvero interessante nel dare la colpa ai libri della propensione al crimine del perfido anarchico.

Un ricordo

Oggi e’ una giornata piuttosto triste per me: sfogliando
il nuovo numero di FilmTv ho appreso dalla rubrica Passaparola
(pag. 111) della scomparsa di Angelo Lino Peroni, ex docente della cattedra di
Storia e Critica del Cinema all’Universita’ di Pavia. Era il mio professore. Se
Claudio G. Fava e’ stato il primo a schiudermi le porte del vasto universo
cinematografico con i suoi film notturni su Rai2, il professor Peroni e’ colui
che mi ha dato i mezzi per capire la materia. Sei film: Quarto potere,
L’orgoglio degli Amberson, Les enfants du Paradis, L’amore e il
diavolo
, Ossessione e Senso di tre maestri fondamentali
della storia del cinema: Welles, Carne’ e Visconti sono state le basi per
approfondire questa magnifica ossessione.
Adoravo anche le lezioni del primo
mese d’inizio corso dove la grammatica del mezzo filmico era spiegata con film
sublimi: Un partie de Campagne di Renoir per la soggettiva, Una donna
nel lago
di Robert Montgomery come esempio di film tutto in soggettiva
assieme all’inizio de La fuga di Delmer Daves, la scena del mercato del
pesce in La terra trema per raccontare il piano sequenza, Hitchcok con
The rope come film esperimento tutto in piano sequenza e l’inizio de
L’infernale Quinlan per spiegare che cos’era un dolly.
" C’erano tanti
piccoli particolari di lui che lo rendevano unico ed inimitabile" dice la
lettera pubblicata su Film Tv, ed e’ vero: all’universita’ era una
leggenda: non solo teneva lezione esclusivamente al pomeriggio ma anche gli
appelli non iniziavano mai prima delle 15 e gli debbo un ringraziamento anche
per avermi insegnato a mettere la passione prima della consuetudine: una lezione
non da poco.