Raiders of the Lost Ark
USA 1981, Lucasfilm
con Harrison Ford, Karen Allen, Paul Freeman, Denholm Elliott, Ronald Lacey, John Rhys-Davies, Wolf Kahler, Anthony Higgins, Alfred Molina
regia di Steven Spielberg
Di ritorno da una fallimentare missione in Perù, il brillante archeologo Henry Walton Jones, Jr. noto come Indiana Jones, viene contattato dai servizi segreti perché si metta sulle tracce di un prezioso cimelio egizio ricercato dai nazisti. L’oggetto serve a rintracciare l’Arca dell’Alleanza che si ritiene sepolto nella perduta città di Tanis, ritrovata da Belloq, l’acerrimo nemico di Indiana Jones ora al servizio del Furher. Il medaglione si trova in Nepal, è proprietà del dottor Abner Ravenwood, vecchio mentore di Jones. Ora il professore è morto e il manufatto è in mano alla figlia, Marion con cui Indiana Jones aveva avuto una relazione anni prima, causa della rottura con Abner. Marion non è felice di rivedere il vecchio amore ma, per sfuggire ai nazisti, lo segue al Cairo dove inizia un’astuta battaglia con Belloq e le truppe naziste per recuperare l’Arca. Ancora una volta Belloq riesce a sottrarre il prezioso reperto a Indiana Jones ma muore orribilmente con tutti i presenti nel tentativo di aprire l’Arca. Marion e Indy la portano negli USA ma i servizi fanno sparire l’Arca in un magazzino top secret impedendo a Jones e al suo museo di studiarla
I predatori dell’arca perduta (diventa Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta solo nel 2000 allineando il titolo originale ai capitoli seguenti) fu un film di enorme successo sia di botteghino che di critica e ovviamente i ragazzi d’oro del cinema americano lo trasformarono immediatamente in una trilogia poi allargata a cinque film.
La genesi del film è nota: Spielberg, che dopo il successo de Lo squalo non ha più azzeccato un film, vuole fare un film d’azione alla James Bond; Lucas, reduce dal successo del secondo capitolo di Star Wars vuole “distrarsi” con un’opera piú leggera e tira fuori dal cassetto il vecchio progetto delle avventure di Indiana Smith ribattezzato Jones da Spielberg.
Avventurosa anche la scelta del cast che rese iconici tutta una serie di attori che non erano stati la prima scelta.
Il successo del film si deve a una commistione di citazioni di film d’avventura dagli anni ’30 agli anni ’50 che spaziano dal western all’esotico, ci sono i film a episodi della giovinezza degli autori e citazioni dei primi due episodi di Star Wars mischiati all’espressionismo tedesco: omicidi risolti nelle ombre sui muri, artigli alla Nosferatu e il torturatore Toht che ricorda M il
Mostro di Dussendorf, citazioni di Quarto Potere (l’enorme magazzino dove viene stipata l’Arca nella scena finale) il vento sibilante di Narciso Nero ogni volta che si apre una porta che sicuramente dà sul vuoto nel bar nepalese, i cieli inquietanti della cerimonia dell’apertura dell’Arca che rimandano ai Dieci Comandamenti di Cecil B de Mille e molto ci sarebbe da dire sulle influenze anche solo di stile del padre del kolossal ín technicolor sulla cinematografia di Lucas.
I predatori dell’arca perduta è stato giustamente definito il film che segna la fine della Nuova Hollywood per traghettare la cinematografia nel postmoderno, e il gioco citazionistico s’incarna nel nuovo eroe Indiana Jones che sa essere un ribaldo avventuriero alla Errol Flynn ma vestito in borghese ha il fascino del maldestro archeologo di Susanna! interpretato da Cary Grant (e il modello guerra dei sessi creato da Hawks torna in tutti i rapporti della saga di Indiana ma anche di Star Wars nei battibecchi tra la principessa Leila e Ian Solo con Luke presunto terzo incomodo nel primo capitolo).
Indy si porta dietro tutto il fascino perverso del Pre-code se è vero che nella scena in cui apre in accappatoio al rettore allude al fatto che si era appena portato a letto una studentessa e che ha sedotto Marion quattordicenne (questa la fonte).
Al fascino di inguaribile sciupa femmine si unisce la stranota fobia per i serpenti che puntualmente incontra sul suo cammino, note contrastanti che rendono più umano un personaggio che può risolvere un duello con scimitarra sciabolante con un semplice colpo di pistola ma più spesso si trova in situazioni degne di una comica di Buster Keaton, inseguito da una palla gigante o cercando di domare un aereo inceppato che gira in tondo.
Comicità, sensualità avventura sono gli elementi che la premiata ditta Lucas/Spelberg traghettano dai primi 50 anni della cinematografia fissandoli come tratti distintivi del cinema degli ultimi vent’anni del XX secolo

