Alfred Hitchcok nei film della Universal Pictures

Sono andata a vedere la mostra dedicata a Hitchcok dal Palazzo Reale di Milano con una certa prevenzione, sicura che l’allestimento non avrebbe mai potuto competere con quello eccellente dedicato a La finestra sul cortile nella sezione cinema dell’esibizione monegasca Les annés Grace Kelly dove era stato ricreata la stanza di Jeffries e gli schermi montati nei mezzi di ripresa rimandavano scene del film e della complessa lavorazione.
Effettivamente il materiale fotografico esposto nella mostra milanese non è nulla di eccezionale, foto già conosciute che si trovano molto facilmente nelle board di Pinterest che un qualsiasi amante del cinema raccoglie sul maestro del brivido.
A rendere la mostra degna di nota sono i video commenti del critico cinematografico Gianni Canova che sottolineano il continuo lavoro sperimentale di Hitchcock anche nei flm presi in esame girati nella mezza età da un’artista ormai affermatissimo: La finestra sul cortile, L’uomo che sapeva troppo, La donna che visse due volte, Psyco e Gli Uccelli rappresentano tutte sfide Hitchcok lancia allo spettatore ma anche alla propria arte.
Per chi ama il cinema e soprattutto Hitchcok è una mostra da non perdere perchè fonte di molte nuove informazioni sul maestro del brivido: ad esempio non sapevo che Que serà serà era stata scritta appositamente per il film e che è proprio Bernard Herrmann a dirigere la sequenza del concerto alla Royal Albert Hall di Londra.
Gli Uccelli è noto per l’abbondante uso degli effetti speciali meno nota è la sperimentazione musicale: la musica nella colonna sonora è praticamente assente e tutto quello che sentiamo è ottenuto dall’elaborazione dei suoni emessi dagli uccelli: versi, fruscii di ali, ecc..
Ancora più interessante quel che emerge nel documentario girato per il centenario dell’Universal e presentato in esclusiva alla mostra che racconta come Gli Uccelli non solo sia il “film di mostri” girato da Hitchcock ma che questa pellicola sia un tassello fondamentale nel genere mostri trasformando per la prima volta in mostruosità creature graziose, a cui siamo abituati come gli uccelli che improvvisamente si rivoltano contro l’uomo senza nessun motivo. E’ l’evoluzione delle mostruosità fantascientifiche nate sull’onda della paura nucleare come Godzilla per cui, per certi versi, Hitch si cimenta anche con la sci-fi. Sarà interessante per lo spettatore scoprire quanti film si sono ispirati chiaramente a Gli Uccelli, da Lo squalo di Spielberg a Tremors.

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Alfred Hitchcok nei film della Universal Pictures

Palazzo Reale Milano

dal 21 giugno 2013 al 22 settembre 2013

Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno ***IMAX 3D***

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TinTin acquista il modellino di un veliero ad un mercatino e non ha quasi il tempo di concludere la trattativa che due diversi acquirenti si offrono di ricomprarglielo, ma l’acuto reporter non accetta l’offerta. Ben presto il modellino gli viene rubato ma il segreto che la nave custodiva con cura rimane fortuitamente a casa del giornalista. Tornato ad avvisare TinTin del pericolo che corre, uno dei due acquirenti del modellino muore riuscendo pero’ a lasciare un indizio fondamentale per il fiuto del giornalista che si imbarca in una fantastica avventura..

Tintin

La leggenda vuole che all’uscita del primo Indiana Jones a Spielberg fosse fatta notare la somiglianza tra le avventure del suo spericolato archeologo e quelle di TinTin, il protagonista dei fumetti di Herge’. Non sapendo nulla del lavoro del fumettista belga Spielberg si incuriosi’ e finì per appassionarsi alle avventure del giovane reporter fino a decidere di portarlo sul grande schermo in collaborazione con Peter Jackson che ora produce ma in futuro dirigera’ i due prossimi episodi.
Il segreto dell’unicorno paradossalmente lascia un po’ in secondo piano la figura di TinTin concentrandosi di piu’ sulla genesi del rapporto con il suo compagno di avventure, il capitano Haddock e gran parte del fiuto del celebre reporter nasce dal naso del fedele terrier Milou e infatti molte inquadrature sono ad altezza di cane, soprattutto quella iniziale nel mercato che si apre con il reporter che si fa fare un ritratto e quando ci viene mostrato il disegno sara’ il volto del TinTin dei fumetti di Herge’. Pagato il tributo al padre del protagonista, Spielberg imbastisce una storia che cresce piano piano e si fa sempre piu’ avventurosa e rocambolesca con citazioni dei precedenti lavori di Spielberg: il ciuffo di TinTin che fende l’onda come la pinna de Lo squalo, il vilain interpretato da un irriconoscibile Daniel Craig che ricorda un po’ le sembianze del regista ed infine le pergamene che svolazzano come la piuma di Forrest Gump, il capolavoro di Zemeckis che per primo si avventuro’ nel campo della performance capture con Polar Express.
All’inizio del film mi sono chiesta perche’ complicarsi la vita “cartonizzando” attori veri quando non c’è la necessita’ di far convivere personaggi reali e fantastici, la risposta arriva nel corso della pellicola quando si capisce che solo questa tecnica permette inquadrature cosi’ ardite e scene rocambolesche (superlativo il combattimento con le due gru portuali) da cui i protagonisti possono uscire senza un graffio.
Vedere il film in IMAX, poi, offre una profondita’ e luminosita’ delle immagini notevolissime e finalmente mi ha fatto capire le potenzialita’ del 3D, una tecnologia che trovavo ripetitiva e banale nella composizione dell’immagine che puntava solo sulla sensazione di ricevere in faccia qualcosa scagliato dallo schermo. Il lavoro di Spielberg non utilizza mai questo scontato giochino ma compone le inquadrature in raffinatissimi giochi di specchi, vetri, lenti, riflessi sull’acqua, in una fantasmagorica esperienza visiva. Forse un film dove la tecnica prevale sul cuore ma sicuramente una bella storia che (di)mostra nuove potenzialita’ raffinate ed inesplorate della tecnologia.

Shark Tale

Shark-Tale 

Oscar e’ un pesce che fa lo spazzino in un lavaggio per balene, il suo sogno e’ quello di diventare qualcuno, mentre Lenny e’ il figlio del boss degli squali Don Lino, dovrebbe succedere al padre nella gestione degli affari della “famiglia”, ma purtroppo e’ vegetariano e questo crea non pochi problemi. I due si alleeranno per realizzare i propri sogni.

La Dreamworks torna sugli schermi con un cartoon piuttosto diverso da quelli che hanno dominato il periodo natalizio.
Innanzitutto l’ambientazione e’ molto moderna: il reef diventa una metropoli sottomarina che ricorda New York, ma offre anche scorci di San Francisco o Las Vegas ed e’ perfetta la ricostruzione del lavaggio automatico per balene: i cetacei arrivano non solo incrostati di salsedine ma anche pieni di graffiti come i vagoni della metro, una ostenta anche la scritta “lavami” sul muso e dopo esser stati puliti ed incerati, c’e’ un arbre magic offerto dalla casa.
La pellicola e’ una ghiottoneria per cinefili che potranno sbizzarrirsi a riconoscere le innumerevoli citazioni, da Lo Squalo il cui tema e’ l’inno della famiglia di Don Lino, al Titanic il cui relitto e’ l’abitazione degli squali e nell’ufficio del boss c’e’ il famoso disegno di Rose con il diamante.
Non paghi della qualita’ tecnica, lo staff della DreamWorks ha voluto caratterizzare i pesci riprendendo i tratti somatici dei divi hollywoodiani che hanno prestato loro la voce: se Don Lino ricorda De Niro soprattutto per il neo e il nesso tra Sykes e Scorsese sono le folte sopracciglia, la somiglianza tra Oscar e Will Smith e’ impressionante, come quella tra Lola e Angelina Jolie ed anche il cameo di Missie Elliot ha goduto di una fedele riproduzione ittica.
Nel doppiaggio italiano sorprende Tiziano Ferro, mentre De Laurentis, pure adatto per il ruolo dell’insicuro Lenny ha una voce troppo riconoscibile che rimanda piu’ all’artista nostrano che al personaggio. I Pali e Dispari con i loro tormentoni sono perfetti per la caratterizzazione dei due scagnozzi medusa rasta.
Per godere appieno della perfetta qualita’ visiva dei colori smaglianti della barriera corallina e’ consigliabile cercare una sala che trasmetta il film in digitale: sara’ un’esperienza notevole.

 

recensione pubblicata nel febbraio 2005 su ImpattoSonoro