Paper Moon – Luna di carta

Paper Moon
USA 1973
con Ryan O’Neal, Tatum O’Neal, Madeline Kahn, John Hillerman, Burton Gilliam, P. J. Johnson, Randy Quaid, Noble Willingham
regia di Peter Bogdanovich

Il truffatore Moses Pray partecipa al funerale di una conoscente, una donna equivoca che lascia una figlia di 9 anni, Addie. Data la presenza alle esequie, Moses viene scambiato per il padre della piccola che lui disconosce ma, siccome si reca in Missouri, gli viene comunque affidata la bambina perché la porti dall’unica parente rimastale. Prima di partire, Moses non esita a ricattare chi ha investito la donna e pensa di potersi tenere i soldi ma non ha fatto i conti con il caratterino di Addie che diventerà la sua miglior socia in affari…

Paper Moon è la summa dei due film precedenti di Bogdanovich: dal precedente Ma papà ti manda sola? il regista prende lo spirito delle grandi commedie anni ’30 e trasferisce la guerra dei sessi delle schermaglie amorose nel rapporto tra (presunto) padre e figlia.
Dal film d’esordio, L’ultimo spettacolo, prende lo stile: il bianco e nero luminoso, i vasti spazi in cui inserisce primi piani dei personaggi o la profondità di campo per la triangolazione degli stessi.


Il risultato è una commedia tenera e molto divertente che restituisce in pieno l’atmosfera della Grande Depressione anche per le famiglie di migranti, le uniche persone che Moses e Addie incrociano sulle deserte strade tra Kansas e Missouri. 

Moses è un piccolo truffatore che vende bibbie ai famigliari dei defunti di cui ha letto il necrologio, l’arrivo di Addie gli permette di sfruttare al meglio la sua “attività” la piccola ha una grande capacità di osservazione e un grande talento per la gestione del denaro, per questo decide di liberarsi di Trixie Delight, una ballerina di cui Moses si è invaghito sperperando il capitale.
Quando l’ultima truffa va a finire male, Moses lascia Addie dalla zia ma nessuno dei due resiste alla lontananza: non è più importante se Moses è il padre biologico della bambina,  il loro legame è ormai indissolubile.

Screenshot


Come è noto il film è interpretato dagli O’Neal padre e figlia, la debuttante Tatum che vinse l’Oscar.
Si sa che i bambini sono sempre bravi a recitare ma il debutto di Tatum O’Neal è rimarchevole perché il personaggio di Addie non è una presenza di contorno, leziosa o pestifera ma è un personaggio, possiamo dire il principale del film, con un carattere ben approfondito: deve elaborare il lutto e l’orfaneità, capire se Moses è il suo vero padre in un periodo pre adolescenziale in cui  l’idea di esser rifiutata per la sua mancata femminilità comincia a farsi sentire. 

La cara segretaria

My Dear Secretary
USA 1948
con Laraine Day, Kirk Douglas, Keenan Wynn, Helen Walker, Rudy Vallee, Florence Bates, Alan Mowbray, Irene Ryan, Gale Robbins, Grady Sutton, Stanley Andrews, Gertrude Astor
regia di Charles Martin

Steve Gaylord è una segretaria con ambizioni da scrittrice; a una conferenza dello scrittore Owen Waterbury le viene proposto di diventare la segretaria dell’artista. Steve si trova catapultata in una situazione molto diversa da quella che sognava: più che alla letteratura, Waterbury si dedica a donne e cavalli con la complicità del vicino Ronnie Hastings. Owen e Steve s’innamorano e si sposano ma il secondo libro scritto sotto la guida della moglie/segretaria non ha successo e nella coppia tira aria di crisi, intanto Steve termina la sua opera prima che potrebbe essere un grande successo…

La cara segretaria è un film difficilmente incasellabile: ha i toni e i dialoghi surreali di una commedia screwball (alcuni giochi di parole solo intraducibili perché funzionano solo sull’assonanza delle parole) ma è fuori tempo massimo per appartenere al genere che diede il meglio una decina di anni prima.

Altri elemento insolito è il personaggio di Ronnie Hastings: il vicino di casa nullafacente, spalla di tutti i vizi dello scrittore emergente. Solitamente una figura che ha tanto spazio diventa l’antagonista amoroso del protagonista invece tra Ronnie e Steve non succede nulla, ma al vicino impiccione sono riservate le battute migliori, un po’ alla Groucho Marx ma non quello cinematografico, piuttosto il factotum di Dylan Dog.

Il film è la prima commedia brillante di Kirk Douglas e forse si sentiva la necessità di tutelare la comicità del film con le sottolineature del personaggio di Ronnie.

In ogni caso Douglas se la cava, ci mette molta energia nell’interpretare il suo personaggio: uno scrittore che ha avuto successo col primo libro e vive di rendita sull’acconto del secondo che ha paura di scrivere.
Stephanie, detta Steve è la classica brava ragazza, diligente nel lavoro e nel cercare di seguire la sua ambizione artistica.

Le parti più divertenti sono quelle iniziali in cui si trova catapultata nell’insensato mondo di Owen e Ronnie poi anche il plot inizia ad avere strane evoluzioni: a un certo punto Steve rifiuta di presentare il suo libro a un concorso per nuovi scrittori per non ferire Owen alle prese con la delusione dello scarso successo del secondo libro ma la pellicola cambia ancora e dopo la deriva sentimental-melodrammatica si torna alla guerra dei sessi con Owen geloso dell’ex datore di lavoro di Steve.

La coppia è ormai sull’orlo del divorzio ma finalmente l’ex segretaria di Owen, ora promessa sposa all’ex boss di Steve, si decide a dire a Owen la verità: che Steve voleva sacrificarsi per lui e che sarà una scrittrice migliore di lui. Riconciliazione tra i due con Owen che diventa (per gioco?) il segretario della moglie e rientro in scena di Ronnie inopinatamente sposato alla vecchia signora proprietaria dei loro appartamenti : lo scopo di tutta questa sarabanda rimane per me un mistero.

Quell’incerto sentimento

That Uncertain Feeling
USA 1941
con Merle Oberon, Melvyn Douglas, Burgess Meredith, Harry Davenport, Eve Arden, Olive Blakeney, Sig Ruman
regia di Ernst Lubitsch



Thatuncertainfeeling


Jill Baker dopo sei anni di felice matrimonio con l’agente assicurativo Larry inizia a soffrire di alcuni disturbi psicosomatici: singhiozzo ed insonnia. Convinta dalle amiche ad andare in cura da uno psicanalista, incontra nella sala d’attesa un altro paziente, il pianista Alexander Sebastian dall’ego smisurato ma impossibilitato a suonare davanti al pubblico. Jill si lascia sedurre dal fascino bizzarro di Sebastian ma quando Larry scopre la tresca il divorzio è inevitabile.. forse.





Quellincertosentimento


Opera minore, remake del film muto Kiss Me Again, sempre girato dal regista nel 1925 e oggi considerato perduto.
Pur conservando alcuni divertenti tocchi lubitschiani nell’ossessione femminile per la bellezza e la giovinezza, il film ripropone pedissequamente i passaggi classici del genere remarriage, il sottogenere della commedia romantica dove una coppia sposata ha una crisi per poi riappacificarsi, solitamente con un trucco divertente ai danni dell’altro, in questo caso quello che non funziona è proprio la scoperta della finta relazione di Larry con la segretaria Sally: l’imperante gioco del periodo, la “guerra dei sessi” avrebbe imposto una ripicca da parte di Jill mentre il suo trovare tenero e buffo la finta presenza in camera da letto di Sally toglie mordente al film.




ThatUncertainFeeling


Quell'incertosentimentoPiù incisiva la prima parte con la rappresentazione della noia matrimoniale con le frasi di circostanza della coppia (novità, tutto bene?) e i divertenti dialoghi tra Jill e lo psicanalista:
è pronta a conoscere se stessa?
No sono piuttosto timida

Divertente il personaggio di Sebastian, intellettuale contrario al mondo che si esprime solo per “pfui!”, il suo spirito di protesta si rivelerà solo una posa e l’uomo sarà ben contento di vivere nel lussuoso appartamento di Park Avenue, peccato non aver dedicato più tempo ad approfondire la trasformazione del carattere.




That uncertain feeling


Il problema fondamentale del film sembra essere la durata, poco più di 80 minuti e una decina di minuti in più avrebbero certamente giovato, è da considerare che il film è una produzione indipendente del regista associato con la Sol Lesser Productions.

Accadde una notte

Accaddeunanotte It happened one night
USA 1934 Columbia
con Clark Gable, Claudette Colbert, Walter Connolly, Roscoe Karns
regia di Frank Capra

Dopo un litigio con il padre che non approva il suo fidanzamento con un aviatore arrampicatore sociale, la ricca e viziata Ellie Andrews decide di attraversare gli States in pullman per raggiungere a New York l’uomo dei suoi sogni e sposarlo. All’inizio del viaggio la ragazza incontra Pietro Warne, giornalista appena licenziato che decide di aiutarla se potrà pubblicare la sua storia: ovviamente tra le mille traversie del viaggio nascerà l’amore tra Pietro ed Ellie, sentimento che dovrà superare alcuni malintesi prima di trionfare.

Accadde una notte è un caposaldo della commedia brillante americana, che fece incetta di Oscar: si contano ancora sulle dita i film che sono stati premiati come miglior film, regia, sceneggiatura e per i migliori protagonisti, sia maschile che femminile. Pur non sopportandosi sul set Clark Gable e Claudette Colbert ebbero la carriera spianata (e l’unico Oscar) grazie a quest’opera il cui successo, per altro, fu totalmente inatteso.
Oltre che una divertente commedia sulla guerra dei sessi, la pellicola è anche un road movie e uno spaccato della Grande Depressione, descritta con l’occhio benevolo che caratterizza l’opera di Frank Capra anche se non manca il dramma della madre che sviene per la fame perché ha usato tutti i soldi per il viaggio e per sfamare il figlioletto.
Per quando Ellie si dimostri furba nello sviare i detective sulle sue tracce mandando una vecchietta a fare il biglietto al posto suo, l’ereditiera che sperimenta per la prima volta la libertà totale dopo una vita sempre supervisionata da tate e istruttrici, cade ben presto vittima di un mondo rude dove la sopravvivenza è una lotta: già alla prima fermata d’autobus si fa rubare la valigia e solo l’intervento di Pietro potrà aiutarla nel suo viaggio.
Ithappenedonenight Anche la caratterizzazione di Pietro è molto complessa: perde il lavoro perché ubriaco e inaffidabile ma si rivela molto pragmatico nella gestione della vita pratica di cui Ellie è completamente ignara: la gestione dei soldi, del cibo (la dieta a base di carote), del viaggio. Apparentemente cinico si rivela un cuore d’oro ed estremamente cavalleresco verso la donna che ha deciso di aiutare (le mura di Gerico) il suo difetto maggiore è quello di credersi saputo in tutto tanto da aver intenzione di scrivere manuali su diversi argomenti, compreso l’autostop di cui conosce diverse tecniche che però nulla possono davanti al metodo di Ellie: attirare l’attenzione degli automobilisti mostrando le gambe. La gag dell’autostop è ancora oggi famosissima. Se la Colbert mostra le gambe, Gable diventa un sex symbol levandosi la camicia e restando a torso nudo.
Quando scoppia l’amore tra Ellie e Pietro sorge un ostacolo: il denaro; allora il giovane si reca in tutta fretta a New York per farsi anticipare mille dollari dal suo editore in cambio dello scoop del suo amore con l’ereditiera, senza moralismi Capra anticipa una moda così in voga nei nostri giorni: mettere in mostra il proprio privato nei reality per guadagnare soldi.
Purtroppo Ellie viene scacciata dal motel durante l’assenza di Pietro e delusa dal suo comportamento mette fine alla sua fuga telefonando al padre. Convinta che Pietro l’abbia usata solo per avere la cospicua ricompensa promessa dal genitore, la ragazza torna tra le braccia del fidanzato rassegnata a una vita senza amore ma l’intervento paterno, perché nei film di Capra anche i banchieri hanno un cuore, chiarirà l’equivoco e finalmente dopo l’annullamento concesso a suon di denari dallo sposo abbandonato sull’altare, una trombetta di plastica farà cadere le mura di Gerico, cioè la coperta che ha sempre castamente separato la camera condivisa dai due viaggiatori.
Il doppiaggio italiano d’epoca porta un riconoscibilissimo Gino Cervi a doppiare Gable (cosa che mi procura una punta di fastidio) mentre Paolo Stoppa doppia Oscar Shapeley, l’individuo che prima importuna Ellie e poi viene messo in fuga da Pietro con una parodia dei gangster movie allora celeberrimi, quando Shapeley gli proprone di dividere la ricompensa.
Trovo molto divertente che sia stato italianizzato il nome del protagonista maschile mentre la ragazza continui a chiamarsi Ellie o Ellen come nell’originale.