The Black Cat

USA 1934, Universal
con Boris Karloff, Bela Lugosi, David Manners, Julie Bishop (come Jacqueline Wells), Egon Brecher, Harry Cording, Lucille Lund, Henry Armetta, Albert Conti, Virginia Ainsworth, Luis Alberni, King Baggot
regia di Edgar G. Ulmer

Una coppia di sposini americani, Peter e Joan Alison,  in viaggio di nozze sull’Orient Express, viene coinvolta nella resa dei conti tra lo psichiatra austriaco Vitus Werdegast, reduce da un decennio come prigioniero di un gulag siberiano dov’era finito per il tradimento di Hjalmar Poelzig, ora architetto di successo che ha costruito una casa deco sui resti della fortezza alla cui distruzione ha contribuito con il suo tradimento durante la Prima Guerra Mondiale. Werdegast vuole sapere anche che fine hanno fatto sua figlia e sua moglie che Poelzig ha sposato facendole credere che Vitus era morto. L’architetto è il capo di una congrega dedita alle messe nere e quando vede Joan la ritiene perfetta per sacrificarla nel prossimo rito. Vitus gioca a scacchi la possibilità di evitare il sacrificio della ragazza ma perde. Durante il rito riesce a salvare Joan, che nel frattempo ha scoperto che Hjalmar ha sposato anche la figlia di Vitus dopo la morte della madre, Werdegast finalmente si vendica di Hjalmar che ha ucciso anche sua figlia, ma Peter lo ferisce a morte credendo che stia aggredendo la moglie. Vitus li invita a scappare mentre fa esplodere la casa fortezza del suo nemico.

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Il legame con il “racconto immortale di E.A.Poe”, così viene definito nei titoli di coda, è molto labile o perlomeno molto sottile visto che Poelzig vive, senza nessuno scrupolo, in una casa costruita sui sotterranei che nascondono i suoi misfatti: le immagini più iconiche del film sono le teche di cristallo in cui Poelzig conserva sospese una serie di bellissime donne, tra cui la moglie di Werdegast.

Il tema centrale del film sono le conseguenze della Prima Guerra Mondiale, non a caso lo psichiatra è ungherese mentre l’architetto austriaco, due popoli uniti nell’impero austroungarico che una quindicina d’anni dopo la fine della guerra sono nemici e il regista conosceva bene la situazione essendo nato a Olomouc, attualmente Repubblica Ceca, per trasferirsi nel 1926 negli USA con Murnau di cui era scenografo; nella scelta del nome dell’architetto austriaco il regista cela anche un omaggio al suo maestro, l’architetto Hans Poelzig che incontrò sul set de Il Golem.

L’impianto scenografico del film è di grande impatto: siamo nel 1934 e Il Gatto Nero è il primo film che riunisce le due maschere per eccellenza dei film di mostri Universal anni ’30 (lavoreranno insieme in altre 7 pellicole) quindi verrebbe logico pensare a una scenografia fatta di vecchi castelli come quelli in cui si muovono Dracula e Frankenstein, invece Ulmer sconvolge le regole con una modernissima casa in stile deco, lineare, senza fronzoli. Anche i sotterranei della vecchia fortezza sono squadrati la differenza è data dai materiali, luminosi al piano di sopra, solidi al piano inferiore. Anche l’altare della messa nera ha una semplicità di linee pur conservando le caratteristiche sghembe dell’espressionismo tedesco.

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Il film anticipa anche il concetto di Detour del più noto film del regista, il caso che sconvolge i piani: un banale sbaglio di prenotazione porta Werdegast nello scompartimento dei due sposini, l’incidente sotto la pioggia nei pressi della residenza di Poelzig, li costringe a chiedere ospitalità all’architetto, mettendo a rischio la vita di Joan che viene scelta per il sacrificio della setta.

Nel film del ’45 il protagonista trova la morte qui i due americani si salvano e, continuando e allargando la metafora politica, capiscono ben poco degli eventi che hanno vissuto: nel sotto finale  Peter  colpisce a morte Vitus fraintendendo i suoi gesti e il film si chiude mentre i due sposi leggono una recensione del racconto che Peter ha tratto dalla (dis)avventura, dove il critico letterario ritiene l’opera troppo fantasiosa.

Dracula *versione spagnola*

USA 1931 Universal
con Carlos Villarías, Lupita Tobar, Pablo Álvarez Rubio, Eduardo Arozamena, Barry Norton
regia di George Melford



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L’agente immobiliare Renfield si reca in Transilvania per formalizzare l’acquisto del conte Dracula dell’abbazia di Carfax. Il giorno dopo I due partono per l’Inghilterra via nave, Renfield è l’unico sopravvissuto dell’equipaggio ma è irrimediabilmente pazzo e viene rinchiuso nella casa di cura del dottor Seward. Dracula si presenta come nuovo vicino ai Seward e seduce Lucia, l’amica della figlia del dr. Seward, Eva. La ragazza muore e il dottor Van Helsing ipotizza sia stata vampirizzata e comprendendo che la stessa sorte toccherà anche a Eva fa di tutto per salvare la ragazza con l’aiuto del suo fidanzato, Juan Harker.



Dracula


All’avvento del sonoro il doppiaggio non era una pratica utilizzata, si preferiva girare più versioni dello stesso film con attori madrelingua. Il caso di Dracula è particolare perché la versione in lingua spagnola vanta non solo un cast diverso ma è stata realizzata da un’altra troupe guidata da un diverso regista, solo le scenografie sono le stesse utilizzate di giorno per la versione americana e di notte per la versione spagnola. Venivano visionati i giornalieri dal regista per essere fedele al progetto originale e del cast solo Villarías aveva accesso alla visione perché il suo Dracula doveva essere il più fedele possibile a quello di Bela Lugosi.
Per lungo tempo la versione spagnola è stata considerata perduta ed è riemersa solo negli anni’70 svelando un film con alcune differenze sostanziali che lo fanno ritenere anche superiore alla versione di Tod Browning.



Loc Dracula


È assodato dagli storici del cinema che la lavorazione della produzione originale fosse piuttosto caotica, David Manners che interpreta John Harker si disse così disgustato da non voler mai vedere il film finito. Di certo la produzione spagnola che visionava i giornalieri già girati aveva modo di migliorare alcune scena anche spinti da una rivalità tra i produttori Carl Laemmle Jr. per la versione americana e Paul Kohner (poi marito della protagonista femminile Lupita Tovar) per quella spagnola.
Resta inarrivabile la presenza scenica di Lugosi, già protagonista dello spettacolo teatrale da cui è tratto il film e la fotografia di Karl Freund che illumina gli occhi del Conte rendendoli magnetici ma effettivamente la produzione spagnola vanta una maggiore cura nelle scene, maggiori movimenti di macchina e anche i costumi sono differenti come fa notare la stessa Lupita Tobar nell’introduzione al film, i suoi costumi sono molto più scollati di quelli di Helen Chandler: la produzione per l’estero fu più libera perché, per quanto fossimo negli anni del Pre-Code, la censura era molto puntigliosa con questa produzione in quanto era la prima volta che le tematiche soprannaturali venivano portate sul grande schermo: fu cancellata la chiusa dello spettacolo teatrale in cui Van Helsing avvertiva il pubblico che per quanto quella fosse solo una rappresentazione, nel mondo esistevano fatti simili.



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La versione spagnola è più lunga anche se manca la scena in cui Dracula vampirizza la fioraia prima di recarsi a teatro per conoscere i Seward; in compenso alcuni passaggi sono spiegati meglio rispetto alle sforbiciate americane: quando Renfield si avvicina alla cameriera svenuta la versione spagnola continua mostrando come il pazzo, più che alla donna inerme, fosse ancora ossessionato dalle mosche e abbandoni la facile preda umana perché distratto da un insetto.
Lupita Tobar si segnala per una recitazione più spontanea ed effervescente rispetto alla protagonista americana: il morso ad Harker è mostrato e non avviene fuori scena come nella versione originale.



GIUDIZIO SUL DVD


Dracula


La versione spagnola di Dracula fa parte del cofanetto Dracula: Legacy Collection che include anche i sequel La figlia di Dracula, Il figlio di Dracula e La casa di Dracula oltre a un interessante versione commentata del film americano e il documentario molto interessante Road To Dracula che spiega la genesi del Dracula cinematografico a partire dal romanzo di Bram Stoker, il Nosferatu di Murnau, le piéces teatrali che trasformano il Conte nell’azzimato nobile dall’aspetto di un prestigiatore (gli spettacoli erano pieni di colpi di scena come le sparizioni) e la sensualizzazione del personaggio passa anche attraverso la figura femminile di Theda Bara, vamp per eccellenza del primo cinema muto.