Inside out 2

USA 2024, Pixar Disney
regia di Kelsey Mann

Riley Anderson affronta la pubertà e nuove emozioni arrivano a turbare l’equilibrio della ragazzina, portandola anche a vivere un’attacco di panico…

Ho preferito il secondo capitolo al primo, che come scrissi all’epoca mi sembrava un’opera un po’ troppo intellettualmente compiaciuto, mentre il sequel mi sembra aver raggiunto, anche in fase di scrittura, un perfetto equilibrio tra mente e cuore: le esperienze di Riley sono capitate a tutti e trascendono il periodo adolescenziale: l’accettazione sociale, la paura della solitudine, la necessità di riuscire sono esigenze transgenerazionali che riguardano ogni spettatore.

Ho trovato molto interessante anche la rappresentazione dell’universo mentale, nel primo capitolo forse era più creativo culminando nel capolavoro visivo dell’area del pensiero astratto mentre in Inside out 2 il disegno resta più omogeneo ma in grado di spiegare bene i processi mentali e la costruzione del proprio io interiore.

Che l’attenzione sia tutta per Ansia lo dimostra anche il disegno: la nuova protagonista che contende il comando a Gioia è un bislacco esserino arancione ben diverso dal tratto tipicamente umano che contraddistingue le altre emozioni: tutta la mia simpatia va a Ennui e le sue pose dinoccolate. Continua lo strano incrocio con Follemente visto che Ansia è doppiata da Pilar Fogliati.

Pinocchio di Guillermo del Toro

GdelToro's Pinocchio

USA/Messico 2022, Netflix
con Gregory Mann, Ewan McGregor, David Bradley, Tilda Swinton, Christoph Waltz, Finn Wolfhard, John Turturro, Ron Perlman, Tim Blake Nelson, Burn Gorman
regia di Guillermo del Toro

Carlo, il figlio di Mastro Geppetto viene ucciso durante un bombardamento della Prima Guerra Mondiale, il povero falegname si dà all’alcol per superare il dolore e infine intaglia in burattino che gli ricordi il figlio morto. Uno spirito del bosco dona la vita al pezzo di legno pe alleviare i dolori di Geppetto e affida al grillo Sebastian la cura del ragazzo in cambio della realizzazione di un desiderio. Il falegname fatica ad affezionarsi al vivace burattino che suscita diverse perplessità nel paese ora governato dai fascisti e soprattutto attira l’interesse del Conte Volpe che gestisce un circo. Il conte convince Pinocchio a non andare a scuola e a esibirsi per lui dietro compenso, quando Geppetto scopre che il figlio non è andato a scuola ma lavora nel circo va a riprendersi il figlio e l’alterco col Conte finisce con la morte di Pinocchio che incontra per la prima volta la Morte che gli spiega la sua condizione d’immortalità. La convivenza con Geppetto è sempre più difficile tra le pressioni del Podestà che vuole trasformare Pinocchio in un super soldato immortale e il Conte Volpe che chiede un cospicuo risarcimento per l’inadempienza del contratto. Pinocchio parte in tournée con il circo per saldare i debiti di Geppetto che pentito delle sue parole si mette alla ricerca del figlio. Intanto durante uno spettacolo alla presenza del Duce, Pinocchio ingenuamente canta una canzone che lo deride, il circo viene bruciato e finalmente il Podestà può arruolare Pinocchio. Nel campo di addestramento il burattino fa amicizia con Lucignolo il figlio del Podestà costretto a fingersi eroico per non deludere il padre. Quando si tratterà di scegliere tra il padre e l’amico Lucignolo salverà Pinocchio, così come farà la scimmia Spazzatura che salva Pinocchio dal nuovo incontro con il Conte Volpe. Finiti in mare, il burattino e la scimmia ritrovano Geppetto e il grillo Sebastian nella pancia del pescecane da cui riescono a fuggire facendo crescere il naso di Pinocchio con le bugie e usandolo come scala verso lo sfiatatoio del cetaceo. Per salvare Geppetto e gli altri dal pescecane che li sta inseguendo Pinocchio muore per l’ennesima volta ma non ha il tempo di aspettare che la clessidra si svuoti così baratta la sua immortalità pur di salvare Geppetto…



Pinocchio del toro


“Carlo (Collodi) è morto, viva Carlo Collodi” potremmo parafrasare la formula reale francese per sintetizzare il significato dell’ultima manipolazione di Guillermo del Toro, stavolta alle prese con un classico della letteratura e dell’animazione. Che il vero figlio di Geppetto si chiami Carlo è ovviamente un omaggio allo scrittore italiano e la morte del bambino che segna l’inizio drammatico del film lascia subito spazio a una nuova (ri)lettura, oltre che a un nuovo figliolo per Geppetto. Ho colto diversi rimandi in Pinocchio di Guillermo del Toro, il più interessante mi pare quello riguardante la nascita del burattino, scolpito in un ciocco di legno in una notte di tregenda come gesto di rivalsa per la rabbia della morte di Carlo, questo burattino nasce come Frankenstein: il personaggio cinematografico è citato dai fulmini e dalle ombre espressioniste che incombono sulla falegnameria quando Pinocchio viene intagliato e il rapporto padre figlio ripropone in parte quello letterario del creatore che rifiuta la propria creatura: nonostante sia magico, in grado di parlare e muoversi da solo, Geppetto capisce ben presto che Pinocchio non potrà sostituire Carlo e respinge il burattino. Il rovesciamento rispetto alla storia di Pinocchio che conosciamo, sia letteraria che nelle varie declinazioni cinematografiche sta proprio in questo: non è il burattino che deve migliorarsi e farsi bambino per ricambiare l’amore incondizionato di Geppetto ma è il falegname che deve affrontare un percorso di accettazione verso Pinocchio che lo ama incondizionatamente fino al punto di rinunciare all’immortalità (ma avrebbe rinunciato anche alla vita) per salvare Geppetto.



PinocchioGdT


Questa è la prima opera d’animazione del regista messicano, girato in stop motion e Guillermo del Toro cita alcuni grandi autori dell’animazione: gli esseri di cui si accorge Sebastian ricordano gli esseri fantastici, i nerini del buio di Myiazaki mentre lo Spirito del Bosco e la Morte hanno la ieraticità delle figure di Michel Ocelot (es il dittico di Kirikù).
Rimane un po’ debole la parte di critica verso la dittatura fascista: la canzoncina scatologica è la peggiore tra tutte le insulse canzoni del film
-fortunatamente sono poche!- e il racconto dell’addestramento militare è talmente tirato via tanto che a Pinocchio non cresce neppure il naso quando dice che ama la guerra per far coraggio a Lucignolo, resta comunque l’unico incidente in una buona opera di revisione di un classico.
Un po’ caricato il doppiaggio italiano: Ewan Mc Gregor, voce originale del Grillo Sebastian, narratore della vicenda è doppiato da Massimiliano Manfredi che ricorda un po’ troppo i toni drammatici di Christian in Moulin Rouge!

Dracula *versione spagnola*

USA 1931 Universal
con Carlos Villarías, Lupita Tobar, Pablo Álvarez Rubio, Eduardo Arozamena, Barry Norton
regia di George Melford



Dracula _loc


L’agente immobiliare Renfield si reca in Transilvania per formalizzare l’acquisto del conte Dracula dell’abbazia di Carfax. Il giorno dopo I due partono per l’Inghilterra via nave, Renfield è l’unico sopravvissuto dell’equipaggio ma è irrimediabilmente pazzo e viene rinchiuso nella casa di cura del dottor Seward. Dracula si presenta come nuovo vicino ai Seward e seduce Lucia, l’amica della figlia del dr. Seward, Eva. La ragazza muore e il dottor Van Helsing ipotizza sia stata vampirizzata e comprendendo che la stessa sorte toccherà anche a Eva fa di tutto per salvare la ragazza con l’aiuto del suo fidanzato, Juan Harker.



Dracula


All’avvento del sonoro il doppiaggio non era una pratica utilizzata, si preferiva girare più versioni dello stesso film con attori madrelingua. Il caso di Dracula è particolare perché la versione in lingua spagnola vanta non solo un cast diverso ma è stata realizzata da un’altra troupe guidata da un diverso regista, solo le scenografie sono le stesse utilizzate di giorno per la versione americana e di notte per la versione spagnola. Venivano visionati i giornalieri dal regista per essere fedele al progetto originale e del cast solo Villarías aveva accesso alla visione perché il suo Dracula doveva essere il più fedele possibile a quello di Bela Lugosi.
Per lungo tempo la versione spagnola è stata considerata perduta ed è riemersa solo negli anni’70 svelando un film con alcune differenze sostanziali che lo fanno ritenere anche superiore alla versione di Tod Browning.



Loc Dracula


È assodato dagli storici del cinema che la lavorazione della produzione originale fosse piuttosto caotica, David Manners che interpreta John Harker si disse così disgustato da non voler mai vedere il film finito. Di certo la produzione spagnola che visionava i giornalieri già girati aveva modo di migliorare alcune scena anche spinti da una rivalità tra i produttori Carl Laemmle Jr. per la versione americana e Paul Kohner (poi marito della protagonista femminile Lupita Tovar) per quella spagnola.
Resta inarrivabile la presenza scenica di Lugosi, già protagonista dello spettacolo teatrale da cui è tratto il film e la fotografia di Karl Freund che illumina gli occhi del Conte rendendoli magnetici ma effettivamente la produzione spagnola vanta una maggiore cura nelle scene, maggiori movimenti di macchina e anche i costumi sono differenti come fa notare la stessa Lupita Tobar nell’introduzione al film, i suoi costumi sono molto più scollati di quelli di Helen Chandler: la produzione per l’estero fu più libera perché, per quanto fossimo negli anni del Pre-Code, la censura era molto puntigliosa con questa produzione in quanto era la prima volta che le tematiche soprannaturali venivano portate sul grande schermo: fu cancellata la chiusa dello spettacolo teatrale in cui Van Helsing avvertiva il pubblico che per quanto quella fosse solo una rappresentazione, nel mondo esistevano fatti simili.



Dracularenfield


La versione spagnola è più lunga anche se manca la scena in cui Dracula vampirizza la fioraia prima di recarsi a teatro per conoscere i Seward; in compenso alcuni passaggi sono spiegati meglio rispetto alle sforbiciate americane: quando Renfield si avvicina alla cameriera svenuta la versione spagnola continua mostrando come il pazzo, più che alla donna inerme, fosse ancora ossessionato dalle mosche e abbandoni la facile preda umana perché distratto da un insetto.
Lupita Tobar si segnala per una recitazione più spontanea ed effervescente rispetto alla protagonista americana: il morso ad Harker è mostrato e non avviene fuori scena come nella versione originale.



GIUDIZIO SUL DVD


Dracula


La versione spagnola di Dracula fa parte del cofanetto Dracula: Legacy Collection che include anche i sequel La figlia di Dracula, Il figlio di Dracula e La casa di Dracula oltre a un interessante versione commentata del film americano e il documentario molto interessante Road To Dracula che spiega la genesi del Dracula cinematografico a partire dal romanzo di Bram Stoker, il Nosferatu di Murnau, le piéces teatrali che trasformano il Conte nell’azzimato nobile dall’aspetto di un prestigiatore (gli spettacoli erano pieni di colpi di scena come le sparizioni) e la sensualizzazione del personaggio passa anche attraverso la figura femminile di Theda Bara, vamp per eccellenza del primo cinema muto.

La bella di Lodi

Italia, 1963
con Stefania Sandrelli, Ángel Aranda, Elena Borgo, Maria Monti, Giuliana Pogliani, Cesare Di Montignano, Gianni Clerici, Renato Montalbano, Mario Missiroli
regia di Mario Missiroli


Labelladilodi


In una spiaggia della Versiglia la ricca Roberta si accorge che un giovanotto ha messo le mani nella sua borsa, lui dice di essere in cerca di una sigaretta e di non volerla disturbare e dopo qualche convenevole la invita a una gara a cui deve partecipare. La ragazza finge indifferenza ma si presenta all’appuntamento e finisce a letto con lui. Un’avventura estiva che però spaventa Roberta: dopo qualche mese Franco scopre il suo indirizzo e insiste per vederla, le telefona proprio il giorno in cui i nonni stanno festeggiando le nozze d’oro. Temendo un ricatto Roberta va all’appuntamento scortata da due carabinieri e fa arrestare il ragazzotto che voleva solo regalarle un cagnolino.
Franco è condannato a sei mesi di prigione e dopo qualche mese Roberta si va ad informare su come sta scontando la pena e scopre che è stato rilasciato, si fa dare il suo indirizzo e va a trovarlo. Ricomincia la relazione tra i due e Roberta pur di non perderlo è disposta a finanziargli l’acquisto di un garage ma quando lui ha un incidente con la spider di lei la pragmatica nonna interviene facendoli sposare purché Roberta ricominci a gestire come si deve le attività di famiglia.



Labelladilodi


Dal racconto omonimo di Alberto Arbasino, in seguito diventato romanzo, e sceneggiato dallo stesso autore, un film che, prima di tanti altri capolavori della commedia all’italiana stigmatizza i difetti del boom economico; in comune con molti film a venire, sicuramente molto più belli, c’è l’uso delle canzoncine estive, il contrasto tra il fascino della modernità qui i nascenti “non luoghi”, autogrill, motel e stazioni di benzina sulla neonata Autostrada del Sole rispetto alle austere case di famiglia; Roberta consiglia addirittura all’impiegato del carcere di trasformare le vecchie prigioni vicine al centro in appartamenti e ricostruire un nuovo carcere economico fuori città.
La bella di lodiDi profondamente diverso c’è lo stile dell’unica regia cinematografica di Missiroli: numerose ellissi temporali che tagliano i momenti topici della relazione: l’arresto, l’incidente in spider di Franco, il matrimonio della coppia. L’attenzione è tutta per la classe degli imprenditori lombardi che sta vivendo il passaggio dalla proprietà agricola agli investimenti immobiliari, con un pragmatismo tipicamente contadino allenato però alle letture del mercato azionario, un ceto che trasforma tutto in un’occasione di guadagno anche la relazione poco consona allo status di Roberta viene gestita dalla nonna, una virago più che una matriarca, che pur di non perdere le capacità imprenditoriali della nipote distratta dalla passione, consiglia il matrimonio con il giovanotto di oscuri natali e dubbie virtù pensando addirittura che la sua scarsa morale possa tornare a vantaggio della famiglia.
Resta molto interessante la figura di Roberta, interpretata da una Sandrelli appena 17enne doppiata con forte accento lombardo da Adriana Asti: oltre alle capacità imprenditoriali che mancano al fratello ha anche un approccio al sesso e all’amore molto maschile: promiscua nelle relazioni e disposta a mantenere l’uomo che le piace, un unicum forse in tutta la cinematografia italiana, almeno fino al nuovo millennio

Nata ieri

Born Yesterday
USA 1950 Columbia
con Judy Hollyday, Broderick Crawford, William Holden, Howard St. John, Frank Otto, Larry Oliver, Grandon Rhodes, Smoki Whitfield, Hekyn Eby Rock, Barbara Brown, Claire Carleton
regia di George Cukor



BornYesterday


Il “re degli stracci” Harry Brock arriva a Washington in pompa magna per manipolare il congresso e farsi fare una legge ad personam, al suo seguito c’è l’amante, l’ex ballerina Billie Dawn, un’oca giuliva che Brock e il suo avvocato Jim Devery usano come testa di legno intestandole molti dei beni di Brock.
Persino il rozzo re degli stracci si accorge che Billie è davvero troppo volgare per Washington e decide di farla istruire da Paul Verrall, un integro giornalista che lo ha intervistato. Tra Billie e Paul c’è una forte attrazione che il giornalista fatica a reprimere, dal canto suo la ragazza rimane affascinata dalla cultura, oltre che dal giovane, e scopre di essere intelligente e con l’aiuto dell’amato giornalista riesce a fermare gli imbrogli di Brock.



Born-Yesterday


Deliziosa commedia di George Cukor rifatta nel 1993 con Melanie Griffith, Don Johnson e John Goodman.
Tratta da una commedia di Garson Kanin che aveva come protagonista teatrale la stessa protagonista cinematografica, l’inarrivabile Judy Holliday che per questa prova vinse meritatamente l’oscar sbaragliando la Bette Davis di Eva Contro Eva e la Gloria Swanson di Viale del Tramonto diventando il prototipo della ragazza media americana e anche il modello meno noto di Madonna negli anni ’80 che nel capello corto biondo platino di True Blue riprende proprio il look dell’attrice oggi dimenticata anche per la morte prematura a soli 44 anni.



NataIeri


La bravura di Judy Holliday è apprezzabile anche in italiano dato che Lina Morelli fece un incredibile doppiaggio della voce querula e sguaiata di Billie, rendendo perfettamente il personaggio anche se a volte si fatica a capire cosa dice, una scelta coraggiosa e vincente che permette di comprendere tutte le sfumatere della svampita protagonista che può essere insicura davanti alla cultura e al sentimento, aggressiva o spaventata con il compagno violento, perennemente ubriaca per sopportare la noia e la volgarità del re degli stracci.



NataIeri


La morale della pellicola è alta ed è da apprezzare la capacità di evitare la retorica di Cukor pur scomodando il Capitolo e tutti i grandi della Patria ma soprattutto è una morale molto scomoda ai nostri giorni, con l’impegno e la fatica tutti possono farsi una cultura che permette loro di riscattarsi: Billie smette addirittura di accettare passivamente “i quattro schiaffi” che ogni tanto Brock le assesta e mi sembra un messaggio più importante e realistico che accorgersi di essere proprietaria di metà dei suoi beni e ricattarlo affinché non truffi il popolo americano comprando i senatori corrotti.

L’ombra del dubbio

Shadow of a Doubt
USA 1943 Universal
con Joseph Cotten, Teresa Wright, Macdonald Carey, Patricia Collinge, Henry Travers, Charles Bates, Hume Cronyn, Wallace Ford, Eily Malyon, Edna May Wonacott, Janet Shaw, Irving Bacon, Estelle Jewell, Clarence Muse, Ethel Griffies, Frances Carson
regia di Alfred Hitchcock



L'ombradeldubbio


Charlie Oakley decide di fare visita alla sorella e alla sua famiglia nella cittadina di Santa Rosa in California, suscitando l’entusiasmo della nipote maggiore che porta il suo nome. Ben presto la ragazza si accorge di alcune ambiguità dell’amato zio che è sospettato di essere un serial killer che uccide ricche vedove. Quando si vede scoperto il killer cerca in ogni modo di eliminare la nipote che dal canto suo lo scongiura di andarsene per non turbare la pace famigliare, l’epilogo non potrà che essere tragico.



Shadow of a Doubt


Film molto amato dal regista che spesso lo definì la sua opera migliore, L’ombra del dubbio non brilla per maestria tecnica ma di sicuro introduce alcuni dei temi che diventeranno fondamentali nella teoretica hitchcockiana.



Shadowofadoubt


La storia è l’ennesima variazione sul tema di Barbablù: una giovane donna affascinata da un uomo misterioso di cui cerca di scoprire i segreti scoprendo orrori che mettono in pericolo la sua stessa vita; è però il tema del doppio che Hitchcock analizza con sottigliezza: i due protagonisti hanno lo stesso nome, Charley (Carlo e Carla nella versione italiana) e la nipote si chiama così proprio in onore dello zio che si fa passare per un affarista di successo. Il legame è sottolineato dal gioco iniziale del telegramma quasi telepatico: la giovane Charley annoiata dalla piatta vita di provincia pensa di scrivere allo zio ed invitarlo a casa e proprio in quel mentre arriva il telegramma che annuncia l’imminente visita dello zio. L’entusiasmo iniziale è però spento da improvvisi scatti d’ira dell’uomo e quando i due poliziotti che si fingono intervistatori per uno studio sulla famiglia tipo americana spiegano a Charley il motivo delle indagini, i sospetti sullo zio aumentano e diventano certezza proprio nel momento in cui l’altro sospettato muore senza che ci sia possibilità di riconoscere il cadavere.
Lo scontro tra le due facce della stessa medaglia è inevitabile: alla ragazza iniziano a succedere una serie di strani incidenti e per salvarsi non le resta che procurarsi l’anello con le iniziali di una delle vittime inducendo così lo zio a lasciare la casa dei Newton ma anche sul treno il killer cercherà di uccidere la nipote che riesce a spingere Oakley giù dal treno.



L'ombradeldubbio


Non mancano i tocchi ironici a partire dal signor Newton e il suo amico che hanno come unico passatempo quello di realizzare il delitto perfetto, fino al tentativo di uccidere la ragazza con i gas di scarico dell’auto: quando Charley entra in garage per spegnere il motore si accorge che manca la chiave e allora come può continuare a restare acceso il motore? Non so se esistevano auto che rimanevano accese anche senza chiave ma so che Hitchcock ama lasciare dettagli anche insensati nei momenti in cui la tensione è alle stelle perché lo spettatore non viene comunque distratto.
Il regista compare di spalle sul treno durante il viaggio che porta Oakley a Santa Rosa e sfodera una scala di picche, elemento che introduce la natura malefica del protagonista sottolineata anche dallo sbuffo di vapore del treno che arriva in stazione.



L'ombra del dubbio


Ottimi gli attori, assurdo il doppiaggio italiano: è una versione spagnola del 1947 e soprattutto i bambini hanno un chiaro accento spagnolo che ogni tanto sfugge anche agli altri doppiatori, l’effetto è così fastidioso da penalizzare anche la colonna sonora, una versione distorta del valzer della Vedova Allegra che punteggia in varie forme tutto il film.

Humandroid

Humandroid Chappie, 2015
con Dev Patel, Hugh Jackman, Sigourney Weaver, Yolandi Visser, Watkin Tudor Jones
regia di Neill Blomkamp



Johannesburg è la prima città a dotarsi di robot poliziotti e con l’arrivo degli Scout, robot dotati di una propria intelligenza artificiale, l’emergenza criminalità diminuisce in brevissimo tempo. Una delle ultime gang rimaste decide di fare in modo di bloccare i robot per poter mettere a segno un colpo e rapisce Deon, l’ingegnere della Tetravaal, la ditta costruttrice. Proprio quel giorno Deon aveva rubato un’unità destinata al macero per testare un nuovo software di intelligenza artificiale in grado di evolversi da sola, i malviventi decidono di farne un gansta robot..



Dopo l’esperienza americana di Elysium (pessima a quanto dicono tutti ma io non ho visto il film)  Neill Blomkamp torna ad ambientare il suo ultimo film in patria, in Sudafrica, sfruttando i ghetti come nell’esordio trionfante di Distric 9 e per il soggetto sviluppa un suo corto del 2004.
Il risultato però non è esaltante anche se io l’ho trovato piacevole dopo i primi momenti di spiazzamento riguardo alle figure dei gangster dal cuore tenero che si trovano a svezzare un robot appena creato, lato buffo ovviamente sottolineato dal doppiaggio con le voci più comiche e mielose che possa offrire il settore italiano.
Il robot neonato ha le movenze di un cucciolo (tutta la mimica è affidata alle due alette/antenna che funzionano come le orecchie di un animale rivelando curiosità, paura ecc..) e da subito viene soprannominato Chappie, proprio come un cane.
Tra il creatore Deon che cerca di fare in modo che la sua personalità possa svilupparsi liberamente, la materna Yolandi e il burbero Ninja che vuole da subito un robot che sappia essergli utile per i suoi scopi, Chappie deve barcamenarsi tra diverse esperienze, sul modello di Pinocchio.
Il problema principale è che Chappie ha solo cinque giorni da vivere perché la batteria dell’unità usata per crearlo non è più ricaricabile, in questo breve lasso di tempo Chappie attraversa tutte le fasi dell’infanzia e dell’adolescenza: timido e curioso come un bambino piccolo, spaventato dall’incontro con il mondo, convinto di essere indistruttibile, in conflitto con la figura del creatore, ingannato dal padre Ninja, costretto ad affrontare l’idea della morte prima di un cane, poi scoprendo di aver poco tempo da vivere e infine dovendo affrontare la morte effettiva dei propri cari che il robot risolverà in modo geniale.
Humandroid è forse il primo film di fantascienza su un’A.I. dove il tema si coniuga con la commedia e non con il dramma, un’ibrido bizzarro ma interessante che forse aprirà un nuovo filone.

Nausicaa della valle del vento

Nausicaadellavalledelvento Giappone 1984
Kaze no tani no Naushika
regia di Hayao Miyazaki

Mille anni dopo una guerra termonucleare che ha distrutto gran parte della Terra creando una Giungla Tossica mortale per gli esseri viventi, gli uomini continuano a combattersi divisi in due fazioni. In un piccolo regno indipendente vive la principessa Nausicaa, che prova una grande empatia per la natura anche quella maligna della Giungla Tossica. Il regno della Valle del Vento si troverà coinvolto nello scontro tra regni di Tolmechia e Pejite e la giovane Nausicaa si batterà con tutte le sue forze per impedire che una pericolosa arma del passato venga ripristinata..

Nausicaa della Valle del Vento è il secondo lungometraggio firmato da Miyazaki, trasposizione filmica di un manga scritta dal regista, e il successo della pellicola fece in modo che l’autore giapponese potesse aprire la sua casa di produzione, lo Studio Ghibli.
Il film è il primo in cui le tematiche ambientaliste e pacifiste di Miyazaki vengono espresse chiaramente: la Giungla Tossica è tale perché si sviluppa sul terreno contaminato dalla guerra, coltivate in un terreno salubre le piante della giungla non producono più spore tossiche, anche gli insetti mostruosi che si sono adattati a vivere nella giungla continuano ad essere mossi dal sentimenti animali, come ad esempio la salvaguardia dei piccoli.
Su questi temi Miyazaki innesta la sua proverbiale passione per il volo creando un mondo fantastico dove nel complessivo decadimento tecnologico sopravvivono forme di energia che permettono il volo di grandi astronavi e dell’aliante di Nausicaa.
La prima eroina del regista giapponese si distingue dalle altre perché è un po’ più grande, non è un efebica adolescente ma possiede un corpo ben connotato sessualmente.
Sono presenti anche riferimenti artistici che non mancano mai nei film di Miyazaki, che si ispira all’architettura organica di Gaudì e quando Nausicaaa e Asbel si risvegliano sotto le sabbie mobili, gli alberi pietrificati creano un ambiente che ricorda la Sagrada Familia.
La pellicola segna anche l’inizio della collaborazione con Joe Hisaishi, il musicista che ha scritto le colonne sonore per 10 dei lungometraggi di Myazaki; Nausicaa della Valle del Vento ha una partitura molto interessante dove il classico si mescola con l’elettronico e il commento sonoro ha un rillievo fondamentale nell’economia filmica.
Il film, che non è mai stato distribuito nelle sale italiane nel corso di questi trent’anni, venne trasmesso in televisione nel 1987, diviso in quattro parti, è arrivato in sala per tre giorni da lunedì 5 a mercoledì 7 ottobre con una riedizione del doppiaggio che ha modificato parte dei nomi del doppiaggio originale.

Capitan Harlock

Dopo aver colonizzato quasi tutto l’universo, per la razza umana inizia un periodo di decadenza e miliardi di coloni vogliono fare ritorno al pianeta Terra. Chi è rimasto sulla Terra non accetta il ritorno di massa e dopo una guerra feroce il pianeta Terra viene considerato un santuario irraggiungibile protetto dalla flotta della coalizione Gaia ma esistono dei ribelli contrari a questo stato di cose guidati dall’Arcadia di Capitan Harlock.
Logan, fratello di un gerarca dell’esercito, si infiltra tra i pirati per uccidere Harlock..

Capitanharlock

Ho un ricordo molto vago delle avventure dell’anime di fine anni’70 per cui il mio parere sul film è scevro da ricordi ingombranti. Questa nuova versione mi è piaciuta per l’attualità di alcune tematiche, prima fra tutte quella dell’emigrazione, problema mondiale: basta abbandonare i confini dei nostri mari e pensare all’Australia presa di mira dai migranti del Sud Est asiatico o gli States che devono vedersela con i migranti sudamericani.
Altro tema molto interessante è la manipolazione delle informazioni da parte degli “organi statali”: nel futuro remoto ipotizzato da Shinji Aramaki la contraffazione delle notizie si avrà con mirabolanti ologrammi. La missione di Capitan Harlock è quella di svelare la menzogna governativa per ripristinare la verità, questo aspetto è un primo punto di contatto con V per Vendetta (volendo se ne trovano altri).
A scombussolarmi un po’ è stato il doppiaggio, non tanto per la qualità dei doppiatori quanto per le scelte di traduzione con un eccessivo uso di termini inglesi per colpire l’immaginario e sinceramente non ho capito perché il protagonista nei titoli di coda sia indicato con il nome inglese Logan mentre nel film viene chiamato Yama (presumo il nome nella versione giapponese).
Vero protagonista del film è Logan/Yama e il suo rapporto conflittuale con il fratello nei cui confronti si sente debitore per aver causato l’incidente che lo ha immobilizzato rovinandogli la brillante carriera militare. Capitan Harlock viene caratterizzato misterioso e tormentato come nel cartone animato, nel film si racconta il suo segreto ma il personaggio viene ammantato da un alone leggendario che ne fa una figura che va oltre l’uomo e il tempo tanto che mi pare (resto un po’ criptica per non fare spoiler) che il film racconti il prequel dell’anime.

Il primo uomo

Ilprimouomo Nel 1957 lo scrittore Jacques Cormery torna in Algeria, dove era nato quarantatré anni prima, per una contestata conferenza sulla soluzione pacifica del conflitto nella colonia francese e intanto va a trovare la madre che non vede da tempo. La permanenza nella casa materna fa riaffiorare i ricordi dell’infanzia quando Jacques era un bambino povero, legatissimo alla madre, vedova di un caduto della prima guerra mondiale; insieme allo zio Etienne, Jacques e la madre formavano una famiglia retta con pugno d’acciaio dalla nonna.

L’omonima opera incompiuta di Albert Camus, dai risvolti autobiografici pubblicata postuma, a cura della figlia nel 1994, offre l’occasione a Gianni Amelio per tornare su uno dei temi più cari alla teoretica dell’autore, quello dell’infanzia. C’e’ estrema partecipazione nelle parti ambientate nel 1924, quando Jacques ha dieci anni e inizia a porsi alcune domande sulla propria condizione di bambino povero e orfano di padre. Destinato dalla nonna al duro lavoro insieme allo zio Etienne, Jacques può’ permettersi di continuare la scuola grazie all’interessamento del maestro che gli fa destinare una borsa di studio. Se il maestro Bernard è una figura paterna sostitutiva, tutto il film ruota attorno al rapporto tra il bambino e le due donne che hanno segnato la sua infanzia: la nonna severa che non esita a frustarlo e la madre dolcissima che lo appoggia sempre, soprattutto il giorno in cui il ragazzino decide di rifiutare l’autorità sottraendosi alla punizione imposta dalla nonna.
La guerra d’Algeria viene evocata anche nelle sequenze del ’24 proprio nell’assenza del popolo algerino: la vita di Jacques e i suoi amici si svolge senza accorgersi degli arabi (la ragazzina che lava le scale) se non per prenderli in giro (la liberazione dei cani randagi). Il conflitto tra i coloni e gli autoctoni è rappresentato dalla rissa tra Jacques e Hamoud, il compagno di scuola arabo, quando i due uomini si ritrovano nel ‘57, nonostante Hamoud chieda un favore a Jacques, il ricordo degli anni d’infanzia è opposto: se per lo scrittore il compagno di scuola era un amico, quest’ultimo ribadisce una mancanza di stima (in quanto oppresso) che continua anche nel ‘57.
Se il piccolo Jacques può accontetarsi di essere il figlio di un soldato morto per la patria, l’intellettuale, che ha perso il senso retorico della parola patria, ha bisogno di ritrovare l’uomo e infatti la pellicola si apre con Jacques adulto che cerca la tomba del padre nel cimitero di guerra e termina con la brevissima comparsa del genitore sullo schermo nel flashback della nascita di Jacques.
Maya Sansa è l’unica interprete italiana della pellicola che dovrebbe vantare un doppiaggio di tutto rispetto (PierFrancesco Favino per Cormery adulto, Kim Rossi Stuart per lo zio Etienne) ma sinceramente non ho riconosciuto neppure una voce e non saprei se interpretarlo come un bene o come un difetto; detto questo possiamo concludere che Il primo uomo è il viaggio dentro la memoria personale e collettiva di un individuo, che Amelio racconta con estrema grazia e raffinatezza.