Lo svitato

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Italia, 1956
con Dario Fo, Franca Rame, Giorgia Moll, Leo Pisani, Alberto Bonucci, Franco Parenti, Carlo Bagno Umberto D’Orsi
regia di Carlo Lizzani

L’aspirante giornalista Achille lavora come fattorino in un giornale. Quando viene pubblicato un suo articolo su un pugile che piange nella sua cameretta dopo aver messo ko l’avversario, il pugile in questione lo stende. Per evitare guai Gigi, il manager del pugile intorta Achille con l’aiuto di Elena, insegnante di ginnastica nella stessa palestra. Achille s’innamora di Elena e si confida con Diana, ballerina che ha una relazione burrascosa con Gigi. L’amicizia con Gigi porta Achille a sviluppare un piano: fingere il rapimento dei cani di razza, stelle di un’esposizione canina per liberarli pochi giorni dopo. Achille sarebbe l’unico a riportare i due scoop e diventerebbe reporter ma Gigi ha intenzione di vendere gli animali e sposarsi con Elena. Il piano non riesce perché i cani sfuggono ad Achille che scopre anche il tradimento di Gigi ed Elena ma fortunatamente una precedente vittoria a bigliardino segna un nuovo capitolo con Diana.

Lo svitato è l’unico film di cui Dario Fo è protagonista, oltre che soggettista e sceneggiatore per la regia di Carlo Lizzani, anche lui poco più che debuttante (è la sua quarta regia).

Si tratta di una commedia dove Fo s’ispira chiaramente alle grandi maschere della comicità cinematografica: abbigliamento strambo, gag fisiche, episodi surreali: la fuga di Achille inseguito dai cani rimanda a Le sette probabilità di Buster Keaton.

Emerge lo spirito satirico del futuro commediografo in una critica pungente del mondo del giornalismo: il direttore del giornale che spiega i meccanismi del settore ad Achille gli racconta che ha sbaragliato la concorrenza il giorno dell’esperimento della bomba H aprendo con la notizia del rapimento di una bambina perché le vecchie paure hanno più presa sul pubblico delle nuove. La lezione di manipolazione giornalistica porta Achille ad elaborare il suo piano per diventare giornalista ma la sua ingenuità si scontra con il doppiogiochismo del presunto amico Gigi.

Anche i personaggi femminili nascondono un colpo di scena la vistosa e svampita Diana è molto più onesta di Elena che ha tutte le apparenze di una brava ragazza.

Oltre che come approfondimento delle origini della comicità del Premio Nobel per la letteratura, Lo svitato può essere interessante come documento storico della vecchia Milano del primo dopoguerra, grazie allo stile neorealista di Lizzani che gira il film quasi tutto in esterni.

Volere volare

Italia 1991
con Maurizio Nichetti, Angela Finocchiaro, Mariella Valentini, Patrizio Roversi, Remo Remotti, Renato Scarpa, Massimo Sarchielli, Osvaldo Salvi, Lidia Biondi, Enrico Grazioli, Mario Pardi, Valeria Cavalli
regia di Maurizio Nichetti

Martina è una ragazza che per mantenersi nella “Milano da bere” fa un lavoro un po’ particolare: realizza le fantasie più stravaganti dei suoi clienti. Quando conosce Maurizio la presenza casuale del timido rumorista con la passione dei cartoni animati rende le performance memorabili e la presenza del buffo omino diventa indispensabile per i suoi bizzarri clienti così Martina insise nel cercarlo ma Maurizio è sempre più evasivo perché si sta trasformando in un cartone animato…

Nichetti come sempre precorre i tempi e non mi riferisco al fatto che l’idea di un film che mischiasse cartoon e live action fosse venuta al regista prima dell’uscita di Chi ha incastrato Roger Rabbit? ma al fatto che il bizzarro lavoro di Martina sia oggi realtà con Onlyfans: non frequento ma posso tranquillamente immaginare che esista una categoria come quella degli architetti che pagano per vedere qualcun* farsi una doccia.

Il film dai toni favolistici e gentili è una satira surreale della Milano da bere tutta sesso e danaro come rappresentato dai due coprotagonisti: l’amica di Martina pensa solo a trovarsi un riccone che la mantenga, il fratellastro di Maurizio, Patrizio pensa solo ai film porno.

Anche i luoghi di molte scene sono i più iconici di Milano, il vicolo delle Lavandaie sul Naviglio, la chiesa di Santa Maria del Carmine con la statua di Mitoraj sul sagrato, peccato la fotografia un po’ televisiva nonostante il riuscito mix con il cartone animato ma conosciamo i limiti delle produzioni italiane.

Tornando al film resta l’invito alla libertà di essere sè stessi: alla fine, Martina che si mantiene aiutando i suoi bizzarri clienti a realizzare le loro fantasie e il timido rumorista troppo esposto ai fumetti da diventare a sua volta un cartoon non dico siano i più normali ma di certo hanno lo stesso diritto di tutti gli altri di essere accettati con le loro peculiarità.

Nichetti riconferma la sua maschera stralunata dalla comicità ispirata a Buster Keaton, molte le citazioni tra tutte l’omaggio a L’uomo invisibile con tanto di atmosfere espressioniste ben congeniali alla nebbia milanese.

Due milioni per un sorriso

Italia 1939
con Enrico Viarisio, Giuseppe Porelli, Elsa De Giorgi, Sandra Ravel, Romolo Costa, Dhia Cristiani, Lauro Gazzolo, Pina Renzi, Ermanno Roveri, Giuseppe Pierozzi, Vasco Creti, Guido Barbarisi, Maria Polese, Raimondo Van Riel
regia di Mario Soldati, Carlo Borghesio

L’anziano Giacomo Perotti, emigrante che ha fatto fortuna in America, improvvisamente vende le sue attività e torna in Italia alla ricerca del suo amore di gioventù, ormai morto da tempo. La locanda dei genitori dell’amata è ora proprietà di Spinelli, un maneggione sull’orlo del fallimento che convince Perotti a far rivivere il perduto amore sul grande schermo. Il tycoon accetta ma è molto puntiglioso nella ricerca dell’attrice che dovrà interpretare Maria tanto che, incontrato per caso Martino, un giovane maestro che gli somiglia molto, gli affida la direzione artistica del film; Spinelli fa di tutto per far scegliere una sua protetta e rischia di rovinare anche la relazione tra Martino e una giovane dattilografa ma sarà proprio la macchina da presa a far trionfare l’amore e a far tornare Perotti alla sua ditta di sigari americani.

Una graziosa commedia di regime in cui Soldati anticipa il gioco metacinematografico di scatole cinesi tra finzione e verità che culmina in Dora Nelson, uscito sempre nel 1939.

Tutti nel film si fingono qualcos’altro, ogni membro dei reparti della casa di produzione cinematografica Perotti è in realtà qualcuno prestato all’impresa per rientrare dai debiti di Spinelli eppure sarà proprio una ripresa fortuita dell’operatore cinematografico più imbranato (una citazione di Buster Keaton ne La palla n 13) a svelare verità, ovvero la finzione amorosa di Maria, la dattilografa manipolata anche lei da Spinelli per lasciare Martino al suo (falso) destino di grande produttore cinematografico.
Perotti soddisfatto per aver trovato ancora un briciolo di verità -attraverso il cinema- torna soddisfatto alle sue attività oltreoceano.

Il concetto alla base della pellicola è raffinato, la trama forse meno riuscita con gag e personaggi altalenanti: a interpretare il doppio ruolo del vecchio Perotti e del giovane Martino c’è la star dei telefoni bianchi Enrico Viarisio non all’altezza del compito soprattutto nei panni del giovane maestro.
Sono belle le riprese delle donne accorse ai provini che anticipano situazioni neorealiste da Bellissima ad altri film del neorealismo rosa fino al drammatico Roma ore 11.

La donna eterna

She
USA 1935 RKO
con Helen Gahagan, Randolph Scott, Helen Mack, Nigel Bruce, Gustav von Seyffertitz, Lumsden Hare, Samuel S. Hinds, Noble Johnson
regia di Lansing C. Holden e Irving Pichel



She


L’aitante Leo Vincey viene chiamato al capezzale dello zio che gli rivela il segreto di famiglia: secoli prima un loro antenato si era avventurato in terre sperdute trovando l’elisir dell’eterna giovinezza, però solo la moglie era tornata dalla spedizione. Il vecchio scienziato affida al nipote il compito di continuare le ricerche assieme al suo assistente, il professor Horace Holly. I due partono per la Siberia e qui trovano solo un vecchio avido disposto a far loro da guida, assieme a Tugmore parte con loro anche la figlia Tanya. L’avidità della guida causa una valanga da cui Vincey, Holly e Tanya si salvano a stento infilandosi in una grotta che sembra portarli in un mondo lontani, vengono assaliti da dei cannibali ma salvati da dei soldati: è l’esercito di She, Colei che si deve obbedire, divina sovrana della città di Kor. Appena la donna vede Leo Vincey lo crede il vecchio amante redivivo, che secoli prima aveva ucciso per gelosia. She fa di tutto per sedurre Leo che però si sta innamorando di Tanya, la regina vuole condividere con Leo il segreto della sua eterna giovinezza ma gli tace che il rito prevede il sacrificio di Tanya. Leo la salva e nella fuga Leo Tanya e Holly arrivano nella sala della fiamma eterna dove la regina entra più volte rinunciando all’immortalità per spegnersi come una vecchia mummia.



La donna eterna


La donna eterna, tratto dal romanzo omonimo (She) di H. Rider Haggard è una classica poduzione Merian C. Cooper che definì la pellicola il peggior film che avesse mai fatto, nonostante questo il film ha avuto due remake, nel 1965 e nel 1982.
La donna eterna si credeva perduto, bruciato in un incendio dei magazzini della RKO invece una copia fu ritrovata nel garage di Buster Keaton. L’opera è stata restaurata e colorizzata perché il progetto nasceva in technicolor ma i problemi della casa di produzione portarono a girarlo in bianco e nero.



She ladonnaeterna


Per quanto il produttore non lo amasse, il film rispecchia il suo immaginario fantastico con la spedizione che si trova a contatto con una realtà aliena, il gigantesco gorilla di King Kong, il folle proprietario dell’isola de La pericolosa partita, l’oggetto sessuale qui però non è la donna ma forse per la prima volta il belloccio Randolph Scott che si destreggia a fatica tra la prolissa Tanya e l’altera e immortale regina di Kor.



La donnaeterna


Forse il cast è l’elemento più debole della pellicola: Nigel Bruce, noto Watson cinematografico, che non si accorge, come i compagni, del resto, che i cannibali non sono per nulla amichevoli e il paiolo incandescente viene preparato per essere un “simpatico” ornamento della sua testa è solo risibile senza nessuna venatura spaventevole.
Entusiasmante invece il reparto scenografico di chiara matrice deco in grado di ricostruire un’opulenta citta nascosta e creare fantastici balletti che preludono al cruento destino a cui Tanya si sottopone spontaneamente per amore; e al look di Colei a cui si deve obbedire si ispira la Regina Cattiva della Biancaneve disneyana.

Chi la dura la vince

The Passionate Plumber
USA 1932, MGM
con Buster Keaton, Jimmy Durante, Irene Purcell, Polly Moran, Gilbert Roland, Mona Maris, Maude Eburne, Henry Armetta, Paul Porcasi, Jean Del Val, August Tollaire
regia di Edward Sedwick


The passionate plumber


Parigi: l’idraulico Elmer Tuttle viene chiamato a riparare un guasto alla doccia di Patricia Alden, una ragazza del bel mondo. Il fidanzato di lei, che la tiene sulla corda facedole credere di essere sposato con un’altra, si ingelosisce e sfida a duello Elmer che sceglie come padrino Julius, il cameriere che gli aveva procurato il lavoro. Elmer è anche un inventore e ha realizzato un innovativo modello di pistola, con l’aiuto di Julius vorrebbe mostrarlo al generale Bouschay, decidono di farlo durante una serata al Casino di Parigi che ovviamente finisce malissimo ed Elmer fugge con l’auto di Patricia, distruggendola, per ripagarla la donna gli propone di aiutarla a liberarsi dalla relazione con Tony fingendosi il suo amante; Elmer prende molto seriamente il compito e scopre che Tony ingannava sia Patricia che la presunta moglie, smascherato il seduttore, l’amore tra Elmer e Patricia trionfa.



The passionate plumber


Chi la dura la vince è una delle commedie sonore che Buster Keaton girò nel suo periodo alla MGM, il plot non è originalissimo: l’ingenuo ingaggiato per allontanare il fidanzato fedifrago riesce a smascherarlo e a conquistare il cuore della bella, la cosa interessante è vedere come il grande genio del cinema muto si adatta al sonoro, usando un tono monocorde che ben si sposa con l’imperturbabilità della sua maschera.
abbastanza stridente il contrasto con la spalla Jimmy Durante la cui comicità è fatta più di parola, giochi di parole e parlantina a raffica, i due girarono insieme tre film.
Migliore il supporto del resto del cast: Gilbert Roland esaspera i toni del seduttore che ben conosceva pe i suoi ruoli da latin lover ai tempi del muto, le due rivali, la bionda Irene Purcell e la mora Mona Maris rappresentano perfettamente la svampita e la latina pasionaria sempre pronta alle scene madri con urla e lanci di piatti.



Chi la dura la vince


Non è chiaro perché l’americano Elmer si trovi a Parigi con una bottega ben avviata pur non essendo in grado di comprendere le abitudini francesi, soprattutto quelle del bel mondo, ragion per cui Elmer, per trarsi dalle situazioni imbarazzanti in cui si trova userà a sproposito lo schiaffo col guanto che indica la sfida a duello, resta memorabile -e in perfetto stile pre code– il primo schiaffeggiamento con Tony Lagorce: al tocco del guanto Elmer risponde usando l’asciugamano che lo cinge in vita per coprire le sue parti intime dopo che si è bagnato nel tentativo di riparare la doccia.
Il momento più divertente del film resta la scena della colazione, un brevissimo assolo delle tipiche gag della comicità lapstick del comico che trasformano i semplici gesti del servire a letto la colazione all’amata in un vero delirio comico, arrivando a sciabolare un uovo alla cocque.
In omaggio alla trasferta francese cambia anche il look di Keaton che sostituisce la paglietta con un basco.

Infedelmente tua

Unfaithfully Yours
USA 1948 20th Century Fox
con Rex Harrison, Linda Darnell, Rudy Vallee, Barbara Lawrence, Kurt Kreuger, Edgar Kennedy, Torben Meyer, Robert Greig, Lionel Stander, Al Bridge, Julius Tannen, Evelyn Beresford
regia di Preston Sturges



Infedelmente tua


Il direttore d’orchestra Alfred De Carter torna da una lunga tournée sempre più innamorato della bella e giovane moglie Daphne ma il cognato, August che ha frainteso una frase di De Carter alla partenza, ha messo un investigatore alle calcagna della cognata scoprendo un tradimento. Alfred non vuole nemmeno leggere il rapporto ma alla fine scopre che la moglie se l’intende con il suo giovane segretario. Durante un concerto ipotizza tre soluzioni: l’uxoricidio il perdono e la roulette russa con il rivale. Deciso a uccidere la moglie, per Alfredo non risulta facile mettere in atto il piano che nell’immaginazione sembrava così semplice e alla fine scopre che la moglie non lo ha tradito.



Unfaithfullyyours


Complessa commedia brillante di Preston Sturges che mescola toni noir e melodrammatici per finire in puro stile slapstick.
Anche la musica classica ha una grande importanza nel plot: è durante un concerto che il direttore valuta le opzioni per risolvere la propria situazione amorosa, l’overture della Semiramide di Rossini gli suggerisce l’uxoricidio, l’overture del Tannhäuser und der Sängerkrieg auf Wartburg di Wagner lo riduce a più miti consigli immaginando di lasciare libera la moglie di andarsene con l’amante mentre il poema sinfonico della Francesca da Rimini di Tchaikovsky lo spinge a tentare la sorte con il rivale rimanendo ucciso durante una roulette russa.
La cosa divertente è che De Carter non vorrebbe nemmeno leggere il rapporto dell’investigatore, lo straccia più volte ma il documento sembra ritornare e quando i direttore d’orchestra si reca direttamente dall’investigatore per far distruggere il documento originale, il detective Sweeney, melomane e suo grande fan, gli rivelerà il contenuto del rapporto convinto che l’uomo lo abbia letto.



Unfaithfullyyours


L’aplomb inglese e la cultura non possono più nulla verso il tarlo del dubbio che si insinua in Alfred ed ecco che l’artista si ritrova a meditare vendetta mentre dirige: la macchina da presa si stringe sul volto di Rex Harrison fino al dettaglio della pupilla e da lì entrare nella sua mente, la prima volta che accade, nell’ipotesi dell’omicidio di Daphne, lo spettatore resta interdetto non sapendo bene se è una fantasia o un fatto reale visto che la scena si apre su un orologio che segna la tarda ora del rientro, il meccanismo ripetuto le altre due volte non è più così efficace e infatti i due episodi sono molto più brevi.



Unfaithfully Yours


Alla fine, come nella miglior tradizione del melodramma operistico, prevale la gelosia e Alfred si precipita a casa per mettere in atto l’astuto piano per uccidere la moglie e far ricadere la colpa sull’amante ma purtroppo il piano si rivela molto difficile da concretizzare e Rex Harrison sfoggia un grande pezzo di bravura in gag molto fisiche dove mette a soqquadro l’appartamento per trovare il registratore su cui incidere le urla della moglie, il rapporto con la macchina è avvilente come in una comica di Buster Keaton, la registrazione sembra impossibile con le istruzioni manuali e quando alla fine Alfred registra la sua voce che riportata a 78 giri dovrebbe diventare più acuta e simulare le urla di una donna, diventa invece più bassa sembrando assurdi ruggiti animali.
A quel punto rientra la moglie e finalmente ci sarà il chiarimento che svela chi in realtà ha una tresca con il giovane segretario.

Le sette probabilità

Seven Chances
USA 1925
con Buster Keaton, Snitz Edwards, Ray Barnes, Ruth Dwyer, Frances Raymond, Erwin Connell, Jules Cowles
regia di Buster Keaton



Le7probabilità


La società di Jimmy Shannon e del suo socio Billy sta per fallire quando Jimmy riceve una grossa eredità che potrà riscattare solo se sarà sposato alle sette di sera del giorno del suo compleanno che è quello in cui l’avvocato gli ha notificato il testamento. E’ l’occasione per fare quello che non ha mai avuto coraggio di fare: chiedere la mano di Mary, ma nel suo imbarazzo Jimmy rovina la proposta e Mary rifiuta il matrimonio ma quando capisce che le intenzioni del fidanzato sono dettate dal sentimento, la ragazza invia il suo servitore da Jimmy per accettare il matrimonio. Intanto il socio e l’avvocato convincono Jimmy a sposarsi in ogni caso per ottenere l’eredità ma nessuna delle donne conosciute accetta la proposta. Così Billy arriva a pubblicare un annuncio sul giornale e le spose si presentano in chiesa a frotte. A Jimmy non resta che la fuga inseguito dalle sue innumerevoli nubende mentre Mary lo aspetta a casa per celebrare la sospirata cerimonia, se Jimmy arriverà in tempo…



7chances


Riscoperto solo negli anni ’70 il film non è perfetto, la prima parte, quella più legata all’opera teatrale a cui è ispirata, è abbastanza anonima la comicità surreale e rocambolesca del comico esplode nella seconda parte quando il nugolo di spose rincorre infuriato il povero Jimmy, richiamando il mito di Orfeo fatto a pezzi dalle Baccanti: le spose travolgono l’intera città terrorizzando tutti gli uomini, anche un intero drappello di poliziotti tra cui si era nascosto Jimmy.
La furia femminile viene rappresentata fisicamente dalla valanga di sassi che rincorre Jimmy e che alla fine il nostro eroe dovrà dribblare per sfuggire alla massa di spose che solo la furia della natura potrà sconfiggere. Certamente c’è una vena misogina ma Buster Keaton mette in scena anche l’infelice matrimonio con l’attrice Natalie Talmadge, una delle cause della fine prematura della sua carriera.



Le sette probabilità


La fuga precipitosa diventa anche una prova ginnica non indifferente: girata en plein air e non in studio, dove tra capitomboli, ruzzoloni e scatti fulminei Keaton attraversa tutti i dintorni di Los Angeles, dagli spazi metropolitani alle colline scoscese.
Il comico è anche regista del film e anche nella prima parte regala alcune raffinatezze: la gag del cane che cresce mentre Jimmy non si decide a dichiararsi a Mary è un classico, ma il cambio di fondale quando Keaton sale in macchina senza far spostare la vettura è una trovata usata solo da Buster Keaton.

Coney Island

USA 1917 Paramount
con Roscoe ‘Fatty’ Arbuckle, Buster Keaton, Al St. John, Alice Mann, Agnes Neilson
regia di Roscoe Arbuckle



Coney island


Mente Buster Keaton esce con una bella ragazza, Fatty s’ingegna per sfuggire alla moglie che vuole leggere sulla spiaggia e ispirandosi a un cagnolino che scava una buca si sotterra sfuggendo al controllo della moglie che nel cercarlo incontra un vecchio amico.
Old friend ruba la ragazza a Keaton (chiamato il rivale) che non ha i soldi per pagarle il parco divertimenti di Coney Island, mentre Keaton trova il modo per intrufularsi al luna park, Fatty ruba a sua volta la “pretty girl” al vecchio amico e la porta in piscina ma poiché non noleggiano costumi della sua taglia, ruba il costume da donna di una vecchia grassona e così agghindato porta scompiglio negli spogliatoi maschili e femminili, si malmena con il vecchio amico della moglie e viene arrestato mentre Buster conquista la ragazza.




Coneyisland


Coney Island è forse la comica più nota di quelle interpretate dallo sfortunato Roscoe Arbuckle, allora all’apice della carriera, comico amatissimo secondo solo a Charlie Chaplin; Fatty è anche sceneggiatore e regista del cortometraggio.
Il personaggio di Fatty, nonostante la mole imponente e la faccia da bambinone, non è il prototipo della bonomia, Fatty reagisce con astuzia o con la forza fisica alle provocazioni, anzi s’impone per ottenere quello che vuole, di certo non porta rancore come dimostra la chiusa della comica: sbattuta la petulante moglie in cella con i poliziotti, Fatty preferisce uscire dal commissariato con Old Friend, promettendosi solennemente di lasciar stare le donne che portano solo guai, salvo separarsi un attimo dopo per seguire due fanciulle.




Coneyisland


Si tratta di una comicità molto semplice quasi un canovaccio dove i personaggi non hanno nome ma solo epiteti: Old Friend,
Pretty Girl, Rival.. fatta di gag fisiche e molti ammiccamenti alla macchina da presa, una caratteristica che ho notato anche nei film di Valentino ma in Coney Island Fatty spezza la “quarta parete” e interagisce direttamente con il pubblico quando deve indossare il costume da bagno chiedendo di alzare la macchina da presa e limitandosi a una ripresa mezzo busto per dargli modo di cambiarsi senza dare scandalo.
La comica è una delle prime in cui Fatty collabora con Buster Keaton, la maschera di pietra di Buster non è ancora stata creata e si può vedere il comico addirittura ridere sguaiatamente.

Preferisco l’ascensore!

SafetyLast

Safety Last!
Usa 1923
con Harold Lloyd, Mildred Davis, Bill Strothers, Noah Young, Westcott Clarke, Mickey Daniels, Anna Townsend
regia di Fred C. Newmeyer e Sam Taylor

Harold è andato in città per far fortuna ma trova un modesto impiego in un grande magazzino e si toglie anche il pane di bocca per inviare regali alla fidanzata rimasta al paesello. La ragazza, convinta che abbia fatto carriera, lo raggiunge per coronare il loro sogno d’amore, in realtà Harold sta rischiando di perdere il posto ma ascoltando casualmente il direttore del grande magazzino in cerca di una trovata pubblicitaria per rilanciare l’azienda, gli propone la sensazionale scalata dell’edificio da parte del suo compagno di stanza ma per una serie di circostanze sarà Harold stesso a doversi arrampicare sul grattacielo.

Harold Lloyd è considerato il terzo genio della comicità americana dopo Chaplin e Buster Keaton, la sua è una maschera che incarna perfettamente lo spirito dei Roaring Twenties: ottimismo e una buona dose d’incoscienza che portano il commesso a scalare un grattacielo per potersi sposare nel suo film più famoso, Preferisco l’ascensore! dove l’immagine di Lloyd penzolante dall’orologio mezzo divelto è diventata iconica, citata in diversi film da Ritorno al futuro a Hugo Cabret.



SafetyLast!


Il film parte come una classica comica in stile Hal Roach, giocando sul misunderstanding: la prima inquadratura con musica funerea sembra rappresentare un carcerato prossimo alla pena di morte ma la corda d’impiccagione sullo sfondo è un ammennicolo per i treni e la scena straziante è solo l’addio della fidanzata e della madre di Harold che sta partendo verso la grande città.
Harold è un giovane che non si perde mai d’animo, sia che debba nascondersi dalla padrona di casa che cerca la pigione o che debba entrare al lavoro senza far capire di essere in ritardo al capo reparto.



Preferiscolascensore


Come in ogni comica che si rispetti lui e il suo amico finiscono per inimicarsi un poliziotto solo perché hanno fatto uno scherzo al poliziotto sbagliato: Harold era convinto di scherzare con un compaesano ritrovato in città ma non si è accorto dello scambio di persona e il poliziotto prende di mira l’amico che per questo motivo non potrà eseguire la scalata del grattacielo, Harold dovrebbe scalare solo il primo piano e poi esser sostituito dal vero scalatore ma una serie d’inconvenienti lo costringerà ad arrampicarsi per tutti i dieci piani così la classica comica guadagna una sequenza divertente sì, ma angosciante entrata di diritto nell’immaginario collettivo e nella storia del cinema anche per la grande abilità tecnica: alle scene girate all’altezza reale con piattaforma di sicurezza sottostante se ne aggiungono altre girate sul tetto con un preciso gioco prospettico che restituisce l’esatta angolazione dei dintorni del palazzo.