Victor Victoria

Victor/Victoria
USA 1982, MGM
con Julie Andrews, James Garner, Robert Preston, Lesley Ann Warren, Alex Karras, John Rhys-Davies, Graham Stark, Peter Arne
regia di Blake Edwards

Parigi 1934: la cantante Victoria Grant ridotta alla fame, accetta la proposta di Toddy Todd, un artista gay: fingersi un conte polacco, Victor Grazinski, che canta en travesti. Per quanto strambo il piano ha successo e ben presto Victor Grazinski diventa la stella dei cafe chantant parigini. King Marchand, gestore di night club americani legati alla mafia, non riesce a credere che Victor sia un uomo e cerca di scoprire la sua vera identità. Anche Victoria subisce il fascino di Grant e i due iniziano una relazione ma la donna non intende rinunciare al suo personaggio. Intanto la ex fidanzata di King, Norma Cassidy, torna a Chicago e informa il boss che King ha una relazione omosessuale…

Deliziosa commedia di Blake Edwards che ricostruisce perfettamente l’atmosfera anni ’30 aggiornandola alle tematiche d’inizio anni ’80 ad esempio l’uso disinvolto della parola gay e anche l’incipit del film è piuttosto audace -forse anche ancora oggi- aprendosi su Toddy addormentato su un fianco mentre alle sue spalle compare il suo compagno di letto, anche il dialogo che segue è piuttosto crudo anche se ironico: il vecchio attore (piuttosto simile a Liberace) è ben conscio di essere sfruttato dal giovane amante.

È come se Blake Edwards si divertisse a portare in scena tutte le situazioni scabrose a cui la commedia anni ’30, anche quella pre-code, alludeva solamente: la svampita Norma Kassidy è chiaramente ispirata a Jean Harlow anche nei costumi ispirati a Pranzo alle otto.

Anche King Marchand non è quello che sembra, non è un gangster ma si finge tale perché ama gestire i night club. Nessuno nel film è chi finge di essere, a parte Toddy, non a caso demiurgo di tutta la situazione, un po’ come un regista che dirige la messinscena. 

In fondo anche in Victor/Victoria il discorso metacinematografico è sempre latente ricordando che tutto è finzione, cercando anche la complicità del pubblico che non deve essere convinto delle identità fittizie dei personaggi ma partecipare a tutti i passaggi della mistificazione.

Il sapore classico del film torna anche nella costruzione di molte gag: personaggi secondari, come il cameriere, che ritornano nel finale con un ruolo risolutivo, figure di contorno (il cliente dell’albergo che assiste a tutte le entrate nella camera di Victor) con il solo scopo dí sottolineare la comica assurdità della situazione.

Il numero musicale Shady Dame from Seville è elegantissimo quando lo interpreta Julie Andrews, diventa un delirio comico nella ripresa finale di Toddy: la dualità è il tema base: dal titolo all’ambiguità dei personaggi fino alla doppia versione del numero musicale 

Alfie

GB 1966
con Michael Caine, Shelley Winters, Millicent Martin, Julia Foster, Jane Asher, Shirley Anne Field, Vivien Merchant, Eleanor Bron, Alfie Bass, Graham Stark, Murray Melvin, Sydney Tafler, Denholm Elliott
regia di Lewis Gilbert


Alfie


Alfie è un aitante garagista che pensa solo a conquistare le donne. Gilda, un’innamorata paziente che sopporta tue le sue scappatelle, rimane incinta e finisce per rifarsi una vita con uno spasimante più bruttino ma molto più serio, togliendo ad Alfie la possibilità di costruire un legame col figlio Malcom Alfred. Intanto il nostro garagista finisce al sanatorio per un problema ai polmoni e intreccia una relazione anche con Lily, la moglie del suo compagno di stanza, Harry. La donna rimane incinta ma questa volta, per salvare le apparenze, bisogna ricorrere all’aborto che viene effettuato in casa di Alfie. Il cinico casanova ha così modo di scontrarsi con la cruda realtà e come se non bastasse viene anche scaricato dalla ricca americana con cui pensava di sistemarsi che gli preferisce un amante più giovane.



Alfie


Un classico del Free Cinema inglese che rappresenta con un realismo che può scandalizzare ancora oggi, la nascente libertà sessuale inglese. Il film ha lanciato la carriera di Michael Caine con il ruolo del seducente e cinico ragazzo londinese della middle class, caratterizzato dall’accento cockney.
Una caratteristica dell’opera è il dialogo diretto del protagonista con il pubblico: sguardi in macchina, confidenze sulle “picchie” (assurda parola nella traduzione italiana per alludere alle ragazze) mentre Alfie sta amoreggiando: ma del resto il nostro eroe è così, convinto che l’onestà con cui propugna la sua libertà sessuale ne giustifichi la superficialità nei rapporti. C’è da dire che quando l’amaro finale lo mette di fronte alla cruda realtà della morte e del tempo che passa, Alfie sa accettare con dignità il suo destino di uomo votato alla solitudine per non aver saputo intrecciare rapporti solidi e se ne va incontro al suo destino con il cane randagio che aveva simbolicamente aperto il film.



Alfie


La pellicola ha un andamento circolare e ripresenta le medesime situazioni ma con declinazioni diverse: se Gilda non si era fatta problemi a portare avanti la gravidanza cercando di badare da sola al piccolo avuto da Alfie, che pure vuole instaurare un legame col figlio, sempre basato sulla libertà; Lily non può giustificare la nuova gravidanza al marito che da mesi è recluso in sanatorio, quindi bisogna ricorrere all’aborto: dopo aver messo a disposizione l’alloggio per l’operazione clandestina, Alfie se ne va a bighellonare e finisce per incontrare, non visto, Gilda che sta facendo battezzare il secondo figlio avuto da Humprey, l’eterno spasimante che si è rivelato un ottimo marito e un buon padre per Malcom. Nello stesso momento quindi, Alfie perde definitivamente le sue due occasioni di paternità ma per il giovanotto non è che un fastidio che può dimenticare tra le braccia della sua nuova amante, Ruby, l’attempata vedova americana con cui Alfie vorrebbe sistemarsi ma la donna è cinica quanto lui e non esita a preferirgli un amante più giovane; anche questa delusione è preceduta dall’incontro casuale con Siddie, la prima amante con cui Alfie era entrato in scena a inizio film, solo che la signora sposata che qualche anno prima pendeva dalle sue labbra, ora è molto vaga verso la richiesta di appuntamento proposta da Alfie, anticipando il declino del fascino seduttivo del protagonista che Ruby non avrà problemi a sbattergli in faccia.