Klimt. L’uomo, l’artista, il suo mondo

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La mostra nasce per festeggiare il ritorno alla fruibilità del quadro Ritratto di signora che appartiene alla mostra permanente della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi. Il quadro ha una storia romanzesca: balzato agli onori della cronaca una prima volta nel 1996 quando una studentessa liceale si accorse che il Ritratto di signora era in realtà la rielaborazione di un quadro precedente, Backfisch di cui l’artista aveva mantenuto il volto ma eliminato il grande cappello nero che caratterizzava la prima versione del ritratto; l’anno seguente, il 1997, il quadrò fu trafugato dalla galleria e per ricomparirvi misteriosamente nel 2019, ritrovato in ottime condizioni in un pertugio del muro di cinta del giardino della stessa galleria.
La mostra analizza l’humus artistico in cui si sviluppa la personale visione artistica di Klimt, legata alle secessioni e, dato il rapporto piuttosto stretto che l’artista austriaco ebbe con l’Italia, analizza anche le influenze klimtiane sull’arte italiana d’inizio novecento.
Di grande interesse la prima sala che ci fa capire l’ambiente in cui Gustav Klimt si è formato: una famiglia di artisti, il padre Ernest fu orafo e i fratelli Ernst e Georg furono a loro volta pittori. Di sicuro interesse le placche sbalzate in stile liberty del padre.



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La parabola dell’artista è raccontata soprattutto attraverso i ritratti femminili, sia dipinti che grafici mostrando l’evoluzione stilistica del pittore, poco spazio è lasciato ai paesaggi anche se il Giardino con galline nel monastero di Sant’Agata è un’opera peculiare che si lascia ricordare.


Il rapporto con la secessione viennese è raccontato attraverso opere di grafica, arredi, gioielli e ceramiche, oltre alle opere di altri grandi artisti come Fernand Khnopff con Maschera bianca, Franz von Stuck con Medusa



Salomè allegoria

Se diverse opere, anche klimtiane, sono state gia viste nelle esposizioni degli ultimi anni (Le due amiche erano nella locandina della mostra di Rovigo sulle Secessioni europee del 2017-18) la sezione degli epigoni italiani di Klimt è quella che riserva più sorprese, mi è piaciuta molto la Salomé di Emma Bonazzi e l’Allegoria dell’annessione del Trentino all’Italia di Ugo Bonazzi; ad introdurre la sezione è esposta, in tutta la sua magnificenza i quattro pannelli del ciclo Le Mille e una notte (1914) di Vittorio Zecchin e poi è esposto anche uno dei dipinti più visti sui social, Il sogno del melograno di Felice Casorati, pur avendolo sotto gli occhi quasi quotidianamente, dal vivo mi hanno colpito il dettaglio delle scarpe e il cartiglio della firma.



Casorati

Per tornare a Klimt, non manca una riproduzione del Fregio di Beethoven nella sua interezza, ottimamente spiegato, mentre Medicina opera perduta, è stata ricostruita digitalmente presso l’Ex Chiesa del Carmine.



Klimt. L’uomo, l’artista, il suo mondo
12 aprile 2022 – 24 luglio 2022
Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza

Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento Veneziano

E’ noto che quando una mostra fa riferimento a un artista importante e poi aggiunge una congiunzione, l’artista del titolo è solo di richiamo e a volte l’evento si rivela una mezza fregatura, con l’eposizione di molti coesi o seguaci senza un pensiero critico. Non è certo il caso della mostra milanese che si chiuderà domani.


Tiziano


La mostra spende spunto dal grande e longevo maestro del Rinascimento veneziano per praticare un excursus sulla condizione femminile nel XVI secolo, a Venezia, città colta e cosmopolita che in quegli anni ospita La querelle des femmes, una disputa sulla parità dei sessi che infiamma l’Europa e che proprio a Venezia trova una folta comunità di intellettuali femminili che partecipano in prima persona al dibattito.

La prima sala della mostra racchiude i due estremi del modello femminile in pittura: La tentazione di Adamo ed Eva del Tintoretto dialoga con la Madonna col Bambino o Madonna Zingarella di Tiziano raccontando tutta la parabola femminile: dalla causa della cacciata dal Paradiso terrestre allo strumento di Redenzione dell’umanità.
Tiziano è stato un ritrattista di donne in un epoca in cui la ritrattistica femminile di donne realmente esistenti non era pratica così diffusa, ma soprattutto il Ritratto di Eleonora Gonzaga della Rovere diventa un modello della virtù femminile nella compostezza della posa e nei simboli di fedeltà e pazienza (il cane e l’orologio).
Commovente il Ritratto di una bambina di casa Redetti di Giovanni Battista Moroni che mostra una graziosa bimba compunta nei lussuosi abiti che testimoniano il suo rango: la mostra non presenta solo quadri ma anche sculture e gioielli, le sculture spesso sono opere o riproduzioni classiche, inutile ribadire in questa sede il legame tra il Rinascimento e l’antico, interessante notare però come il ritratto in questione dialoghi con una scultura classica di un busto di bambino a ricordare come nel Rinascimento torno l’attenzione verso l’infanzia che era scomparsa nel Medio Evo.

Un modello tipicamente veneziano è quello delle Belle ritratti idealizzati a mezzobusto di bellissime figure femminili di cui è maestro Palma Il Vecchio.
Laura giorgioneCon riferimenti a studi più o meno recenti la mostra testimonia come quelle che spesso sono considerate immagini di cortigiane in realtò fanno riferimento a una simbologia ben precisa della tradizione matrimoniale o di fidanzamento: il seno nudo, di cui uno dei primi esempi è dato dalla Laura di Giorgione, figura ignota che prende il nome dalla pianta di lauro alle sue spalle, il seno nudo dicevamo non è un simbolo di meretrico ma un’offerta di purezza di cuore e amore.
Da quest’ottica vengono rilette altre composizioni tipiche del periodo, quello delle coppie: Gli amanti di Baris Bordone o di Bernardino Licinio rappresentano quindi una proposta di matrimoniale, uno scambio di doni tipici, la collana d’oro, davanti a un testimonio e non l’accordo per un appuntamento galante.
Non mancano le figure di sante e eroine storiche o bibliche: Giuditta, Maria Maddalena, Susanna e i Vecchioni, e Lucrezia, la matrona romana che si suicida dopo la violenza subita.
L’ideale di bellezza femminile, sempre confrontato con la statuaria classica, torna nelle allegorie e nelle figure mitologiche: Europa, Danae, le Muse e Venere creano un patrimonio di bellezze muliebri su cui i maestri rinascimentali esibiscono le loro conoscenze anatomiche ritraendole nelle pose più svariate, spesso con i loro amanti.
Dopo questo volo pindarico nelle bellezze ideali, si arriva alle figure femminili più interessanti, le protofemministe letterate da Gaspara Stampa di cui c’è un’incisione fino alla figure più complesse di Tullia d’Aragona o Veronica Franco, valenti poetesse e raffinate cortigiane.

Georges de La Tour. L’Europa della luce

La Maddalena Penitente di Washington è il primo quadro che accoglie lo spettatore alla mostra, opera emblematica dell’artista che ne dipinse diverse versioni, è un’immagine emblematica anche del lockdown che abbiamo trascorso, rinchiusi in solitudine a meditare sulla morte che ci circondava ed è toccante pensare alla solitudine del quadro nel periodo in cui la mostra, da poco allestita, è stata sospesa.



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George de la Tour è un pittore caravaggesco noto per le sue opere a lume di candela, meno nota è la produzione “diurna” dell’artista che viene illustrata nella mostra: oltre all’abilità nel giocare con la luce e i suoi riflessi, l’artista è maestro di realismo, le opere diurne, che siano di genere (il suonatore di ghironda o La rissa tra musici mendicanti) o religiose (i tre apostoli di Albi) rappresentano con precisa minuzia di dettagli figure di umili del suo tempo di cui colpiscono le dentature sfatte, le unghie sporche e l’intensa espressività dei volti.



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Come sottolinea il titolo dell’esposizione però, è la magia creata dalla luce candelare che determna la fama dei caravaggeschi, assieme alle quindici opere le maestro lorenese è infatti possibile ammirare le opere di altri artisti coevi a George de la Tour: dall’italiano Carlo Saraceni presente con una Natività a Gerrit de Honthorst noto in in Italia come Gherardo delle Notti, sono restata molto colpita dall’Amore Mercenario di Adam de Coster, che ha la potenza di ‘istantanea rubata nello sguardo della prostituta fisso sullo spettatore.



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Si nota come la luce della candela diveni anche un escamotage per dimostrare la propria abilità pittorica schermando la candela con la mano o oggetti vari per produrre complessi giochi di controluce.
Un capitolo è dedicato a Trophime Bigot, raffinato pittore francese misconosciuto che si va sempre più identificando con il Maestro di lume di candela la cui Vanitas presente in mostra era già nella mostra di Caravaggio del 2004.
Il bellissimo San Sebastiano curato da Irene di Bigot riporta a La Tour che a sua volta si è cimentato con questa iconografia, gli esisti sono molto diversi ma altrettanto affascinanti.



Bigot San Sebastianocurato da Irene


Anche nelle scene notturne il pittore si divide tra scene di genere, i giocatori di dadi e immagini religiose Giobbe deriso dalla moglie o l’educazione di Maria.
Chiude la mostra il San Giovanni Battista nel deserto una delle ultime opere del pittore che completa il suo lavoro di ricerca pittorica che rende i suoi lavori sempre più essenziali, nella gamma dei colori per sottolineare ulteriormente la spiritualità e la ricerca interiore ricollegandosi idealmente con la Maddalena che apre il percorso espositivo.



Georgesdelatour




7 Febbraio 2020 – 27 Settembre 2020
Palazzo Reale
Milano

Art Nouveau. Il trionfo della bellezza

Artnouveau

Mai titolo di mostra fu più esaustivo: gli appassionati di stile liberty sanno che l’art nouveau assume diversi nomi a seconda della nazione/regione che lo declina in maniera differente. Art nouveau è l’espressione francese che caratterizza “l’arte nuova” che sul finire del XIX secolo ha attraversato l’Europa e non solo.
Gran parte degli oggetti in mostra alla Venaria Reale fino al 26 gennaio appartengono precisamente alla scuola francese e anche se le sezioni tematiche sono le stesse di altre mostre, il ruolo della donna, le prime star: Sarah Bernhardt e Loie Fuller, il rapporto con la natura e la nascita dell’industria ecc…, il materiale esposto non è il solito che gira nelle innumerevoli mostre che negli ultimi anni sono state dedicate a questo periodo artistico.



Sarahbernardt


Anche Mucha che si solito spadroneggia e infatti si guadagna la locandina come artista di punta con la stessa immagine della mostra triestina del 2017, in realtà è poco presente rispetto ad altri artisti della grafica francese. La sezione grafica si rivela la più interessante dell’esposizione proprio per la presenza di opere inattese, ad esempio di Eugene Grasset, artista noto soprattutto per il calendario della Belle Jardiniere che impazza sui social, colpisce la crudezza de La Morphinomane.



La morphinomane


Anche i bronzi sono un elemento di forza della mostra ma questo perché la tridimensionalità dell’oggetto esalta l’eleganza curvilinea caratteristica principale dell’art nouveau.
Ovviamente molto piacevoli anche gli arredi ma sicuramente presenti in misura minore rispetto agli altri oggetti.
Si chiude con una piccola sezione dedicata al liberty italiano nato proprio a Torino con l’esposizione del 1902.

Preraffaelliti – Amore e desiderio

Preraffaelliti amore e desiderio

Temevo fortemente che la mostra milanese fosse una riproposta di quella torinese di cinque anni fa ma sono stata felicemente smentita, pochissimi i quadri presenti in entrambe le mostre – ça va san dire l’iconica Ofelia di Millais posta a inizio mostra creando un grande ingorgo di pubblico- e anche l’approccio al mondo preraffaellita presenta qualche differenza: la sala di Ofelia è quella dedicata a Elizabeth Siddall la modella simbolo della confraternita, protagonista di una convulsa relazione con il fondatore Dante Gabriel Rossetti, mentre a Torino erano presenti anche due opere della Siddall, a Milano viene mostrata solo come musa e mi provoca una punta di amarezza che non vengano mai esposte opere di pittrici femminili dato che la Confraternita, descritta sempre come elemento di rottura e modernità, aprì la via a diverse artiste donne anche se non appartenenti al nucleo originario del movimento che durò solo cinque anni ma del resto la mostra si conclude con due opere di John William Waterhouse, pittore che si ispira al mondo preraffaellita ormai mitizzato.



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Interessante lo spazio dedicato a Millais, il bambino prodigio che a soli undici anni dipinge I lottatori (The wrestlers) presente in mostra come è fondamentale la presenza del libro, proprietà di Millias, Pitture a fresco del camposanto di Pisa, testo su cui la Confraternita fonda il proprio gusto di rivisitazione medievale.
Come a Torino tornano i temi cardine della critica sociale: torna Prendete Vostro figlio, Signore di Ford Madox Brown, ma colpisce, del medesimo autore, lo sfrontato ritratto di Cattivo soggetto.



Cattivosoggetto


La mostra pone l’accento sul taglio delle opere, primi piani o campi molto ristretti sulla scena come dimostra Claudio e Isabella di William Holman Hunt tratto dall’opera shakespeariana Misura per misura, il taglio ravvicinato concentra l’attenzione sugli aspetti emotivi dell’opera dove però sono sempre presenti elementi floreali con valore simbolico, qui il fiore di melo, in Amore d’aprile di Arthur Hughes l’edera e i petali di lillà al suolo.



Amoredaprile


Un’attenzione naturalistica che riprende l’iconografia gotica ma i preraffaelliti sono anche i primi a dipingere en plein air: tornando a Ofelia, Millais lavorò per mesi sulle rive del fiume Hogsmill per creare lo sfondo mentre è ormai leggendaria la storia di come ritrasse la Siddall immersa in una tinozza d’acqua che si gelò causando l’infreddamento della fanciulla che non si riprese mai del tutto dalla stoica seduta di posa.
L’afflato spiritualistico della natura è reso manifesto in una sezione di opere meno note della produzione preraffaellita dove il sublime naturale diventa il soggetto, che sia il Il ghiacciaio di Rosenlaui di John Brett o Maggio a Regent’s Park di Charles Allston Collins.



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I dipinti della confraternita celebrano un ideale romantico dell’amore, fatto di passioni contrastate e spesso infelici, il legame tra Rossetti e la Siddall incarna perfettamente questo genere di passione anche se sconfessa in parte gli ideali libertari del movimento: il pittore sposò la sua musa solo in punto di morte e a trattenerlo dal mantenere la promessa matrimoniale spesso reiterata c’era anche la bassa estrazione sociale della modella; leggendaria e significativa fu anche la decisione di seppellire con la donna l’antologia di poesie inedite a lei dedicate e poi far riaprire la tomba qualche tempo dopo per recuperare gli scritti trovandosi davanti a una morta che aveva mantenuta intatta la sua bellezza ed era ricoperta da lunghissimi capelli rossi che avevano continuato a crescere. Questa la genesi di una delle opere più note di Rossetti, l’ascetica Beata Beatrix che contrasta con le scelte stilistiche che a breve maturerà l’artista, ispirate a Tiziano puntando sulla ricchezza delle vesti e la bellezza opulenta delle donne ritratte.
Se lo stesso fondatore della confraternita si allontana dai suoi ideali, la corrente è ormai entrata nel mito e sono diversi i pittori che si rifanno al mondo medievale riproposto dai preraffaelliti, il più noto è certamente Waterhouse e se la mostra si apre con l’iconica Ofelia, altrettanto iconica è la sua La dama di Shalott del 1888 che con Il cerchio magico conclude la mostra.

Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone

Jean-Auguste-Dominique Ingres al centro di una mostra che intende analizzare lo stile neoclassico, omaggiare Napoleone, il primo console che ha liberato Milano dagli austriaci rendendola una capitale dai vivaci fermenti artistici.
Un intento complesso che poteva sfuggire di mano e invece viene felicemente raggiunto.

IngresNapoleone

Si parte da Jacques-Louis David, l’artista che con fatica si affranca dal pomposo stile rococò e dopo il soggiorno romano reinventa una pittura meno ornata che si rifà alla classicità antica e al classicismo secentesco.
In mostra uno dei più noti quadri del nuovo corso artistico, il Patroclo del 1780 mentre de Il giuramento degli Orazi, il quadro manifesto del neoclassicismo, è presente una copia ad acquerello proveniente dal Musée Ingres di Montauban.


Patroclo

Ampio spazio è dato anche ad altri importanti allievi di David, in particolare ad Anne-Louis Girodet  di cui mi è piaciuto molto Il sonno di Endimione.
Intento della mostra è cancellare definitamente l’idea del neoclassicismo visto come uno stile decorativo che ripropone pedissequamente modelli antichi e sottolineare le varie tensioni che percorrono il periodo artistico e la sezione “La notte del sogno” espone opere che esprimono il lato lunare e protoromantico spesso dimenticato del neoclassicismo.
Ingres entra in scena in questa sezione con l’imponente I Canti di Ossian.


IlsonnodiEndimione

Dalla dimensione sognante si passa al pragmatismo napoleonico, il generale che da solo ridisegna le sorti geopolitiche dell’Europa e soprattutto negli anni giovanili è venerato dagli italiani come un liberatore. Proprio in questa fase, Milano diventa il luogo di esaltazione artistica del nuovo leader, con tracce ancora presenti oggi (il Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore nel cortile di Brera. Da Appiani a Canova tutti immortalano la grandezza del Corso.
Sulla locandina della mostra fa bella mostra di sé il Napoleone imperatore di Ingres e anche in mostra il quadro ha un posto speciale, una sala tutta per sé a cui si arriva dopo le decine di incisioni delle gesta napoleoniche.
Il dipinto è in posizione angolare, unico oggetto illuminato in una stanza buia dove una serie di totem che contengono i disegni preparatori sono posizionati in modo da attirare l’attenzione sul fastoso dipinto in cui Ingres affastella tutti i simboli del potere a partire dall’antichità.


Grandeodalisca

Terminato il tripudio napoleonico la mostra assume un carattere monografico e si concentra sull’analisi del lavoro di Ingres: i molti disegni che sezionano le parti del corpo fanno capire come l’artista parta sempre dal disegno spesso un nudo che poi riveste di panneggi. I dettagli a grandezza naturale della  Venere Anadiomene non rendono neppure necessaria la presenza del quadro finito tanto è lampante il soggetto che servirà da modello per il più noto  La sorgente.
Passando in rassegna i generi pittorici frequentati dall’artista, la pittura storica, religiosa, i nudi sono rimasta davvero impressionata da un disegno, Italiana al fuso, folgorata dal sorriso del soggetto.
Non possono mancare le odalische, tema carissimo al pittore de La grande odalisca è presente la versione in grisaille, unico assaggio italiano della mostra sull’uso del monocromo che nel 2018 ha affascinato Londra Monochrome. Painting in Black and White, alla National Gallery e Düsseldorf : Black & White From Dürer to Eliasson
Un disegno dell’Odalisca a tre braccia modello per Il bagno turco fa pensare che nonostante la passione quasi ossessiva per Raffaello, se dovessimo riprendere la visone semplicistica del neoclassicismo come mera riproposta del arte rinascimentale, Ingres sarebbe un eccentrico fiorentino: nonostante il rigoroso studio del corpo umano che come abbiano detto è sempre il punto di partenza della sua opera, l’artista non esita a deformarlo: la lunghissima schiena dell’odalisca, il braccio spropositato di Teti di Giove e Teti (non in mostra) facendo del pittore un antesignano delle avanguardie e di Picasso.

Luci del Nord. Impressionismo in Normandia

Lucidelnord

Il Forte di Bard sceglie un modo inedito per raccontare l’Impressionismo, lo fa attraverso la Normandia, terra amata e riscoperta dai pittori impressionisti e non solo.
Sono gli acquarellisti inglesi che per primi scoprono il fascino della regione trasformando le brumose cittadine del Nord della Francia in luoghi d’incontro per i pittori: dall’impressionismo fino al post-impressionismo il fascino di questi luoghi diventa fonte d’ispirazione per artisti di fama e altri meno noti.
Il luogo più iconico della Normandia sono certamente le falesie con gli archi naturali di Étretat e in mostra spiccano due meravigliosi dipinti di Monet



Etretat, 1864 ca

MONET-Etretat-1864



Étretat, 1885 ca


Monet-etretrat-1885


Oltre a raccontare un momento di fermento culturale, i settanta quadri esposti di artisti del calibro di Renoir, Bonnard, Boudin, Corot, Courbet, Daubigny, Delacroix, Dufy, Gericault raccontano anche un’evoluzione socioculturale: se la possibilità di trasportare facilmente i tubetti di pittura ad olio facilita la pittura en plein air, la Normandia vive grazie anche alla fama artistica la nascita del turismo raccontata egregiamente in questa didascalia introduttiva a una sezione




Didascalia
Luci del Nord. Impressionismo in Normandia
3 febbraio – 17 giugno 2018
Forte di Bard – Valled’Aosta

Secessioni Europee – Monaco Vienna Praga Roma – L’onda della modernità

SecessioniChiude domenica 21 gennaio la mostra che Palazzo Rovella, a Rovigo, dedica alle Secessioni Europee, indagando in particolare le esperienze di Monaco, Vienna Praga e Roma.
Monaco è la prima città dove lo spirito innovativo dei giovani artisti si ribella alla vecchia concezione dell’arte e nel 1893 organizza una sua esposizione in contrasto con l’associazione ufficiale degli artisti monacensi; animatore del movimento è Franz von Stuck, simbolista di cui sono esposte diverse opere, anche bronzi, tra cui spiccano Lucifero con i bozzetti preparatori e una Medusa. Peccato la presenza di un solo disegno dell’attrice Tilla Durieux che non rappresenta esaurientemente il ruolo della modella della celebre Circe.



Tillacirce


La Secessione Viennese è sicuramente la più nota delle esperienze mitteleuropee secessioniste perché identificata come l’espressione austriaca dell’art nouveau soprattutto per la sua filosofia d’investire tutti gli aspetti dell’arte e in mostra è l’unica sezione a presentare oggetti di design, soprattutto dell’immancabile Josef Hoffmann, le diverse opere di Gustav Klimt, dai manifesti (uno presente anche alla mostra sul Liberty di Trieste) ai dipinti, sono l’attrazione principale dell’esposizione che rivela anche delle sorprese come un dipinto di Koloman Moser, Venus in der Felsgrotte, di cui è più nota l’opera grafica con degli ottimi esempi in mostra, tra cui una copertina di Ver Sacrum. Un nucleo di opere di Josef Maria Auchentaller, rivelano, soprattutto negli smalti per fibbia, portapillole e portasigarette, il più squisito gusto art nouveau.



Josef Maria Auchentaller


Se lo spirito secessionista si espande nell’Europa d’inizio novecento attraverso gli scambi e contatti tra le diversi correnti secessioniste, la mostra di Rovigo cerca di indagare gli aspetti peculiari di ogni nazione, così della Secessione Praghese mette in luce i caratteri mistici legati alla tradizione occultista della capitale ceca: La messa di Astarte di Josef Vachal, Vampiro di František Kobliha, Evocazione di Rudolf Adámek, Fiamma Nera (Salomè) di Jan Konůpek, sono acune delle diverse opere che già dal titolo indicano i percorsi prediletti della Secessione Praghese.



PlinioNomellini RitrattoGraziaDeledda


La Secessione Romana (1912-1917) raccoglie le avanguardie artistiche che non si riconoscono nell’esperienza futurista, il manifesto è di Balla che ha già abbandonato la corrente fondata da Marinetti, in mostra troviamo la visione orientale di Galileo Chini, gli afflati simbolisti della Santa Lucia di Giulio Bargellini, il divisionismo di Nomellini nel ritratto di Grazia Deledda; io ho trovato incantevole Preludio lunare – Ricordo di viaggio di Mario Reviglione e la scultura Idolo di Attilio Selva.

Il Liberty e la rivoluzione europea delle arti

Liberty

Una parte delle collezioni del Museo delle Arti Decorative di Praga, attualmente chiuso per restauri, è visibile alle Scuderie del Castello di Miramare di Trieste fino a domenica 7 gennaio 2018.
L’esposizione presenta pezzi, quasi tutti di artisti boemi, nei vari settori delle arti applicate, ovviamente sono presenti i manifesti pubblicitari che ebbero proprio nel periodo dell’Art Nouveau il loro periodo d’oro e ovviamente Alfons Mucha, il più celebre cartellonista liberty di origini boeme fa la parte da leone con i celeberrimi poster per le sigarette Job o i quattro pannelli delle arti; del maestro per antonomasia dell’art nouveau è molto più interessante, poiché meno visibile, il dipinto L’epoca romana e l’arrivo degli slavi realizzato per il padiglione della Bosnia Erzegovina per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900.
Da menzionare manifesti di Klimt e Koloman Moser che pubblicizzano la Secessione Viennese; se Vojtěch Preissig segue la linea floreale imposta da Mucha e l’art Nouveau francese, i manifesti di Alfred Roller seguono la linea geometrica tipica della secessione viennese mostrando da subito le due anime dell’arte nuova che si adegua nel nome alle diverse istanze delle varie nazioni ma significando sempre un ideale di rinnovamento e rivoluzione nell’arte che dev’essere totale la dublice anima, floereale e geometrica, caratterizza anche i mobili esposti dove spicca la chaise longue disergnata da Gustav Siegel.




Libertytrieste


Grande spazio è riservato ai gioielli, collane, spille, fibbie e diversi manufatti esposti sono opera di Josef Ladislav Němec; bellissimi anche i pendenti e gli anelli disegnati da Marie Krivankova.
Nei sezione dei vetri grande attenzione è prestata alla produzione della ditta Lotz ma sono esposte opere di altre vetrerie boeme meno note ma che realizzano produzioni altrettanto raffinate.




Liberty


Tra gli oggetti in metallo spicca l’orologio da tavolo di John Havlicek, ed è presente una vasta serie di oggetti per la tavola, dalle alzate alle posate.
Interessante è la sezione dedicata all’arte tessile: tappeti, arazzi e paraventi e all’abbigliamento, settori non sempre contemplati nelle mostre sull’art nouveau; alle Scuderie è possibile ammirare anche scarpe e stivaletti stringati, un corsetto con la sua custodia e l’abito che mi è piaciuto di più è uno dei cinque che sono esposti nella Sala del Trono del Castello, un abito da sera in damasco verde del 1912.