Pinky, la negra bianca

Pinky
USA 1949 20th Century Fox
con Jeanne Crain, Ethel Barrymore, Ethel Waters, Kenny Washington, Evelyn Varden, Basil Ruysdael, Frederick O’Neal, Nina Mae McKinney, William Lundigan, Griff Barnett
regia di Elia Kazan



Pinky la negra bianca


Patricia “Pinky” Johnson è una ragazza di colore talmente chiara da essere scambiata per bianca. Con molti sacrifici la nonna lavandaia l’ha mandata a Boston a studiare da infermiera e qui Patricia ha rinnegato le proprie origini passando per bianca e innamorandosi di un dottore. Pinky torna in Virginia alla fine degli studi, indecisa se accettare la proposta di matrimonio del dottor Adams, rivelandogli le sue origini. Dicey, la vecchia nonna è comprensiva con i turbamenti della ragazza ma quando la signora Em si ammala le chiede di farle da infermiera personale, Pinky accetta a malincuore perché ricorda le umiliazioni patite da bambina dalla vecchia imperiosa ma accetta solo per fare un piacere alla nonna. Tra la vecchia inferma e la sua infermiera si stabilisce un legame di affetto e quando la signora Em muore lascia la sua casa a Pinky. I parenti inpugnano il testamento ma Pinky è disposta ad andare in tribunale perché le volontà della signora Em vengano rispettate. Questo le costerà il legame con il dottore ma sarà in grado di trasformare la vecchia magione in un asilo e in una scuola per infermiere di colore.



Pinky lanegra bianca


Il titolo italiano oggi risulta obbrobrioso ma credo non vada censurato per sottolineare il cambiamento dei tempi.
Il film è un robusto melodramma che doveva essere diretto da John Ford che abbandonò il progetto dopo solo una settimana di riprese per dissapori con il produttore Darryl F. Zanuck che si rivolse al poco più che esordiente (era al quarto film) Elia Kazan che si era occupato di ansisemitismo nel lavoro precedente, Barriera Inviisibile.
Pinky accusa i segni del tempo: è un classico film di una major tutto girato negli studios, l’attrice caucasica Jeanne Crain è un po’ legnosa ma alcune scene hanno ancora una loro potenza, tutte quelle che riguardano il repentino cambio di atteggiamento dei bianchi quando capiscono che Pinky è una ragazza di colore: la rissa con Rozella e Jake Walters, il tentativo di stupro da parte dei due ragazzi prima gentilissimi nei confronti di una ragazza bianca vicina a un quartiere di baracche di afroamericani. Si capisce benissimo perché Pinky, lontana da casa abbia lasciato credere di essere bianca.



Pinky


Anche Tom, il dottore che vuole sposarla, chiede a Pinky di rinunciare alla sue origini e continuare a fingersi bianca, per questo motivo Pinky lo lascia: l’incontro con la dispotica signora Em ha cambiato profondamente la ragazza. Anche se vive nella sua vecchia villa coloniale, burbera con tutti i bambini indistintamente dalla razza, tra la signora Em e nonna Dicey si è creato un legame che va oltre le classi sociali e le barriere razziste: nell’ormai obsoleto genere dei woman movies scorre ancora una vena di sorellanza e indipendenza che andrebbe rivalutata.

La segretaria quasi privata

Desk set
USA 1957 20th Century Fox
con Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Gig Young, Joan Blondell, Sue Randall, Dina Merrill, Neva Patterson, Diane Jergens, Merry Anders, Ida Moore
regia di Walter Lang


Deskset


L’Ufficio Quesiti di un’importante radio nazionale è gestito dalla caporetaparto Bunny Watson che con la sua memoria prodigiosa e l’aiuto di altre tre colleghe gestisce le domande più complesse. L’arrivo dell’ingegnere Richard Sumner che sta installando dei cervelli elettronici per la società, getta le impiegate nella paura di essere licenziate. Cosa che puntualmente avviene ma per un errore della macchina che manda una lettera di licenziamento anche al direttore generale. Intanto Bunny e Richard s’innamorano, liberando la donna dal lungo rapporto senza costrutto con il direttore del suo reparto.



La segretariaquasi privata


Il penultimo film della coppia Katherine Hepburn / Spencer Tracy è una graziosa commedia sentimentale che ha il merito di essere il primo film in cui un computer ha un ruolo centrale e non fantastico ma quello che sarebbe poi diventato molto realistico della sostituzione della forza lavoro umana, ma essendo nient’altro che una graziosa commediola hollywoodiana il tema viene solo sfiorato e non certo approfondito e per quanto le quattro impiegate dell’uffico quesiti siano preparatissime e in grado di sconfiggere il cervello elettronico, il loro interesse principale sembra essere quello di trovare marito e sistemarsi. Ipotesi che sta sfumando per le due veterane Bunny e Peg (Joan Blondell) che già prefigurano un futuro da zittelle gattare.



Desk set


Nonostante le sue stupefacenti capacità intellettive Bunny si perde in una relazione con il direttore dell’ufficio, Mike Culter troppo impegnato a pensare alla carriera, che si ricorda della fidanzata a ogni morte di papa e rimanda gli appuntamenti per inseguire le promozioni. L’arrivo di Sumner, sorpreso da Culter a casa della fidanzata dopo un violento acquazzone, ringalluzzisce lo storico fidanzato ma ormai è troppo tardi.



Lasegretaria quasiprivata


Il film è sorretto ovviamente dalla bravura dei due protagonisti e dei comprimari, c’è la figura surreale della vecchia modella che posò per la prima pubblicità e ancora si aggira negli uffici anche se è una vecchia signora molto âgée.
La segretaria quasi privata è anche il primo film in technicolor della coppia Hepburn/ Tracy e sono davvero notevoli i titoli di testa costruiti su geometrie che riprendono i quadri di Mondrian.

Un angelo è caduto

Fallen Angel
USA 1945, 20th Century Fox
con Dana Andrews, Linda Darnell, Alice Faye, Charles Bickford, Anne Revere, Bruce Cabot, John Carradine, Percy Kilbride, Olin Howlin
regia di Otto Preminger


Unangeloècaduto

Lo spiantato Eric Stanton viene lasciato dalla corriera a Walton, tra Los Angeles e San Francisco perché non ha i soldi per pagare tutta la tratta. Per trovare una camera in albergo si finge amico di un sedicente dottore del paranormale di cui ha visto la pubblicità. In cambio della camera pagata Eric s’ingegna a fare in modo che lo spettacolo sia un successo e per farlo bisogna convincere le arcigne sorelle Mills: la presenza delle sue ricche figlie di un onorevole sindaco ormai deceduto porta tutto il paese a partecipare. Dopo il successo della serata il professor Madley invita Eric a lavorare con lui ma l’uomo rimanda la partenza per incontrare Stella, la cameriera di una tavola calda di cui si è innamorato. Stella ha una lunga serie di spasimanti ma vuole solo sposarsi e per averla Eric architetta un piano ai danni di June Mills: sposarla per poi rubarle il patrimonio conservato in una cassetta di sicurezza. Eric riesce a farsi sposare nel giro di una settimana ma proprio la prima notte di nozze in cui Eric ha lasciato la moglie per andare da Stella, la cameriera viene uccisa.
Stanton è tra i principali indagati e lascia la città. June lo segue disposta a sacrificare la ricchezza di famiglia per aiutarlo a fuggire, quando viene fermata dalla polizia davanti alla banca, a Stanton non resta che cercare di capire chi sia il vero assassino di Stella e tornare a Walton per farlo incriminare.



Fallenangel


Un Angelo è caduto è il lavoro successivo di Otto Preminger al capolavoro Vertigine. Il protagonista maschile è ancora una volta Dana Andrews che da detective si trasforma nel classico uomo perseguitato dal destino tipico del film noir; infatti, pur inferiore al lavoro precedente Un angelo è caduto è sicuramente un film più intrinsecamente noir di Vertigine.



Un angelo è caduto


Oltre al tema della casualità e dei bivi dell’esistenza: la discesa forzata a Walton, la decisione di non partire con Madley e quella di non prendere l’ultimo bus per San Francisco, il film spinge molto sul cinismo e l’ambiguità cara a Otto Preminger e porta in scena una serie di personaggi profondamente amorali che non hanno pudore di mostrare la loro vera natura a partire dal professor Medley che Stanton presenta alle Mills come un attore che porta in giro il suo spettacolo, mentre Stella la bellissima cameriera di cui tutti sono innamorati, tiene a bada i suoi pretendenti, con cui non smette di flirtare, mettendo ben in chiaro che sposerà solo chi potrà darle una buona posizione.



Fallenangel


Il gioco di Eric con June Mills è chiaro a tutti, sposarla per avere i suoi soldi ma la donna è forse meno ingenua di quanto tutti credano: conscia di non essere più giovanissima coglie l’occasione per innamorarsi e fuggire dalla vita scialba imposta dalla sorella maggiore, irrigidita da una delusione d’amore.
Non c’è quindi nessuno angelo caduto ma il titolo del film allude a una poesia che June recita a Eric mentre sono rifugiati in uno squallido albergo pensando a come sfuggire alla polizia.



Fallen angel


Il film sembra terminare con un happy end: il colpevole viene incriminato e Eric e June se ne vanno insieme, sta allo spettatore credere se ha assistito alla crescita morale del protagonista che ha finalmente imparato dai propri errori o se quella dei due sposi è solo la scelta più conveniente e non il trionfo del vero amore.
La cosa che non riesco davvero a spiegarmi è la battuta relativa a Sophia Loren sulle copertine dei giornali vestita Schiapparelli: donna Sophia è del 1934 e per quanto prorompente dubito che a 11 anni fosse una modella di successo internazionale, eppure la copia che ho visto è una versione originale sottotitolata e l’audio originale, ascoltato più volte, pare proprio nominare Sophia Loren… Mistero!

La porta proibita

Jane Eyre
USA, 1943 20th Century Fox
con Orson Welles, Joan Fontaine, Margaret O’Brien, Peggy Ann Garner, John Sutton, Sara Allgood, Henry Daniell, Agnes Moorehead, Aubrey Mather, Edith Barrett, Hillary Brooke, Elizabeth Taylor
regia di Robert Stevenson



Laportaproibita


L’orfana Jane Eyre viene spedita dalla zia in severissino collegio dove per le privazioni Jane perde l’unica amica, Helen. Raggiunta la maggiore età Jane cerca un posto da istitutrice e lo trova alla Romita, fosca tenuta di Edoardo Rochester. Il proprietario è tenebroso come la sua magione ma da subito è incuriosito dall’istitutrice della figlioccia che presto s’innamora di lui. Rifiutata la bella pretendente (al suo denaro) anche Rochester si dichiara a Jane ma il giorno delle nozze il cognato dell’uomo impedisce le nozze dicendo che Edoardo è già sposato, l’uomo rivela finalmente il segreto della Romita: un’ala del castello è abitato dalla sua prima moglie, ormai pazza furiosa. Jane se ne va, dopo aver assistito la zia morente sente l’impellente bisogno di tornare alla Romita dove scopre che la pazza ha ucciso la sua sorvegliante, dato fuoco alla tenuta per poi suicidarsi e Edoardo ha perso temporaneamente la vista nel tentativo di salvarla. Jane può finalmente restare con l’uomo che ama.



La portaproibita


Produzione costosa di David O. Selznick che resta la più celebre trasposizione cinematografica dal romanzo di  Charlotte Brontë grazie anche al cast di gran rilievo.
Jane è interpretata da Joan Fontaine, reduce dai successi di Rebecca e Il Sospetto, ancora una volta nei panni di una donna che fatica a coronare il suo sogno d’amore anche se il problema di Jane Eyre non è la scarsa autostima la sfortunatissima posizione sociale.
Edward Rochester (Edoardo nel doppiaggio originale italiano) è interpretato da Orson Welles per la prima volta nei panni di attore per altri ma il suo rapporto con le major si era ormai incrinato e Welles doveva lavorare come attore per permettersi la produzione dei suoi film.



Jane eyre


Nel ruolo della dolce Helen dagli indomabili capelli ricci morta per i troppi rigori del collegio gestito dal dispotico signor c’è una giovanissima Liz Taylor al suo terzo film, un ruolo molto piccolo ma commovente che si fa ricordare ancora oggi.



JaneEyre


Welles come al solito fece molto di più che interpretare il film e la sua presenza si sente in tutti gli aspetti della pellicola: porta con sé alcuni degli attori di fiducia, su tutti Agnes Moorehead nel ruolo dell’odiosa zia di Jane e anche il compositore Bernard Herrmann veniva dalla “factory” wellesiana.
Non pare che Welles abbia messo mano al girato ma il regista Robert Stevenson racconta questa favola gotica con uno stile molto vicino a quello di Orson Welles nel bianco e nero molto contrastato, la composizione delle immagine giocata con le ombre, la profondità di campo.



La porta proibita


Il film è un classico prodotto del suo tempo, confezione perfetta, ottima interpretazione anche nei ruoli minori una certa libertà rispetto al romanzo, forse per lo spettatore odierno può risultare appesnatito da qualche lungaggine ma resta un’opera di grande fascino.
Il titolo italiano si riferisce alla porta che separa la ala del castello dove vive la pazza, che non si vede mai nel film grazie al consiglio dello scrittore Aldous Huxley coinvolto nella sceneggiatura.

La lunga estate calda

The Long, Hot Summer
USA 1958, 20th Century Fox
con Paul Newman, Joanne Woodward, Anthony Franciosa, Orson Welles, Lee Remick, Angela Lansbury, Richard Anderson, George Dunn, Sarah Marshall, Mabel Albertson, Jess Kirkpatrick, J. Pat O’Malley
regia di Martin Ritt



Lalungaestatecalda


Ben Quick, giovane spiantato perseguitato dalla nomea di incendiario, arriva in un paesino del Mississippi dove riesce ad affittare un terreno dal figlio del più ricco proprietario della cittadina. Quando Will Varner torna dall’ospedale dov’era ricoverato, vorrebbe cacciare Quick per la sua nomea ma trova nel giovanotto una grinta che manca ai suoi figli, il molle Jody e l’altera Clara che amoreggia senza costrutto con Alan Stewart, rampollo della più antica famiglia del paese.
Will vorrebbe dei nipoti così mette Clara davanti a una scelta: o conclude da Stewart o sposa il protetto del padre per cui la ragazza ha nutrito un’avversione fin dal primo casuale incontro ma che in realtà l’ha colpita e la conquista tenendo testa al borioso padre.



Thelonghotsummer


Tratto da alcuni racconti di William Faulkner, La lunga estate calda è la classica produzione dei tardi anni ’50 dall’impianto molto teatrale sorretta dalla bravura degli attori.
Il mondo è sempre quello duro degli stati del Sud dove il pregiudizio regna sovrano. Altro tema portante ma latente, dati i puritani anni ’50 è il sesso, attorno a cui ruota tutta la trama. Will Varner vedovo di una donna molto amata, ha da lungo tempo un’amante Minnie Littlejohn (Angela Lansbury) che dopo la malattia dell’uomo decide che è il momento di farsi impalmare e tra mille moine riesce ad ottenere il suo scopo.
Jody, nonostante soffra pesantemente la bassa stima che gli dimostra il padre, è felicemente sposato con Eula bellissima e superficiale che attira le attenzioni di tutti i giovani che la notte vanno ad ululare sotto le sue finestre.



La lungaestatecalda


Clara è un’aliena in questo mondo, lo dimostra anche il suo look con i capelli sempre raccolti da cui non sfugge neppure una ciocca. Amante della cultura e del buon gusto, si accontenta di fare la maestra in paese e trova un’affinità elettiva con Alan Stewart, succube di una madre troppo invadente e forse omosessuale.
L’arrivo del magnetico Ben Quick scombina tutti gli equilibri: Will rivede in lui la sua grinta giovanile, l’energia e il piglio per gli affari che i figli non hanno ereditato, Jody si sente definitivamente scalzato dal ruolo di primogenito e la gelosia lo porterà ad appiccare un’incendio con l’intento di uccidere il padre, mentre la raffinata Clara non è certo insensibile al fascino maschio di Ben ma gli resiste fino a quando ne scopre le debolezze (la fama d’incendiario è ingiusta) e il senso di giustizia.



La lunga estate calda


La pellicola si lascia guardare con piacere e anche se alla fine si capisce che la sostanza era poca, resta l’inconsueta soddisfazione metacinematografica di sapere che l’amore di Clara e Ben è durato tutta la vita visto che sul set nacque l’amore tra Joan Woodward e Paul Newman.

I Giovani Leoni

The Young Lions
USA 1958 20th Century Fox
con Marlon Brando, Montgomery Clift, Dean Martin, Hope Lange, Barbara Rush, May Britt, Maximilian Schell, Dora Doll, Lee Van Cleef, Liliane Montevecchi
regia di Edward Dmytryk



Igiovanileoni


 Christian Diestl un giovane tedesco ambizioso vede nel nazismo l’opportunità per elevarsi socialmente pensando che tutti i discorsi sulla superiorità della razza siano solo propaganda senza nessun fondamento. Dall’occupazione di Parigi alla campagna d’Africa fino al ritorno in una Germania distrutta, Diestl avrà modo di constatare che quella che riteneva paccottiglia elettorale è l’unica cosa che è stata messa in pratica. Finirà ucciso da Michael Whiteacre un soldato americano che per gran parte della guerra ha solo cercato di imboscarsi ed evitare la battaglia, a differenza del suo amico Noah Ackerman, un giovane ebreo che ha pagato duramente l’antisemitismo serpeggiante nell’esercito.


Igiovanileoni


I Giovani Leoni fu un grande successo al botteghino, un kolossal bellico di quasi tre ore che va contestualizzato nella sua epoca, negli Stati Uniti appena usciti dal maccartismo e diretto da un regista finito sulla lista nera che aveva pagato con l’esilio in Europa la caccia alle streghe di Mc Carthy.
Pur con qualche lunghezza di troppo, il film resta ancora godibile e si fa apprezzare per il coraggio di denunciare l’antisemitismo ben presente nell’esercito degli Stati Uniti di cui è vittima il timido ma intemerato soldato Ackerman che si cerca anche di far passare per disertore (nel ruolo del sergente Rickett troviamo un perfidissimo Lee Van Cleef) anche mostrare un soldato che non nasconde il suo desiderio di rifuggire la leva, il cantante Michael Whiteacre è un passo interessante, le due linee narrative si risolvono ovviamente in gloria: il comandante interviene prontamente per mettere fine al bullismo a cui è sottoposto Ackerman e i suoi compagni lo reintegrano amichevolmente nella compagnia mentre Whiteacre si decide ad affrontare la battaglia di Normandia per amore della bella  Margareth.



Theyounglions


A salvare il film dalla retorica è l’intervento di Marlon Brando: fu lo stesso attore ad insistere per mostrare la presa di coscienza del suo personaggio che nel romanzo omonimo di Irwin Shaw, da cui il film è tratto, resta tetragono e fedele all’ideale nazista fino alla morte.
La presa di coscienza di Diestl avviene nei vari passaggi se nell’occupazione di Parigi il tenente è convinto che l’unione per quanto forzata tra Germania e Francia porterà all’unione dell’Europa, il soldato inizia ben presto ad esser insofferente al ruolo di poliziotto che cattura i dissidenti per farli torturare dalla Gestapo. Trasferito in Africa rifiuta di uccidere i nemici sopravvissuti a un attacco militare. Tornato in Europa trova la Germania distrutta e scopre di aver fornito inconsapevolmente l’arma che il suo capitano ha usato per suicidarsi; con l’amico Brandt torna in Francia dalla ragazza di cui è innamorata ma l’impossibilità di sfuggire ai troppi orrori visti lo riporta in battaglia e le sue avventure finiranno nei pressi di un campo di concentramento dove toccherà con mano l’indicibile.



Igiovanileoni


 
Brando incarna da par suo la parabola di Christian Diestl, all’inizio è davvero statuario come il “nume dorato” a cui lo paragona Françoise, poi il suo sguardo si fa sempre più assente e si trasforma in una maschera di disperazione quando capisce di non aver più nulla in cui credere, a differenza dei due soldati che proprio in quel momento incrocia sulla sua strada: l’amore di una compagna e per Ackerman anche di una figlia, sono in fondo i veri motivi per combattere e voler riportare a casa la pelle.

Situazione pericolosa

I Wake Up Screaming (originariamente Hot Spot)
USA 1941 20th Century Fox
con Betty Grable, Victor Mature, Carole Landis, Laird Cregar, Alan Mowbray, Allyn Joslyn, Elisha Cook Jr.
regia di H. Bruce Humberstone



Situazione pericolosa


Quando viene uccisa una starlette in procinto di partire per Hollywood, il principale indagato è Frankie Christopher, il talent scout che l’ha scoperta, anche se le prove portano da un’altra parte e la sorella della ragazza assassinata aiuta il sospettato, un detective psicotico cerca d’incastrarlo a tutti i costi.



Situazionepericolosa


Situazione pericolosa è uno dei primi noir e determina molto del linguaggio caratteristico di questo genere cinematografico,in primis l’uso delle ombre; l’ambientazione metropolitanana e notturna (i titoli di testa scorrono sulle luci di New York) con un forte contrasto tra le opprimenti scene degli interrogatori di polizia e della fuga con quelle ariose dei flash back, altro stilema presente di molti noir, come la strenua lotta per dimostrare la propria innocenza spesso a discapito delle forze dell’ordine, spesso corrotte.



Situazione pericolosa


Un film low budget tanto da non avere neppure una colonna sonora originale e il crescere del sentimento tra Frankie e Jill è sottolineato dalle note suonate al piano di Somewhere over the rainbow.
Anche il cast è eterogeno: come protagonista femminile c’è Betty Grable in uno dei suoi rari ruoli drammatici recitato anche piuttosto bene.



Situazionepericolosa


Nel ruolo del detective Cornell, figura che riserva un finale inatteso e triste, troviamo l’attore Laird Cregar, morto appena trentunenne per problemi di salute legati al peso, noto per il ruolo di “Sua Eccellenza” il diavolo ne Il cielo può attendere di Lubitsch. Per il ruolo di Cornell mi sembra essersi ispirato molto al Peter Lorre di M – Il mostro di Düsseldorf.

Il bacio della morte

Kissofdeath Kiss of Death
USA 1947 20th Century Fox
con Victor Mature, Brian Donlevy, Richard Widmark, Coleen Gray, Mildred Dunnock, Karl Malden
regia di Henry Hathaway

Nick Bianco viene arrestato dopo una rapina in gioielleria ma rifiuta di fare i nomi dei complici sicuro che questi spartiranno il bottino con la sua famiglia. Quando viene a sapere che la moglie si è suicidata e le figlie sono finite in orfanotrofio, Bianco decide di collaborare con il Il viceprocuratore Louis D’Angelo. Nell’ambiente della malavita si sparge la voce che a fare la spia sia stato Rizzo, responsabile anche del suicidio della moglie di Bianco, così il killer psicopatico Tommy Udo si mette sulle sue tracce e quando scopre che l’uomo ha lasciato la città, si vendica sulla vecchia madre paralitica gettandola dalle scale.
Quando Udo viene incarcerato per un altro omicidio, Bianco che era diventato suo confidente in prigione, testimonia contro di lui ma il malvivente viene dichiarato innocente e lo scontro tra Udo e Bianco è ormai inevitabile..




Ilbaciodellamorte


Classico del genere noir che si ricorda per gli esterni girati a New York anziché esser ricostruiti in studio e soprattutto per il personaggio di Tommy Udo, interpretato da Richard Widmark al suo debutto sul grande schermo: killer psicotico dalla risatina nevrotica doppiato magistralmente dal nostro Paolo Stoppa.
La voce off di Niette, la seconda moglie di Bianco introduce la storia come un film natalizio: la rapina che porterà Bianco per l’ennesima volta in galera si svolge alla vigilia di Natale e il rapinatore è costretto a farla perché non ha trovato un impiego onesto, visti i suoi precedenti. Quindi il protagonista si trova di fronte al suo destino: ex galeotto che nessuno vuole assumere, torna sulla via del crimine e sconterà la scelta perdendo la moglie e rischiando di perdere le figlie.




Ilbaciodellamorte


Nonostante l’atteggiamento molto amichevole del viceprocuratore D’Angelo, i metodi dei poliziotti non sono poi diversi da quelli dei criminali: per conservare il condono Bianco dovrà testimoniare anche contro Udo, pur sapendo che il killer è particolarmente violento e vendicativo, un ricatto bell’e buono che lascia Bianco esposto alla furia del rivale ma la voce off torna a tranquillizzarci nel finale lasciando intendere che Bianco non muore sotto i colpi di pistola sparati da Udo, un happy end appena accennato ma piuttosto anomalo per un noir.
Lo stile di Hathaway è decisamente asciutto e anche parco dell’uso di uso di ombre espressioniste, ci sono momenti in cui la tensione è davvero notevole: gli angoscianti trenta piani in ascensore dopo la rapina, la notte insonne dopo aver saputo che Udo è stato dichiarato innocente, entrambe le sequenze tra l’altro, affidano la tensione al silenzio rinunciando al commento sonoro.




Kissofdeath


Il bacio della morte si ricorda soprattutto per la scena in cui Udo scaraventa la paralitica signora Izzo giù dalle scale con la sua sedia a rotelle, ma questa non doveva essere la sequenza più violenta del film: veniva mostrato anche il suicidio della prima signora Bianco in seguito allo stupro di Rizzo, il rapinatore che avrebbe dovuto girarle la parte del marito che scontava la galera per tutti. La scena fu censurata ma il nome di Patricia Morison, l’attrice che interpretava Maria Bianco, figura sulla locandina originale anche se l’attrice non compare nel film e il perché del suo suicidio è lasciato intendere da Niette quando va a trovare Bianco in carcere.

Fermata d’autobus

Bus Stop
USA 1956 20th Century Fox
con Marilyn Monroe, Don Murray, Arthur O’Connell, Betty Field, Eileen Heckart, Robert Bray, Hope Lange
regia di Joshua Logan



Busstop


L’ingenuo e rude cow boy Beauregard Ducker lascia per la prima volta il suo ranch nel Montana per partecipare a un rodeo a Phoenix. Il suo mentore, Virgilio pensa che l’avventura in città sia anche l’occasione buona per il ragazzo per iniziare a conoscere le ragazze, argomento di cui è completamente a digiuno ma Bo ha le sue idee e s’innamora a prima vista di Cherie, chanteuse di un night club. Anche la ragazza rimane colpita da lui ma non si aspetta certo che il giovane cowboy pensi di sposarla il giorno dopo, finito il rodeo. Quando si rende conto della caparbietà dello spasimante Cherie fugge ma Bo la ritrova alla stazione degli autobus e la carica contro la sua volontà nel pullman diretto in Montana. Costretti a fermarsi per la notte per una tormenta, sarà Carl, l’autista del pullman a far capire al ragazzo come vanno trattate le ragazze e Cherie colpita dalla nuova tenerezza di Bo accetta di sposarlo.




Fermatad'autobus


Sgangherato ma divertente, Fermata d’autobus non ha la stessa fama di altri film con Marilyn Monroe eppure è una delle interpretazioni migliori dell’attrice che recitò anche con un accento del sud per rendere più credibile il personaggio di Cherie, ballerina di poco talento che imita malamente le pose delle dive del cinema e anche nella resa di questo aspetto la Monroe è superba.




Busstop


Marilyn aveva già vestito i panni della sciantosa nel locale di malaffare ne La Magnifica preda del 1954, ma con sfumature del tutto diverse e Cherie resta una delle figure più tenere e sincere che l’attrice abbia interpretato. Le scene al rodeo con l’amica Vera torneranno, ovviamente con un altro taglio e spessore, nell’ultimo film, il capolavoro Gli spostati.




Fermatadautobus


Convincente anche la prova dell’esordiente Don Murray che ricevette una nomination agli Oscar per il suo giovane cowboy rude ma di buon cuore che, una volta scornato come i vitelli o i cavalli che è abituato a domare, capisce che le persone non possono essere costrette a fare quello che non vogliono e dopo aver capito la lezione con il suo “angelo” deve nuovamente metterla con pratica con Virgilio il vecchio amico che si è reso conto che deve abbandonare il suo ruolo e non tornare più al ranch ora che Bo è innamorato e sotto la tenera guida di Cherie.

La magnifica preda

River of no return
USA 1954 20th Century Fox
con Robert Mitchum, Marilyn Monroe, Rory Calhoun, Tommy Rettig, Murvyn Vye
regia di Otto Preminger



Riverofnoreturn


L’agricoltore Matt Calder rischia di perdere il figlioletto Mark ancor prima di conoscerlo, nell’avamposto dell’Oregon in preda alla febbre dell’oro, del ragazzino si è occupata May, sciantosa dal cuore d’oro, fidanzata con Weston, un baro di professione che ha vinto al gioco la concessione di un cercatore e deve correre in città a registrarla. Weston ruba il cavallo e il fucile a Carver che lo aveva salvato dalle rapide del fiume, lasciando l’agricoltore e il figlioletto alla mercé degli indiani, Kay decide di restare con loro in attesa del ritorno di Weston ma per sfuggire all’aggressività degli indiani i tre saranno costretti a una tumultuosa fuga lungo il fiume…




Lamagnificapreda


Un film pochissimo amato dagli interpreti, Marilyn lo reputava il suo film peggiore, che invece conserva la sua dignità attraverso gli anni.
Per quanto concerne l’attrice, oltre che farle cantare le canzoni più belle del suo repertorio, River of no return in testa, La magnifica preda le regala un ruolo un po’ diverso dagli altri: una volta tanto non incarna lo stereotipo dell’oca giuliva ma è una donna intelligente e disincantata che nonostante le durezze della vita ha ancora la capacità di capire che gli uomini non sono sono solo le gesta cattive che compiono.
Robert Mitchum è roccioso come non mai nel dar vita a Matt Calder, un uomo con un passato burrascoso alle spalle (la galera) che ha deciso di ricominciare lavorando la terra e prendendo con sé il figlioletto dopo la morte della madre.
I due attori, costretti dagli obblighi contrattuali a girare la pellicola, furono sicuramente scelti per la loro presenza scenica: il film è una lotta corpo a corpo per la sopravvivenza; sullo sfondo dei scenari mozzafiato del Canada ripresi per la prima volta in Cinemascope, i due attori incarnano letteralmente l’assunto: lotte tra uomini per il possesso della bella, lotta contro un puma affamato e anche il primo avvicinamento tra i due è una lotta.




Riverofnoreturn


Anche la figura del bambino è meno sdolcinata del solito, per merito della mano del regista, Otto Preminger che in tutti i suoi film ci parla cinicamente dell’ambiguità umana così nel finale Mark dovrà vivere in prima persona l’esperienza che ha segnato la vita del padre.