Addio a Maureen O’Hara

Maureenohara E’ scomparsa sabato scorso, 24 ottobre, all’età di 95 anni, Maureen O’Hara, l’irlandese che conquistò Hollywood con il carattere indomito e il rosso della chioma che ne fece la “regina del Technicolor”.
Maureen FitzSimons nasce a Dublino il 17 agosto del 1920, figlia di un’attrice, inizia a recitare a teatro a quattordici anni la compagnia dell’Abbey Theatre di Dublino.
Il primo provino per il cinema, a Londra, non ha successo ma la nota Charles Laughton e così dopo due pellicole minori, a soli diciotto anni Maureen O’Hara è accanto al suo mentore, protagonista dell’ultimo film britannico di Alfred Hitchcok, La taverna della Giamaica.
L’anno seguente Laughton interpreta il gobbo Quasimodo in Notre Dame per William Dieterle e Maureen O’Hara viene scelta per il ruolo di Esmeralda nella versione cinematografica più celebre del romanzo di Victor Hugo.

Il film è prodotto dalla RKO e in questo modo l’attrice sbarca in America. Qui incontra un altro irlandese che “non si lasciava mettere i piedi in testa” come lei, il regista John Ford e con lui girerà cinque film, il primo è del 1941, Com’era verde la mia valle: la reivocazione malinconica della vita in un villaggio minerario è uno dei capolavori fordiani non legati al mito della frontiera.
Il tema della pirateria già toccato nel film di Hitchcock, torna nel rutilante Il Cigno Nero (1942) di Henry King che ha per protagonista Tyrone Power.

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Nel 1943 la O’Hara gira il film di propaganda Questa terra è mia diretto dall’espatriato Jean Renoir, protagonista ancora una volta Charles Laughton.
Dopo il thriller Il passo del carnefice (1943) accanto a John Garfield, per la regia di Richard Wallace, nel 1945 arriva un altro film sui pirati, Nel Mar del Caraibi diretto da Frank Borzage. E’ un genere in cui il carattere volitivo dell’attrice spicca, i suoi capelli rossi vengono esaltati dal technicolor e le sue capacità atletiche le permettono di rinunciare alla stunt per le scene d’azione, caratteristiche che le servono anche per il film del 1947, Simbad il marinaio accanto a Douglas Fairbanks Jr. per la regia di Richard Wallace.
Sempre nel ’47 Maureeen O’Hara è protagonista di un celebre film natalizio Il miracolo della 34ª strada dove il vecchietto che impersona Babbo Natale per un grande magazzino si rivela essere il vero Santa Klaus. La regia è di George Seaton, la figlia della O’Hara è interpretata da Natalie Wood bambina. Rifatto nel 1994 con Richard Attenborough nei panni di Babbo Natale.

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Nel 1948 è la signora Tacey King che assume come governante l’imperturbabile Elia Belvedere dando luogo a un mare di pettegolezzi nella divertente commedia, primo capitolo della trilogia del sig. Belvedere, Governante Rubacuori con Clifton Webb per la regia di Walter Lang,
Il secondo film con John Ford, e il primo con John Wayne, attore con cui formerà sempre una coppia in scintille, è del 1950: Rio Bravo, il terzo capitolo della Trilogia della Cavalleria dopo Il massacro di Fort Apache (1948) e I cavalieri del nord-ovest (1949).
Il film più bello della coppia Wayne – O’Hara, diretti sempre da John Ford, è del 1952 Un uomo tranquillo storia di un pugile che, fatta fortuna in America, torna nel paese natio in Irlanda dove deve assoggettarsi alle regole tradizionali anche e soprattutto per conquistare la bella Mary Kate Danaher. (il caso vuole che la pellicola passi stasera su SkyClassics alle ore 21,00).

Unuomotranquillo
Ancora John Ford la dirige accanto a Tyrone Power ne La lunga linea grigia (1955), malinconica storia di un istruttore di West Point che non lascia mai l’accademia.
Ladygodiva Maureen O’Hara è anche stata Lady Godiva nell’omonimo ma insignificante film di Arthur Lubin del 1955, a cui partecipa non accreditato un Clint Eastowood quasi debuttante che nel 2014 le ha consegnato l’oscar alla carriera.
La collaborazione con Ford e Wayne continua nel 1957 con Le ali delle Aquile.
Nel 1960 è Beatrice Severn, la segretaria del fantasioso agente segreto Jim Wormold (Alec Guinness) nel Il nostro agente all’Avana di Carol Reed, tratto dall’omonimo romanzo di Graham Greene.
E’ coprotagonista accanto a  Brian Keith (Tre Nipoti e un maggiordomo) dell’edificante commedia targata Disney del 1961, Il cowboy con il velo da sposa. Sempre con Brian Keith gira nello stesso anno il film d’esordio di Sam Peckinpah, il western  La morte cavalca a Rio Bravo.
McLintock, sorta di Bistetica Domata riadattato al West, è il quarto film accanto a John Wayne, diretto da Andrew V. McLaglen. Lo stesso regista la dirige anche nel dimenticabile Rancho Bravo (1965) accanto a James Stewart e Brian Keith.
Nel 1971 l’attrice è per l’ultima volta la moglie di John Wayne ne Il grande Jake di  George Sherman; l’ultimo film girato da Maureeen O’Hara è del 1991, la commedia Cara Mamma mi sposo per la regia di Chris Columbus.
Nonostante la partecipazione a capisaldi della cinematografia, l’attrice non ha mai ricevuto una nomination all’Oscar, viene ripagata nel 2014 con l’Oscar alla carriera.

Luci della ribalta

Limelight
USA 1952 United Artist
con Charlie Chaplin, Claire Bloom, Nigel Bruce, Buster Keaton, Sydney Chaplin, Mollie Clessing, Wheeler Dryden, Andre Eglevsky, Melissa Hayden, Stapleton Kent, Geraldine Chaplin, Josephine Chaplin, Michael Chaplin, Norman Lloyd, Barry Bernard, Marjorie Bennett
regia di Charlie Chaplin



Limelight


Londra, 1914: Calvero, clown in declino e alcolizzato, sventa il tentativo di suicidio di una vicina di casa e accoglie nel suo appartamento la ragazza nel periodo di convalescenza. Scopre così che Thereza è una ballerina con una drammatica storia famigliare che l’ha portata a sviluppare una psicosi per cui crede di essere paralizzata alle gambe. Calvero la aiuta a rimettersi in piedi (letteralmente) e ad affrontare i suoi demoni. Mentre Terry rifiorisce e torna a ballare, la carriera di Calvero raggiunge il punto più basso e quando scopre che potrebbe essere sostituito nel piccolo ruolo che Thereza gli ha trovano nel suo spettacolo decide di uscire dalla vita della ragazza che lo vorrebbe sposare per riconoscenza. Terry lo ritrova e il suo produttore, che una volta era quello di Calvero, decide di organizzare una serata per onorare il vecchio artista che inaspettatamente ottiene un grande successo ma muore alla fine dello show.



Limelight


Spogliandosi di ogni pudore Chaplin racconta le paure e le speranze di un artista che vede avvicinarsi la fine della carriera e della vita: non è forse il sogno di ogni attore morire sul palcoscenico? Calvero, gloriosa stella d’antan che, con un misto di rassegnazione e terrore (il primo sogno che si chiude sulla platea vuota) guarda la propria carriera andare in frantumi per colpa dell’alcol, riesce a riconquistare per un’ultima volta i favori del pubblico dando tutto sé stesso e la funambolica caduta giù dal palco che conclude lo sketch è troppo per il suo cuore malandato che si spegne poco dopo mentre si esibisce Thereza, la ragazza a cui l’artista ha saputo fare da padre e da mentore spronandola verso una gloriosa carriera.



Lucidellaribalta


La pellicola non è bilanciatissima: il regista che per ultimo si arrese al sonoro qui si lascia andare a lunghi monologhi con cui cerca di risollevare l’animo della depressa fanciulla che gli è capitata tra capo e collo ma lo spirito malinconico che pervade la pellicola e le musiche meravigliose composte dallo stesso Chaplin fanno dimenticare eventuali sbavature.



Lucidellaribalta


Il film è l’ultimo girato negli Usa dall’artista che si apprestava a lasciare l’America per sfuggire al maccartismo; Luci della ribalta fu boicottato negli States ed ebbe scarso successo e – caso più unico che raro- le musiche del film furono premiate solo nel 1973, l’anno dopo che Chaplin era tornato in America per ricevere l’Oscar alla carriera.



Lucidellaribalta


Nella pellicola il regista coinvolse tutta la numerosa famiglia, Sydney Chaplin, figlio di Chaplin e Lita Grey, l’angioletto malizioso de Il Monello, è Ernest Neville, il musicista di belle speranze che finisce sotto le armi, vero amore di Thereza, la moglie Oona fa parte del pubblico e i figli più piccoli sono i tre ragazzini del quartiere della sequenza iniziale.
Ovviamente la presenza più incisiva del cast è quella di Buster Keaton, che il regista volle come suo partner nel numero dei musicisti, una perfetta comica nello stile dei loro tempi d’oro.

Barbara Stanwyck

Barbara Stanwyck 105 anni per una delle attrici più brave del cinema americano, modello di modernità ed emancipazione non solo nella recitazione: nel 1944 era l’attrice più pagata di Hollywood.
Ruby Catherine Sevens nasce a Brooklyn il 16 luglio 1907. A quattordici anni intraprende la carriera di danzatrice e diventa una ballerina delle Ziegfeld Folies nel 1922. Il cinema la nota e nel 1927 Barbara Stanwyck debutta con un piccolo ruolo non accreditato in Broadway Nights di Joseph C. Boyle e prosegue la sua attività teatrale che le farà incontrare il primo marito, l’attore Frank Fay che sposa nel ‘28 rima di trasferirsi insieme a lui a Hollywood. Nel 1929 il primo ruolo da protagonista ne La porta chiusa di George Fitzmaurice.

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Benchè il film non abbia fortuna, come il seguente Rosa del Messico, Frank Capra la vuole per Femmine di lusso del 1930: il film racconta l’amore tra una modella e il pittore che vede incarnato in lei il suo ideale pittorico; la pellicola viene ricordata per le chiari allusioni erotiche di alcune scene.
Il connubio artistico con Capra sforna alcune pellicole molto significative dei primi anni ’30 quali La donna del miracolo (1931), Proibito (1932) e L’amaro tè del generale Yen (1933). Barbara Stanwyck è ormai un attrice affermata che nel 1937 riceve la sua prima nomination agli Oscar per Amore sublime diretto da King Vidor.

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L’attrice considerò sempre il ruolo di Stella Dallas la sua prova migliore ma i suoi lavori più famosi appartengono alla prima metà degli anni ‘40: la commedia degli equivoci Lady Eva accanto a Henry Fonda per la regia di Preston Sturges del 1941, lo stesso anno in cui ancora per Frank Capra interpreta Ann Mitchell, la furba giornalista che deve gestire la campagna di Gary Cooper in Arriva John Doe.

ArrivaJohnDoe

Nel 1942 è ancora accanto a Gary Cooper in Colpo di Fulmine: dirige Howard Hawks ma la sceneggiatura è di Billy Wilder che rovescia la favola di Biancaneve facendo della protagonista femminile “il principe” che risveglia il glottologo Bertram Potts. E sarà proprio Wilder a dirigere la Stanwyck nel ruolo della vita, quello di Phyllis Dietrichson, il prototipo della dark lady che dominerà gli schermi nella seconda metà degli anni ‘40, nel film La fiamma del peccato del 1944.

Fiammapeccato

Nel 1946 è protagonista del bellissimo noir Lo strano amore di Marta Ivers accanto a Van Heflin e Kirk Douglas per la regia di Lewis Milestone.
Ancora un film ad alta tensione in Il terrore corre sul filo (1948) di Anatole Litvak dove l’attrice è una donna bloccata a letto da una malattia che intercetta casualmente una telefonata da cui arguisce che il marito (Burt Lancaster) la vuole uccidere.

Terrorefilo

Ne I marciapiedi di New York del 1949 di Mervyn LeRoy, la Stanwyck deve badare a tenersi il marito James Mason tentato dal ritorno dell’amante Ava Gardner (e la Gardner fu una delle amanti del secondo marito di Barbara Stanwyck, il bellissimo Robert Taylor che l’attrice amò follemente e da cui divorzia nel 1951).
Il film di Fritz Lang La confessione della signora Doyle del 1952 si segnala più per una piccola partecipazione, ma esplosiva di Marilyn Monroe.
Nel 1954 e’ tra i protagonisti de La sete del potere il film di Robert Wise che racconta le lotte tra i vicepresidenti di un’industria alla morte improvvisa del presidente di cui la Stanwyck interpreta la vedova.
Nel 1960 l’attrice debutta in televisione con un suo show che vincerà un Emmy, The Barbara Stanwyck Show e alla televisione l’attrice consacrerà la parte finale della sua carriera.
Tra gli ultimi film per il grande schermo va segnalato Anime sporche (1962) di Edward Dmytryk accanto a Henry Fonda, nel film l’attrice interpreta la tenutaria lesbica di un bordello e proprio Henry Fonda alla fine della loro tempestosa relazione sentimentale sul set di Lady Eva si era lasciato sfuggire delle tendenze omosessuali dell’attrice.
L’ultimo film per il cinema è Passi nella notte del 1964 e il protagonista maschile è l’ex marito Robert Taylor.
Tra il 1965 e il ‘69 è la matriarca Victoria Barkley nella serie televisiva La grande Vallata, il telefilm segna l’inizio della carriera televisiva di Barbara Stanwyck che ritroviamo in Uccelli di rovo, nel ruolo di Constance Colby Patterson in Dinasty da cui nasce lo spin-off I Colby di cui è protagonista.

Grandevallata

Nel 1982 arriva l’Oscar alla carriera l’unica statuetta vinta dall’attrice che pure aveva avuto quattro nomination guadagnandosi il soprannome di “the best actress who never won an Oscar”.
Muore il 20 gennaio 1990 a Santa Monica, California.