Proibito

Forbidden
USA 1932, Columbia Pictures
con Barbara Stanwyck, Adolphe Menjou, Ralph Bellamy, Dorothy Peterson, Thomas Jefferson, Myrna Fresholt, Charlotte Henry
regia di Frank Capra

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Lulu è un’anonima bibliotecaria di provincia avviata allo zitellaggio quando decide di ritirare tutti i propri risparmi e regalarsi una crociera da sogno all’Havana. Una sera trova in cabina il suo dirimpettaio, un avvocato ubriaco che ha sbagliato stanza, nasce così un grande amore. Lulu si trasferisce in città e lavora in un giornale, Robert continua la sua vita da avvocato fino a quando le confessa di essere sposato e di non poter divorziare perché la moglie è rimasta zoppa per colpa sua in un incidente d’auto e lascia Lulu perché lei si possa rifare una vita. Dopo averlo supplicato, la donna lo caccia malamente, partorisce una bambina che chiama Roberta e continua la sua vita dopo aver lasciato il giornale. Dopo due anni Robert si ripresenta e, scoperta l’esistenza della figlia, la relazione riprende. Il giornalista Al Holland che lavorava con Lulu e la corteggia da sempre ed è anche nemico giurato di Grover che ha intrapreso la carriera politica, incontra casualmente la famigliola: per giustificarsi Lulu si qualifica come la governante della bimba adottata da Grover mentre la moglie è in Europa per l’ennesimo intervento. Per non rovinare la carriera dell’uomo che ama Lulu gli affida la figlia e torna al giornale dove si occupa della rivista per cuori solitari. Gli anni passano ma Holland continua ad indagare sulla strana adozione del governatore. Nella speranza di distrarlo, Lulu accetta di sposarlo ma quando Holland scopre che è lei la madre naturale di Roberta non accetta di rinunciare allo scoop per amor suo e nella lite Lulu lo uccide. Grover, diventato governatore la grazia dopo un anno di carcere e la vuole incontrare in punto di morte, pur di non rovinare il futuro alla figlia, Lulu straccia il testamento di Robert che rivelava il loro rapporto. 

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Un Capra minore che firma un melodramma sentimentale su temi non nuovi per l’epoca. Con la sua maestria il regista riesce a non scadere in toni melensi grazie alla bravura degli interpreti, su tutti Barbara Stanwyck che qualche anno dopo sarà ancora più grandiosa in Amore sublime, una storia che ha delle similitudini con Proibito nell’ambito del sacrificio materno.

Anche Adolphe Menjou veste un ruolo meno cinico del solito seduttore: è un uomo sposato che intraprende una relazione extraconiugale senza avvisare l’amante della sua reale situazione ma la lascia quando capisce che per stare con lui Lulu sta rinunciando alla possibilità di farsi una vita. Non è un personaggio positivo, schiacciato dalle ambizioni politiche ma i suoi ripensamenti e ritorni da Lulu danno profondità al personaggio facendolo uscire dallo stereotipo.

Ralph Bellamy interpreta con molta energia il giornalista Al Holland, gli occhi cerchiati di nero ben sottolineano le sue ossessioni per Lulu e per smascherare Grover anche se non è ben chiaro il motivo dell’odio, sembra più uno scontro esasperato tra politica e giornalismo libero.

Il film ha la pretesa di raccontare una storia che si sviluppa in circa vent’anni in meno di 90 minuti e quel che è strano lo fa senza soluzione di continuità, senza una didascalia che avvisi del salto temporale vediamo solo imbiancare le chiome dei protagonisti e crescere Roberta senza che neppure i costumi cambino, la cristallizzazione in un eterno presente rende paradigmatica la storia di dedizione assoluta di Lulu che sacrifica tutto a Robert, anche la figlia.


Se manca la scansione temporale il film evolve attraverso i mutamenti di genere: la partenza (la parte migliore) ha il tono di una commedia brillante con i camerieri della nave preoccupati per la fama della loro “loveboat” perché al secondo giorno di navigazione Lulu, ora elegante signora, cena ancora da sola e non ha trovato un’accompagnatore. L’incontro con l’intruso ubriaco segue ancora gli stilemi romantici ma una volta tornati dalla vacanza il film passa a toni drammatici segnato dal bizzarro incontro tra i due amanti che giocano con maschere di cartapesta facendo coincidere il disvelamento della situazione coniugale di Robert letteralmente con la caduta delle maschere.

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C’è ancora un ultimo cambio di registro, la resa dei conti tra Lulu e Al quando il marito a cena le anticipa che ha scoperto il segreto della nascita di Roberta e non esiterà a pubblicarlo anche se riguarda la moglie, segue una rissa e Lulu ricompare con il labbro insanguinato e una pistola in pugno, perfetta epitome del genere pre-code mentre l’energia grezza ma fino ad allora simpatica di Holland sconfina improvvisamente nella figura negativa senza scrupoli degna di un gangster movie.

Finale strappalacrime con Lulu che si perde nella folla, in fondo finale circolare: abbiamo visto apparire Lulu scialba a inizio film e tale la vediamo scomparire.
Un destino predestinato di solitudine a cui non è valso ribellarsi o un sacrificio d’amore per cui è valsa la pena perdere tutto?

Schiavo d’amore

Of Human Bondage
USA 1934 RKO
con Leslie Howard, Bette Davis, Frances Dee, Kay Johnson, Reginald Denny, Alan Hale
regia di John Cromwell



Schiavod'amore


Dopo aver studiato arte a Parigi ed aver scoperto di non aver un futuro come pittore, Philip Carey, torna a Londra per intraprendere gli studi di medicina. Quando un amico gli chiede aiuto per abbordare una cameriera carina ma volgarotta, Mildred Rogers, per Philip è l’inizio di un’ossessione amorosa che lo vede sempre disposto a mettere la sua vita al servizio della donna che lo umilia continuamente lasciandolo per altri uomini e tornando da lui solo quando è in ristrettezze. Solo la morte di Mildred lascerà Philip libero di proseguire la propria vita.



Schiavod'amore


Prima riduzione cinematografica del celebre romanzo omonimo di  William Somerset Maugham a cui ne seguiranno altre due.
Uso il termine riduzione con intenzione perché manca tutta la parte dell’infanzia di Philips e il legame conflittuale con lo zio: forse ci sarebbe voluta una didascalia iniziale per riassumere brevemente la storia del protagonista, la sua insicurezza dovuta alla malformazione da piede piede equino che segna anche il rapporto con Mildred.


Schiavodamore


Anche la figura di Nora, l’amica confidente lasciata a un passo dal matrimonio per il ritorno di Mildred incinta, è appena abbozzata.
Di interessante ci sono alcune soluzioni stilistiche, certamente originale (e non ne ricordo altre) la sequenza di Philip è a letto che ricorda la bella serata trascorsa con Mildred vedendola proiettata sulla parte come se fosse al cinema, per poi immaginare di ballare con lei senza il problema al piede.
Bella anche la soluzione di raccontare la ricerca di un lavoro dopo l’intervento che ha risolto la malformazione attraverso la camminata, il lungo peregrinare di Philip alla ricerca di un’occupazione.




Schiavo d'amore


La notorietà del film è legata alla carriera di Bette Davis che per la prima volta può sfoderare tutto il suo talento drammatico in sfuriate che poi caratterizzerano molti suoi celebri interpetazioni. L’attrice voleva fortemente interpretare il ruolo di Mildred, rifiutato da molte altre colleghe, ma il progetto apparteneva alla RKO e lei era sotto contratto con la Warner, si organizzò uno scambio con  Irene Dunne ma non fu facile per la Davis superare la diffidenza del prim’attore, la stella londinese Leslie Howard che dopo un periodo di freddezza sul set dovette riconoscere le qualità della collega nella trasformazione di Mildred da fresca camerierina a donnaccia consumata dalla tubercolosi, in realtà sarebbe dalla sifilide ma anche se il film viene annoverato tra le pellicole Pre-Code, dovette cedere su questo punto al Codice Hays, entrato in vigore proprio dal 1934.




Of human bondage


Una degradazione simile la ripete qualche anno dopo, nel 1937, Barbara Stanwyck in Amore Sublime dove torna anche Alan Hale sempre nel ruolo dell’amico che porta sulla cattiva strada.




Schiavodamore


Leslie Howard e Bette Davis torneranno a lavorare insieme altre due volte, nel 1936 ne La foresta pietrificata e nel ’37 in Avventura a mezzanotte.

Amore sublime

Stella Dallas
USA 1937 MGM
con Barbara Stanwyck, John Boles, Anne Shirley, Barbara O’Neil, Alan Hale, Tim Holt, Marjorie Main
regia di King Vidor



StellaDallas


Stella Martin, figlia di operai riesce a farsi sposare da Stephen Dallas il direttore della filanda dove lavorano il padre e il fratello. Ben presto le incompatibilità caratteriali e sociali dividono i due sposi e Stella rifiuta di seguire il marito a New York restando nel Massachussetts con l’amatissima figlia Laurel. Solo quando la ragazza è cresciuta, Stella si accorge che la sua volgarità innata rischia di rovinare il futuro della figlia e allora sparisce dalla sua vita concedendo al marito il divorzio e l’opportunità a Laurel di farsi una posizione sociale.




Amoresublime


Un caposaldo del melodaramma sull’amore materno che non scade mai nel patetico grazie alla robusta regia di King Vidor, autore del cinema muto che negli anni ’30 e ’40, abbandonata la sperimentazione personale, firma alcuni capolavori del melodramma come Duello al sole.
A reggere il film è la grande prova di Barbara Stanwyck davvero sublime nel tratteggiare la figura di una donna volgare che non riesce ad elevarsi nonostante il matrimonio con un uomo di classe superiore e si accontenta di esser uscita dalla povertà per lasciarsi sprofondare nel cattivo gusto di abiti sempre troppo carichi di pizzi, trucchi vistosi e riccioli troppo tinti, fino a diventare così ridicola da mettere in cattiva luce la figlia che ha preso tutto il buon gusto del padre: Stephen Dallas è un esponente del jet set, suo padre si è suicidato dopo il fallimento dell’azienda e Stephen ha lasciato tutto per rifarsi una posizione.




Stella dallas


A New York Stephen ritrova Helen, la ragazza di buona famiglia a cui era promesso e che ha dovuto lasciare per il tracollo finanziario del padre. La donna ora è vedova con tre figli e l’amore con Stephen rinasce. Laurel ammira moltissimo la signora Morrison ma è legata da affetto profondissimo alla madre perché se Stella Dallas è una donna senza gusto ha in fondo un buon cuore, lo si vede nel rapporto con Ed Munn, un allibratore equivoco che spesso la mette nei guai con il suo comportamento sguaiato ma che Stella non esita ad aiutare quando si accorge che le cose non gli vanno bene economicamente.




Amore sublime


Del resto solo un cuore grande può avere il coraggio di sparire dalla vita dell’amatissima figlia per non rovinarle il futuro con la sua imbarazzante presenza e così Stella Dallas si accontenterà di vedere lo sfarzoso matrimonio della figlia da una finestra (volutamente lasciata aperta da Helen) come una passante qualunque.
Se il ruolo di Stella Dallas valse alla Stanwyck la nomination agli oscar, tutto il cast offre un’ottima prova nel rappresentare l’evoluzione dei personaggi la cui storia occupa almeno un ventennio e infatti anche Anne Shirley ricevette una nomination come migliore attrice non protagonista per il ruolo della dolce Lollie Dallas.




Amoresublime


Da segnalare Tim Holt nel ruolo di Richard Grosvenor III il futuro marito di Lauren che nel 1942 sarà lo scapestrato George Minafer Amberson ne L’Orgoglio degli Amberson e non accreditata c’è Hattie McDaniels, la Mamie di Via col vento nel ruolo di cameriera di casa Dallas.

Barbara Stanwyck

Barbara Stanwyck 105 anni per una delle attrici più brave del cinema americano, modello di modernità ed emancipazione non solo nella recitazione: nel 1944 era l’attrice più pagata di Hollywood.
Ruby Catherine Sevens nasce a Brooklyn il 16 luglio 1907. A quattordici anni intraprende la carriera di danzatrice e diventa una ballerina delle Ziegfeld Folies nel 1922. Il cinema la nota e nel 1927 Barbara Stanwyck debutta con un piccolo ruolo non accreditato in Broadway Nights di Joseph C. Boyle e prosegue la sua attività teatrale che le farà incontrare il primo marito, l’attore Frank Fay che sposa nel ‘28 rima di trasferirsi insieme a lui a Hollywood. Nel 1929 il primo ruolo da protagonista ne La porta chiusa di George Fitzmaurice.

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Benchè il film non abbia fortuna, come il seguente Rosa del Messico, Frank Capra la vuole per Femmine di lusso del 1930: il film racconta l’amore tra una modella e il pittore che vede incarnato in lei il suo ideale pittorico; la pellicola viene ricordata per le chiari allusioni erotiche di alcune scene.
Il connubio artistico con Capra sforna alcune pellicole molto significative dei primi anni ’30 quali La donna del miracolo (1931), Proibito (1932) e L’amaro tè del generale Yen (1933). Barbara Stanwyck è ormai un attrice affermata che nel 1937 riceve la sua prima nomination agli Oscar per Amore sublime diretto da King Vidor.

Stelladallas

L’attrice considerò sempre il ruolo di Stella Dallas la sua prova migliore ma i suoi lavori più famosi appartengono alla prima metà degli anni ‘40: la commedia degli equivoci Lady Eva accanto a Henry Fonda per la regia di Preston Sturges del 1941, lo stesso anno in cui ancora per Frank Capra interpreta Ann Mitchell, la furba giornalista che deve gestire la campagna di Gary Cooper in Arriva John Doe.

ArrivaJohnDoe

Nel 1942 è ancora accanto a Gary Cooper in Colpo di Fulmine: dirige Howard Hawks ma la sceneggiatura è di Billy Wilder che rovescia la favola di Biancaneve facendo della protagonista femminile “il principe” che risveglia il glottologo Bertram Potts. E sarà proprio Wilder a dirigere la Stanwyck nel ruolo della vita, quello di Phyllis Dietrichson, il prototipo della dark lady che dominerà gli schermi nella seconda metà degli anni ‘40, nel film La fiamma del peccato del 1944.

Fiammapeccato

Nel 1946 è protagonista del bellissimo noir Lo strano amore di Marta Ivers accanto a Van Heflin e Kirk Douglas per la regia di Lewis Milestone.
Ancora un film ad alta tensione in Il terrore corre sul filo (1948) di Anatole Litvak dove l’attrice è una donna bloccata a letto da una malattia che intercetta casualmente una telefonata da cui arguisce che il marito (Burt Lancaster) la vuole uccidere.

Terrorefilo

Ne I marciapiedi di New York del 1949 di Mervyn LeRoy, la Stanwyck deve badare a tenersi il marito James Mason tentato dal ritorno dell’amante Ava Gardner (e la Gardner fu una delle amanti del secondo marito di Barbara Stanwyck, il bellissimo Robert Taylor che l’attrice amò follemente e da cui divorzia nel 1951).
Il film di Fritz Lang La confessione della signora Doyle del 1952 si segnala più per una piccola partecipazione, ma esplosiva di Marilyn Monroe.
Nel 1954 e’ tra i protagonisti de La sete del potere il film di Robert Wise che racconta le lotte tra i vicepresidenti di un’industria alla morte improvvisa del presidente di cui la Stanwyck interpreta la vedova.
Nel 1960 l’attrice debutta in televisione con un suo show che vincerà un Emmy, The Barbara Stanwyck Show e alla televisione l’attrice consacrerà la parte finale della sua carriera.
Tra gli ultimi film per il grande schermo va segnalato Anime sporche (1962) di Edward Dmytryk accanto a Henry Fonda, nel film l’attrice interpreta la tenutaria lesbica di un bordello e proprio Henry Fonda alla fine della loro tempestosa relazione sentimentale sul set di Lady Eva si era lasciato sfuggire delle tendenze omosessuali dell’attrice.
L’ultimo film per il cinema è Passi nella notte del 1964 e il protagonista maschile è l’ex marito Robert Taylor.
Tra il 1965 e il ‘69 è la matriarca Victoria Barkley nella serie televisiva La grande Vallata, il telefilm segna l’inizio della carriera televisiva di Barbara Stanwyck che ritroviamo in Uccelli di rovo, nel ruolo di Constance Colby Patterson in Dinasty da cui nasce lo spin-off I Colby di cui è protagonista.

Grandevallata

Nel 1982 arriva l’Oscar alla carriera l’unica statuetta vinta dall’attrice che pure aveva avuto quattro nomination guadagnandosi il soprannome di “the best actress who never won an Oscar”.
Muore il 20 gennaio 1990 a Santa Monica, California.