Humandroid

Humandroid Chappie, 2015
con Dev Patel, Hugh Jackman, Sigourney Weaver, Yolandi Visser, Watkin Tudor Jones
regia di Neill Blomkamp



Johannesburg è la prima città a dotarsi di robot poliziotti e con l’arrivo degli Scout, robot dotati di una propria intelligenza artificiale, l’emergenza criminalità diminuisce in brevissimo tempo. Una delle ultime gang rimaste decide di fare in modo di bloccare i robot per poter mettere a segno un colpo e rapisce Deon, l’ingegnere della Tetravaal, la ditta costruttrice. Proprio quel giorno Deon aveva rubato un’unità destinata al macero per testare un nuovo software di intelligenza artificiale in grado di evolversi da sola, i malviventi decidono di farne un gansta robot..



Dopo l’esperienza americana di Elysium (pessima a quanto dicono tutti ma io non ho visto il film)  Neill Blomkamp torna ad ambientare il suo ultimo film in patria, in Sudafrica, sfruttando i ghetti come nell’esordio trionfante di Distric 9 e per il soggetto sviluppa un suo corto del 2004.
Il risultato però non è esaltante anche se io l’ho trovato piacevole dopo i primi momenti di spiazzamento riguardo alle figure dei gangster dal cuore tenero che si trovano a svezzare un robot appena creato, lato buffo ovviamente sottolineato dal doppiaggio con le voci più comiche e mielose che possa offrire il settore italiano.
Il robot neonato ha le movenze di un cucciolo (tutta la mimica è affidata alle due alette/antenna che funzionano come le orecchie di un animale rivelando curiosità, paura ecc..) e da subito viene soprannominato Chappie, proprio come un cane.
Tra il creatore Deon che cerca di fare in modo che la sua personalità possa svilupparsi liberamente, la materna Yolandi e il burbero Ninja che vuole da subito un robot che sappia essergli utile per i suoi scopi, Chappie deve barcamenarsi tra diverse esperienze, sul modello di Pinocchio.
Il problema principale è che Chappie ha solo cinque giorni da vivere perché la batteria dell’unità usata per crearlo non è più ricaricabile, in questo breve lasso di tempo Chappie attraversa tutte le fasi dell’infanzia e dell’adolescenza: timido e curioso come un bambino piccolo, spaventato dall’incontro con il mondo, convinto di essere indistruttibile, in conflitto con la figura del creatore, ingannato dal padre Ninja, costretto ad affrontare l’idea della morte prima di un cane, poi scoprendo di aver poco tempo da vivere e infine dovendo affrontare la morte effettiva dei propri cari che il robot risolverà in modo geniale.
Humandroid è forse il primo film di fantascienza su un’A.I. dove il tema si coniuga con la commedia e non con il dramma, un’ibrido bizzarro ma interessante che forse aprirà un nuovo filone.

Automata

Autómataloc Nel 2044 in un pianeta ormai morente per i cambiamenti climatici, Jacq Vaucan, assicuratore della R.O.C., la multinazionale che costruisce i robot che compiono quasi tutte le attività esterne, scopre che in alcuni modelli è stato modificato il secondo protocollo e gli androidi stanno imparando a ripararsi da soli e ad acquistare una coscienza..

Un film sicuramente imperfetto con alcuni buchi di sceneggiatura e soprattutto dal ritmo altalenante che però riesce a esercitare un grande fascino nonostante i problemi.
Il cast è interessante anche se è sprecata la figura del poliziotto che odia i robot interpretato da Dylan McDermott, però è un piacere rivedere in un ruolo interessante Banderas, fuggito dal Mulino Bianco ed è divertente che al suo primo incontro con la dottoressa Dupré, interpretata da Melanie Griffith, lei gli punti un fucile in faccia.
Automata si inserisce in quel filone di sci-fi post moderna capeggiata da Duncan Jones e Neil Blomkamp e se in Distric 9 gli alieni erano una metafora dei diseredati della Terra, ora questo ruolo è riservato ai robot: molto azzeccato il riassunto in bianco e nero con musichetta trionfale della parabola dei Pilgrim, osannati come eroi quando si accingono al compito di ripristinare il clima terrestre nei deserti radioattivi che circondano le poche città, vengono sbeffeggiati e martoriati al loro ritorno fallimentare, come tutti i veterani da Rambo in poi.
Il regista è sicuramente un fan sfegatato di Blade Runner e la città futuristica in cui si svolge l’azione ricalca fedelmente la scenografia del capolavoro di Ridley Scott: eterna pioggia radioattiva e grandi ologrammi pubblicitari che si stagliano nel cielo.

Automata

Il coraggio di Ibanez sta nel rovesciare i personaggi: destinati a “scomparire come lacrime nella pioggia” sono gli esseri umani con i loro ricordi di un passato reale ma ormai completamente obsoleto mentre i robot diventano gli eredi della Terra sicuramente destinata a rifiorire sotto una civiltà che ha per dogma inalienabile quello di non far mai del male a nessun essere vivente.
Con questo messaggio di amara speranza diventa secondario capire se la capacità dei robot di rigenerarsi è stata progettata dal robot primario senza protocolli oppure dall’uomo o meglio ancora se si è sviluppata casualmente perché la vita trova sempre una strada.

Moon

Moon Attenzione, spoiler!

Si prevedono tempi goduriosi per gli appassionati dei film di fantascienza, visto che l’anno appena concluso ha rivelato due nuovi talenti alla regia che hanno debuttato in questo genere. Distric 9 e Moon sono pellicole apparentemente distanti, un blockbuster di effetti speciali in pieno stile hollywoodiano quello del regista sudafricano Neill Blomkamp e un rarefatto film di chiara matrice europa per il britannico Duncan Jones.
Entrambi i film pero’ guardano alla fantascienza come rilettura filosofica dei nostri tempi ed in entrambe le pellicole il male e’ rappresentato dalle multinazionali senza scrupoli che in nome del profitto non esitano a sacrificare i propri dipendenti dandogli la caccia in Distric 9 o utilizzandone senza permesso il DNA per fare un clone in Moon.
Con un stile che procede per sottrazione, Jones ci racconta la lenta presa di coscienza di Sam Bell che svolge un lavoro estremamente solitario, unico umano che, con l’aiuto del robot GERTY, dirige una stazione mineraria sul lato oscuro della Luna. Il contratto dura tre anni e poi l’uomo potra’ tornare sulla Terra dalla moglie e dalla figlia, intuibilmente con un guadagno molto ingente. Pochi giorni prima della risoluzione del contratto Sam ha un incidente da cui si risveglia dopo qualche giorno di coma, il comportamento di GERTY e’ piuttosto ambiguo e in breve tempo Sam capira’ la propria vera natura: e’ l’ennesimo clone di un astronauta che ha lavorato per la compagnia mineraria Lunar quindici anni prima.
L’ambientazone asettica dell’astronave che ricorda la cara vecchia Base Lunare Alpha di Spazio 1999 e la compagnia di un enigmatico robot, vaga reminiscenza di HAL 9000 di 2001 Odissea nello spazio, mettono subito lo spettatore in una situazione di ansia mentre il regista continua ad osservare con distaccata indifferenza le dinamiche tra i Sam e GERTY nella terribile scoperta della verita’.
Grande prova d’attore per Sam Rockwell, davvero immenso nel reggere tutto il film da solo.