La ricompensa del gatto

Ricompensagatto Neko no ongaeshi
(titolo internazionale: The Cat Returns)
Giappone 2002
regia di Hiroyuki Morita

La goffa diciassettenne Haru salva un gatto che sta per essere investito da un camion e l’animale la ringrazia parlando. Stupita la ragazza si confida con la madre che le ricorda come già da piccola Haru avesse sfamato una gattina randagia sostenendo di comunicare con lei. Nella notte arriva il Re dei gatti in persona a ringraziare Haru per aver salvato suo figlio, il principe Lume e come ricompensa le offre la mano del figlio. Haru non ha nessuna intenzione di sposare un gatto e una voce le suggerisce di chiedere l’aiuto di Baron e di Muta..

La ricompensa del gatto è uscito per la prima volta nelle sale italiane per soli due giorni il 9 e il 10 febbraio scorsi. E’ una pellicola piuttosto breve, solo 75 minuti, che ha una storia particolare: un parco divertimenti commissionò allo Studio Ghibli un cortometraggio che avesse come protagonisti dei gatti ma poi il progetto naufragò e lo studio si ritrovò con del materiale che venne ritenuto interessante per sviluppare un lungometraggio, affidato a Hiroyuki Morita.
L’opera quindi nasce già con delle ambizioni minori rispetto ai grandi capolavori di Miyazaki, resta però un film molto piacevole e scanzonato. I due protagonisti che aiuteranno Haru a sfuggire al suo destino di principessa dei gatti sono tratti dal film I sospiri del mio cuore: Baron sviluppa ulteriormente il fascino melanconico della bambola gatto del primo film, diventando un dandy inappuntabile e rigoroso che vive in un luogo magico, una piazzetta che ricorda le cittadine tedesche: il vecchio antiquario de I sospiri del mio cuore aveva acquistato la bambola gatto in Germania.
Muta ha un destino del tutto diverso: nel primo film era un randagio indipendente e sussiegoso che ne La ricompensa del gatto si trasforma in una sorta di Obelix dal carattere scontroso: appassionato di cibo, passa il tempo litigando con Toto, corvo aiutante di Baron e ostenta insofferenza per il dramma di Haru anche se non si tirerà mai indietro nei combattimenti: si scoprirà che altri non è che Renaldo Moon, temibile fuorilegge del mondo dei gatti, e Moon era il nome che Seiji aveva dato al randagio nel film precedente.
Il regno dei gatti è la tipica fantasia Ghibli, una dimensione fantastica regolata da altre leggi, dove il male e il bene si confondono l’uno nell’altro. Anche la risoluzione è fedele allo stile Ghibli: una fuga librata nel cielo conclusa grazie all’aiuto dei corvi: il tema del volo è quindi presente anche in quest’opera minore.

Nausicaa della valle del vento

Nausicaadellavalledelvento Giappone 1984
Kaze no tani no Naushika
regia di Hayao Miyazaki

Mille anni dopo una guerra termonucleare che ha distrutto gran parte della Terra creando una Giungla Tossica mortale per gli esseri viventi, gli uomini continuano a combattersi divisi in due fazioni. In un piccolo regno indipendente vive la principessa Nausicaa, che prova una grande empatia per la natura anche quella maligna della Giungla Tossica. Il regno della Valle del Vento si troverà coinvolto nello scontro tra regni di Tolmechia e Pejite e la giovane Nausicaa si batterà con tutte le sue forze per impedire che una pericolosa arma del passato venga ripristinata..

Nausicaa della Valle del Vento è il secondo lungometraggio firmato da Miyazaki, trasposizione filmica di un manga scritta dal regista, e il successo della pellicola fece in modo che l’autore giapponese potesse aprire la sua casa di produzione, lo Studio Ghibli.
Il film è il primo in cui le tematiche ambientaliste e pacifiste di Miyazaki vengono espresse chiaramente: la Giungla Tossica è tale perché si sviluppa sul terreno contaminato dalla guerra, coltivate in un terreno salubre le piante della giungla non producono più spore tossiche, anche gli insetti mostruosi che si sono adattati a vivere nella giungla continuano ad essere mossi dal sentimenti animali, come ad esempio la salvaguardia dei piccoli.
Su questi temi Miyazaki innesta la sua proverbiale passione per il volo creando un mondo fantastico dove nel complessivo decadimento tecnologico sopravvivono forme di energia che permettono il volo di grandi astronavi e dell’aliante di Nausicaa.
La prima eroina del regista giapponese si distingue dalle altre perché è un po’ più grande, non è un efebica adolescente ma possiede un corpo ben connotato sessualmente.
Sono presenti anche riferimenti artistici che non mancano mai nei film di Miyazaki, che si ispira all’architettura organica di Gaudì e quando Nausicaaa e Asbel si risvegliano sotto le sabbie mobili, gli alberi pietrificati creano un ambiente che ricorda la Sagrada Familia.
La pellicola segna anche l’inizio della collaborazione con Joe Hisaishi, il musicista che ha scritto le colonne sonore per 10 dei lungometraggi di Myazaki; Nausicaa della Valle del Vento ha una partitura molto interessante dove il classico si mescola con l’elettronico e il commento sonoro ha un rillievo fondamentale nell’economia filmica.
Il film, che non è mai stato distribuito nelle sale italiane nel corso di questi trent’anni, venne trasmesso in televisione nel 1987, diviso in quattro parti, è arrivato in sala per tre giorni da lunedì 5 a mercoledì 7 ottobre con una riedizione del doppiaggio che ha modificato parte dei nomi del doppiaggio originale.

Si alza il vento

Sialzailvento Miyazaki ha annunciato più volte il suo ritiro dall’attività cinematografica ma questa volta dev’esser quella effettiva, a giudicare dal testamento morale che il maestro giapponese dell’animazione ha affidato al suo ultimo film, Si alza il vento.
Si tratta della biografia romanzata dell’ingegnere aeronautico Jirō Horikoshi celebre per aver realizzato il modello Mitsubishi A6M Zero, usato dai kamikaze giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Miyazaki ce lo presenta fanciullo, preoccupato che la miopia intralci in qualche modo il suo sogno di costruire aeroplani e proprio dal mondo dei sogni arriva a Jiro la determinazione e il coraggio di proseguire la sua carriera: il suo mentore onirico è il costruttore italiano Giovanni Battista Caproni che invita il ragazzo giapponese a perseguire il suo sogno nonostante la maledizione dell’aviazione: piegare magnifiche opere d’ingegno a strumenti di morte.
La dimensione onirica si intreccia con i fatti storici: il terremoto di Tokio del ’23, il lavoro alla Mitsubishi, il viaggio di lavoro nella Germania nazista per studiare i progressi tecnologici dell’alleato germanico. Il sogno ha una funzione stilistica, è l’ellissi temporale che permette di unire momenti distanti nel tempo ma soprattutto esplicativa: è nel sogno che le contraddizioni tra l’ambizione ingegneristica e l’uso fatto del prodotto aereo vengono spiegate ed accettate con sofferta rassegnazione.
Si alza il vento assume la valenza di un testamento artistico nel racconto della soddisfazione profonda nata dal processo creativo che permette di affrontare con serenità anche le tragedie della vita (Jiro ha un solo grande amore, Nahoko, incontrata durante il terremoto, perduta per anni e ritrovata ormai minata dalla tubercolosi).
Apparentemente il film sembra riproporre tutte le tematiche di Miyazaki ma ben presto la natura che ruggisce durante l’eruzione causa del terremoto, perde il suo classico ruolo di divinità offesa dall’incuria degli uomini e l’orrore assume il volto della guerra, mostro desolante perché non offre possibilità di redenzione.
Anche il tratto del disegno è più maturo, realista nella ricostruzione storica del Giappone degli anni ’20 e ’30, rimanda all’impressionismo nei momenti più lirici, in particolare la sequenza della locandina mi ricorda La Promenade di Monet per l’insistenza della ripresa dal basso verso l’alto.

Il castello errante di Howl

CastelloerrantehowldvdHo finalmente visto in dvd l’ultimo lavoro di Miyazaki che mi ero persa al cinema.
E’ una pellicola davvero molto bella, anche se non arriva alla perfezione de La citta’ incantata: probabilmente quello che rende impeccabile il lavoro precedente e’ l’introduzione che accompagna personaggi e spettatori in un mondo fantastico, mentre l’Europa di fine Ottocento percorsa da macchine volanti a vapore in cui e’ ambientato Il castello errante di Howl lascia spiazzati (mi ha ricordato Steamboy) e Sophie, la timida cappellaia non e’, almeno all’inizio, un personaggio accattivante e la maledizione che la trasforma in una vecchia non aiuta il procedimento d’identificazione con la protagonista. Superato lo sbigottimento iniziale il film riesce a prendere un suo ritmo e ad appassionare per la sua vena a tratti malinconica (bellissimo il valzer, leit-motiv della colonna sonora) ma anche ironica.
Resta sempre insuperabile la magnificenza delle immagini create dal Maestro Miyazaki.

Per quanto riguarda la versione limited edition del dvd, contiene extra sicuramente interessanti anche se la presentazione non e’ soddisfacente, ad esempio l’intervista a Diana Wynne Jones riporta solo le risposte dell’autrice e invece delle domande compaiono dei fotogrammi del film che dovrebbero introdurre l’argomento, una didascalia non avrebbe fatto male e neppure presentare la donna come l’autrice del romanzo da cui Miyazaki ha tratto il film (magari anche nella presentazione degli extra in copertina), cosa che si riesce comunque ad evincere dall’intervista.
La visita di Miyazaki alla Pixar e’ interessante per ottenere ragguagli sulla versione americana del film , mentre i venti minuti dedicati alla computer grafica che sta dietro al movimento del castello sono estremamente tecnici; rivedere tutto il film attraverso lo storyboard a cui e’ stato aggiunto il sonoro puo’ essere un’esperienza significativa.
Il fotogramma originale della mia confezione rappresenta Sophie che decide di cucinare le uova sulla testa di Calcifer.

Heidi, un mito della montagna

HeidiSe (come me) pensavate che Heidi fosse solo la protagonista di un cartone animato
giapponese, sbagliavate di grosso.
La mostra che si tiene al Museo della Montagna di
Torino

fino a domenica prossima, 2 maggio, getta uno sguardo inedito
sulla piccola montanara.
Heidi e’ il personaggio svizzero piu’ famoso, ancor
piu’ di Guglielmo Tell, tanto che la zona dove sono ambientate le sue avventure,
nel Cantone dei Grigioni, ha preso il nome di Heidiland ed e’ meta perenne di
turisti sulle tracce della bimba nata nel 1880 dalla penna di Johanna Spyri, che
nel romanzo per l’infanzia nasconde temi piu’ profondi, come la contrapposizione
tra mondo agreste portatore di sani valori esistenziali e il piu’ cinico
ambiente cittadino.
Da subito il libro diventa un best seller in tutto il
mondo e nel museo sono esposte copie del volume pubblicato nelle varie lingue:
dal russo all’israeliano, al messicano.
Ben presto inizia anche la fortuna
cinematografica del personaggio, sono visibili per la prima volta in Italia,
nell’ambito di questa esposizione i fotogrammi di Heidi of the Alps film
del 1920 gia’ a colori. Altro caposaldo per l’avventura cinematografica della
piccola svizzera e’ la versione del 1937 interpretata da Shirley Temple la cui
versione italiana e’ assurdamente intitolata Zoccoletti olandesi la
versione di maggior spessore artistico e’ quella del 1952, diretta da Luigi
Comencini Son tornata per te, i lungometraggi che la vedono protagonista
si susseguono fino ai giorni nostri, attenendosi piu’ o meno fedelmente al
romanzo della Spyri, bizzarra l’ultima versione del 2001 dove il Nonno e’
interpretato da Paolo Villaggio e le avventure di Heidi sono ambientate ai
giorni nostri, con una Klara non piu’ malata ma ribelle che smania per andare a
un concerto rock.
La consacrazione del personaggio e’ dovuta comunque al
cartone giapponese, creato nel 1974 quando l’industria delle anime era ancora
agli esordi, Heidi e’ il primo progetto di una certa importanza, infatti
consta di ben 52 episodi, la scelta del soggetto fu fatta perché rispecchiava un
processo di urbanizzazione che in quel momento avveniva nella societa’
nipponica. Va ricordato che tra gli autori del cartone c’e’ anche Miyazaki, il
celebre regista di La citta’ incantata, uno dei migliori film della
scorsa stagione cinematografica.
Dietro al successo planetario del cartone
c’e’ un attento lavoro di ricostruzione filologica, e’ interessante notare come
anche i tratti somatici di Heidi tornano ad essere piu’ mediterranei (occhi e
capelli scuri) caratteristiche che il cinema wasp americano e il mito della
razza ariana avevano cancellato da subito nell’iconografia cinematografica del
personaggio.