Inside out 2

USA 2024, Pixar Disney
regia di Kelsey Mann

Riley Anderson affronta la pubertà e nuove emozioni arrivano a turbare l’equilibrio della ragazzina, portandola anche a vivere un’attacco di panico…

Ho preferito il secondo capitolo al primo, che come scrissi all’epoca mi sembrava un’opera un po’ troppo intellettualmente compiaciuto, mentre il sequel mi sembra aver raggiunto, anche in fase di scrittura, un perfetto equilibrio tra mente e cuore: le esperienze di Riley sono capitate a tutti e trascendono il periodo adolescenziale: l’accettazione sociale, la paura della solitudine, la necessità di riuscire sono esigenze transgenerazionali che riguardano ogni spettatore.

Ho trovato molto interessante anche la rappresentazione dell’universo mentale, nel primo capitolo forse era più creativo culminando nel capolavoro visivo dell’area del pensiero astratto mentre in Inside out 2 il disegno resta più omogeneo ma in grado di spiegare bene i processi mentali e la costruzione del proprio io interiore.

Che l’attenzione sia tutta per Ansia lo dimostra anche il disegno: la nuova protagonista che contende il comando a Gioia è un bislacco esserino arancione ben diverso dal tratto tipicamente umano che contraddistingue le altre emozioni: tutta la mia simpatia va a Ennui e le sue pose dinoccolate. Continua lo strano incrocio con Follemente visto che Ansia è doppiata da Pilar Fogliati.

TORINO COME HOLLYWOOD. Omaggio a Pastrone

Il cinema Massimo di Torino ha dedicato due serate a Giovanni Pastrone: lunedì 13 gennaio si è analizzato il suo ruolo di regista presentando Maciste del 1915 mentre ieri si è posto l’accento sulla sua figura di produttore presentando tre comiche di Cretinetti e concludendo la serata con La guerra e il sogno di Momi diretto dallo spagnolo Segundo de Chomon.


Cretinetti


Cretinetti è una maschera comica degli anni ’10 creata dall’attore francese André Deed. Già attore comico in Francia, Deed si trasferisce in Italia nel 1908 e proprio per la Itala film crea il personaggio che lo ha reso celeberrimo (vi rimando a wikipedia per l’elenco dei nomi stranieri con cui Cretinetti era conosciuto nel resto d’Europa).
Le comiche proiettate ieri sera sono state La paura degli aeromobili nemici del 1915, Il Natale di Cretinetti del 1911 e Cretinetti che bello! del 1909: il rovesciamento temporale è giustificato dalla qualità crescente delle opere; nel primo cortometraggio Cretinetti si sposa con Dulcinea ma appena terminata la cerimonia il corteo nuziale legge un manifesto di allerta contro l’attacco degli aeromobili nemici, scatta il panico e Cretinetti si preoccupa più di mettere in essere i precetti che di festeggiare e consumare le nozze, finendo per demolire l’intero palazzo dopo aver scambiato il clacson di un autista, amante della portinaia, per l’allarme antiaereo e alla fine i poliziotti lo prelevano per spedirlo al fronte proprio nella contraerea. Più che essere colpita dal comico francese in questa prima comica mi ha colpito la verve di Dulcinea, la neo sposa, spalla di gran parte delle gag, interpretata dall’attrice francese Léonie Laporte.
Ne Il Natale di Cretinetti il nostro eroe, mentre si reca a una festa natalizia carico di doni, si scontra con un passante e per errore porta con sé tre bottiglie di etere che nei vari urti si rompono; gli effluvi avranno effetti devastanti sugli ospiti della festa, i condòmini e sull’intero palazzo che finisce per ballare anticipando -comicamente- le visioni cittadine di Dziga Vertov.
Cretinetti che bello! vede il comico abbigliarsi con gran cura per partecipare a una cerimonia di nozze, il pezzo forte del look sono un paio di scarpe dalla punta talmente lunga che solo i Leningrad Cowboys oseranno replicare. L’azzimato Cretinetti fa perdere alla testa a tutte le donne che incontra, compresa la futura sposa: tutte si gettano al suo inseguimento fino a smembrarlo ma il corpo del comico si ricompatta appena le vittime del suo fascino si allontanano. La comica più breve delle tre è quella più fulminante: il colpo di scena del corpo che esplode sotto gli strattoni e poi si ricompone riesce ancora a sorprendere il pubblico.



Laguerraeilsognodimomi


Segundo de Chomón è una figura leggendaria degli albori del cinema, allievo di Méliès, da cui eredita lo spirito fantastico grazie al talento per gli effetti speciali. Dal 1912 è in Italia assunto dall’Italia film, fotografo di Cabiria è l’inventore del carrello e il film del 1917 La guerra e il sogno di Momi è considerato il primo film d’animazione italiano (anche se riprende le tematiche e la battaglia dei soldatini de Il sogno del bimbo d’Italia 1915, di Riccardo Cassano)



LaguerraeilsognodiMomi


Momi è il figlio di un ufficiale in guerra, una lettera del padre letta dal nonno al piccolo e alla madre racconta di Berto, un piccolo montanaro che con coraggio corre a chiamare l’esercito italiano perché il povero casolare dove vive con la madre è stato scelto dagli austriaci come avamposto. Gli italiani salvano la donna e riconquistano il terreno. Dopo la lettura Momi torna a giocare con i suoi soldatini ma presto si addormenta e sogna l’escalation dello scontro tra l’amato Trik e il crudele Trak, ben presto i due burattini schierano i rispettivi eserciti e scatenano una guerra devastante sulla città di Lilliput, il sogno è così realistico che il bambino si sveglia convinto di esser stato punto dalle baionette.



La guerra e il sogno di Momi


Opera sicuramente retorica con il contrasto, raccontato dal montaggio alternato, tra la famiglia trepidante ma al sicuro rispetto alle trincee e alle persone che si trovano in prima linea, il film vira del tutto inaspettatamente nella dimensione fantastica del sogno eliminando tutti gli attori in carne e ossa per dar vita a un film di animazione in stop-motion perfetto, totalmente credibile ancora oggi.

Anomalisa

AnomalisalocUsa 2015 Universal
regia di Charlie Kaufman, Duke Johnson

Michael Stone cinquantenne motivatore di successo, arriva a Cincinnati per una conferenza sul suo ultimo libro. Nella città dove vive l’ex compagna che Michael ha abbandonato dieci anni prima, esplode tutta la sua angoscia: Michael è perennemente insoddisfatto, vede gli altri come una massa indistinta fino a quando non rimane colpito da Lisa, una ragazza dall’apparenza insignificante che alloggia al suo stesso hotel proprio per seguire la convention: sarà l’occasione buona per ricominciare?

Di solito i film di Kaufman, Se mi lasci ti cancello compreso, hanno qualcosa che intimamente non mi convince, quindi mi sono avvicinata con un certo timore ad Anomalisa che invece si è rivelata, per me, l’opera più riuscita dello sceneggiatore ora regista.
Forse l’uso delle marionette in stop motion sono state davvero l’ideale per rappresentare questa storia che si presta a diverse letture, senza che nessuna infici l’altra.
Anomalisa è soprattutto una metafora perfetta della solitudine dei nostri tempi, dove quasi nessuno è mai all’altezza delle (presunte?) aspettative degli altri, a maggior ragione Lisa goffa, grassotella, poco brillante, sempre a ruota dell’amica più carina.
In lei Michael riesce a trovare finalmente una nota diversa, originale dalla poltiglia umana da cui è circondato, figlioletto compreso. Michael non trova più niente di nuovo negli altri, anche se l’assioma su cui si basa il successo del suo libro è proprio quello di trovare una peculiarità nei clienti che si ascoltano al telefono. Il senso di straniamento di Michael è reso perfettamente (e questo solo un film d’animazione poteva farlo) dai volti tutti uguali di chi incontra che hanno tutti la stessa voce piatta. L’unica anomalia è Lisa che compare con il suo volto, per altro segnato da una cicatrice e soprattutto ha una voce personale con cui aggettivare le proprie ansie e paure.
Ma Michael forse non è un classico uomo del nostro tempo stressato dal “logorio della vita moderna” che lo porta ad avere una visione superficiale degli altri, forse Michael è un uomo malato, affetto dalla sindrome di Fregoli (Fregoli è il nome dell’albergo dove si svolge l’azione del film) una rara forma di paranoia da cui non lo salva neppure l’incontro con Lisa e infatti dopo la notte d’amore Michael, l’originalità della donna comincia a svanire e la scena della colazione dei due amanti è il momento più interessante del film.
Di fatto il riferimento alla sindrome di Fregoli, può essere anche consolatorio: è meglio pensare Michael come un uomo affetto da una grave malattia piuttosto che come il classico mediocre che cerca consolazione nel sesso la prima notte fuori città: va bene tutto, pur di rinnegare la propria banalità.