Il segno della croce

The Sign of the Cross
USA 1932, Paramount
con Elissa Landi, Fredric March, Claudette Colbert, Charles Laughton, Ian Keith, Arthur Hohl, Tommy Conlon, Harry Beresford, Ferdinand Gottschalk, Vivian Tobin, Jeyzella
regia di Cecil B.DeMille



Ilsegnodellacroce


Roma 64 d.C. Nerone sfrutta l’incendio dell’Urbe per incrementare l’odio verso i cristiani. Il prefetto di Roma, Marco Superbo, si trova casualmente davanti a un alterco tra due delatori e due cristiani difesi da una ragazza, Marzia. Tra il prefetto e la fanciulla è amore a prima vista e Marco lascia liberi i cristiani, la notizia arriva a Tigellino che vorrebbe prendere il suo posto, e a Poppea l’imperatrice innamorata di lui. Tigellino fa torturare Stefano un giovane cristiano che vive con Marzia e scopre il luogo di una riunione catturando un centinaio di cristiani, Marco interviene ancora in difesa di Marzia e chiede per lei la grazia a Nerone ma Poppea si oppone. L’imperatore decide che la ragazza avrà salva la vita solo se abiura il cristianesimo ma Marzia è ben salda nella sua fede e Marco, per amore, la segue nel martirio.


Ilsegnodellacroce

Il primo film biblico sonoro di Cecil B.DeMille che segna il suo ritorno alla Paramount dopo la parentisi alla MGM, è un kolossal che ben interpreta lo spirito pre-code mescolando sapientemente il casto fervore dei cristiani alla lussuriosa decadenza dell’impero romano.
La versione che gira(va) nelle televisioni italiane è stata pesantemente censurata lasciando solo la storia d’amore tra Marco e Marzia e il misticismo religioso, eliminando tutta la parte dedicata a Poppea la celeberrima scena di Claudette Colbert nuda nel bagno di latte d’asina, il sensuale ballo lascivo di Ancaria durante il festino di Marco con il canto dei cristiani che soverchia le musiche romane e ridà forza all’intimorita Marzia, le scene più crude dei giochi al circo con le cristiane seminude ricoperte solo da una strategica ghirlanda di fiori in attesa di essere divorate dai coccodrilli o brutalizzate dal gorilla.


Ilsegno della croce


Lo stesso DeMille rimaneggiò il film nel 1944 operando una prima censura e facendo introdurre il film da una scena in cui due cappellani militari discutono sul primo cristianesimo; l’unica cosa interessante di questo aneddoto è che vedendo il film ho pensato spesso come DeMille anticipasse di un lustro le persecuzioni naziste nei confrondi degli ebrei.
Il regista conferma la magniloquenza del suo stile: alcune inquadrature riprendono la composizione di gruppi marmorei romani, la stessa scena iniziale di Nerone che suona la lira mentre Roma brucia si allarga a mostrare una scalinata su cui stanno impietriti dal terrore i suoi cortigiani riprendendo la spirale della Colonna Traiana e il sempre ubriaco Glabrio beve da un boccale che una fedele riproduzione di un rhyton a forma di testa d’ariete.
Nel cast spicca Claudette Colbert nel ruolo della sensuale Poppea che fa le prove per la Cleopatra del 1934, sempre per la regia di DeMille, mentre Charles Laughton con pesante trucco e naso greco, interpeta da par suo l’annoiato e timibondo Nerone.

Cleopatra

USA 1934 Paramount
con Claudette Colbert, Warren William, Henry Wilcoxon, Irving Pichel, Joseph Schildkraut, Ian Keith, Gertrude Lawrence, C. Aubrey Smith
regia di Cecil B. DeMille



Cleopatra


48 A.C.: Giulio Cesare è in Egitto per decidere le sorti del regno egizio conteso da Cleopatra e il fratello Tolomeo; Potino, consigliere di Tolomeo, rapisce Cleopatra e il suo fedele Apollodoro e li abbandona nel deserto minacciandoli di morte se tornano ad Alessandria. Cleopatra torna e seduce Cesare seguendolo nel suo ritorno trionfale a Roma. Quando Cesare viene assassinato, la regina è costretta a fuggire. Marco Antonio la raggiunge a Tarso per riportarla in catene a Roma ma cade a sua volta vittima del fascino della donna mettendosi contro Ottaviano e venendo abbandonato dalle proprie legioni. Quando vede Cleopatra andare a parlamentare con Ottaviano, Marco Antonio pensa che lo stia tradendo e si suicida gettandosi sulla propria daga. Visto che ormai tutto è perduto, Cleopatra si suicida con l’aspide seduta sul suo trono, impressionando anche da morta i conquistatori della città.



Cleopatra_


La versione del 1934 della storia di Cleopatra firmata da DeMille,  è molto importante per diversi motivi, alcuni esulano la qualità stilistica , comunque buona, della pellicola.
Innanzitutto è chiaro il debito che Cleopatra del 1963, il film che fece fallire la Fox e simbolicamente lo star system delle major, ha verso la pellicola di DeMille: la scena del tappeto con cui Cleopatra s’introduce nella tenda di Cesare e l’ingresso di Cleopatra a Roma che trent’anni dopo diventerà una macchina davvero faraonica.



Cleopatra


La pellicola è il canto del cigno del pre-code, genere a cui Cecil B.DeMille diede molto negli anni precedenti con film d’ambientazione romana come Il segno della croce, anche se le maglie della censura si fanno sempre più strette, il cineasta riesce a rendere l’atmosfera di sensualità morbosa tipica del pre-code: il film si apre su un’ancella che sparge fiori e a prima vista la donna sembra a seno nudo mentre poi si capisce che è velata ma il gioco dell’immaginazione ormai ha avuto effetto.



Cleopatra


Pur nascondendo gli amplessi e le scene di violenza, la morte di Cesare avviene fuori campo nascosta da una colonna davanti alla quale si accalca la folla inferocita, si capisce perfettamente quali siano le armi che Cleopatra usa per sedurre i grandi condottieri romani, non paga del suo fascino li avvolge in atmosfere morbose di schiave sensuali che offrono ostriche e perle, balletti sensuali e in queste riprese corali DeMille eccelle in tutta la sua grandiosità, la sequenza in cui Cleopatra fa segno di velare il letto in cui giace con Marco Antonio e il carrello inizia lentamente ad indietreggiare mostrando l’interno dell’enorme imbarcazione in cui si è svolta la seduzione, lascia stupiti ancora oggi.
Il film passa alla storia anche per i costumi e le scenografie poco fedeli alla storia ma un vero trionfo dell’art deco tanto che alla mostra londinese del 2002 una sezione era dedicata al materiale di scena di Cleopatra.



Cleopatra_


Il cast è notevole e molto eterogeneo, i protagonisti sono star in auge nel periodo, Warren William (Giulio Cesare) era soprannominato the king of precode, Henry Wilcoxon fu lanciato dal ruolo di Marco Antonio e la sua carriera durò fino agli anni ’80, Claudette Colbert fasciata in memorabili costumi e copricapi scintillanti, spiana la strada alla fama che le darà nello stesso anno Accadde una notte, mentre nei ruoli secondari o di comparse si possono trovare molte future star o vecchie glorie del muto che De Mille non ha dimenticato.

La signora di mezzanotte

Midnight
Usa 1939 Columbia
con Claudette Colbert, Don Ameche, John Barrymore, Francis Lederer, Mary Astor, Hedda Hopper, Rex O’Malley, Armand Kaliz, Monty Woolley, Elaine Barrie
regia di Mitchell Leisen



LaSignoraDiMezzanotte


La ballerina americana Eve Peabody, in trasferta europea con la speranza di fare un ricco matrimonio, arriva a Parigi su un vagone di terza classe vestita solo del suo abito da sera dopo aver perso tutto a Montecarlo. La aiuta Tibor Czerny, tassista di origini ungheresi che la scarrozza tutta la sera per i locali notturni in cerca di lavoro, quando Tibor si offre di ospitarla per la notte, la ragazza si dilegua e riesce a intrufolarsi in una festa del jet set. Viene subito sgamata da un divertito signore, Georges Flammarion che la ingaggia per far innamorare l’amante della moglie, Jacques Picot. Il piano riesce ma il tassista, che ha scoperto tutto, si finge il marito della baronessa ungherese per cui si spaccia Eve..




Midnight


Divertente commedia sofisticata che gioca sulla fiaba di Cenerentola: “tutte le Cenerentole hanno la loro mezzanotte”, dice la pratica Eve a Flammarion. Il romanticismo si trasforma in cinismo, del resto c’è Billy Wilder alla sceneggiatura, trasformando la favola in un caleidoscopio di falsità dove nessuno è chi sostiene di essere e Tibor e Eve finiranno per divorziare prima ancora di sposarsi.




La signora di mezzanotte


Battute fulminanti, situazioni surreali, un cast di prim’ordine dove spicca un divertito John Barrymore a cui basta lo sguardo sardonico per sottolineare i tentativi degli altri interpreti di fingersi ciò che non sono: la moglie che finge di non essere innamorata del play boy Picot, quest’ultimo che si dice pronto al matrimonio con Eve e quest’ultima che si finge una baronessa ungherese usando il nome del tassista, che pare avere qualche lontana parentela con l’aristocrazia ungherese, forse unica cosa vera nel delirio di falsi ruoli in cui si trasforma la commedia sofisticata sul finire degli anni’30 come evoluzione del rapporto poveri versus ricchi o nobili, se europei.

Tovarich

TovarichUSA 1937 Warner Bros
con Charles Boyer, Claudette Colbert, Basil Rathbone, Anita Louise
regia di Anatole Litvak

Il Principe Mikail Alexandrovitch Ouratieff e la moglie, la Granduchessa Tatiana Petrovna Romanova, sfuggiti alla repressione bolscevica, vivono a Parigi da perfetti squattrinati pur essendo depositari di quatto miliardi di franchi che sono stati affidati dallo Zar al principe. Per non cadere nella tentazione di spenderli i due si riciclano come maggiordomo e cameriera a casa di un banchiere. Qui serviranno a una cena diplomatica dove incontreranno il Commissario Dimitri Gorotchenko che li aveva torturati ai tempi della Rivoluzione ma per il bene della Russia affideranno a lui i denari dello Zar, perché non vengano svenduti i pozzi petroliferi russi.

Versione cinematografica di una commedia teatrale di successo del 1933 firmata da Jacques Deval, Tovarich si avvale della perfetta recitazione brillante di Claudette Colbert e Charles Boyer.
Il regista Anatole Litvak, non è uno dei grandi della commedia brillante americana ma da ottimo artigiano sa portare a casa il risultato, per altro Litvak ha origini russe, espatriato proprio per dissenso politico e il suo film più celebre riguarda nuovamente i Romanov: Anastasia.
Quello che è interessante è proprio la lettura politica estremamente equilibrata: i due nobili non hanno problemi ad essere dei provetti servitori perché in realtà anche nella loro dorata vita precedente erano i servitori personali dello zar e della zarina. Quando i Dupont scoprono di avere al loro servizio due nobili di alto lignaggio non possono fare a meno di dimostrare loro il rispetto che certo non riservano alla servitù normale perché il fascino della grande nobiltà è sempre irresistibile, soprattutto sui parvenu.



Tovarich


Sconvolge, visto da qui, dove a oltre 70 anni dal 25 aprile, stiamo ancora a litigarci la festa nazionale, che vent’anni dopo la rivoluzione d’ottobre il messaggio sia pacificatorio con il denaro dato all’aguzzino per il bene superiore della Russia, sarà anche un finale molto edulcorato ma ripeto, il confronto con il nostro presente avvelenato viene naturale e non a favore di quest’ultimo.
Sempre uguale invece la percezione del banchiere: essendo banchiere, dice Madame Dupont a Mikail, il marito non sa far di conto quindi dovrà essere il maggiordomo ad occuparsi della contabilità casalinga. La granduchessa ritiene i banchieri i veri responsabili della rivoluzione bolscevica e nella cena finale quattro o cinque banchieri di diversa nazionalità si spartiscono le ricchezze del mondo, quindi sereni: anche ottant’anni fa il vero nemico era già il complotto dei plutocrati.

Robert Walker

Robertwalker

Il 28 agosto 1951 moriva a soli 32 anni Robert Walker promettente star hollywoodiana la cui vita è stata distrutta, come ebbe modo di dire lui stesso dall’ossessione di Selznick per la moglie.
Robert Hudson Walker nasce il 13 ottobre 1918 a Salt Lake City, ultimo di quattro figli; il carattere sensibile del ragazzo rivela le sue debolezze quando i genitori si separano. L’attività recitativa sembra far bene alla sua indole e il giovane Walker rivela un certo talento tanto da esser mandato a studiare all’American Academy of Dramatic Arts di New York.
A scuola il ragazzo s’innamora quasi subito di una campagna di corso, Phylis Lee Isley, e i due convolano a giuste nozze nel 1939, un anno dopo il loro primo incontro.
Il viaggio di nozze è a Los Angeles in cerca di scritture ma non succede nulla di rilevante e la coppia torna a New York dove si mantengono recitando alla radio e in teatro intanto hanno due figli, Robert Walker Junior e Michael Walker che avranno anch’essi un futuro recitativo.
La nascita dei due figli non impedisce a Philys di proseguire con le audizioni e viene notata da David. O.Selznick che decide di farne una star con il nome di Jennifer Jones.
Daquandoteneandasti
Selznick dimostra interesse anche per la carriera del marito e lo fa assumere alla MGM: mentre nel 1943 Jennifer Jones vince l’oscar per Bernadette, Robert Walker si fa notare come uno dei soldati destinati al sacrificio nel film bellico Bataan di Tay Garnett. Il ruolo del soldato, visto anche il periodo storico, sarà tipico dei primi anni di carriera di Walker, lo ritroviamo ad esempio, in Missione segreta di Mervyn LeRoy girato nel 1944.
Dello stesso anno è anche Da quando te ne andasti dramma sentimentale sulle vicende di una famiglia il cui padre è al fronte, Jennifer Jones è Jane Deborah Hilton, figlia della signora Hilton (Claudette Colbert) che s’innamora di un giovane soldato prossimo alla partenza per la guerra interpretato da Robert Walker. I due erano ancora sposati anche se la relazione con Selznick ormai era cosa nota, creando a Walker un disagio che lo porta all’alcolismo.
Il ruolo del caporale Bill Smollett però è apprezzato dalla critica e l’anno successivo l’attore lavora con Judy Garland, che lo avrebbe voluto anche per Incontriamoci a Saint Louis; insieme girano l’adorabile pellicola L’ora di New York, storia di un incontro fortuito tra una ragazza e un militare in licenza che decidono di sposarsi nel giro di ventiquattro ore. Diretto dal marito della Garland, Vincente Minnelli, il film fu il primo ruolo senza cantato per la giovane diva che doveva la sua fama alla voce angelica.

Loradinewyork

La carriera di Walker procede senza grossi successi anche se in produzioni interessanti come Il Mare d’Erba, seconda regia di Elia Kazan che ha per protagonisti al coppia Tracy/Hepburn. Sempre del 1947 e ancora con Katharine Hepburn è Canto d’Amore, il convenzionale biopic diretto da Clarence Brown sull’amore tra Clara Wieck e Robert Schumann; Robert Walker veste i panni dell’amico Johannes Brahms.
Nel 1948 è Eddie Hatch, il timido vetrinista che si innamora di una statua di Venere che prende vita, interpretata da una smagliante Ava Gardner, nel musical fantasy Il Bacio di Venere diretto da  William A. Seiter (e Gregory La Cava non accreditato).

Ilbaciodivenere

Ancora segnato dalla fine della relazione con Jennifer Jones, dopo una relazione sul set con la Gardner, l’attore sposa impulsivamente Barbara Ford, figlia del celebre regista ma il matrimonio naufraga dopo alcuni mesi e Walker, per non perdere il contratto con la MGM accetta di farsi disintossicare in una clinica.
La carriera procede senza pellicole significative fino al 1951 quando Hitchcock sceglie Robert Walker per il ruolo di Bruno Anthony ne L’Altro Uomo (Delitto per delitto). Bruno Anthony è il losco personaggio che, durante un incontro in treno, propone al tennista Guy Haines uno scambio di delitti per avere entrambi un solido alibi e non essere incriminati.

Laltrouomo

La prima del film si tiene il 30 giugno 1951 e il film ha buone recensioni, Walker intanto lavora a un nuovo progetto, L’amore più grande di Leo McCarey: ma la sera del 28 agosto l’attore muore per un mix di farmaci e alcol: trovandolo in uno stato d’alterazione, la cameriera aveva chiamato il medico che lo aveva sedato causando l’overdose che uccide Robert Walker.
Il film in lavorazione viene modificato per poter essere terminato e vennero utilizzatati alcuni materiali de L’altro Uomo.

Vento caldo

Parrish
Usa 1961 Warner Bros
con Troy Donahue, Claudette Colbert, Karl Malden
regia di Delmer Daves

Ventocaldo

Parrish McLean si trasferisce nel Connetticut con la madre Ellen, che va a fare la governante nella casa di un coltivatore di tabacco, Sala Post. Mentre il ragazzo scopre la seduzione femminile e viene sfacciatamente corteggiato prima dalla contadina Lucy poi dalla viziata figlia di Sala, la madre si sposa con Judd Raike, il più ricco piantatore della valle. L’uomo è un padre padrone e vorrebbe assoggettare al suo volere anche Parrish che però si ribella ai metodi poco ortodossi con cui Raike guida la famiglia e gli affari.

Vento caldo è il classico melodramma con famiglie patriarcali che si rivelano covi di vipere e i popolani bianchi costretti a giocarsi la dignità; a dirigerlo con mano sapiente c’é Delmer Daves, regista prima di noir poi di western e infine di melodrammi: nel 1959 aveva diretto il celeberrimo Scandalo al Sole che aveva dato la fama a Troy Donahue. In questa pellicola ritroviamo l’ attore idolo delle ragazzine anni ’60, nei panni di un giovane ribelle che preferisce seguire ciò che gli detta la coscienza invece di piegarsi ai metodi poco ortodossi dei Raike che pure gli garantirebbero la sicurezza economica e l’amore della bella Alison Post che non lo segue nella sua decisione di farsi strada da solo e gli preferisce il matrimonio infelice con Wiley Raike.
Anche la madre, Ellen preferisce fingere di non vedere il carattere da desposta del marito in cambio della ricchezza, ma come dice il vecchio marinaio a Parrish nel dialogo introduttivo del film, i figli devono avere il coraggio di fare la propria strada come il ragazzo dimostrerà nel corso della pellicola, guadagnando l’amore di Paige, ultimogenita di Raike che a differenza dei fratelli, ha il coraggio di opporsi all’ingombrante figura paterna.
Parrish MaldenColbert Il carismatico e volitivo, per quanto gramo, Judd Raike è interpretato magistralmente da Karl Malden che io ricordo in ruoli magari anche perfidi ma sicuramente più remissivi. Quello di Ellen McLean è l’ultimo ruolo interpretato da Claudette Colbert sul grande schermo.
Come vuole la tradizione del melò la fotografia gioca un ruolo importante e simbolico, il colore dominante è il marrone simbolo della terra e del tabacco, a cui si oppone il blu quasi imperiale dei ricchi piantatori, è il colore di Alison e dopo essere stato baciato da lei, Parrish va al lavoro con un giubbotto azzurro quasi a significare che ormai appartiene alla viziata ragazza; il rosso è il colore della ribellione e nella seconda parte del film quando il ragazzo sfida apertamente il monopolio terriero del patrigno indossa sempre un maglione o un giubbotto rosso.

Ray Milland

Raymilland

Il 10 marzo 1986 moriva Ray Milland, nome d’arte di Reginald Truscott-Jones, nato nel Galles il 3 gennaio 1907.
Pur non diventando mai una stella di prima grandezza (ed è un vero peccato, dato che fascino e carisma non gli mancava) ha avuto una lunghissima carriera con ruoli molto importanti.
Esordisce nei tardi anni ’20 sugli schermi inglesi con il nome di Raymond Milland e già nel 1931 è negli Usa sotto contratto per la MGM che lo sfrutta per piccoli ruoli. Dopo una breve parentesi in patria si trasferisce definitivamente in America dove viene messo sotto contratto dalla Paramount per cui lavorerà almeno per un ventennio.
Tra i ruoli degli anni ’30 ricordiamo Il Giglio d’oro del 1935 diretto da Wesley H. Ruggles dove interpreta un giovane lord inglese che mette a rischio l’amore tra la dattilografa Claudette Colbert e il giornalista Fred MacMurray; nel ’36 è il coprotagonista maschile de La figlia della Giungla, film di debutto di Dorothy Lamour che le vale l’esotico soprannome di Sarong Queen.
Del 1937 è la commedia brillante Che bella vita di Mitchell Leisen con cui Milland girerà altri cinque film: Arrivederci in Francia e I cavalieri del cielo sono pellicole di propaganda essendo girate rispettivamente nel 1940 e 1941; Schiave della città del 1944 è il primo film in technicolor del regista che mischia musical e psicanalisi. Amore di Zingara del 1945 è un film di spionaggio che vede recitare Milland accanto a Marlene Dietrich e Kitty, sempre del 1945, è una pellicola ambientata nel tardo settecento che rilegge la fiaba di Cenerentola con spiccato cinismo.
Nel 1939 l’attore veste i panni di uno dei tre fratelli Geste arruolati nella Legione Straniera nel film Beau Geste di William A.Wellman.

Milland'30

Nel 1942 gira Vento Selvaggio di Cecil B. DeMille, un’avventura marinara che si segnala per uno dei pochissimi ruoli negativi interpretati da John Wayne.
Lo stesso anno segna anche l’incontro con Billy Wilder che lo dirige in Frutto Proibito accanto a Ginger Rogers travestita da dodicenne: è il primo film di Wilder e il caustico regista da subito affronta un tema spinoso come l’attrazione per le minorenni.
Con Wilder Ray Milland gira ancora nel 1945 il film che gli vale l’unico Oscar della carriera: Giorni perduti, una storia estremamente realistica e inconsueta per l’epoca della discesa nell’alcolismo di uno scrittore fallito.

Giorniperduti

La carriera dell’attore continua sempre molto intensa ma il ruolo di Giorni perduti fa scoprire il lato oscuro dell’attore che è quello che gli porterà ri risultati più interessanti come Il tempo si è fermato de 1948, un thriller dalle sfumature noir diretto da John Farrow, che lavora con l’attore anche l’anno seguente ne La Sconfitta di satana, una versione noir del mito di Faust ( cfr. Il Mereghetti 2014) che esce sconfitto dalle sue trame per irretire l’onesto procuratore Foster. Nel 1950 Farrow e Milland collaborano ancora nel western, non memorabile, Le Frontiere dell’odio.
Sempre del 1948 è il melò vittoriano Amarti è la mia dannazione dove Milland seduce una vedova e la induce al delitto ma sarà vittima della sua vendetta quando la donna scoprirà che ha un’amante.
Del 1952 è La Spia dove Milland da il meglio della sua recitazione nevrotica: è uno scienziato che confida agli agenti dell’Est gli studi sul nucleare: per sottolineare il senso di segretezza il film è completamente privo di dialoghi.
Nel 1954 è lo spiantato tennista Tom Wendice che vuole uccidere la moglie ne Il Delitto Perfetto di Hitchcock. Il film venne girato in 3D e segna l’inizio della collaborazione tra il maestro del terrore e Grace Kelly.
L’anno seguente l’attore interpreta l’architetto Stanford White vittima del triangolo amoroso tra la bella Evelyn Nesbit e il suo gelosissimo marito Harry Thaw ne L’altalena di velluto rosso di Richard Fleischer.

Milland40

Il 1955 è anche l’anno in cui Milland esordisce dietro la cinepresa con il western Gli Ostaggi. In tutto sono quatto le regie dell’attore: Lisbona, film di spionaggio del 1956, Obiettivo Butterfly del ’58 e Il giorno dopo la fine del mondo  pellicola sci-fi del 1962: pur trattando generi diversi, i film diretti da Ray Milland hanno tutti la caratteristica di essere low budget come i film horror o di fantascienza a cui l’attore inizia a dedicarsi entrando anche nella factory di Roger Corman per cui gira Sepolto vivo (1962) dal ciclo di film tratti da Poe e l’anno seguente il notevole L’uomo dagli occhi a raggi X.

TheManWithX-RayEyes

Già dal 1955 Milland inizia a recitare in serie televisive, cosa che continuerà a fare fino alla fine della sua carriera, segnaliamo le sue partecipazioni a Ellery Queen, dove appare nel pilot; Colombo, Fantasilandia, Cuore e batticuore, Love Boat, mentre sul grande schermo si limita a camei, da segnalare nel 1970 il ruolo del severo Oliver Barrett III padre di Ryan O’Neal nello strappalacrime Love Story.
Ha un ruolo anche ne Gli ultimi Fuochi l’ultimo film di Elia Kazan girato nel 1976.
La sua ultima apparizione è del 1985 nel corto The Gold Key di Richard G. Kutok.

Accadde una notte

Accaddeunanotte It happened one night
USA 1934 Columbia
con Clark Gable, Claudette Colbert, Walter Connolly, Roscoe Karns
regia di Frank Capra

Dopo un litigio con il padre che non approva il suo fidanzamento con un aviatore arrampicatore sociale, la ricca e viziata Ellie Andrews decide di attraversare gli States in pullman per raggiungere a New York l’uomo dei suoi sogni e sposarlo. All’inizio del viaggio la ragazza incontra Pietro Warne, giornalista appena licenziato che decide di aiutarla se potrà pubblicare la sua storia: ovviamente tra le mille traversie del viaggio nascerà l’amore tra Pietro ed Ellie, sentimento che dovrà superare alcuni malintesi prima di trionfare.

Accadde una notte è un caposaldo della commedia brillante americana, che fece incetta di Oscar: si contano ancora sulle dita i film che sono stati premiati come miglior film, regia, sceneggiatura e per i migliori protagonisti, sia maschile che femminile. Pur non sopportandosi sul set Clark Gable e Claudette Colbert ebbero la carriera spianata (e l’unico Oscar) grazie a quest’opera il cui successo, per altro, fu totalmente inatteso.
Oltre che una divertente commedia sulla guerra dei sessi, la pellicola è anche un road movie e uno spaccato della Grande Depressione, descritta con l’occhio benevolo che caratterizza l’opera di Frank Capra anche se non manca il dramma della madre che sviene per la fame perché ha usato tutti i soldi per il viaggio e per sfamare il figlioletto.
Per quando Ellie si dimostri furba nello sviare i detective sulle sue tracce mandando una vecchietta a fare il biglietto al posto suo, l’ereditiera che sperimenta per la prima volta la libertà totale dopo una vita sempre supervisionata da tate e istruttrici, cade ben presto vittima di un mondo rude dove la sopravvivenza è una lotta: già alla prima fermata d’autobus si fa rubare la valigia e solo l’intervento di Pietro potrà aiutarla nel suo viaggio.
Ithappenedonenight Anche la caratterizzazione di Pietro è molto complessa: perde il lavoro perché ubriaco e inaffidabile ma si rivela molto pragmatico nella gestione della vita pratica di cui Ellie è completamente ignara: la gestione dei soldi, del cibo (la dieta a base di carote), del viaggio. Apparentemente cinico si rivela un cuore d’oro ed estremamente cavalleresco verso la donna che ha deciso di aiutare (le mura di Gerico) il suo difetto maggiore è quello di credersi saputo in tutto tanto da aver intenzione di scrivere manuali su diversi argomenti, compreso l’autostop di cui conosce diverse tecniche che però nulla possono davanti al metodo di Ellie: attirare l’attenzione degli automobilisti mostrando le gambe. La gag dell’autostop è ancora oggi famosissima. Se la Colbert mostra le gambe, Gable diventa un sex symbol levandosi la camicia e restando a torso nudo.
Quando scoppia l’amore tra Ellie e Pietro sorge un ostacolo: il denaro; allora il giovane si reca in tutta fretta a New York per farsi anticipare mille dollari dal suo editore in cambio dello scoop del suo amore con l’ereditiera, senza moralismi Capra anticipa una moda così in voga nei nostri giorni: mettere in mostra il proprio privato nei reality per guadagnare soldi.
Purtroppo Ellie viene scacciata dal motel durante l’assenza di Pietro e delusa dal suo comportamento mette fine alla sua fuga telefonando al padre. Convinta che Pietro l’abbia usata solo per avere la cospicua ricompensa promessa dal genitore, la ragazza torna tra le braccia del fidanzato rassegnata a una vita senza amore ma l’intervento paterno, perché nei film di Capra anche i banchieri hanno un cuore, chiarirà l’equivoco e finalmente dopo l’annullamento concesso a suon di denari dallo sposo abbandonato sull’altare, una trombetta di plastica farà cadere le mura di Gerico, cioè la coperta che ha sempre castamente separato la camera condivisa dai due viaggiatori.
Il doppiaggio italiano d’epoca porta un riconoscibilissimo Gino Cervi a doppiare Gable (cosa che mi procura una punta di fastidio) mentre Paolo Stoppa doppia Oscar Shapeley, l’individuo che prima importuna Ellie e poi viene messo in fuga da Pietro con una parodia dei gangster movie allora celeberrimi, quando Shapeley gli proprone di dividere la ricompensa.
Trovo molto divertente che sia stato italianizzato il nome del protagonista maschile mentre la ragazza continui a chiamarsi Ellie o Ellen come nell’originale.

L’ultima dei Montezuma

TheWomanGodForgot The Woman God Forgot
USA 1917
con Geraldine Farrar, Wallace Reid, Raymond Hatton
regia di Cecil B. DeMille

Venuto a conoscenza di una leggenda azteca secondo cui un profeta sarebbe tornato in Messico proprio negli anni in cui arrivarono i conquistadores, Cortez invia il suo fido capitano Alvarado a parlamentare con l’imperatore Montezuma spacciandosi per il figlio del Bianco Nume. Appena arrivato a corte è amore al primo sguardo tra Tezca, la figlia di Montezuma e il capitano le cui origini divine non vengono credute. Ferito e in fuga per il palazzo imperale, Alvarado trova rifugio nelle stanze della principessa, che si prende cura di lui e si avvicina al cristianesimo. Scoperto, il soldato viene destinato al sacrificio per propiziare le nozze di Tezca con il cugino Guatemoco. La principessa, pur di salvarlo esce dalla città e va a chiedere aiuto a Cortez promettendo di lasciargli aperte le porte della città in cambio del giuramento di non infierire sulla popolazione. Entrato in città Cortez viene meno al patto e fa prigioniero Montezuma che maledice la figlia. Tezca si pente di aver abiurato la sua fede e dopo la morte del padre guida la battaglia ma sarà l’unica a sopravvivere al massacro. Alvarado perora la sua causa e la donna viene lasciata uscire dalla città e si ritira a vivere in una capanna dove il capitano spagnolo la raggiunge per cercare di scaldare il suo cuore chiuso dall’odio.

L’ultima dei Montezuma è la prima pellicola d’ambientazione interamente storica girata da Cecil B. De Mille che nell’anno precedente in Joan the woman aveva inserito la vicenda di Giovanna d’Arco nella cornice del sogno di un soldato al fronte durante la Prima Guerra mondiale.
Il film ha molte ingenuità (la più eclatante riguarda il fatto che si dia per scontato che aztechi e spagnoli si capiscano perfettamente) ma contiene già tutte le tematiche care al regista: Geraldine Farrar, soprano prestato al cinema muto di cui divenne una delle prime dive, anticipa la sensualità che esploderà poi nel 1934 con la Cleopatra interpretata da Claudette Colbert e la presenza del tema religioso qui rappresentato dalla croce e dalla battuta ripetuta più volte “in hoc signo vinces” anmuncia la passione per i temi biblici da cui De Mille trarrà i suoi kolossal futuri.

L'ultimadeimontezumaE’ interessante lo studio psicologico della protagonista, donna dotata di grande sensibilità umana per cui è inorridita dalle crudeli pratiche religiose che prevedono sacrifici umani e sarà proprio lei che mettendo in salvo l’amata schiava Maruna destinata al sacrificio, farà in modo che Cortez venga a conoscenza della leggenda del Bianco Nume. Naturalmente incline alla compassione cristiana Tezca si avvicina al cristianesimo anche per amore di Alvarado ma quando si scopre tradita da Cortez e vede uccidere il padre non esita a chiedere perdono ai suoi dei e a guidare la battaglia. Uno scatto d’orgoglio repentino che scarta dal modello di Pocahontas antelitteram che Tezca pareva rappresentare fino a quel momento. Il finale è un happy end appena accennato: Alvarado riesce a strappare solo un sorriso alla donna amata, non c’è nessun bacio che suggelli la ritrovata armonia.
Pur mettendo in evidenza la missione evangelica degli spagnoli, De Mille non esita a mostrare il modo d’agire ipocrita e vigliacco dei conquistadores che fin dalle didascalie iniziali definisce sprezzantemente “una banda di soldati”.
L’ultima dei Montezuma anticipa anche il gusto per il kolossal di De Mille, gli scenari esterni sono spettacolari, girati nel Santa Ynez Canyon. I sensualissimi costumi della protagonista vantano un tripudio di piume e sono firmati da Natacha Rambova che proprio in questo film debutta come costumista.
Anche le scenografie sono maestose e le scene di battaglia si svolgono sull’immensa scalinata di un tempo azteco dalle cui terrazze gli spagnoli getteranno nel vuoto i prigionieri.
Immancabile il viraggio il cui colore suggerisce stati temporali (giorno notte) ma anche emotivi: il purpureo delle scene di battaglia. Raffinatissime le didascalie originali con le lettere finite da uno svolazzo quando c’è da completare una riga altrimenti vuota.

L’amore non va in vacanza

Lamorenonvainvacanza

Iris e’ una giornalista inglese da anni perdutamente innamorata di un collega che si sta sposando con un’altra, Amanda e’ una ragazza americana in carriera, crea trailer cinematografici, che ha appena buttato fuori casa il fidanzato che l’ha tradita.
Le due sconsolate fanciulle, tramite un sito internet specializzato, si scambiano la casa e (ri)trovano l’amore.

Mi era caduto l’occhio sulla durata del film, 138’ ed ero gia’ entrata in sala con cattivi presentimenti: una commedia NON puo’ durare cosi’ a lungo, neppure se racconta due storie speculari, ma pare che ormai un film che duri meno di due ore non possa piu’ esser contemplato e cosi’ la storia viene allungata con i melensi balletti finali ed altre scene totalmente inutili (ad esempio un prolungato campo e contro campo di Cameron Diaz che fa le smorfie ad un simpatico cagnetto, ovviamente vince il cane, per l’antica legge che vuole che non ci si confronti mai con bambini e animali se non si vuole uscire perdenti e anche i fan piu’ accaniti della bella e brava Cameron non potranno accontentarsi di tanta buffa leziosita’).
Nell’insieme il film potrebbe essere una mediocre commediola che procede verso il prevedibile finale gia’ illustrato dalla locandina ma come nell’ultimo lavoro di Pupi Avati, la regista fa continui rimandi al cinema del bel tempo andato e se nel lavoro del regista italiano questi potevano essere un valore aggiunto alla pellicola, in questa fatica di Nancy Meyers affossano completamente l’opera: come si puo’ citare l’incontro tra Gary Cooper e Claudette Colbert in L’ottava moglie di Barbablu’ di Lubitsch, nominare Lady Eva con Barbara Stanwyck, far passare in tv La signora del venerdi’ con Cary Grant e Rosalind Russell e poi contravvenire cosi’ palesemente alle piu’ banali leggi della commedia sofisticata, citate prima?!?
Qui tutto si limita all’uso superficiale della bellezza degli attori (l’unica sorpresa della storia starebbe nel personaggio di Jude Law che si rivelera’ diverso da come appare inizialmente) e dei luoghi: i pittoreschi cottages inglesi contrapposti alle lussuose ville hollywoodiane sono un’altra occasione perduta, tratteggiando nella maniera piu’ superficiale lo snobismo di Amanda e lo stupore dell’inglesina in America. Deludente.