Dracula – L’amore perduto

Dracula: A Love Tale
Francia, 2025
con Caleb Landry Jones, Christoph Waltz, Zoë Bleu, Matilda De Angelis, Ewens Abid, David Shields, Guillaume de Tonquédec
regia di Luc Besson

Romania, 1490 Vlad II principe di Valacchia vive felice con l’amata consorte Elisabeta quando deve lasciarla per combattere gli ottomani. Il principe sconfigge i turchi ma la moglie muore  in un’imboscata mentre si stava trasferendo in un castello più protetto. Per la rabbia Vlad uccide un alto prelato in chiesa e diventa un reietto a cui è negata la morte. Circa quattrocento anni dopo, Jonathan Harker arriva al castello di Dracula per chiedergli di vendere una sua vecchia proprietà parigina, il giovane sta per essere ucciso da Dracula e gli chiede di raccontargli la sua storia poi gli mostra il ritratto della sua promessa sposa, Mina Murrey che è la reincarnazione della principessa Elisabeta; intanto anche Maria de Montebello, vampira italiana al servizio di Dracula, ha riconosciuto la doppelgänger ma è stata rinchiusa in manicomio dopo aver ricevuto involontariamente una benedizione e il suo ricovero porta un prete sulle tracce di Dracula…

Recupero Dracula – L’amore perduto con poche aspettative e invece, pur riconoscendone tutti i limiti, il film di Besson riesce a sorprendermi con alcune scene veramente belle che valgono la visione di quest’opera fanfarona e kitsch, troppo legata al Dracula di Bram Stoker di Coppola nell’introduzione ambientata nel XV secolo e nei costumi: l’acconciatura del Dracula centenario è la medesima di quella del film di Coppola, e sembra più un intento caricaturale piuttosto che un omaggio.
Ma la vena ironica sembra essere sfuggita di mano al regista, John Harker è quasi odioso anche se ha la furbizia di farsi raccontare tutta la storia da Dracula riuscendo a rimandare la propria morte definitivamente dimenticata con la scoperta che Mina è Elisabeta.

gargoyle criticati per i mediocri effetti digitali con cui sono stati creati, non hanno nessuna spiegazione e con il sacrificio di Dracula tornano ad essere dei ragazzini mutati non si sa quando o per quale motivo (ma non sarebbe stato meglio tenersi le mogli/schiave come da tradizione?) 

Christoph Waltz è un prete senza nome, chiara trasposizione di Van Helsing, il suo appartenere alla religione anziché alla scienza gli permette di entrare in contatto con Dracula e a volte sembra che il vero amore che il conte brama sia quello di Dio: 400 anni a smuovere mari e monti e poi bastano due parole sul vero significato dell’amore per abbandonare la donna appena ritrovata?!?

Funziona  invece il personaggio di Maria che somma le figure di Renfield (la incontriamo al manicomio profetizzando l’arrivo del padrone) e di Lucy in questo caso la sua amicizia con Mina è interessata perché deve realizzare il desiderio del suo padrone: ritrovare la sua sposa perduta.

La caratterizzazione sopra le righe di Maria, sguaiata e ostentatrice di canini è quanto meno divertente e porta un po’ di novità (chiamiamolo pure sangue fresco) in una storia che ormai è talmente nota che Besson si permette anche di sorvolare alcuni passaggi inventandone altri, tipo la formulazione del magnetico profumo che rende Dracula così seduttivo. E’ una trovata che non mi entusiasma ma ho apprezzato la rappresentazione della fascinazione attraverso le danze che non c’entravano nulla con il film e paradossalmente erano interessanti proprio per questo motivo: nel film funziona quello che si libera da omaggi e convenzioni e prende vita propria.

Altrettanto valida la scena di seduzione all’interno del convento ma ho trovato davvero notevoli le scene della fuga di Elizabeta nei paesaggi innevati, i costumi accurati, molto più infelice il destino di Mina che dopo il sacrificio di Dracula si ritrova ancora fidanzata con quel bietolone di Harker: che finale romantico!

Dracula di Bram Stoker

Bram Stoker’s Dracula
USA 1992, Columbia
con Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves, Richard E. Grant, Cary Elwes, Billy Campbell, Sadie Frost, Tom Waits, Monica Bellucci, Michaela Bercu, Florinda Kendrick, Jay Robinson, I.M. Hobson, Laurie Franks, Cully Fredricksen, Judi Diamond, Octavian Cadia, Robert Buckingaham, Mitchell Evans, Robert Getz, Fred Spencer, Dagmar Stanec, Van Snowden, Eniko Öss, James Murray, Daniel Newman, Don Lewis, Nancy Linehan Charles, Honey Lauren, Jules Sylvester, Tatiana Von Furstemberg, Hubert Wells, Maud Winchester
regia di Francis Ford Coppola



Dracula di bram stoker


1462: dopo la caduta di Costantinopoli i paesi dell’est Europa devono combattere duramente per fermare l’avanzata turca, decisivo è l’intervento del cavaliere transilvano Vlad Draculea ma i turchi si vendicano facendo recare alla moglie Elisabeta un biglietto con la falsa notizia della sua morte, la donna disperata si suicida poco prima del ritorno vittorioso dell’amato consorte. Il pope rifiuta di celebrare i funerali di Elisabeta perchè morta suicida e quindi destinata alla dannazione, Vlad, pazzo di dolore, rivolge la sua ira verso Dio e i suoi gesti sacrileghi lo trasformano in un essere demoniaco. Quattrocento anni dopo Dracula intende spostarsi a Londra, il giovane Jonathan Harker si reca in Transilvania per formalizzare gli acquisti immobiliari, in sostituzione del precedente impiegato, Renfield, che è misteriosamente impazzito. Dracula vede una miniatura di Mina, la fidanzata di Harker, la cui somiglianza con Elisabeta è impressionante. Il vampiro lascia il giovane al castello in balia delle sue tre spose e si reca a Londra per conquistare Mina che non resiste alle sue lusinghe. Per trarre la forza che gli serve per tornare giovane, Dracula si nutre dei marinai dell’imbarcazione che hanno portato le sue casse a Londra e una volta in città la sua vittima sarà Lucy, la più cara amica di Mina. Lucy deperisce sempre più e il dottor Seward si rivolge al suo antico maestro, Van Helsing uno studioso che non teme di confrontarsi con i lati più oscuri e misteriosi della scienza; nonostante Van Helsing abbia intuito la presenza di un vampiro non riesce a salvare Lucy che muore mentre Mina è andata nei Carpazi a sposare Harker che nel frattempo era riuscito a fuggire dal castello di Dracula e aveva trovato rifugio in un convento di monache. Tornati a Londra Jonathan si unisce alle ricerche del vampiro mentre Lucy trova riparo nella clinica di Seward, qui incontra Dracula e lo implora di vampirizzarla; quando Van Helsing e i suoi accoliti arrivano il processo di mutazione di Mina è già iniziato e verrà sfruttato il suo contatto telepatico con il vampiro per inseguire Dracula che sta tornando nelle sue terre. Ferito il vampiro viene lasciato solo con Mina nella cappella dove era iniziata la sua maledizione a cui porrà fine la giovane donna.



Dracula di bram stoker


Coppola trasforma Dracula, il mostro più celebrato dalla cinematografia, in un eroe romantico in grado di superare “gli oceani del tempo” per ricongiungersi con l’amata; l’operazione ha avuto molto successo facendo del suo Dracula una delle pellicole più amate dal pubblico.
La cosa più divertente del film è che s’intitoli Dracula di Bram Stoker e che sia la versione che più si discosta dal romanzo, non fosse altro che per il prologo iniziale. Consideriamo che il film è uscito nel 70mo anniversario di Nosferatu il vampiro il capolavoro di Murnau che rischiò di andare perduto per i problemi di diritti con la vedova di Stoker: già dal titolo che richiama ironicamente questa vicenda, si capisce come il film di Coppola sia un omaggio al mostro cinematografico per eccellenza e non mancano citazioni da Nosferatu esasperando l’uso delle ombre espressioniste quando vediamo l’ombra di Dracula prendere per il collo Jonathan, passando dal Dracula di Tod Browning che ha introdotto le tre spose, fino al Dracula di Badham che già aveva esasperato i tratti sensuali del conte transilvano.



Bram stoker's dracula


Nel suo visionario barocchismo Coppola realizza un compendio dei Dracula cinematografici a cui aggiunge elementi tratti dalla storia dell’arte: il ritratto nel palazzo di Dracula che Jonathan crede essere di un avo deriva dall’Autoritratto di Albrecht Dürer; Lucy e i suoi lunghi capelli rossi sciolti in contrasto con le pettinature castigate di Mina rimandano ai Preraffaelliti.



Draculadibram stoker


Ad amalgamare il tutto i costumi visionari di Eiko Ishioka: mi impressiona sempre l’armatura rossa di Vlad con cui si reca in battaglia contro i turchi: ricorda i modelli del corpo umano che servono per studiare i muscoli: Vlad un uomo “senza pelle” il cui cuore (altro muscolo) è troppo esposto alle pene d’amore e alla vendetta persino contro Dio.
Per fronteggiare questo personaggio fuori dal suo e da ogni tempo servono ben cinque esseri umani che rappresentano i vari aspetti della logica: l’avvocato, il medico, addirittura un esponente del nuovo mondo, il texano Quincey Morris, tutti sotto la guida di Van Helsing, rappresentato come una figura a cavallo tra il mondo scientifico e quello del mistero.



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Coppola ha la capacità di tenere insieme tutti i vari elementi e ci restituisce la perfetta atmosfera vittoriana fatta di reppressione sessuale, soprattutto femminile, interesse per l’occulto e slanci verso la modernità con particolare attenzione al nascente mondo del cinema: una realtà imperitura che affascina molto Dracula, consequenziale il passaggio da tecnica a estetica dello sguardo: quanti occhi nelle sovraimpressioni dai colori primari dei viraggi del cinema muto ma soprattutto la continuità tra il primo incontro di Mina con Dracula nelle vesti di mostro che seduce Lucy (rimando all’Incubo di Füssli) con lui che le dice in francese di non guardarlo, mentre nella scena successiva Dracula nelle vesti di azzimato principe invita telepaticamente Mina a guardarlo “adesso” cioè al suo meglio.

Il grande caldo

The Big Heat
USA 1953 Columbia
con Glenn Ford, Gloria Grahame, Lee Marvin, Jocelyn Brando, Alexander Scourby, Jeanette Nolan
regia di Fritz Lang



TheBigHeat


Il sergente della omicidi Dave Bannion è chiamato a constatare il suicidio di un collega, Tom Duncan. Sembrerebbe tutto a posto ma quando l’amante di Tom viene trovata seviziata e uccisa dopo aver confidato a Bannion i suoi dubbi sul suicidio, il detective si mette a indagare nonostante arrivino delle minacce a casa sua. Quando la moglie muore nell’eplosione dell’auto, Bannion dichiara la sua guerra personale a Mike Lagana, il boss che comanda anche la polizia. Ad aiutarlo solo qualche collega e Debbie, la fidanzata del sadico Vince Stone, braccio destro del boss.




TheBigHeat


Noir teso e anticipatore dell’archetipo del giustiziere solitario che dominerà i film degli anni ’70.
Come sempre Lang indaga l’animo umano portandone alla luce le ambiguità ponendo i suoi personaggi davanti a scelte molto forti: da subito Bannion è avvisato “amichevolmente” dal suo capo di non pestare i piedi a Lagana ma il poliziotto prosegue per la sua strada mettendo a repentaglio la vita dei suoi famigliari: oltre all’omicidio della moglie, Lagana vorrebbe rapire anche la figlioletta di Bannion pur di riuscire a fermarlo ma la battaglia solitaria di Bannion colpisce la coscienza degli amici e colleghi di Bannion che iniziano ad aiutarlo, forse per questo, quando si trova faccia a faccia con gli assassini, Bannion riesce a reprimere il sentimento di vendetta e non ucciderli ma consegnarli alla giustizia ritornando ad essere, nel finale, un semplice poliziotto al servizio della comunità.




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Sono molto interessanti i ruoli femminili della pellicola: Katie Bannion è una moglie comprensiva, Lucy, l’amante di Duncan, è quella che ha dato la forza al poliziotto corrotto di lasciare un memoriale sulle connivenze del potere civile con il malavitoso Lagana (che agisce sempre sotto il ritratto della madre).




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Bertha Duncan, la vedova di Tom, è invece una donna perfida, che non esita a chiamare Lagana per ricattarlo prima di avvisare le autorità del suicidio del marito.
IlgrandecaldobertadebbieInfine c’è Debbie, fidanzata svampita del violento Vince, rimane subito colpita dal coraggio di Bannion e lo segue pagando a caro prezzo la sua decisione: Vince la sfregia gettandole addosso una caraffa di caffè bollente, il volto sfigurato della donna diventa simbolo della sua doppia natura (ma già le erano state riservate molte scene davanti allo specchio, classico espediente per dimostrare l’ambiguità di un personaggio).
Buona, ingenua ma anche perversa e determinata: si vendica di Vince sfregiandolo a sua volta con caffè bollente ma soprattutto uccide Bertha in mondo che le carte di Tom Duncan arrivino ai giornali.

Come le foglie al vento

WrittenOnTheWindWritten on the wind
USA 1956 Universal
con Rock Hudson, Lauren Bacall, Robert Stack, Dorothy Malone, Robert Keith
regia di Douglas Sirk

Jasper Hadley, magnate del petrolio texano non è molto fortunato in famiglia: vedovo si trova ad avere due figli inquieti e piuttosto inetti: la vicinanza del solido Mitch Wayne che il padre sperava fosse un modello ha in realtà esasperato i caratteri dei figli, aumentando le insicurezze di Kyle che non si sente all’altezza del suo migliore amico e trasformando Marylee in una sgualdrina nel tentativo di attirare le attenzioni dell’uomo che ama da sempre ma che la vede solo come una sorella. Quando Mitch presenta Lucy Moore a Kyle per il rampollo è amore a prima vista, ricambiato, e per un anno riesce a restare lontano dall’alcol ma preso dal timore di essere sterile ricade nell’alcolismo e sospetta che il figlio che la moglie aspetta sia di Mitch scatenando la tragedia..


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Come le foglie al vento si apre con la resa dei conti finale per poi rivivere tutta la vicenda come un flash-back introdotto dai fogli del calendario che, sfogliati dal vento, girano all’indietro fino all’incontro di Lucy con Mitch e Kyle. Quello che però la scena iniziale lascia immaginare non è quello che realmente avviene, probabilmente è una proiezione distorta delle intenzioni di Kyle completamente ubriaco che rimarrà vittima di quanto ha innescato. Segue un processo dove ad essere accusato della morte del ricco petroliere è proprio Mitch, il suo migliore amico; Marylee che sa della morte accidentale del fratello fino all’ultimo cerca di conquistare l’uomo dei suoi sogni ricattandolo, salvo poi crollare sul banco dei testimoni e ritrovarsi sola nella grande casa di famiglia.
Un altro melò fiammeggiante di Douglas Sirk che rende claustrofobica una storia famigliare, piena di complessi edipici irrisolti e insicurezze che minano i rapporti.
ComefoglieventoRock Hudson e Lauren Bacall sono i bellissimi ed inarrivabili modelli per i fratelli Hadley che agognano un amore di cui non si sentono all’altezza con tragiche conseguenze. Anche la recitazione trattenuta dei due divi sottolinea il loro distacco dalle passioni e dai demoni che divorano Kyle e Marylee, ottimamente interpretati da Robert Stack e Dorothy Malone, entrambi nominati agli Oscar come miglior attori non protagonisti ma la statuetta è andata solo all’attrice anche se personalmente trovo la sua interpretazione un po’ troppo carica di mossette.
A sottolineare il continuo rincorrersi dei personaggi: Mitch ama Lucy che solo dopo aver compreso l’impossibilità di redimere Kyle con il suo amore, si lascia andare ai sentimenti per Mitch, Sirk, ripropone le varie coppie nelle stesse situazioni, grande uso anche di specchi a riflettere doppi più distorti che speculari. Molte scene sono girate nello studio sotto il ritratto di Jasper Hadley, uomo buono e comprensivo che forse per le troppe qualità risulta un modello anche lui irraggiungibile per i figli.

Vento caldo

Parrish
Usa 1961 Warner Bros
con Troy Donahue, Claudette Colbert, Karl Malden
regia di Delmer Daves

Ventocaldo

Parrish McLean si trasferisce nel Connetticut con la madre Ellen, che va a fare la governante nella casa di un coltivatore di tabacco, Sala Post. Mentre il ragazzo scopre la seduzione femminile e viene sfacciatamente corteggiato prima dalla contadina Lucy poi dalla viziata figlia di Sala, la madre si sposa con Judd Raike, il più ricco piantatore della valle. L’uomo è un padre padrone e vorrebbe assoggettare al suo volere anche Parrish che però si ribella ai metodi poco ortodossi con cui Raike guida la famiglia e gli affari.

Vento caldo è il classico melodramma con famiglie patriarcali che si rivelano covi di vipere e i popolani bianchi costretti a giocarsi la dignità; a dirigerlo con mano sapiente c’é Delmer Daves, regista prima di noir poi di western e infine di melodrammi: nel 1959 aveva diretto il celeberrimo Scandalo al Sole che aveva dato la fama a Troy Donahue. In questa pellicola ritroviamo l’ attore idolo delle ragazzine anni ’60, nei panni di un giovane ribelle che preferisce seguire ciò che gli detta la coscienza invece di piegarsi ai metodi poco ortodossi dei Raike che pure gli garantirebbero la sicurezza economica e l’amore della bella Alison Post che non lo segue nella sua decisione di farsi strada da solo e gli preferisce il matrimonio infelice con Wiley Raike.
Anche la madre, Ellen preferisce fingere di non vedere il carattere da desposta del marito in cambio della ricchezza, ma come dice il vecchio marinaio a Parrish nel dialogo introduttivo del film, i figli devono avere il coraggio di fare la propria strada come il ragazzo dimostrerà nel corso della pellicola, guadagnando l’amore di Paige, ultimogenita di Raike che a differenza dei fratelli, ha il coraggio di opporsi all’ingombrante figura paterna.
Parrish MaldenColbert Il carismatico e volitivo, per quanto gramo, Judd Raike è interpretato magistralmente da Karl Malden che io ricordo in ruoli magari anche perfidi ma sicuramente più remissivi. Quello di Ellen McLean è l’ultimo ruolo interpretato da Claudette Colbert sul grande schermo.
Come vuole la tradizione del melò la fotografia gioca un ruolo importante e simbolico, il colore dominante è il marrone simbolo della terra e del tabacco, a cui si oppone il blu quasi imperiale dei ricchi piantatori, è il colore di Alison e dopo essere stato baciato da lei, Parrish va al lavoro con un giubbotto azzurro quasi a significare che ormai appartiene alla viziata ragazza; il rosso è il colore della ribellione e nella seconda parte del film quando il ragazzo sfida apertamente il monopolio terriero del patrigno indossa sempre un maglione o un giubbotto rosso.

Vento selvaggio

Reap the wild wind
USA 1942 Paramount
con Ray Milland, Paulette Goddard, John Wayne, Raymond Massey, Susan Hayward
regia di Cecil B. De Mille

Florida 1840, la bella Lucy si innamora del capitano Jack Stuart sopravvissuto al naufragio pilotato della propria nave da parte del perfido Culter che organizza naufragi comprando l’equipaggio per poi rivendere il carico recuperato. Il naufragio costa a Stuart il sogno di guidare la Stella del Sud uno dei primi battelli a vapore della compagnia. Per perorare la causa dell’amato, Lucy, in visita a Charleston da una zia, non esita a flirtare con l’avvocato Tolliver che la chiede in sposa. Lucy rifiuta la proposta ma Stuart, raggirato da Culter teme che Tolliver, appena diventato il nuovo capo della compagnia di navigazione, gli intralci la carriera e così si accorda con Culter per far affondare la Stella del Sud. Nel naufragio muore Dorina, cugina di Lucy che si era imbarcata clandestinamente sul battello per tornare dal proprio innamorato. La resa dei conti tra Stuart e Tolliver, rivali in amore, avverrà in fondo al mare, sulle tracce del cadavere della fanciulla..


Paulette

Impossibile non cogliere il nesso tra Via col vento e Vento selvaggio nonostante l’azione del secondo film si svolga vent’anni prima del celeberrimo capolavoro; del resto Paulette Goddard fu tra le attrici provinate per il ruolo di Rossella e come Bette Davis in Jezebel paga con quest’opera il tributo al grande ruolo mancato. Non deve stupire quindi se l’indomita Lucy di Paulette Goddard non teme di scandalizzare la buona società di Charleston con lascive canzoni marinaresche, accompagnata da una Mamy (Louise Beavers) disperata perché non riesce a trasformarla in una perfetta signora e come Rossella Lucy crede di essere ciecamente innamorata dell’uomo sbagliato. Tolliver è derivazione di Rhett: anche se l’avvocato di Charleston è un damerino azzimato (ci vuole un po’ per accettare l’ondulata capigliatura di Ray Milland) però non esita a sculacciare la ribelle Lucy che lo rifiuta.
Nella prima parte del film il triangolo amoroso tra Lucy, Tolliver e il capitano Stuart tiene banco con divertenti scaramucce tra Tolliver e Lucy o Tolliver e Stuart, mentre nella seconda parte prevalgono i temi drammatici con il capitano Stuart che cede alle lusinghe di Culter per fare carriera, la morte di Dorina e lo svolgimento del processo. Il sospetto che una donna possa esser morta nel naufragio porta i due antagonisti a scendere sul fondo del mare per scoprire la verità. Quando si ritrova lo scialle di Dorina, Stuart è ancora disposto a seguire il suggerimento di Culter e fa il segnale convenuto perché il tubo che porta l’aria a Tolliver venga tagliato. La comparsa del calamaro gigante spinge Stuart a riscattarsi salvando Tolliver dai tentacoli della piovra e sacrificando la sua vita.
Cecil B. de Mille conferma la propria abilità di autore modulando questa vicenda marinara secondo i temi che caratterizzano la trama: si parte con una scanzonata commedia romantica e si finisce in un’avventura sottomarina dalle riprese subacquee spettacolari che valsero al film l’Oscar per gli effetti speciali.
Il capitano Stuart è interpretato da John Wayne: se è insolito vedere il Duca recitare in un film che non sia western è ancora più raro che interpreti il ruolo di un cattivo che si redime solo attraverso la morte.
La sfortunata Dorina è interpretata da Susan Hayward, qui in una delle sue prime prove, anche l’attrice diventerà famosa per ruoli di ben altro temperamento rispetto a quello di dolce innamorata interpretato in Vento Selvaggio.

Marilyn

Marilyn Il giovane rampollo inglese Colin Clark lascia il castello avito per cercare fortuna a Londra nel mondo del cinema: diventerà terzo aiuto regista ne Il principe e la ballerina il film che Marilyn Monroe girò in Inghilterra accanto a Lawrence Olivier, accaparrandosi le simpatie della diva americana.

Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa, il mondo del cinema non poteva esimersi dal celebrare la sua stella più splendente e lo fa con quest’opera inglese tratta dal libro di memorie di Colin Clark Il principe la ballerina ed io.
E’ la classica pellicola inglese che sfoggia i suoi grandi interpreti, l’immancabile Judy Dench, Kenneth Branagh nei panni di Sir Olivier, Emma “Hermione” Watson nel ruolo della costumista Lucy per cui batte il cuore di Colin prima di perdersi nella fantasia bionda di Marilyn. Della diva americana si dipinge un ritratto poco piacevole per i cultori del suo mito: le fragilità diventano insicurezze enfatizzate e tra le righe (i continui ammonimenti al giovane Colin) filtra l’immagine di una donna scaltra, che odia la solitudine e non esita ad usare scientemente gli uomini per trovare l’affetto che le è sempre mancato. Nella seconda parte del film i toni si fanno più accomodanti e prevale la piacevolezza ingenua del pomeriggio di fuga dagli studios.
Peccato che l’attenzione sia stata morbosamente posta sulla Monroe perchè ci sono sprazzi molto interessanti sulla lavorazione del film: le confessioni di Olivier che rivedendosi sullo schermo accanto a Marilyn si trova vecchio mentre sperava di rubare e riflettere un po’ della sua luminosa giovinezza. Anche Vivien Leigh è costretta ad accettare di vedersi portar via da un’attrice più giovane un ruolo che pure aveva interpretato con successo a teatro .
L’attenzione è morbosa anche nei confronti di Michelle Williams a cui tocca il compito di far rivivere Marilyn sul grande schermo e in certi momenti la magia riesce, la Williams riesce a cogliere le fragilità della donna più famosa del mondo, risulta meno credibile nel ricrearne la magica luminosità dei “momenti buoni” ma le movenze, il modo di toccarsi i capelli ecc.. sono studiati alla perfezione anche se è ben visibile il posticcio sui fianchi che l’attrice deve indossare per mostrare le morbide curve della Monroe.
Certi che l’attenzione fosse per la Williams gli altri attori han riposato un po’ sugli allori: bravo Branagh a interpretare Olivier anche se trovo irritanti certi piccoli particolari, il più grande attore inglese era bruno di capelli e di occhi, costava poi molto al buon Branagh indossare un paio di lenti colorate e risultare più fedele all’originale? Riesumata Julia Ormond per la parte di Vivien Leigh a cui non assomiglia per nulla, esagerato il reticolato di rughe sul volto dell’attrice allora quarantatreenne di Via col vento, spero che siano veramente della Ormond, così impara a rovinare Rossella dopo averci già provato con Sabrina!

Nuovomondo

Nuovomondo Le prime scene del film, che illustrano le tradizioni di un mondo arcaico ed immutabile mi hanno fatto pensare agli indiani di The new world di Malick, solo in secondo tempo ho collegato la similutidine tra i titoli; nell’opera di Crialese non c’e’ pero’ possibilita’ di contaminazione tra il vecchio mondo , fatto di fatica, credenze popolari e lunghi silenzi con il nuovo mondo che lusinga gli emigranti con i fotomontaggi di animal e verdure giganti (tutte foto rigorosamente originali) salvo poi fermarli alle porte della terra promessa e selezionare asetticamente le persone per accettare solo quelle sane e disposte a lavorare senza creare troppi problemi: un sistema che avrebbe preso piede qualche decennio dopo (il film e’ ambientato nel 1909) con le tinte fosche del nazismo.
La pellicola narra in maniera lineare il viaggio della famiglia Mancuso verso l’America, dove e’ gia’ emigrato un fratello: prima la vita agra dei contadini dell’entroterra siculo che non ha nulla di bucolico, poi le fasi che precedono la partenza con l’eterna frotta di profittatori che cercano di guadagnare qualcosa sulla pelle di chi sfida la sorte, vendendogli medicamenti portentosi, documenti falsi o fotografie improbabili. Il viaggio, che iniza con la bella scena di un unica folla lentamente divisa da una striscia di acqua scura che si allarga sempre piu’ mentre la nave si allontana dal molo, poi l’arrivo nella terra tanto agognata che non si vede, avvolta dalla nebbia ed infine l’ incomprensibile sosta ad Ellis Island dove gli emigranti vengono testati fisicamente ed intellettivamente.
NuovomondoNel viaggio le sorti della famiglia Mancuso, si intrecciano con quelle di Lucy, una donna inglese dal passato non chiaro che sulla nave e’ l’elemento estraneo tra le donne siciliane per la diversita’ dei suoi modi e dei suoi colori, poi diventa la “luce” che guidera’ i Mancuso alla scoperta nel nuovo mondo, prendendo il posto della vecchia matriarca: come in Respiro, Crialese dimostra una grande attenzione all’universo femminile dipingendo due atipici ritratti di donna, lontanissimi tra loro ma in grado di comunicarsi il passaggio di consegne guardandosi semplicemente negli occhi.
Tecnicamente, ho amato film per la sua capacita’ di mescolare il rigore della ricostruzione storica, la perfezione delle geometrie spaziali (su tutte spiccano le riprese delle scale degli edifici di Ellis Island) alle immagini surreali delle visioni del nuovomondo, creando un’atmosfera che trascende l’episodio storico e i riferimenti alle situazioni attuali in un afflato di delicata, sofferta ma dignitosa umanita’.

Le cronache di Narnia

Inghilterra, Seconda Guerra Mondiale: i quattro fratelli Pevensie trovano rifugio dai durissimi bombardamenti di Londra  nel maniero di un professore dove scoprono che un armadio e’ la porta segreta che conduce nel fantastico mondo di Narnia: anche qui si sta combattendo una guerra contro la crudele Strega Bianca che da cent’anni tiene in pugno il regno con un gelido inverno..

Tildaswintonnarnia7idBanalissimo fantasy che ha per protagonisti i ragazzini piu’ antipatici della storia del cinema, in particolare i due piu’ grandi Susan e Peter, con la scusa di aver la responsabilita’ dei fratelli minori, battibeccano come una vecchia, insopportabile coppia di sposi. Dalla prima inquadratura sotto le bombe di Londra si capisce gia’ quale dei quattro sara’ cosi’ stupido da cedere  piu’ volte al fascino della Strega Bianca e la simpatia della piccola Lucy e’ affidata alla sua leziosita’ che supera quella proverbiale di Shirley Temple (che almeno sapeva ballare!).
La mia comprensione va tutta all’attore che interpreta il Signor Tumnus, costretto a recitare il ruolo del fauno con una salopette di peluche.
Questo film dovrebbe essere l’emulo della trilogia de Il signore degli Anelli, soprattutto nelle scene di battaglia, purtroppo quelle dirette da Andrew Adamson mancano totalmente di epicita’ e i rallenti sarebbero piu’ adatti a un’incontro di rugby che pare essere il modello di scontro fisico a cui il regista si ispira.
Come se non bastassero gia’ i guai della pellicola, il doppiaggio italiano infila una perla delle sue facendo doppiare il prode leone Aslan da Omar Sharif: con tutto l’affetto e il rispetto che ho per il grande attore, gli anni pesano anche sulla sua voce e cosi’ il saggio felino parla con la vocetta querula dei vecchietti del West, per quanto concerne l’accento straniero  ho una teoria: siccome il leone rappresenta una metafora di Cristo, l’accento straniero e’ un omaggio a Giovanni Paolo II, scambiando al solito il significante per il significato. Teoria molto opinabile, ma mi annoiavo a morte e dovevo pur trovare qualcosa per ingannare il tempo.
L’unica cosa rimarchevole del film e’ Tilda Swinton nei panni della Strega Bianca,  non certo in una delle sue prove piu’ eccelse, ma  la sua presenza scenica e’  piu’ che sufficiente a rendere degna di nota la sua partecipazione; non a salvare la pellicola, purtroppo!