Perfect Days

JP/DE, 2023
con Kōji Yakusho, Tokio Emoto, Arisa Nakano. Tomokazu Miura, Aoi Yamada, Yumi Asō, Sayuri Ishikawa, Min Tanaka
regia di Wim Wenders

Screenshot

Hirayama è un uomo di mezz’età, addetto alle pulizie dei bagni pubblici. L’uomo conduce una vita spartana, con pochi hobby (lettura, fotografia analogica e rock anni ’70) e ancor più scarse relazioni umane ed è molto dedito al suo lavoro…

Wenders in un intervista dice che vorrebbe essere Hirayama, il saggio sessantenne che ha imparato a godere delle piccole cose della vita e a impegnarsi ossessivamente in un lavoro di servizio alla comunità arrivando anche ad adattare l’attrezzatura per pulire meglio, ma quanto c’è di Wenders in Hirayama?

Sappiamo che il regista è stato salvato dal rock, prima ancora che dalla settima arte, che ama l’architettura e il film è l’evoluzione di un progetto documentaristico sui bagni pubblici giapponesi realizzati da archistar.

Wenders è anche un riconosciuto fotografo e molte dei suoi film migliori sono in bianco e nero con forme sperimentali di realizzazione come i frammenti onirici delle notti di Hirayama: a proposito il momento più poetico del film è quando il primo sogno trascolora nelle luci dell’alba.

Wenders ama il Giappone da tempi non sospetti: Tokyo-ga il documentario su Yasujirō Ozu è del 1985.

Forse l’autore e il suo personaggio sono due ombre che si sovrappongono in questo momento in un presente che diventa momentaneamente eterno e supera il passato di Hirayama che possiamo immaginare rocambolesco e più consono a un film occidentale: il disconoscimento di una famiglia abbiente in tempi non troppo lontani visto che la nipote adolescente ha ancora un forte legame con lo zio tanto da rifugiarsi da lui quando scappa di casa.

Paradossalmente il presente semplice di quest’uomo solitario, taciturno e ossessivo sul lavoro, dalla vita ripetitiva in un film occidentale sfocerebbe nella figura di un sociopatico.

Orizzonte Perduto

Lost Horizon
USA 1937 Columbia
con Ronald Colman, Thomas Mitchell, Edward Everett Horton, Jane Wyatt, Sam Jaffe, John Howard, Margo, Henry Byron Warner, Isabel Jewell
regia di Frank Capra



Orizzonteperduto


1935: gli occidentali fuggono dalla Cina in guerra con il Giappone; a Baskul le operazioni sono dirette da Robert Conway, diplomatico, militare e letterato che alla fine s’imbarca su un aereo con il fratello e altre tre persone. Il veivolo però non si dirige verso Shanghai ma punta verso il Tibet e conduce i passeggeri nella misteriosa città di Shangri-La dove regna la serenità e le persone vivono centinaia di anni. Tutti trovano una ragione di vita nella pace della vallata tibetana, tranne George il fratello di Robert, e il diplomatico, anche se di malavoglia, decide di accompagnarlo nel ritorno alla civiltà perché sa che Maria, l’amante di George che ha organizzato la fuga, non sopravviverà ai rigori della montagna accusando la sua vera età. Quando vede Maria invecchiata George impazzisce e finisce in un crepaccio, Robert è l’unico a sopravvivere al tremendo viaggio e farà di tutto per tornare a Shangri-La.




LostHorizon


Orizzonte Perduto è un capitolo a parte della produzione di Frank Capra che, ispirato dal romanzo omonimo di James Hilton, realizza una storia fantastica dove i classici “buoni sentimenti” delle sue commedie si concretizzano in una filosofia che mescola principi cristiani e buddisti. Il senso avventuroso ed epico della vicenda alimenta la vena pessimista, insolita per Capra, che esalta l’utopica vita condotta a Shangri-La esplicitamente in contrasto con lo stile di vita americano fortemente competitivo.
Oltre l’apologo filosofico forse un po’ ingenuo e certamente verboso, resta la grandiosità cinematografica del film con cui la Columbia voleva fare il salto di qualità per diventare una grande casa di produzione appoggiando il progetto immaginifico del regista che, pur girando tutto il film negli studios, utilizzò un immenso capannone frigorifero dove girare le scene tra le tempeste di nevi e le valanghe con ottimi risultati, seppur costosissmi.
Il film vinse due Oscar, uno per il montaggio e uno meritatissimo per le scenografie: pur cercando di inventare un mondo fantastico, il lavoro di Stephen Goosson diventa un manifesto del tardò deco americano anni trenta, opulento ed elegante.
Orizzonte perduto rappresenta anche un importante tassello nel restauro cinematografico: la pellicola era già seriamente compromessa negli anni ’60, quando l’American Film Institute decide di restaurare il film nel 1973, viene ritrovata l’intera colonna sonora mentre mancavano sette minuti d’immagini dovuti ai vari tagli; si sopperì con l’uso di immagini fisse per le brevissime parti mancanti. Un’escamotage molto interessante che rende ancora più peculiare un film la cui trama e realizzazione sono già piuttosto insoliti.

Silence

Silence

Nel 1640 arriva in Portogallo l’ultimo rapporto di Padre Ferreira, gesuita missionario in Giappone. La missiva narra di terribili persecuzioni verso i cristiani e nel lungo tempo in cui la lettera ha impiegato ad arrivare si è sparsa anche la voce che padre Ferreira abbia abiurato la fede cattolica e si sia sposato. Padre Rodriguez e Padre Garupe, giovani religiosi formati da Padre Ferreira non possono credere che il loro mentore non sia stato in grado di sopportare il martirio e decidono di partire per il Giappone per riabilitare la figura del loro maestro.

Ho amato molto Silence per la lucidità con cui Scorsese ci mostra passo passo il percorso interiore di Padre Rodriguez che con il confratello Padre Garupe parte per il Giappone pur sapendo di dover affrontare un viaggio pericoloso e forse mortale ma se Rodriguez nella sua giovanile esaltazione religiosa si crede pronto al martirio per imitare Cristo, non immagina neppure che quello che lo aspetta è soprattutto un viaggio dentro sé stesso alla scoperta della propria fede.
Se i due religiosi partono principalmente con l’intento di riabilitare il loro mentore che credono vittima di calunnia, soprattutto Padre Rodriguez rimane colpito dalla fede cristallina dei cristiani giapponesi disposti al martirio pur di non abbandonare la loro religione e l’esaltazione del religioso cresce nel rivivere in prima persona un momento drammatico ma glorioso simile a quello dei primi cristiani nelle catacombe.
Ben presto imprigionato Padre Rodriguez deve confrontarsi con una realtà più subdola di quel che avrebbe mai potuto immaginare: l’inquisitore non vuole il suo sangue, non è spietato nei suoi confronti ma circuisce il gesuita con raffinata crudeltà, anche psicologica perché gli sottopone gli aspetti latenti di colonialismo insiti nell’evangelizzazione e lo pone di fronte alla scelta di rinunciare alla fede per salvare i suoi compagni di sventura, contadini innocenti colpevoli non tanto di professare una fede diversa quanto di essere a migliaia quindi sacrificabili mentre l’ultimo prete cattolico del Giappone ha un valore inestimabile: la sua abiura, anche solo formale, sarà d’esempio per il popolo.
Lentamente, dopo aver ritrovato Padre Ferreira che effettivamente vive come un giapponese sposato, Rodriguez capisce che il sacrificio più grande è l’abiura: tradire sé stessi per salvare gli altri e il religioso troverà la forza di compiere questo estremo passo di umiltà.


RodriguezKichijiro

Contraltare di Rodriguez è  Kichijiro, il giapponese ubriacone incontrato a Macao che diventa la guida dei due religiosi nel viaggio in Giappone.
Kichijiro è roso dal rimorso di aver abiurato, calpestando un’immagine sacra mentre tutto il resto della sua famiglia ha preferito morire piuttosto che venire meno al credo, Confessato da Rodriguez, Kichijiro tradirà ancora la propria fede, e sarà il delatore che fa arrestare Rodriguez ma sul suo destino Scorse lascia un dubbio: trovato con indosso un’immagine sacra non sappiamo se  Kichijiro verà punito o abiurerà per la quarta volta, al regista interessa fondere nel suo personaggio le figure antitetiche di Pietro e Giuda: in fondo anche il primo Papa ha rinnegato tre volte Gesù la notte della Passione.
Oltre che religioso, Silence è un film profondamente politico: impressiona che l’alto dignitario giapponese incaricato di sradicare la fede cristiana sia chiamato inquisitore, parola che a noi riporta a mente gli orrori perpetrati dalla fede cristiana ma ancora una volta se la vera fede è qualcosa di intimo che può trascendere l’abiura il vero scandalo è quando la fede diventa emblema di potere e peggio del potere politico c’è l’arroganza di vuole assoggettare la libertà di credo, quindi di pensiero dell’altro, con pubbliche mortificazioni.

A Oriente! – Al cinema lungo la Via della Seta

Banner A Oriente Partiamo alla scoperta della Via della Seta attraverso il cinema! Un viaggio a tappe tra grandi metropoli, pericolosi deserti e montagne invalicabili, negli stessi luoghi che mercanti, pellegrini e soldati affrontarono in un passato lontano (come ancora oggi) per trasportare merci preziose, scambiare scoperte e credi religiosi tra il lontano Oriente e l’Europa. Faremo inoltre una sosta al cinema in tutti i Paesi del nostro viaggio, per vedere i film più rappresentativi della loro migliore produzione contemporanea, e conoscere, attraverso lo sguardo critico di grandi autori, le storie private e le tensioni sociali di un’area geografica al centro di molti conflitti dell’epoca contemporanea. Un viaggio emozionante dall’Italia al Medio Oriente, dall’Asia Centrale alla Cina, ma anche un percorso nel tempo, dal passato al presente: dalle esperienze di antichi mercanti e guerrieri – le origini culturali e religiose delle grandi civiltà orientali – alle storie di oggi, che riflettono il peso e la violenza della Storia sulla quotidianità delle persone comuni, spesso costrette a scontrarsi con le contraddizioni dei loro Paesi o in fuga verso un altrove sempre più inospitale.

sabato 27 ottobre, ore 18.00
STORIE
Marco Polo Reloaded
1 – Venezia e Turchia
2 – Turchia e Teheran
una produzione Along Mekong Productions. Germania, 2010/2011, 100’ – v. it.
Un viaggiatore di oggi, Bradley Mayhew, ripercorre le orme del più grande viaggiatore di tutti i tempi in una straordinaria serie di documentari. 8000 km lungo la Via della Seta con Il Milione nello zaino, da Venezia alla Turchia, alla ricerca di una leggendaria pietra nera, fino al deserto iraniano, dimora degli antichi adoratori del fuoco.

sabato 27 ottobre, ore 21.00 (replica 31 ottobre)
STORIE
Seta
di François Girard. Canada, Francia, Italia, UK, Giappone, 2007, 107’ – v. ingl. sott. it
Dal best seller di Alessandro Baricco, una ricostruzione storica straordinaria e sontuosa di immagini, esaltate dalla musica strepitosa di Sakamoto, che scandisce i viaggi verso Oriente alla ricerca di bachi da seta di un allevatore francese dell’Ottocento, che si spinge fino al Giappone, paese dai mille segreti.

domenica 28 ottobre, ore 18.00
STORIE
Marco Polo Reloaded
3 – Iran e Afghanistan
4 – Tagikistan e Cina
una produzione Along Mekong Productions. Germania, 2010/2011, 100’ – v. it.
Prosegue la meravigliosa avventura attraverso la Via della Seta sulle tracce di Marco Polo, tra Afghanistan e Tagikistan a bordo di una vecchia jeep russa, in cima a montagne gelate o al riparo nella yurta di nomadi kirghisi, fino in Cina, che ci incanta, come accadde al grande veneziano, con i misteri della città proibita.

domenica 28 ottobre, ore 21.00 (replica 1 novembre)
ITALIA – CINA
Io sono Li
di Andrea Segre. Italia, Francia, 2011, 100’
Questo piccolo gioiello cinematografico racconta con struggente delicatezza e sensibilità poetica una vicenda di immigrazione nella nostra provincia. Sullo sfondo della laguna veneta, l’amore impossibile fra una giovane immigrata cinese e un vecchio pescatore: un incontro tra culture diverse capaci di profonde affinità.

mercoledì 31 ottobre, ore 21
STORIE
Seta
di François Girard . Canada, Francia, Italia, UK, Giappone, 2007, 107’ – v. ingl. sott. it.
Dal best seller di Alessandro Baricco, una ricostruzione storica straordinaria e sontuosa di immagini, esaltate dalla musica strepitosa di Sakamoto, che scandisce i viaggi verso Oriente alla ricerca di bachi da seta di un allevatore francese dell’Ottocento, che si spinge fino al Giappone, paese dai mille segreti.

giovedì 1 novembre, ore 21.00
ITALIA – CINA
Io sono Li
di Andrea Segre. Italia, Francia, 2011, 100’
Questo piccolo gioiello cinematografico racconta con struggente delicatezza e sensibilità poetica una vicenda di immigrazione nella nostra provincia. Sullo sfondo della laguna veneta, l’amore impossibile fra una giovane immigrata cinese e un vecchio pescatore, un incontro tra culture diverse capaci di profonde di affinità.

venerdì 2 e sabato 3 novembre, ore 21.00
TURCHIA
C’era una volta in Anatolia
di Nuri Bilge Ceylan. Turchia, Bosnia Erzegovina, 2011, 150’ – v. it.
Il pluripremiato genio del cinema turco gira con stile formidabile un anti-poliziesco anomalo e dilatato, mettendo a nudo il nostro lato oscuro, attraverso le peregrinazioni di un gruppo di poliziotti alla ricerca di un cadavere, che un assassino smemorato ha sepolto nella steppa dell’Anatolia. Scenario buio e inospitale per un viaggio ai bordi dell’abisso umano.

domenica 4 e martedì 6 novembre, ore 21.00
PAESI ARABI
Viaggio alla Mecca
di Ismaël Ferroukhi. Francia, Marocco, 2004, 108’ – v. it.
Per la prima volta un regista e degli attori riescono a girare tra le moltitudini di pellegrini alla Mecca, che offrono uno scenario impressionante alla meta finale di questo emozionante road movie tra Occidente e Medio Oriente: viaggio di conoscenza interiore e confronto tra generazioni arabe.

mercoledì 7 e giovedì 8 novembre, ore 21.00
IRAN
Una separazione
di Asghar Farhadi. Iran, 2011, 123’ – v. it.
Orso d’oro a Berlino e Oscar come miglior film straniero, questo film tra i più originali degli ultimi anni riesce a mostrare, sotto la facciata di un conflitto familiare, la condizione di un intero Paese spezzato a metà, aggirandone la censura con un racconto privato che rivela un dramma di portata universale.

venerdì 9 e sabato 10 novembre, ore 21.00
IRAN
Il cerchio
di Jafar Panahi. Iran, Italia, 2000, 90’ – v. it.
Il capolavoro del grande regista iraniano, condannato due anni fa al carcere e al divieto di realizzare film, conquistò il Leone d’oro a Venezia per l’intensità dello sguardo sull’universo femminile in una società rigida e codificata. Otto incredibili ritratti di donne, storie di quotidiana sopravvivenza e solitudine.

domenica 11 e mercoledì 14 novembre, ore 21.00
AFGHANISTAN
Viaggio a Kandahar
di Mohsen Makhmalbaf. Iran, Francia 2001, 85’ – v. it.
Girato molto prima dell’11 settembre, resta ancora oggi un’opera fondamentale per comprendere le sofferenze e le contraddizioni di un Paese martoriato dal regime talebano. Film di straordinaria potenza visiva e rigore nella denuncia di un’odissea moderna.

giovedì 15 e venerdì 16 novembre, ore 21.00
AFGHANISTAN
Cose di questo mondo
di Michael Winterbottom. UK, 2002, 88’ – v. it.
Sconvolgente on the road di due giovanissimi profughi afghani in fuga verso un Occidente ‘dorato’. Nascosti in camion e container, attraversano l’antica Via della Seta, oggi itinerario del contrabbando d’oppio e via crucis per milioni di profughi, a cui è dedicato questo film indispensabile, meritato Orso d’oro a Berlino.

sabato 17 e domenica 18 novembre, ore 21.00
KAZAKISTAN
Tulpan – La ragazza che non c’era
di Sergey Dvortsevoy. Germania, Kazakistan, 2008, 100’ – v. it.
Rivelazione del nuovo cinema kazaco, ha trionfato a Cannes nella sezione Un Certain Regard per la visione poetica e sospesa di due mondi in contrasto: quello dei pastori nomadi, dominati dalla violenza della natura nella steppa desertica, e quello cittadino, sogno di rivalsa contro gli ostacoli della tradizione.

martedì 20 e mercoledì 21 novembre, ore 21.00
TAJIKISTAN
L’angelo della spalla destra
di Jamshed Usmonov, Tajikistan, 2002, 90′ – v. it.
Ispirato alla leggenda islamica che pone due angeli sulle nostre spalle a registrare le azioni buone e cattive, questo film sorprendente per il tono ironico e surreale, è una parabola violenta e nera che restituisce perfettamente la condizione di incertezza sociale delle ex repubbliche sovietiche.

giovedì 22 e venerdì 23 novembre, ore 21.00
INDIA
Raavanan
di Mani Ratnam. India, 2010, 137′ – v.o. sott. it. e ingl.
Capolavoro del nuovo cinema indiano che piega lo stile Bollywood più sgargiante (spettacolarità sfrenata, tripudio di balletti, suspense) alle esigente del grande cinema d’autore, trasformando l’antico poema epico Ramayana in un sulfureo melodramma contemporaneo, carico di erotismo e di evidenti sottotesti politici.

sabato 24 e domenica 25 novembre, ore 21.00
INDIA
Kalachakra – La ruota del tempo
di Werner Herzog. Germania, 2003, 81’ – v.o. sott. it.
Il talento visionario di un maestro del cinema contemporaneo ci offre l’esperienza affascinante della ritualità buddista, spingendosi tra migliaia di pellegrini che girano in ginocchio attorno a una montagna in Tibet o realizzano in India un mandala gigantesco, il dipinto di sabbia colorata al centro dell’iniziazione spirituale.

mercoledì 28 e giovedì 29 novembre, ore 21.00
STORIE
Mongol
di Sergei Bodrov. Russia, Germania, Kazakistan, Mongolia, 2007, 120’ – v. it.
Affresco di straordinario impatto visivo sull’epopea di Gengis Khan, il temutissimo condottiero mongolo che conquistò metà del pianeta, raccontata da uno dei più apprezzati registi russi contemporanei, che mescola magistralmente sentimenti e azione, storia e leggenda, sullo sfondo di ambientazioni selvagge.

venerdì 30 novembre e sabato 1 dicembre, ore 21.00
ITALIA – CINA
La stella che non c’è
di Gianni Amelio. Italia, 2006, 103’
Amelio presta il suo sguardo straordinariamente intenso, serio e profondo a un operaio italiano in viaggio attraverso la Cina di oggi, per mostrarci, tra cantieri a cielo aperto e architetture monumentali, una realtà che ha sacrificato affetti e diritti umani al fuoco della modernità a tutti i costi e del capitalismo selvaggio.

domenica 2 e martedì 4 dicembre, ore 21.00
CINA
Under the Hawthorn Tree
di Zhang Yimou. Cina, 2010, 114’ – v.o. sott. it.
Il campione del cinema cinese rivela il contrasto fra individuo e potere repressivo in una tenera storia d’amore ai tempi della Rivoluzione Culturale. Dopo i successi d’azione (Hero, La foresta dei pugnali volanti), tornano le atmosfere intimistiche e poetiche che lo imposero al mondo, sin dal capolavoro Lanterne rosse.

mercoledì 5 e giovedì 6 dicembre, ore 21.00
CINA
24 City
di Jia Zhang-ke. Cina, 2008, 107’– v.o. sott. it.
Uno degli autori cinesi contemporanei più interessanti e coraggiosi analizza, tra documentario e finzione, i devastanti mutamenti della Cina odierna attraverso otto racconti, sullo sfondo di una vecchia fabbrica in demolizione: la sconvolgente istantanea di una società che ha cancellato memoria e tradizione.

Si ringraziano per le copie dei film:
BIM Distribuzione, Fandango, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, Istituto Luce Cinecittà srl, Jolefilm, Lucky Red, Parthénos, Sacher Film.
Per Marco Polo Reloaded, si ringraziano il distributore italiano GA&A Productions, Rai 5 e Albatross World Sales GmbH

Informazioni
Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 a, Roma
www.palazzoesposizioni.it
INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card

Cosa piove dal cielo?

Cosapiovedalcielo Roberto De Cesare gestisce un negozio di ferramenta in quel di Buenos Aires ed è un uomo pignolo e solitario, ai limiti della misantropia. Un giorno mentre si rilassa guardando atterrare gli aeroplani, Roberto vede malmenare un ragazzo e buttarlo fuori da un taxi, li ragazzo gli chiede aiuto ma è cinese e i due non possono comunicare se non a gesti; Roberto presta i primi soccorsi al malcapitato senza immaginare che si troverà costretto a una lunga convivenza forzata con una persona con cui non può comunicare.

Il film, ispirato a una storia vera accaduta in Giappone, si apre con la scena surreale di una mucca che cade dal cielo centrando una barca dove due fidanzatini si stanno giurando amore eterno e uccidendo la promessa sposa. Nel corso del film scopriremo che tra questo episodio incredibile e i due protagonisti c’è un legame. Potrebbe essere una storia tragica, sullo sfondo c’e’ lo spettro della guerra delle Falkland di cui quest’anno ricorre il trentennale e Cosa piove dal cielo? (Un cuento chino) è uno dei pochi film (se non il primo) distribuito in Italia a raccontarci il punto di vista argentino sul conflitto delle Malvinas piuttosto che quello inglese come nei recenti This is England o The Iron Lady.
Del resto è facile intuire cosa si nasconda dietro alla pignoleria estrema di Roberto che passa la giornata a contare se nelle scatole di viti ci sono il numero esatto di elementi, che rifiuta l’amore della vicina Mary e si muove tra oggetti che sono rimasti fermi alla fine degli anni ‘70: tutte queste idiosincrasie sono il sintomo di una vita spezzata. Il regista Sebastián Borensztein sceglie però il tono della commedia e grazie all’ottima prova dei due protagonisti (superlativo Ricardo Darín) ogni piccolo gesto e scontro diventa motivo di sorriso o risata. La trama corre su binari piuttosto prevedibili ma il cliché della strana coppia funziona perfettamente e il film si segnala per l’ironica freschezza che ne ha fatto il vincitore sia del Premio della Critica che di quello del Pubblico al Roma Film Festival 2011.

The dragon painter

TheDragonPainter USA 1919
con Sessue Hayakawa, Tsuru Aoki, Edward Peil Sr.
regia di William Worthington

Il selvaggio Tatsu e’ un abile pittore ma alquanto strano: dipinge per ritrovare il sembiante dell’amata principessa che gli dei hanno rapito mille anni prima trasformandola in drago. L’agrimensore Uchida, visti i disegni di Tatsu, intuisce che il ragazzo potrebbe essere il discepolo ideale di Kano Indara, ultimo esponente di una grande famiglia di pittori rimasto senza eredi ne’ allievi; conduce quindi il giovane artista a Tokyo per presentarlo all’insigne maestro che rimane colpito dall’arte del ragazzo. Tatsu invece rimane colpito dalla figlia di Indara, Ume-ko, e ritrova in lei la principessa dei suoi sogni. Superato l’apprendistato Tatsu e Ume-ko si sposano ma il giovane marito e’ talmente soddisfatto di aver appagato il suo desiderio d’amore da perdere ogni talento pittorico. Alla moglie non resta che inscenare la propria morte per far capire al marito che l’arte e l’amore devono andare di pari passo.

Operetta morale sul rapporto tra arte e amore molto amata dai surrealisti ambientata in un Giappone romantico e interpretata dalla compagnia di Sessue Hayakawa, attore di origine giapponese che divento’ la prima stella hollywoodiana di origine asiatica, attivissimo nell’epoca del muto ma molto noto anche in seguito, infatti il suo ruolo piu’ famoso e’ certamente quello del colonnello Saito ne Il ponte sul fiume Kwai.
La regia non brilla per virtuosismi ma si mette al servizio della trama riuscendo a coinvolgere lo spettatore e a creare un’atmosfera molto suggestiva fatta di scene open air e fondali di natura lussureggiante.
All’interesse dei surrealisti segui’ un periodo di declino tanto che la pellicola ha rischiato di scomparire. Ne rimase un’unica copia con le didascalie in francese restaurata nel 1988 dalla Eastman.

Ponyo sulla scogliera

Ponyosullascogliera


Con una delicata tavolozza di colori pastello, il maestro delle anime giapponesi ci illustra la magia del mare con una sua tipica fiaba dove tecnologia e mito si mischiano per creare una fantasmagoria marina che riproprone la tragica attualita’ dello tsunami e sogna con la presenza dei grandi pesci preistorici. 
La trama ha vaghe reminecenze de La sirenetta: una magica pesciolina rossa, figlia di uno scienziato stregone che ha rinunciato all’umanita’ per salvare il mare, viene salvata da un bambino che la chiama Ponyo, la piccola creatura decide di diventare umana per stare insieme al nuovo amico ma la sua trasformazione rischia di sconvolgere definitivamente gli equilibri tra terra e mare. 
L’incanto e la meraviglia, anche terribile, del mare fa da sfondo al purissimo sentimento che lega i due bambini e il tratto di Miyazaki sa rendere con estremo verismo le espressioni di sospesa meraviglia che i volti dei bambini sanno assumere davanti alla vita.
Notevole anche la colonna sonora: se il mare in tempesta e’ accompagnato dalla tenebrosa musica classica tedesca, la canzoncina di Ponyo e’ un  adorabile motivetto che non ti esce piu’ dalla testa.
 
 

Lost in translation

Lostintraslation

Spocchioso e irritante, questi sono gli aggettivi che scelgo per definire l’ultima fatica di Sofia Coppola.
L’incontro tra due anime perse nella grande metropoli giapponese non e’ riuscito a colpirmi.
Innanzitutto i luoghi comuni sul Giappone sono veramente stupidi: l’estrema ossequiosita’, il fatto che sia un popolo basso, le difficolta’ di pronuncia della erre (quando la lingua americana, si sa, e’ la piu’ melodiosa di tutte!); se posso capire che una persona costretta a passare una settimana in Giappone per lavoro non abbia voglia di integrarsi con la realta’ in cui si viene a trovare, non riesco comunque ad apprezzare lo sketch da avanspettacolo del giapponese che parla 5 minuti e la traduzione si limita a una frase brevissima: sara’ pure Sofia Coppola ma questo mi pare un mezzuccio da fratelli Vanzina.
Di Tokyo, la regista, che pure ama moltissimo questa citta’, ci da l’iconografia piu’ classica: il Fujiama sullo sfondo, le piantine per muoversi nella metropoli senza numeri civici, Kyoto con i templi di legno e le donne in kimono, il pachinko e il karaoke. La giustificazione e’ sempre che un turista superficiale si limita a questa visione, ma questo repertorio smontato anche da Turisti per caso del duo Blady&Roversi non sottolinea il senso di straniamento che dovrebbero provare le due anime in pena: ci riescono a volte le visioni dall’alto della citta’ che la rendono uguale a tutte le altre metropoli del mondo.
Anche i personaggi non sono convincenti: se il personaggio dell’attore di mezz’eta’ in crisi con la moglie, all’estero per girare uno spot, e’ credibile, ho trovato del tutto irreale la ragazzina appena laureata, in Giappone al seguito del marito fotografo: se sei paturniosa te ne stai a casa rintanata ne tuo buco a trovare un senso alla tua vita, altrimenti se passi 15 giorni o poco piu’ all’estero approfitti del confronto con la nuova cultura per schiarirti le idee, senno’ sei solo un personaggio mal disegnato dalla fantasia di Sofia Coppola.