La mostra a Palazzo Magnani di Reggio Emilia è un’operazione molto intelligente: come tutte le esposizioni attuali e non necessariamente minori, utilizza alcuni nomi di richiamo in questo caso Hayez e Fontanesi e poi presenta un corpus di opere di proprietà o che è facile farsi prestare. incanti di terre lontane ruota attorno a pittori locali in particolare Guastalla e Pasini, artisti minori che però hanno saputo raccontare con grazia ed eleganza i sapori levantini. La luce di alcune vedute del deserto è ancora oggi abbacinante e porta lo spettatore fotosensibile come la sottoscritta a pensar di infilarsi gli occhiali da sole. Il fascino delle rovine nel deserto spiega la voglia di una deviazione verso oriente del Gran Tour. Tra deserti, carovane, arabi in preghiera si entra nella dimensione esotica del mondo orientale, le odalische raccontano di sogni di mollezza ed erotismo ma ci sono bellezze altere che rimandano alla ieraticità dei faraoni come La donna nera d’Egitto di Giuseppe Amisani.
La parentesi giapponese di Fontanesi ci porta nell’Estremo Oriente narrato da diversi pittori italiani tra cui Galileo Chini che si spinse fino al Siam.
Hayez era presente con tre opere ora solo due perchè la principale, che illustra il manifesto della mostra, ha fatto ritorno anticipato a Brera che l’ha rivoluta per la settimana della cultura. Restano le altre due odalische dove il pittore più che concentrasi sulla bianchezza delle carni esalta la bellezza del volto con quei sui sguardi tristi od alteri che sono caratteristici soprattutto dei suoi quadri patriottici come Meditazione.
L’ultima sezione racconta la messa in scena all’orientale dove Cleopatra o Semiramide muoiono in un profluvio di chiome spettinate seni nudi e pelli di leopardo ad arredare gli ambienti. Si conferma in questi quadri una sensazione che si avverte per tutto il percorso espositivo, il collimare tra la pittura esotica e di viaggio a cavallo tra otto e novecento e il gusto scenografico del cinema muto degli stessi anni per cui l’esotismo e l’oriente furono una fonte primaria di ispirazione. La sensazione trova definitiva conferma nel bel catalogo realizzato dalla Silvana Editore che tra i saggi introduttivi ne presenta uno a firma Massimo Cardillo dedicato a Rodolfo Valentino, che al fascino esotico dello Sceicco e della sua progenie deve molto del suo magnetico successo.
Hayez Fontanesi
la pittura italiana tra otto e novecento
4 febbraio – 1 maggio 2012
Palazzo Magnani Reggio Emilia
Su Pinterest un board delle opere che più mi hanno intrigato