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Rinascimento visto da Sud. Matera, l’Italia meridionale e il Mediterraneo tra ‘400 e ‘500

31 Agosto 2019 ava

Studiodellamadonnadelpesce

Prorogata fino al 15 settembre, Rinascimento visto da Sud è una mostra molto interessante per la quantità di materiale esposto, dalle carte geografichee gli strumenti nautici, agli abiti, dall’orificeria alle opere pittoriche e scultoree.

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Una sala della mostra #RinascimentovistodaSud Matera, l’Italia meridionale e il Mediterraneo tra '400 e '500

Un post condiviso da Eva (@avadesordre) in data: 28 Ago 2019 alle ore 2:55 PDT


E’ tramontato da tempo il toscanocentrismo rinascimentale e questa esposizione indaga un aspetto ancora poco noto del massimo periodo artistico italiano: come si sviluppa il Rinascimento nell’Italia meridionale. Il Mediterraneo, soprattutto prima della scoperta dell’America è solcato da rotte di scambi commerciali che favoriscono anche i contatti artistici, per questo il primo segmento della mostra è dedicato alle mappe e allo sviluppo mercantile. Il dominio sul Mediterraneo crea anche le dinastie che governano l’Italia del sud: gli Angiò e gli Aragona che portano nel regno di Napoli le influenze francesi e fiamminghe del gotico internazionale, periodo su cui si apre la seconda sezione.
Da segnalare Madonna in trono col bambino e la principessa Margherita di Savoia salvata da naufragio del Maestro di Ladislao di Durazzo di cui sono in mostra anche altre opere, stupefacente il gioiello a forma di fiore di un anonimo orafo meridionale,
Nella Napoli del breve regno di Renato d’Angiò si forma Colantonio, allievo del fiammingo Barthélemy d’Eyck e maestro di Antonello da Messina e ho adorato che il più noto esponente del rinascimento meridionale venisse spesso indicato nelle didascalie introduttive semplicemente come allievo di Colantonio di cui segnalo il San Girolamo nello studio dal Museo di Capodimonte.
A testimoniare il fermento artistico sono presenti alcune opere dello spagnolo Jaime Baço, detto Jacomart in cui le influenze fiamminghe sono chiarissime come nel trittico con Madonna con Bambino che arriva da Francoforte.
Del sublime Antonello che non ha bisogno di introduzioni, spicca la Vergine Annunciata della Pinacoteca civica di Como.
Il rapporto con Firenze è indagato nella sezione successiva; i rapporti sono di natura economica, i banchieri fiorentini finanziano il regno di Napoli e lo scambio artistico avviene con la riscoperta rinascimentale dell’Antico, e molti tesori classici ovviamente sono ritrovati nei territori napoletani dando una spinta notevole alla rilettura quattrocentesca: l’imponente testa Carafa di Donatello fu a lungo considerata una vestigia romana. A significare l’importanza della committenza napoletana troviamo una terracotta invetriata di Andrea della Robbia e la Santa Eufemia del Mantegna e Giovanni Bellini (il polittico della chiesa madre di Santa Maria della Platea di Genzano di Lucania) che introduce il nuovo capitolo che indaga i rapporti con Venezia e tutte le coste adriache e sono davvero interessanti i rapporti con gli artisti orientali a noi poco noti: dall’albanese Michele Greco da Valona al cretese Andreas Pavias e al raffinato Cristoforo Scacco da Verona che fu attivo prevalentemente nel sud Italia.



Studiodellamadonnadelpesce


I legami tra regno napoletano e Spagna sono intensi per tutto il Quattrocento che si conclude con l’annessione del regno d Napoli a quello spagnolo dopo la morte di Federico I d’Aragona. Anche sotto il governo di Vicerè spagnoli, Napoli resta un importante crocevia artistico, anche se il gusto è ormai uniformato nel manierismo e le varie espressioni locali del primo rinascimento si adeguano ai modelli dei maestri rinascimentali: al Pinturicchio, presente in mostra con lo stralcio d’affresco Bambin Gesù delle mani a Raffaello di cui è presente lo studio della Madonna del pesce e alcune opere che si rifanno a suo modello compositivo.
L’esposizione si conclude come si è aperta, con una sezione dedicata alle carte nautiche ma nel secolo di cui ha mostrato l’evoluzione artistica e le vicende storico politiche, il mondo è cambiato: la recente scoperta dell’America sposta l’attenzione dal Mediterraneo alla vastità dell’oceano.



Rinascimentovistodasudmatera


Ovviamente, essendo Matera Capitale della cultura 2019, uno sguardo alla produzione artistica locale è presente per ogni sezione, e, da buona provinciale quale sono, ho trovato commovente che nell’evoluzione stilistica del secolo, si mantenga un tratto comune: i volti di Madonne o di Santi non hanno la purezza idealizzata dei grandi maestri ma il volto concreto di bellezze contandine, aspetto caratteristico d tutte le produzioni locali e decentrate.
Consigliatissimo l’esaustivo catalogo.

Rinascimento visto da Sud. Matera, l’Italia meridionale e il Mediterraneo tra ‘400 e ‘500
Matera, Palazzo Lanfranchi
dal al 19 Aprile 2019 al 15 Settembre 2019

mostre  Andrea della Robbia, Andreas Pavias, Angiò, Antico, Antonello da Messina, Aragona, Bambin Gesù delle mani, Capitale della cultura 2019, carte nautiche, catalogo, Colantonio, Cristoforo Scacco da Verona, Donatello, Federico I d'Aragona, Firenze, Giovanni Bellini, gotico internazionale, Jacomart, Jaime Baço, l’Italia meridionale e il Mediterraneo tra ‘400 e ‘500, Madonna con Bambino, Madonna del pesce, Madonna in trono col bambino e la principessa Margherita di Savoia salvata da naufragio, Maestro di Ladislao di Durazzo, Mantegna, Mediterraneo, Michele Greco da Valona, Museo di Capodimonte, oceano, Pinacoteca civica di Como, Pinturicchio, polittico della chiesa madre di Santa Maria della Platea di Genzano di Lucania, Raffaello, regno di Napoli, Renato d'Angiò, Rinascimento visto da Sud. Matera, San Girolamo nello studio, Santa Eufemia, scoperta dell'America, Spagna, testa Carafa, trittico Francoforte, Venezia, Vergine Annunciata  Lascia un commento

Loving Vincent

19 Giugno 2018 ava

Gran Bretagna, Polonia 2016
con Robert Gulaczyk, Douglas Booth, Saoirse Ronan, Jerome Flynn, Helen McCrory, Chris O’Dowd, John Sessions, Eleanor Tomlinson, Aidan Turner
regia di Dorota Kobiela e Hugh Welchman



Lovingvincent


Un anno dopo il suicidio di Vincent Van Gogh il postino Roulin affida al figlio Armand una lettera del pittore da consegnare al fratello Theo, Armand accetta svolgliatamente l’incarico e parte per Parigi dove scopre che anche Theo è morto sei mesi dopo Vincent, cerca di mettersi in contatto con Johanna, la vedova di Theo e per ottenre informazioni inzia a parlare con le persone che conoscevano Vincent: da Père Tanguy che forniva all’artista il materiale per lavorare, agli abitanti di Auvers-sur-Oise dove Van Gogh trascorse l’ultimo periodo della sua vita in cura dal Dottor Gachet. Il paesino è ancora sconvolto dalla morte del pittore e anche Armand inizia a dubitare che si tratti di un suicidio…




Loving Vincent


Ultimamente al cinema italiano funzionano molto “gli eventi” film che stanno in cartellone pochi giorni, massimo tre e sono legati al mondo dell’arte, Loving Vincent è il film più visto in sala per quanto riguarda questo specifico settore e con ottimi motivi visto che traccia un nuovo confine in questo relativamente nuovo genere cinematografico. Non si tratta di un documentario ma di un vero film di finzione, un’indagine sul suicidio poco chiaro dell’artista più celebre del mondo. Il tema sarebbe di per sé interessante ma lo stile aggiunge un ulteriore novità: Loving Vincent è il primo film tutto dipinto a mano, 65000 fotogrammi dipinti da diversi artisti nello stile di Van Gogh riproducendo interamente i suoi quadri o facendo agire i personaggi (tutti ritratti da Van Gogh) nei luoghi dipinti nelle sue opere.
Diventano molti interessanti i titoli di coda costruiti come un catalogo d’arte dove accanto al quadro originale del personaggio figura la versione “vangoghizzata” dell’attore che lo interpreta, soddisfando la curiosità nato dal doppio stupore dello spettatore : prima vedere un quadro di Van Gogh animato e poi riconoscere l’attore che interpreta il personaggio ritratto.



Loving vincent


Questi continui rimandi tra fedeltà artistica e spirito creativo tornano nella trama costruendo un giallo attorno agli ultimi giorni di vita di Van Gogh (i flash back sono realizzati in bianco e nero) utilizzando le testimonianze reali e anche il titolo è, non solo la citazione dell’ultimo saluto dell’artista al fratello ma anche la testimonianza del grande amore per l’artista che sta dietro a una pellicola così impegnativa e commovente, un’approfondimento sull’anima di un genio della pittura moderna i cui quadri sono noti al grande pubblico che soddisfa gli appassionati del maestro olandese e incuriosisce chi lo conosce più superficialmente.

tele-visioni  Aidan Turner, Armand Roulin, Auvers-sur-Oise, catalogo, Chris O'Dowd, Dorota Kobiela, Dottor Gachet, Douglas Booth, Eleanor Tomlinson, film tutto dipinto a mano, flash back, Helen McCrory, Hugh Welchman, Jerome Flynn, Johanna, John Sessions, Loving Vincent, Père Tanguy, postino Roulin, Robert Gulaczyk, Saoirse Ronan, suicidio, Theo, Vincent Van Gogh  Lascia un commento

Incanti di terre lontane

24 Aprile 2012 ava

Incantiditerrelontane.jg

La mostra a Palazzo Magnani di Reggio Emilia è un’operazione molto intelligente: come tutte le esposizioni attuali e non necessariamente minori, utilizza alcuni nomi di richiamo in questo caso Hayez e Fontanesi e poi presenta un corpus di opere di proprietà o che è facile farsi prestare. incanti di terre lontane ruota attorno a pittori locali in particolare Guastalla e Pasini, artisti minori che però hanno saputo raccontare con grazia ed eleganza i sapori levantini. La luce di alcune vedute del deserto è ancora oggi abbacinante e porta lo spettatore fotosensibile come la sottoscritta a pensar di infilarsi gli occhiali da sole. Il fascino delle rovine nel deserto spiega la voglia di una deviazione verso oriente del Gran Tour. Tra deserti, carovane, arabi in preghiera si entra nella dimensione esotica del mondo orientale, le odalische raccontano di sogni di mollezza ed erotismo ma ci sono bellezze altere che rimandano alla ieraticità dei faraoni come La donna nera d’Egitto di Giuseppe Amisani.
La parentesi giapponese di Fontanesi ci porta nell’Estremo Oriente narrato da diversi pittori italiani tra cui Galileo Chini che si spinse fino al Siam.


Rovine classiche


Hayez era presente con tre opere ora solo due perchè la principale, che illustra il manifesto della mostra, ha fatto ritorno anticipato a Brera che l’ha rivoluta per la settimana della cultura. Restano le altre due odalische dove il pittore più che concentrasi sulla bianchezza delle carni esalta la bellezza del volto con quei sui sguardi tristi od alteri che sono caratteristici soprattutto dei suoi quadri patriottici come Meditazione.
L’ultima sezione racconta la messa in scena all’orientale dove Cleopatra o Semiramide muoiono in un profluvio di chiome spettinate seni nudi e pelli di leopardo ad arredare gli ambienti. Si conferma in questi quadri una sensazione che si avverte per tutto il percorso espositivo, il collimare tra la pittura esotica e di viaggio a cavallo tra otto e novecento e il gusto scenografico del cinema muto degli stessi anni per cui l’esotismo e l’oriente furono una fonte primaria di ispirazione. La sensazione trova definitiva Ilfigliodellosceiccoconferma nel bel catalogo realizzato dalla Silvana Editore che tra i saggi introduttivi ne presenta uno a firma Massimo Cardillo dedicato a Rodolfo Valentino, che al fascino esotico dello Sceicco e della sua progenie deve molto del suo magnetico successo.

Incanti di Terre Lontane
Hayez Fontanesi
la pittura italiana tra otto e novecento
4 febbraio – 1 maggio 2012
Palazzo Magnani Reggio Emilia

Su Pinterest un board delle opere che più mi hanno intrigato


Carovana in sosta nel deserto 1886 di Roberto Guastalla

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Scapigliatura. Un “pandemonio” per cambiare l’arte

23 Novembre 2009 ava

Danieleranzonigiovniettainglese

Il guaio di andare alle mostre l’ultimo giorno di apertura e’ che capita di non trovare piu’ il catalogo ed io mi son persa pure il dossier di Arte&Dossier dedicato alla Scapigliatura quindi me ne resto qua con le domande a cui non ha saputo dar risposta la mostra milanese di grande successo conclusasi ieri a palazzo reale. Pur essendo molto esaustiva nell’esporre le opere degli esponenti degli scapigliati, non vengono indagati i rapporti tra la scapigliatura e altri movimenti artistici coevi, sembra che la scapigliatura sia un fenomeno profondamente milanese nato e concluso all’interno della cerchia lombarda, mentre personalmente ho visto fermenti che si possono ritrovare anche nei macchiaioli, una ritrattistica incamminata su quella via che rendera’ Giovanni Boldini il ritrattista piu’ ricercato dal bel mondo e mi sarebbe piaciuto che l’indagine approfondisse l’humus comune o i rapporti e le influenze reciproche, se ci sono state. 

Il dipinto e’ di Daniele Ranzoni, Giovinetta inglese, 1880

mostre  1880, arte&dossier, catalogo, daniele ranzoni, Giovanni Boldini, giovinetta inglese, macchiaioloi, Milano, plazzo reale, ritrattistica, ritratto, Scapigliatura. Un “pandemonio” per cambiare l’arte  Lascia un commento

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