Un americano a Parigi

An American in Paris
USA 1951 MGM
con Gene Kelly, Leslie Caron, Oscar Levant, Georges Guétary, Nina Foch, Ann Codee, Hayden Rorke, Paul Maxey, Anna Q. Nilsson
regia di Vincente Minnelli

Dopo la guerra Jerry Mulligan resta a Parigi perché vuole diventare un pittore, s’interessa di lui Milo Roberts, un ereditiera che vorrebbe diventare la sua mecenate e anche qualcos’altro ma Jerry perde la testa per Lise una giovane commessa. Anche Lise lo ama ma sta per sposare un altro per riconoscenza, visto che il fidanzato l’ha protetta quando è rimasta sola durante la guerra…

Musical campione d’incassi e di premi, Un americano a Parigi si segnala per una storia esile che si contrappone alla potenza dei numeri musicali.
Il film nasce proprio dall’idea di portare sul grande schermo l’omonimo poema sinfonico di George Gershwin: tutti i diritti musicali dell’autore erano stati ceduti alla MGM dopo la sua morte quindi l’operazione era fruttuosa. 

Alla regia c’è Vincente Minnelli, maestro del genere , il protagonista e coreografo è Gene Kelly e la protagonista femminile è la debuttante Leslie Caron che sostituisce Cyd Charisse che rinunciò al ruolo perché incinta.

La trama è leggera se proprio vogliamo trovare un punto di approfondimento possiamo notare che sia Jerry che Lise si amano ma si mentono per un senso di riconoscenza verso i loro compagni che li hanno protetti nei momenti di difficoltà. È come se il film invitasse a lasciare indietro i timori della guerra e a gettarsi nel futuro con ottimismo.

Ci sono molte citazioni chapliniane, dalla mini soffitta che Jerry trasforma al mattino, il fiore che torna ricordando un po’ Luci della città e in un numero musicale coi i bambini Gene Kelly imita le mosse caratteristiche di Charlot.

Visivamente il film è spettacolare, in trionfo del e delle ricostruzioni in studio. Canzoni e balletti si sprecano ma la produzione ha un coraggio inusitato: un numero musicale di 17 minuti, pura arte coreutica che omaggia Parigi e i suoi movimenti artistici, un sogno ad occhi aperti di Jerry che trascende il rimpianto della donna appena perduta

Ave, Cesare!

Avecesare

Eddie Mannix è a capo della casa di produzione cinematografica Capitol di cui è anche il fixer: si deve occupare cioè di mantenere limpida l’immagine degli attori sotto contatto, risolvendo problemi di foto sexy o gravidanze fuori dl matrimonio. Un giorno però capita una grana davvero grossa: Baird Whitlock, la star di punta della Capitol, impegnato a girare un kolossal biblico, viene rapito e dai comunisti!

Ave, Cesare! sarà forse poco più di un divertissement metacinematografico ma per chi è appassionato di storia del cinema la perfetta ricostruzione della Hollywood anni ’50 è estremamente godibile.
Il periodo è ben contestualizzato: i primi anni ’50, cioè l’inizio del declino della grande Hollywood che continua a macinare la sua produzione e l’attenzione dei Fratelli Coen è soprattutto per le produzioni di genere, dai western canterini, ai film acquatici con Esther Williams, dai musical con Gene Kelly, ai kolossal che ruotano attorno alla figura di Cristo che pure rimane una semplice comparsa, filone molto diffuso negli anni ’50 con titoli che vanno da La Tunica a Ben Hur. Le commedie brillanti dirette dai registi di provenienza mitteleuropea di cui da un ottima caratterizzazione Ralph Fiennes, e le regine del gossip Luella Parson e Hedda Hopper qui interpretate dalle due gemelle rivali Thora e Thessaly Thacker, impersonate da una raffinatissima Tilda Swinton.
Non manca il riferimento al maccartismo visto dall’angolazione opposta: la banda di sceneggiatori sovversivi asserviti al divo del musical Burt Gurney che se ne andrà in Russia prelevato da un sottomarino sovietico in una scena surreale. Le motivazioni dei rapitori sono decisamente valide tanto che il divo beone rapito finirà per lasciarsi affascinare.
Sono tutti un po’ svitati a Hollywood ma come al solito nei film dei Coen è l’uomo comune che manda avanti la baracca, in questo caso la fabbrica del sogno americano ecco che allora il cowboy canterino che non ha nessun talento per la recitazione è l’unico a rivelarsi utile per Mannix, “l’uomo qualunque” dietro la Capitol: Mannix è un uomo estremamente concreto, religiosissimo e votato alla famiglia, con un’offerta di lavoro molto remunerativa che lui rifiuta per continuare a gestire i problemi assurdi della major che pure gli portano via tutto il tempo da dedicare alla famiglia, forse con la convinzione che il cinema è l’unica forma d’arte profondamente americana.

Brigadoon

USA 1954 MGM
con Gene Kelly, Cyd Charisse, Van Johnson
regia di Vincente Minnelli

Brigadoon

Due newyorkesi a caccia in Scozia si perdono nelle Highlands e finiscono in un paesino non segnato dalle mappe dove si sta svolgendo un matrimonio, è la mitica Brigadoon che si risveglia ogni cento anni per sfuggire ai mali del mondo.
Tommy si innamora a prima vista di Viola e vorrebbe restare con lei nel luogo incantato ma non ha il coraggio di lasciare la sua vita, ma tornato a New York scopre di non poter più dimenticare l’amata..

Brigadoon1954

Dopo La voce nella tempesta, Brigadoon è il film a cui sono più legata dall’infanzia, per cui le critiche che non lo considerano uno dei capolavori di Vincente Minnelli mi tangono poco, resta sempre la fascinazione di un idillio fantastico che ha stimolato la mia fantasia di bambina.
Indubbiamente la scenografia ricostruita in studio è palesamente falsa: il ponte che segna uno dei confini di Brigadoon sembra un ponticello da presepio e negli anni ’70 Brigadoon era un classico natalizio della tv che non doveva per forza riempire 24 ore di palinsesto.
Costumebrigadoon L’interagire dei personaggi in una scenografia così fasulla (che pure fu nominata agli oscar) sottolinea il lato magico della vicenda: tutta la trama di Brigadoon è poco credibile, a maggior ragione l’happy end notturno (che adoro) eppure il film continua ad appassionare da oltre sessant’anni: la sospensione della realtà è tale che paradossalmente coinvolge spiriti solitamente cinici davanti a vicende sentimentali anche di maggior spessore, come accade alla sottoscritta.
So anche delle critiche ai numeri di ballo, personalmente non amo molto i musical ma di Brigadoon amo molto anche questo aspetto, divertita dal gioco sul folclore scozzese di I’ll Go Home with Bonnie Jean dove il ballo scozzese diventa un tip tap e la sequenza de La caccia (The Chase), l’inseguimento dell’amante respinto che vuole lasciare Brigadoon ponendo fine al suo miracolo, resta un caposaldo del musical.
Indiscutibile la bellezza dei costumi, coi colori ultravivaci che caratterizzano i musical di Minnelli: soprattutto l’abito giallo di Viola (in originale Fiona) sembra una rivisitazione di un costume settecentesco in chiave New Look di Dior.

#FrankSinatra100

Francis Albert Sinatra nasceva 100 anni fa a Hoboken, nel New Jersey. Sarebbe diventato The Voice, uno dei più celebri artisti musicali del XX secolo. Avrebbe avuto un ruolo importante anche nel cinema, ne ripercorriamo la carriera attraverso le 10 (+1) pellicole fondamentali.

Due Marinai e una ragazza 1945

Duemarinaieunaragazza

Frank Sinatra fa da spalla a Gene Kelly che si esibisce nel celebre balletto con Jerry, il topolino del cartoon Tom&Jerry.

Facciamo il tifo insieme 1949

Tifo

L’ultimo film diretto da Bugsy Berkley.

Un giorno a New York 1949

UngiornoaNewYork

Musical rivoluzionario perché girato tutto in esterni, dirige Gene Kelly affiancato da Stanley Donen.

Da qui all’eternità 1953

Daquialleternità

Oscar come miglior attore non protagonista a Sinatra per il ruolo di Angelo Maggio nel film antimilitarista celebre per la famosa scena d’amore sulla spiaggia.

Bulli e pupe 1955

Bulliepupe

Insolito musical diretto da Joseph L. Mankiewicz. Sinatra fa coppia con Brando la cui voce non era intonatissima.

L’uomo dal braccio d’oro 1955

Luomodalbracciodoro

Frankie Machine è un abile batterista distrutto dalla dipendenza dalla droga. Otto Preminger sfida la censura e realizza il primofilm realistico sul tema della droga.

Alta Società 1955

Altasocietà

Nel remake di Scandalo a Filadelfia Sinatra veste i panni del giornalista che furono di James Stewart.

Pal Joey 1957

Paljoey
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Cantante squattrinato seduce ricca miliardaria per trovare i fondi e aprire un locale ma s’innamora di una ballerina. Sinatra canta The lady is a tramp, Kim Novak My funny Valentine.

Qualcuno verrà 1959

Qualcunoverrà

Sinatra è protagonista di un intenso melodramma di Vincente Minnelli accanto all’amico Dean Martin e Shirley McLaine.

Va’ e uccidi 1962

Vaeuccidi

Uno dei capolavori della fantapolitica, firmato da John Frankenheimer e rifatto nel 2004 da Jonathan Demme.

La tua pelle o la mia 1965

Latuapelleolamia
L’unica prova da regista di Frank Sinatra.

Inchiesta pericolosa 1968

Inchiestapericolosa

Una delle prove migliori di Frank Sinatra in uno dei migliori film del regista Gordon Douglas.

Angela Lansbury

***L’attrice è scomparsa l’11 ottobre 2022***

Compie oggi 90 anni Angela Brigid Lansbury, nota al grande pubblico come La signora in Giallo, serie tv che durò 12 anni dal 1984 a 1996 più quattro film per la tv ma in virtù delle continue repliche domina ancora oggi i palinsesti delle nostre televisioni.
Anche se il personaggio di Jessica Fletcher le resterà incollato a vita, Angela Lansbury ha una carriera di tutto rispetto, sia al cinema (nel 2014 ha ricevuto l’Oscar alla carriera) che in teatro dove ha collezionato ben quattro quattro Tony Award come miglior attrice protagonista in un musical per quattro spettacoli diversi e un quinto Tony nel 2009 come attrice non protagonista.

Le sua abilità nel musical sono state riconosciute anche al cinema: la teiera canterina Mrs. Bric de La Bella e la bestia (1991) si ispira alle fattezze della Lansbury che ovviamente la doppiava nella versione originale.

Angela Lansbury nasce a Londra il 16 ottobre 1925 e durante la seconda Guerra Mondiale si trasferisce in America dove viene naturalizzata nel 1951.
Il debutto sul grande schermo, nel 1944 è di tutto rispetto, facendole guadagnare una prima nomination agli Oscar: in Angoscia è Nancy, la cameriera che si presta ai maneggi del marito Charles Boyer che cerca di far passare per pazza la povera Ingrid Bergman.
L’anno seguente guadagna una nuova nomination per il ruolo di Sibyl Vane, fidanzata suicida di Dorian Gray in Il ritratto di Dorian Gray diretto da Albert Lewin.
Nel 1946 è nel musical Le ragazze di Harvey accanto a Judy Garland per la regia di George Sidney, che la dirige nuovamente nel 1948 ne I tre moschettieri, con Gene Kelly nei panni di d’Artagnan, Lana Turner in quelli di Milady e Vincent Price come Richelieu mentre Angela Lansbury interpreta la Regina Anna. Sempre nel 1948 è nel cast de Lo stato dell’unione, pellicola diretta da Frank Capra dove la Lansbury è l’editrice Kay Thorndyke che convince l’industriale Spencer Tracy a entrare in politica. L’attrice fu scelta su consiglio di Katharine Hepburn che nel film interpreta la moglie di Tracy.
Nel 1949 interpreta la filistea Semadar nel kolossal di Cecil B. De Mille Sansone e Dalila con Victor Mature e Hedy Lamarr.

Nel 1958 partecipa a La lunga estate calda, con Paul Newman e Orson Welles, di cui la Lansbury nel film è la compagna; la regia è di Martin Ritt.
Nel 1969 il ruolo più significativo della carriera che le vale la terza nomination e il secondo Golden Globe: è la tremenda signora  Iselin (personaggio che rientra tra i 50 più cattivi di tutti i tempi secondo la classifica stilata dall’American Film Institute nel 2003) in Va’ e Uccidi (The manciurian candidate) film diretto da John Frankenheimer che ha per protagonista Frank Sinatra.
Nel 1971 è la protagonista di Pomi d’ottone e manici di scopa: un’apprendista strega, Miss Price, a cui, durante la seconda guerra mondiale, vengono affidati tre orfani londinesi e si trova a dover combattere contro uno sbarco nazista.
Nel 1978 partecipa al film “all star” Assassinio sul Nilo, nel 1979 è Miss Froy, nel remake de La signora Scompare di Hitchcock, che ha lo stesso titolo originale, The Lady Vanishes ma in italiano diventa Il mistero della signora scomparsa e nel 1980 è Miss Marple in Assassinio allo specchio: i tempi sono ormai maturi per diventare la regina del giallo televisivo.

Stanley Donen

StanleyDonen
Il regista è scomparso il 21 febbraio 2019
Stanley Donen, l’impareggiabile King of the Hollywood musicals, come lo definì il critico David Quinlan, anche autore che seppe dimostrare il suo talento anche in altri generi cinematografici, nasce a Columbia nel South Carolina il 13 aprile 1924; dopo gli studi di danza classica, debutta a Broadway a soli 17 anni come ballerino e diventa amico di Gene Kelly al cui seguito si trasferisce a Hollywood nel ’43 come coreografo.
Dirige il suo primo film nel 1949 coadiuvato da Gene Kelly, si tratta di Un giorno a New York (On the Town) considerato un punto di svolta nel musical perché per la prima volta si gira (e si danza) in esterni.
Nel 1951 gira Sua Altezza si sposa storiella banale sullo sfondo delle nozze della Regina Elisabetta II ma ancora una volta le scene di danza passano alla storia con il celebre numero di Fred Astaire che balla sulle pareti.

SingingInTheRainDi nuovo insieme a Kelly, Stanley Donen dirige il più celebre musical di tutti i tempi, Cantando sotto la pioggia dove alla classe dei numeri musicali si unisce una divertente rivisitazione del periodo di passaggio dal cinema muto al sonoro. Citazioni del muto erano già presenti in Un giorno a New York sottolineando da subito la cifra nostalgica di Donen presente nella sua capacità innovativa.
Per tutti gli anni ’50 Donen dirige musical di grande successo: Tre ragazze di Broadway (1953) Sette spose per sette fratelli del ’54, È sempre bel tempo 1955, ultima codirezione con Gene Kelly e nel 1957 Cenerentola a Parigi dove dirige Fred Astaire accanto una deliziosa Audrey Hepburn, bibliotecaria che non ne vuole sapere del mondo della moda.
A partire dal 1958 Donen abbandona il musical per dedicarsi alla commedia brillante anche in questo campo gli esiti sono notevoli come in Indiscreto del 1958, e L’erba del vicino è sempre più verde (1960) dove il legame della nobile coppia inglese interpretata da Cary Grant, Deborah Kerr è messo in crisi dalla corte sfacciata del milionario americano Robert Mitchum.
Dal 1960 Stanley Donen lascia anche l’America per trasferirsi in Inghilterra e le influenze della Swinging London rientrano nello stile dei suoi film, soprattutto nel secondo giallo rosa (il primo è Sciarada del 1963) Arabesque, del 1966 che ha per protagonisti Sophia Loren e Gregory Peck. In questa pellicola sperimenta gli effetti caleidoscopici della fotografia glam degli anni ’60.

2xlastrada Altrettanto innovativo è considerato il seguente Due per la strada del 1967 dove si analizza il legame d’amore di una coppia sposata (Audrey Hepburn e Albert Finney) attraverso un uso intenso del flashback e flash-forward.
Quei due (1969) è l’ultimo film inglese di Donen che segue alla rivisitazione faustiana del ’67 Il mio amico il Diavolo; è un film sul mondo gay stroncato dalla critica è ancora oggi poco visibile nonostante la bella prova attoriale di Rex Harrison e Richard Burton.

Boxeureballerina Tornato al Hollywood, Donen si riavvicina al musical con a trasposizione de Il piccolo principe nel 1974; dopo il flop di In tre sul Lucky Lady  con Liza Minnelli del 1975, Donen da sfogo alla sua vena nostalgica per il vecchio cinema ne Il boxeur e la ballerina del 1978 (Movie Movie) si tratta di due cortometraggi, il primo dedicato alla boxe e il secondo ai musical di  Busby Berkely recitati dal medesimo cast com’era in uso negli anni’30 con tanto di un falso trailer nell’intervallo. Anche questo film all’uscita non ebbe fortuna né al botteghino né presso la critica. oggi però Il Mereghetti ritiene La ballerina il vero testamento del regista.
Nel 1980 Donen si mette in gioco con un nuovo genere, la fantascienza: Saturn 3, interpretato da Michael Douglas e Farrah Fawcett, si segnala per alcune originali innovazioni.
L’ultimo film per il grande schermo diretto dal regista è la commedia sentimentale Quel giorno a Rio del 1984, sarebbe stato molto interessante il previsto ritorno del 1993 con Michael Jackson in una rivisitazione di Dr.Jekyll e Mr. Hide sfumata per le accuse di pedofilia rivolte al cantante.
L’ultima regia di Donen è una riduzione teatrale per la televisione del 1999, Love Letters.

Judy Garland

Judygarland Frances Ethel Gumm nasce il 10 giugno 1922 a Grand Rapids, nel Minnesota.

Magodioz I genitori erano stati attori di varietà e fin da piccola Frances calca il palcoscenico esibendosi con le sorelle che surclassa con le sue straordinarie doti vocali.
Nel 1934 viene messa sotto contatto dalla MGM, major che sfruttò senza ritegno e fin dal primo momento le qualità dell’attrice. Il debutto sul grande schermo è del 1936 in Every Sunday ma a darle la notorietà fu il monologo Dear Mister Gable con la canzone You Made Me Love You creato per il 36° compleanno del divo MGM. Il numero fu inserito nel musical del 1937 Follie di Broadway 1938.
Nel 1938 Judy Garland entra nel cast di Andy Hardy, un lunghissimo ciclo di film (dal ‘37 al ‘58) che ha per protagonista Mickey Rooney. L’attrice gira L’amore trova Andy Hardy nel 1938, Andy Hardy incontra la debuttante nel 1940 e un terzo film nel 1941, in mezzo però c’è la pellicola che dona a Judy Garland fama imperitura: Il mago di Oz con la canzone più bella della storia del cinema, Over the Rainbow. Meno risaputo e’ il fatto che il capolavoro MGM era in realtà un remake: già nel 1910 e ancora nel 1925 erano state girate versioni per il cinema muto, nella seconda Oliver Hardy (Ollio) interpretava l’uomo di latta.
Il successo de Il mago di Oz porta la MGM a sfruttare ulteriormente la stella nascente che partecipa ancora alle pellicole giovanilistiche in coppia con Mickey Rooney (Ragazzi attori (1939), Musica indiavolata del 1940 e nell’anno seguente I ragazzi di Broadway) e intanto si fa notare Le fanciulle delle follie del 1941.

Garlandminnelli Nel 1944 Judy Garland viene diretta da Vincente Minnelli in Incontriamoci a Saint Louis e scoppia l’amore. Per l’attrice è il secondo matrimonio, nel 1946 nasce la figlia Liza e con Minnelli, Judy gira alcuni dei suoi film più belli, il musical Il pirata (1948), accanto a Gene Kelly e nel 1945, il primo film senza ruoli musicali, L’ora di New York, delizioso racconto di un incontro fortuito tra una fanciulla e un soldato in licenza che in poche ore culmina nel matrimonio della coppia.

ènata1stellaL’attività dell’attrice è frenetica fino al 1950 anche se la Garland non gode di ottima salute, il suo ultimo musical con la MGM fu L’allegra fattoria. Nel 1951 il divorzio da Vincente Minelli. Judy Garland è lontana dal grande schermo ma inanella una lunga serie di concerti e spettacoli di varietà.
Nel 1954 torna al cinema per la Warner per cui gira la seconda versione di E’ nata una stella diretta da George Cukor. Per quanto il film sia stato massacrato dai tagli imposti dalla produzione resta il canto del cigno dell’attrice che partecipa ancora a Vincitori e vinti (1961) e Gli esclusi nel 1963 prima di ritirarsi definitivamente dall’attività cinematografica per dedicarsi solo ai concerti.
In seguito Judy Garland subisce un crack finanziario, divorzia da un quarto marito e si perde sempre più nella spirale di alcol e depressione che la conduce a una morte prematura a soli 47 anni per l’assunzione di una dose eccessiva di barbiturici il 22 giugno 1969.

The Artist

TheArtist Hollywood, 1927: George Valentin e’ una stella di prima grandezza del cinema muto e quando incontra l’aspirante attrice Peppy Miller fa in modo che abbia un ruolo da comparsa e le consiglia di disegnarsi un neo. Tra i due e’ amore a prima vista ma il divo e’ sposato. Peppy fa carriera velocemente grazie al suo fascino di smart girl mentre Valentin non vuole adeguarsi al sonoro e nel ‘29 lascia la major per produrre con il proprio denaro un grandioso film muto, l’insuccesso del film e il crollo della borsa lo portano al fallimento ma da lontano Peppy Miller veglia su di lui..

Osannato a Cannes 2011, The Artist e’ veramente un gioiello che sa incantare le platee, un po’ meno i critici che pare lo trovino un mero esercizio di stile. Personalmente l’ho adorato perche’ il cinema muto e la commedia anni ’30 sono da sempre il mio genere preferito e non ho potuto fare a meno di ammirare il rigore con cui il regista ha ricostruito l’epoca che va dal ‘27, avvento del sonoro al 1933 anno di Carioca il primo film della premiata coppia Ginger Rogers Fred Astaire. Encomiabile la precisione con cui sono stati allestiti i set fantasiosi del cinema muto e quelli piu’ realistici del sonoro a sottolineare che il suono ha comportato l’abbandono dei toni fiabeschi ed esotici dei silent movies popolato di sceicchi, principi e quant’altro per arrivare ad ambientazioni piu’ realistiche in stile deco’ (non divaghero’ parlando di una meravigliosa scultura di nudo di donna in piedi acrobaticamente reclinata sulla schiena).
La capacita’ di ricostruire perfettamente le atmosfere a cavallo degli anni ‘20-’30 permette al regista Michel Hazanavicius di giocare con omaggi a grandi pellicole di quel periodo o su quel periodo, impossibile non pensare a Cantando sotto la pioggia: il protagonista ha il sorriso aperto di Gene Kelly e la sua partner, di cui vedremo il provino sonoro, ricorda l’odiosa Lina Lamont dalla voce così querula e nasale da richiedere il doppiaggio della dolce Debbie Reynolds.
La sequenza iniziale del film con la prima del grande successo di Valentin, racconta gia’ tutto: il film si apre con l’attore che giura di non parlare (e’ torturato dai tedeschi con un macchinario che ricorda quello che ha dato vita al robot di Metropolis) della protagonista femminile clonata da Cantando sotto la pioggia abbiamo gia’ detto e quando Valentin si ferma sotto lo schermo a vedere la pellicola il pensiero corre al Don Quixote di Welles che lotta con le immagini e il film raccontera’ proprio la lotta don chisciottesca di Valentin contro il progresso della tecnologia cinematografica. Progresso che costo’ davvero la vita a diversi divi del cinema muto che non seppero adeguarsi alla nuova tecnologia: piu’ che a Valentino, scomparso prima di cimentarsi con il sonoro, l’omaggio onomastico forse doveva essere per John Gilbert.
Tornando a Orson Welles, il piu’ grande cineasta americano e’ omaggiato molte volte: le colazioni che narrano il progressivo allontanamento tra Valentin e la moglie, la stanza con i cimeli protetti da lenzuola, mi hanno ricordato molto Quarto Potere.
Se i protagonisti sono bravissimi, va menzionato sicuramente il cane, il Jack Russel Uggie che vanta un proprio profilo twitter, meritatissimo dato che e’ protagonista al pari degli attori: nel momento piu’ drammatico la sua presenza ricalca il ruolo del bambino piangente ne Il Monello di Chaplin. L’inseparabile coppia che la bestiola forma con Valentin ci ricorda come il cinema sia un’espressione artistica molto popolare, nata dal vaudeville e pur citando i grandi del cinema, l’ironia che smorza i momenti di grande tensione melodrammatica riporta sempre la riflessione a questo inizio giocoso e popolare ..sara’ questo che ha disturbato i critici?

Addio a Van Johnson

Vanjohnson

Si e’ spento venerdi’ 12 dicembre Van Johnson, l’attore dai capelli rossi, (da non confondere con l’altrettanto rosso crinito e quasi omonino Van Heflin!)  protagonista di tanto cinema americano degli anni ‘50 e ‘60. 
Nato a Newport il 25 agosto 1916,Charles “Van” Johnsonesordisce al cinema nei primi anni ‘40 in quanto era stato esonerato dal servizio militare (e quindi dalla seconda guerra mondiale) in seguito ad un incidente stradale. Dopo qualche ruolo, spesso non accreditato, arriva La commedia umana di Clarence Brown, dove interpreta il ruolo di Marcus Maucauley, il fratello maggiore del giovanissimo Homer (interpretato da Mickey Rooney) che si appresta a partire per la guerra; inizia con questo ruolo una serie di personaggi che grazie alla sua faccia aperta lo fanno identificare con il giovane eroe di guerra: Joe il pilota del 1943, Missione segreta (1944) o Grand Hotel Astoria del 1945 Bastogne del ‘49, Allo sbaraglio del 1951, I valorosi, del 1954 come L’ammutinamento del Caine.

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Ai fim bellici alterna le commedie spesso accanto a Esther Williams (Sposarsi non e’ facile ma.. (1946) La duchessa dell’Idaho, 1950) o June Allyson (L’ingenua maliziosa, 1951).
Van Johsnon si rivela anche un grande professionista del musical in Due ragazze e un marinaio (1944), I fidanzati sconosciuti del ‘49 e soprattutto Brigadoon, capolavoro di Vincente Minnelli dove interpreta Jeff Douglas, l’amico che accompagna il protagonista Gene Kelly nella battuta di caccia in Scozia.
 

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A partire dalla seconda meta’ degli anni ‘50 l’attore interpreta pellicole piu’ drammatiche, come L’ultima volta che vidi Parigi con Liz Taylor per la regia di Richard Brooks; si tratta (quasi) sempre di opere minori come tantissime che hanno costellato al sua carriera, frutto pero’ di un rigore e di un professionismo che le rendono godibili, al dila’ dello scarso valore artistico.