Un americano a Parigi

An American in Paris
USA 1951 MGM
con Gene Kelly, Leslie Caron, Oscar Levant, Georges Guétary, Nina Foch, Ann Codee, Hayden Rorke, Paul Maxey, Anna Q. Nilsson
regia di Vincente Minnelli

Dopo la guerra Jerry Mulligan resta a Parigi perché vuole diventare un pittore, s’interessa di lui Milo Roberts, un ereditiera che vorrebbe diventare la sua mecenate e anche qualcos’altro ma Jerry perde la testa per Lise una giovane commessa. Anche Lise lo ama ma sta per sposare un altro per riconoscenza, visto che il fidanzato l’ha protetta quando è rimasta sola durante la guerra…

Musical campione d’incassi e di premi, Un americano a Parigi si segnala per una storia esile che si contrappone alla potenza dei numeri musicali.
Il film nasce proprio dall’idea di portare sul grande schermo l’omonimo poema sinfonico di George Gershwin: tutti i diritti musicali dell’autore erano stati ceduti alla MGM dopo la sua morte quindi l’operazione era fruttuosa. 

Alla regia c’è Vincente Minnelli, maestro del genere , il protagonista e coreografo è Gene Kelly e la protagonista femminile è la debuttante Leslie Caron che sostituisce Cyd Charisse che rinunciò al ruolo perché incinta.

La trama è leggera se proprio vogliamo trovare un punto di approfondimento possiamo notare che sia Jerry che Lise si amano ma si mentono per un senso di riconoscenza verso i loro compagni che li hanno protetti nei momenti di difficoltà. È come se il film invitasse a lasciare indietro i timori della guerra e a gettarsi nel futuro con ottimismo.

Ci sono molte citazioni chapliniane, dalla mini soffitta che Jerry trasforma al mattino, il fiore che torna ricordando un po’ Luci della città e in un numero musicale coi i bambini Gene Kelly imita le mosse caratteristiche di Charlot.

Visivamente il film è spettacolare, in trionfo del e delle ricostruzioni in studio. Canzoni e balletti si sprecano ma la produzione ha un coraggio inusitato: un numero musicale di 17 minuti, pura arte coreutica che omaggia Parigi e i suoi movimenti artistici, un sogno ad occhi aperti di Jerry che trascende il rimpianto della donna appena perduta

Brigadoon

USA 1954 MGM
con Gene Kelly, Cyd Charisse, Van Johnson
regia di Vincente Minnelli

Brigadoon

Due newyorkesi a caccia in Scozia si perdono nelle Highlands e finiscono in un paesino non segnato dalle mappe dove si sta svolgendo un matrimonio, è la mitica Brigadoon che si risveglia ogni cento anni per sfuggire ai mali del mondo.
Tommy si innamora a prima vista di Viola e vorrebbe restare con lei nel luogo incantato ma non ha il coraggio di lasciare la sua vita, ma tornato a New York scopre di non poter più dimenticare l’amata..

Brigadoon1954

Dopo La voce nella tempesta, Brigadoon è il film a cui sono più legata dall’infanzia, per cui le critiche che non lo considerano uno dei capolavori di Vincente Minnelli mi tangono poco, resta sempre la fascinazione di un idillio fantastico che ha stimolato la mia fantasia di bambina.
Indubbiamente la scenografia ricostruita in studio è palesamente falsa: il ponte che segna uno dei confini di Brigadoon sembra un ponticello da presepio e negli anni ’70 Brigadoon era un classico natalizio della tv che non doveva per forza riempire 24 ore di palinsesto.
Costumebrigadoon L’interagire dei personaggi in una scenografia così fasulla (che pure fu nominata agli oscar) sottolinea il lato magico della vicenda: tutta la trama di Brigadoon è poco credibile, a maggior ragione l’happy end notturno (che adoro) eppure il film continua ad appassionare da oltre sessant’anni: la sospensione della realtà è tale che paradossalmente coinvolge spiriti solitamente cinici davanti a vicende sentimentali anche di maggior spessore, come accade alla sottoscritta.
So anche delle critiche ai numeri di ballo, personalmente non amo molto i musical ma di Brigadoon amo molto anche questo aspetto, divertita dal gioco sul folclore scozzese di I’ll Go Home with Bonnie Jean dove il ballo scozzese diventa un tip tap e la sequenza de La caccia (The Chase), l’inseguimento dell’amante respinto che vuole lasciare Brigadoon ponendo fine al suo miracolo, resta un caposaldo del musical.
Indiscutibile la bellezza dei costumi, coi colori ultravivaci che caratterizzano i musical di Minnelli: soprattutto l’abito giallo di Viola (in originale Fiona) sembra una rivisitazione di un costume settecentesco in chiave New Look di Dior.

Fammi posto tesoro

Move Over, Darling
USA 1963 20th Century Fox
con James Garner, Doris Day, Thelma Ritter
regia di Michael Gordon.

Moveoverdarling

Nicholas Arden si risposa dopo cinque anni di presunta vedovanza: la prima moglie, Ellen, era scomparsa in un naufragio e data per morta, ma la donna torna a casa proprio il giorno in cui si sono celebrate le nuove nozze…

My favorite wife Una commedia graziosa, interessante più per le riflessioni che offre che per il valore artistico.
Il film e’ il remake della commedia del 1940, Le mie due mogli (My favorite wife) interpretato da Cary Grant e Irene Dunne per la regia di Garson Kanin. La differenza tra i due film sta sostanzialmente nel fatto che nella versione del ’41 la moglie ritorna prima del nuovo matrimonio e inizia un gioco di seduzione che punta molto sulla gelosia (e’ rimasta sette anni su un’isola deserta sola con un altro aitante naufrago interpretato da Randolph Scott) mentre nella versione con Doris Day il matrimonio e’ gia’ stato celebrato e tutta l’azione verte sulla necessita’ di impedire che si consumi la prima notte di nozze per poter dichiarare nullo il matrimonio. Trascorrono poco piu’ di vent’anni tra le due versioni ma l’America e’ completamente cambiata, alla disinvolta alta societa’ delle commedie sofisticate e’ subentrato il perbenismo dell’America anni ’50 e le due star protagoniste incarnano perfettamente questo spirito: Cary Grant sarebbe troppo signore per rivelarlo, ma potreste mai pensare che il suo Nick Arden abbia bisogno di aspettare la prima notte per consumare? Questo invece, diventa il busillis quando per protagonista c’e’ Doris Day, non per nulla soprannominata la vergine di ferro del cinema americano e benche’ anche lei abbia trascorso cinque anni su un isola deserta con la sola compagnia di un aitante naufrago, si offende ancora quando il marito si permette di avere qualche dubbio!
Di estremo interesse (credo sia un caso unico) e’ il legame metacinematografico tra le due pellicole: ad un certo punto, sempre allo scopo di impedire che le nozze siano consumate, la Day si finge massaggiatrice e con un buffo accento tedesco chiede alla sua cliente (la seconda moglie) se ha mai visto un vecchio film con Cary Grant e Irene Dunne in cui la protagonista femminile torna dal marito dopo esser stata creduta morta per sette anni..
Nonostante il titolo e l’intero cast cambiato, Move Over, Darling e’ la ripresa di Something’s Got to Give, l’ultimo film girato da Marilyn Monroe con Dean Martin e Cyd Charisse per la regia di George Cukor, rimasto incompiuto in seguito alla morte della protagonista avvenuta il 5 agosto 1962.
Something's Got to GivePer la nuova versione del film vennero riadattati i costumi e le pettinature pensate per Marilyn e in alcune riprese a campo lungo Doris Day puo’ essere quasi scambiata per la Monroe, grazie al look.
Che Marilyn avesse molti problemi a girare questa pellicola e’ risaputo, forse le sue angosce diventano piu’ comprensibili pensando alla trama: oltre che con il marito, Ellen Arden deve ricostruire un rapporto con i due figli che l’hanno creduta morta per tanto tempo ed e’ noto quanto pesasse all’attrice l’impossibilita’ di portare a termine una gravidanza e il dover interagire con due bambini sul set non avra’ certo reso piu’ facile la sua situazione emotiva disastrata.