Narciso Nero

Black Narcissus
GB 1947 Rank
con Deborah Kerr, Flora Robson, Jean Simmons, David Farrar, Sabu, Esmond Knight, Kathleen Byron, Jenny Laird, Judith Furse, May Hallatt
regia di Michael Powell, Emeric Pressburger



Narcisonero


Un gruppo di suore viene mandato a fondare un monastero nel palazzo di Mapu, un vecchio caravanserraglio su uno sperone dell’Himalaya, unico contatto l’agente britannico Mr.Dean che da subito si dice scettico dell’impresa e, come previsto, le suore dovranno abbandonare la località.



Black Narcissus


Ennesimo capolavoro del duo britannico Powell & Pressburger che sanno ricostruire in studio tutta la forza dirompente della natura himalayana: la vastità degli spazi, il vento incessante, la natura lussureggiante, il vecchio palazzo con gli affreschi ammiccanti e la vertigine del vuoto.



Narcisonero


Il gruppo di suore scelte non è certo temprato per una avventura così intensa: la madre superiora (una bravissima Deborah Kerr) è troppo giovane, la novizia aggregata aveva già dato segni di nevrastenia nella casa madre di Calcutta e viene prostata definitivamente da questa esperienza che piega monache ben più esperte come Suor Philippa che affascinata dalla natura del luogo trasforma l’orto in un giardino.



Narciso nero


Agli autori non interessa tanto giudicare le religiose, al limite, visto il periodo storico cioè la concomitanza con l’indipendenza dell’India, si può leggere la pellicola come un omaggio alla cultura millenaria della nuova nazione che ha superato anche il giogo britannico e credo che questo emerga nello stupore di Suor Clodagh di fronte al santone indiano: è quanto meno ironico che una religiosa non capisca la potenza della fede che fa dimenticare tutte le esigenze fisiche al santone.



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La grande tensione emotiva del film è data dai contrasti anche cromatici dei film: gli abiti degli indigeni, coloratissimi anche se straccioni e l’opulenza di quelli del piccolo generale contrastano con il modesto abito bianco delle suore, come il loro essere completamente coperte contrasta con le braghe perennemente corte e stracciate di Mr.Dean, a sottolineare la sensualità maschile che sollecita continuamente la mente delle monache, riportando alla memoria vecchi amori (curiosità: i flash back dell’amore giovanile di Suor Clodagh furono censurati nella prima versione americana) o portando alla pazzia la mente già fiaccata di Suor Ruth la cui progressiva instabilità è sottolineata non solo dalla bravura dell’attrice ma anche dall’uso del colore: prima l’abito bianco schizzato di sangue, poi gli abiti “civili”e l’uso del rossetto fino al trucco nero anticipatore della follia mortale sul bordo del precipizio mentre Suor Clodagh suona la campana.



Narcisonero


Tornando al gioco di contrasti visivi, è memorabile la scena in cui Suor Ruth si passa il rossetto mentre la madre superiora legge un testo sacro:c’è una specularità sottolineata anche dalla somiglianza tra le due attrici che mi ha fatto ricordare Las dos Frida di Frida Kahlo.
Quanto Narciso nero sia puro cinema, dove i dialoghi sono un surplus, lo testimonia l’incisiva prova della giovanissima Jean Simmons nel ruolo della “cenerentola” Kanchi: non ha praticamente una battuta in tutto il film ma il suo resta un personaggio indimenticabile.

L’erba del vicino è sempre più verde

Thegrassisgreener

The Grass Is Greener
GB 1960
con Cary Grant, Deborah Kerr, Robert Mitchcum, Jean Simmons
regia di Stanley Donen

I conti di Rhyall mantengono l’augusta magione aprendo il castello al pubblico, un giorno un miliardario americano entra per sbaglio nelle stanze private e incontra Lady Rhyall: sarà amore a prima vista, tanto che la contessa s’inventerà un viaggio a Londra pur di raggiungere il suo amante. Come farà Victor Rhyall a riconquistare la consorte?


L'erbadelvicinosemprepiùverde

L’erba del vicino è sempre più verde è un film che andrebbe visto quasi necessariamente in versione originale perché è una commedia molto parlata e incentrata sullo scontro culturale America/Inghilterra che molto affascinava il regista: proprio a partire dal 1960 Stanley Donen si trasferisce nel Regno Unito per restarci un decennio.
Cary Grant è insuperabile nei panni del marito fintamente sbadato che sa controllare la gelosia e cerca di riconquistare la moglie con l’astuzia. Hilary Rhyall è l’algida Deborah Kerr, madre e moglie felice che si trova improvvisamente preda della passione incarnata da un roccioso Robert Mitchum per la prima a volta alle prese con la commedia brillante. L’attore affida alla sua fisicità la sicurezza che emana il miliardario Charles Delacro ma non si tira indietro nei risvolti comici e inforca anche lui con grande autoironia gli occhiali che sfoggiano entrambi i duellanti, e pure il maggiordomo in veste di padrino.
GrassisgreenerduelloCompleta il cast Jean Simmons nei panni di un’amica svitata dei Rhyall. Mitchum lavorò più volte con le due attrici e anche la coppia Grant – Kerr è piuttosto rodata, insolita l’accoppiata maschile che per la prima volta si confronta sullo schermo: in un primo tempo Cary Grant aveva rifiutato il ruolo che venne assegnato a Rex Harrison, lo riconsiderò quando l’attore dovette rinunciare per seguire la compagna malata Kay Kendall e ancora una volta Cary Grant ci regala una lezione magistrale di autoironia.

Stanley Donen

StanleyDonen
Il regista è scomparso il 21 febbraio 2019
Stanley Donen, l’impareggiabile King of the Hollywood musicals, come lo definì il critico David Quinlan, anche autore che seppe dimostrare il suo talento anche in altri generi cinematografici, nasce a Columbia nel South Carolina il 13 aprile 1924; dopo gli studi di danza classica, debutta a Broadway a soli 17 anni come ballerino e diventa amico di Gene Kelly al cui seguito si trasferisce a Hollywood nel ’43 come coreografo.
Dirige il suo primo film nel 1949 coadiuvato da Gene Kelly, si tratta di Un giorno a New York (On the Town) considerato un punto di svolta nel musical perché per la prima volta si gira (e si danza) in esterni.
Nel 1951 gira Sua Altezza si sposa storiella banale sullo sfondo delle nozze della Regina Elisabetta II ma ancora una volta le scene di danza passano alla storia con il celebre numero di Fred Astaire che balla sulle pareti.

SingingInTheRainDi nuovo insieme a Kelly, Stanley Donen dirige il più celebre musical di tutti i tempi, Cantando sotto la pioggia dove alla classe dei numeri musicali si unisce una divertente rivisitazione del periodo di passaggio dal cinema muto al sonoro. Citazioni del muto erano già presenti in Un giorno a New York sottolineando da subito la cifra nostalgica di Donen presente nella sua capacità innovativa.
Per tutti gli anni ’50 Donen dirige musical di grande successo: Tre ragazze di Broadway (1953) Sette spose per sette fratelli del ’54, È sempre bel tempo 1955, ultima codirezione con Gene Kelly e nel 1957 Cenerentola a Parigi dove dirige Fred Astaire accanto una deliziosa Audrey Hepburn, bibliotecaria che non ne vuole sapere del mondo della moda.
A partire dal 1958 Donen abbandona il musical per dedicarsi alla commedia brillante anche in questo campo gli esiti sono notevoli come in Indiscreto del 1958, e L’erba del vicino è sempre più verde (1960) dove il legame della nobile coppia inglese interpretata da Cary Grant, Deborah Kerr è messo in crisi dalla corte sfacciata del milionario americano Robert Mitchum.
Dal 1960 Stanley Donen lascia anche l’America per trasferirsi in Inghilterra e le influenze della Swinging London rientrano nello stile dei suoi film, soprattutto nel secondo giallo rosa (il primo è Sciarada del 1963) Arabesque, del 1966 che ha per protagonisti Sophia Loren e Gregory Peck. In questa pellicola sperimenta gli effetti caleidoscopici della fotografia glam degli anni ’60.

2xlastrada Altrettanto innovativo è considerato il seguente Due per la strada del 1967 dove si analizza il legame d’amore di una coppia sposata (Audrey Hepburn e Albert Finney) attraverso un uso intenso del flashback e flash-forward.
Quei due (1969) è l’ultimo film inglese di Donen che segue alla rivisitazione faustiana del ’67 Il mio amico il Diavolo; è un film sul mondo gay stroncato dalla critica è ancora oggi poco visibile nonostante la bella prova attoriale di Rex Harrison e Richard Burton.

Boxeureballerina Tornato al Hollywood, Donen si riavvicina al musical con a trasposizione de Il piccolo principe nel 1974; dopo il flop di In tre sul Lucky Lady  con Liza Minnelli del 1975, Donen da sfogo alla sua vena nostalgica per il vecchio cinema ne Il boxeur e la ballerina del 1978 (Movie Movie) si tratta di due cortometraggi, il primo dedicato alla boxe e il secondo ai musical di  Busby Berkely recitati dal medesimo cast com’era in uso negli anni’30 con tanto di un falso trailer nell’intervallo. Anche questo film all’uscita non ebbe fortuna né al botteghino né presso la critica. oggi però Il Mereghetti ritiene La ballerina il vero testamento del regista.
Nel 1980 Donen si mette in gioco con un nuovo genere, la fantascienza: Saturn 3, interpretato da Michael Douglas e Farrah Fawcett, si segnala per alcune originali innovazioni.
L’ultimo film per il grande schermo diretto dal regista è la commedia sentimentale Quel giorno a Rio del 1984, sarebbe stato molto interessante il previsto ritorno del 1993 con Michael Jackson in una rivisitazione di Dr.Jekyll e Mr. Hide sfumata per le accuse di pedofilia rivolte al cantante.
L’ultima regia di Donen è una riduzione teatrale per la televisione del 1999, Love Letters.

Auguri a Meg Ryan

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50 anni per la fidanzatina d’America degli anni ‘90, Margaret Mary Emily Anne Hyra nata a Fairfield, nel Connecticut il 19 novembre 1961.
Spinta dalla madre che aveva un passato da attrice e direttrice di casting, Meg Ryan debutta sul grande schermo a 20 anni, nel 1981, con il ruolo di Debby Blake, la diciottenne figlia di Candice Bergen in Ricche e Famose l’ultimo film diretto dal grande George Cukor.
Comincia la solita gavetta da giovane attrice: due anni in una soap (Così gira il mondo), una comparsata nell’horror Amityville 3-D nel 1983 fino ad approdare nel 1986 sul set del fortunatissimo Top Gun. Fortunatissimo non solo perche’ campione di incassi ma anche fucina di future star: oltre a confermare definitivamente il protagonista Tom Cruise, e a trasformare Kelly McGillis in un sex symbol, il film fu un ottimo trampolino per la carriera di Val Kilmer che interpretava Iceman. Meg Ryan era fidanzata di Goose, l’attore Anthony Edwards che tutti abbiamo imparato ad amare come il Dottor Green di E.R.
Nel 1987 Meg Ryan e’ chiamata ad interpretare Salto nel buio, il remake di Viaggio allucinante firmato da Joe Dante. Come protagonista maschile c’e Dennis Quaid: nasce l’amore. I due lavorano insieme anche l’anno successivo in DOA – cadavere in arrivo e coronano il loro sogno d’amore con il matrimonio nel 1991, finito dieci anni dopo per la liason di Meg con Russell Crowe.



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Nel frattempo, nel 1989, l’attrice gira Harry ti presento Sally la commedia firmata da Rob Reiner che consacra Meg Ryan come stella del firmamento hollywoodiano grazie alla celeberrima scena del finto orgasmo al ristorante.
Nel 1990 gira il primo film con Tom Hanks, Joe contro il vulcano; i due faranno coppia in altre due pellicole, vette della commedia romantica del decennio, Insonnia d’amore nel 1993 diretta da Nora Ephron. La stessa regista li dirige nel 1998 in C’è posta per te. Entrambi i film si segnalano per essere degli omaggi alla grande Hollywood classica: Insonnia d’amore cita Un amore splendido interpretato da Cary Grant e Deborah Kerr nel 1957 mentre C’è posta per te e’ un remake in chiave internettica del capolavoro di Lubitsch Scrivimi fermo posta del 1940.
Unico ruolo in un decennio tutto dedicato a sentimento e’ il ruolo di Pamela Courson, la fidanzata di Jim Morrison nel discusso biopic The Doors diretto nel 1991 da Oliver Stone.



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Stanca di essere considerata la reginetta dei ruoli ingenui e romantici, l’attrice nel 1994 cerca di dare una nuova immagine di se’ con Amarsi dove interpreta il ruolo di un alcolizzata ma il film non e’ pienamente riuscito, forse Meg Ryan non avrebbe dovuto rifiutare il ruolo di Basic Instinct che nel 1992 ha lanciato Sharon Stone. La Ryan si riserva il debutto in un ruolo torbido per il nuovo millennio con In the Cut (2003) di Jane Campion. il thriller d’autore, per quanto sexy, non porta fortuna all’attrice che da allora ha molto diradato le sue apparizioni e non ha piu’ trovato un ruolo che ne esaltasse le indubbie qualita’ artistiche.

Deborah Kerr

DeborahkerrDeborah Jane Kerr-Trimmer nasce a Helensburgh, Scozia il 30 settembre 1921. Si avvicina al teatro con l’aiuto di una zia che era una star della radio britannica.
A 20 anni debutta nel cinema inglese con un piccolo ruolo in Il Maggiore Barbara, i suoi ruoli piu’ significativi in patria sono Duello a Berlino (1943) dove interpreta un triplo ruolo e la suora protagonista di Narciso nero, (1947) entrambi diretti dalla geniale coppia Michael Powell e Emeric Pressburger.
Il 1947 e’ anche l’anno in cui l’attrice emigra in America chiamata dalla MGM, il suo primo film hollywoodiano e’ I trafficanti girato nel ‘47 accanto a Clark Gable e Ava Gardner per la regia di Jack Conway.
La carriera americana procede con discreto successo: la Kerr e’ nel cast di film come Il prigioniero di Zenda (remake del 1952 dell’omonimo film del ’37) e Giulio Cesare di Mankiewicz del 1953, ma sara un altro film dello stesso anno a lanciarla nell’immaginario collettivo con la celebre scena d’amore sulla spiaggia con Burt Lancaster in Da qui all’eternità di Fred Zinnemann: il film, per cui era anche in lizza la maliarda Joan Crawford, consolida la sua immagine di algida signora inglese che cova grandi passioni.

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Nel 1956 e’ Anna Leonowens nella seconda versione del celebre Il re ed io accanto a Yul Brynner e sempre nello stesso anno gira la versione cinematografica di Tè e simpatia, per la regia di Vincente Minnelli; l’attrice aveva gia’ riscosso grande successo a Broadway con questa piece teatrale.
Nel ‘57 e’ ancora una suora per John Huston in L’anima e la carne girato con Robert Mitchum e anche l’innamorata che non potra’ raggiungere Cary Grant sulla vetta dell’Empire a causa di un incidente in Un amore splendido per la regia di Leo McCarey che gira il remake di un suo film del ‘39.
Deborah Kerr ritrova Robert Mitchum e Cary Grant nella piacevole commedia di Stanley Donen girata nel 1960: L’erba del vicino e’ sempre piu’ verde dove l’americano Mitchum in vista turistica ad un castello inglese, cerca di sedurre la la moglie dello svagato lord.
Nel 1961 interpreta il ruolo di Miss Giddens nell’ottima versione filmica di Giro di vite diretta da Jack Clayton, Suspance.


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La Kerr sara’ ancora una governate ne Il giardino di gesso, polpettone diretto da Ronald Neame nel 1964.
Da ricordare anche la sua partecipazione , sempre nel ‘64 a La notte dell’iguana, trasposizione di John Huston di un dramma di Tennesse Williams.
Nella seconda meta’ degli anni ‘60 l’attrice comincia a diradare le sue apparizioni ma va certamente menzionato il film I temerari di John Frankenheimer, dove a 16 anni di distanza, il film e’ del 1969, si ritrova ad amoreggiare con Burt Lancaster.
L’ultimo film dell’attrice e’ Il giardino indiano del 1985, l’anno seguente Deborah Kerr si ritira ufficialmente dalla scene non riconoscendosi piu’ in un cinema prevalentemente fatto di violenza. E’ l’attrice che detiene il piu’ grande numero di nomination agli Oscar, senza conseguire mai nessuna vittoria, ottenendo solo l’Oscar alla carriera nel 1994.

L’attrice è scomparsa il 16 ottobre 2007

100 anni di John Huston

JohnhustonUn secolo fa a Nevada, Missouri, nasceva John Marcellus Huston, membro centrale di una importante dinastia di attori: e’ infatti figlio dell’attore Walter Huston che John spesso fece recitare nei suoi film facendogli vincere l’Oscar per Il tesoro della Sierra Madre; John Huston e’ anche padre di due attori, Tony e Anjelica, quest’ultima portata all’Oscar dal padre che la diresse ne L’onore dei Prizzi (1981).
Huston e’ uno di quei personaggi per cui vale il detto “bigger then life”: lui stesso sostiene di aver vissuto piu’ vite ed infatti e’ stato pugile, pittore, grande appassionato di caccia, attore, sceneggiatore, documentarista; alla regia arriva nel 1941 con Il mistero del falco dove impone per il ruolo di protagonista Humphrey Bogart in sostituzione di George Raft.

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Il sodalizio con Bogey li porta a girare diversi film: Agguato ai tropici (1942), Il tesoro della Sierra Madre del 1948 come L’isola di corallo e nel 1951 il magnifico La regina d’Africa per cui Bogart vincera’ il suo unico Oscar.

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L’anno prima Huston aveva sdoganato un’attricetta che sarebbe diventata leggenda, Marilyn Monroe (tragicamente scomparsa proprio il 5 agosto 1962) facendola recitare in uno dei capolavori del genere noir, Giungla d’asfalto. Marilyn e Huston avrebbero ancora lavorato insieme nell’ultimo film dell’attrice ed altro capolavoro del regista, Gli spostati del 1961.

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La poliedricita’ registica di Huston riflette la sua irrequietezza nella vita e il regista spazia in quasi tutti i generi cinematografici: declina il melodramma dallo strappalacrime In questa nostra vita del 1942 interpretato da una grande Bette Davis, al romanzo d’amore sublimato L’anima e la carne (1957) dove il rude capitano Allison e Suor Angela (Robert Mitchum e Deborah Kerr), costretti su un‘isola deserta durante la II Guerra Mondiale, sfuggono ai giapponesi ed alla tentazione della carne, fino all’ottimo Riflessi in un occhio d’oro interpretato da un grande Marlon Brando nel 1967.

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Del 1960 e’ il western Gli inesorabili, con un’inedita Audrey Hepburn nei panni della mezzosangue indiana che imbraccia il fucile; il regista si riavvicinera’ al genere nel 1972 con L’uomo dai sette capestri interpretato da Paul Newman e Ava Gardner, altra attrice con cui ama collaborare: la bellissima Ava era stata protagonista de La notte dell’iguana (1964) e aveva avuto il ruolo di Sarah nel kolossal del 1966, La Bibbia dove il regista si ritaglia il ruolo di Noe’.

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Del 1972 e’ uno dei film migliori del regista, Citta amara, una pellicola che ruota attorno al mondo della boxe, pochissimo conosciuta a differenza dell’altro film sportivo di Huston, il notissimo Fuga per la vittoria (1981) dove accanto a Sylvester Stallone recita anche Pele’.
Da menzionare anche il film d’avventura L’uomo che volle farsi re, dal chiaro messaggio antimperialista del 1975, interpretato da Sean Connery e Michael Caine.

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Ultimo film del grande regista e’ il commovente The Dead – Gente di Dublino, delicata riflessione sulla morte tratta da un racconto di Joyce, girato nel 1987: John Huston sarebbe scomparso il 28 agosto di quel medesimo anno.

Il giardino indiano

The Assam Garden, 1985
con Deborah Kerr, Madhur Jaffrey
di Mary McMurray


Ilgiardinoindiano

Helen e’ una ricca signora appena rimasta vedova che trova una ragione di vita nella cura del giardino indiano ideato dal marito: il suo intento e’ quello di farlo segnalare da una prestigiosa rivista di giardinaggio. Nonostante le differenze sociali, Helen trova aiuto e conforto in Ruxmani, una donna indiana sua vicina di casa: il giardino superera’ l’ispezione ma il finale per Elen sara’ molto amaro…

Ultimo film di Deborah Kerr, strepitosa nei panni della burbera e determinata Helen, diretto dall’esordiente Mary McMurray, poi dedicatasi alla regia televisiva.
Un film tutto al femminile, dominato dalla lussureggiante vegetazione esotica del giardino, che, nel suo splendore, resta indifferente alle pene della protagonista.
La passione per il giardino riesce ad accomunare due donne altrimenti divise da una rigida barriera sociale: il marito di Helen aveva una piantagione di te’ in India, poi venduta per tornare in patria, quindi non e’ facile per la ricca vedova inglese relazionarsi con una donna indiana che per una lunga parte della sua vita avrebbe ignorato e che ora vive in un’umile casa vicina alla sua enorme proprieta’.
L’amicizia tra le due donne e’ fatta di confidenze e rimpianti del passato: Helen ricorda i tempi del college quando sognava per se’ una carriera d’insegnante e Ruxmani rimpiange la sua India; la donna riuscira’ a tornare in patria con la famiglia, grazie all’aiuto determinante di Helen, mentre questa scontera’ duramente un’esistenza dalla scarsa profondita’ affettiva con la solitudine. Il rapporto tra le due donne ha toni ambigui: resta un dubbio di fondo se Ruxmani non sfrutti l’ascendente della ricca donna inglese sul marito per realizzare il suo sogno di rimpatrio; quel che e’ certa e’ l’amara parabola esistenziale di Helen, che dovra’ andare incontro ad altre rinunce dopo la partenza di Ruxmani.

I 75 anni dell’Empire State Building

Empire

Ieri ho sentito alla radio che l’Empire festeggiava i 75 anni, il sito ufficiale riporta come data di apertura il primo maggio 1931; qualunque sia il giorno esatto, quale occasione migliore di questo anniversario per tirare fuori dal cassetto un pezzo che ho scritto sul grattacielo piu’ cinematografico del mondo?

L’Empire State Building, splendido edificio decò costruito tra il 1929 e il 1931 è una delle mete obbligate per chi si reca a New York: ormai non è più il grattacielo più alto del mondo, ma rimane uno dei simboli della Grande Mela, ed è entrato anche nell’immaginario cinematografico.
Nell’empireo di celluloide il grattacielo entrò due anni esser stato edificato, nel 1933, quando venne girata una delle scene più famose della storia del cinema: King Kong che lotta contro gli aeroplani aggrappato al pennone dell’Empire.
King Kong racconta di un gorilla gigante strappato all’isola fantastica dove vive; trasformato in fenomeno da baraccone per la gioia dei newyorkesi, il potente gorilla riesce a scappare dalla gabbia e scalato l’Empire come fosse una montagna viene assassinato da un attacco aereo.
Nel celebre film di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack non mancano i riferimenti al mito della bella e la bestia, infatti Kong si innamora della bella Ann Darrow e sacrifica la sua vita pur di salvarla. Il film portò molta notorietà all’attrice che interpretò il ruolo, Fay Wray, e quando l‘attrice è scomparsa nel 2004, le luci che perennemente illuminano l’Empire sono state spente in suo onore.

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Le avventure di King Kong sono state riprese più volte ma i remake ufficiali sono due: quello del 1976 dove nelle locandine il gorilla poggia sulle Twin Towers: il film si segnala per il debutto di Jessica Lange nella parte della bella e per gli effetti speciali curati da Carlo Rambaldi e alla fine del 2005 e’ uscito il rifacimento di Peter Jackson: nonostante il regista uscisse dal successo della trilogia tolkeniana de La compagnia dell’anello, la sua nuova pellicola non e’ riuscita a sbancare i botteghini.
Se King Kong ha reso indimenticabile il profilo del grattacielo, i suoi interni hanno fatto da scenario a un altro famoso film anche questo rifatto tre volte, di un genere completamente diverso da quello avventuroso del celebre gorilla, il melodramma An affair to remember, titolato in italiano Un amore splendido. La versione più famosa del film è quella del 1957 con Cary Grant e Deborah Kerr; si narra l’incontro di un uomo e una donna su una nave, mentre tornano dall’Europa: i due si innamorano ma avendo dei legami precedenti, si danno sei mesi di tempo per capire se il loro è vero amore e fissano un appuntamento sulla terrazza dell’Empire. L’uomo si presenta all’appuntamento a differenza della donna; amareggiato, pensa che per lei si sia trattato solo di un’avventura passeggera, solo tempo dopo la rincontrerà su una sedia a rotelle: un’auto l’aveva investita mentre si stava recando al loro appuntamento!

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Il film è firmato da Leo McCarey che aveva già diretto una prima versione della pellicola nel 1939, intitolata Un grande amore (Love affaire), stessi titoli per il pessimo remake del 1999 che vede protagonisti Annette Bening e Warren Beatty. In qualunque versione il film sia conosciuto, la pellicola resta un caposaldo della commedia sentimentale e infatti nel 1993 la regista Nora Ephron omaggia la famigerata storia d’amore che doveva coronarsi sull’Empire State Building facendo incontrare sulla cima del palazzo Meg Ryan e Tom Hanks, protagonisti del suo Insonnia d’amore (Sleepless in Seattle).

EmpirewarholL’indissolubile legame tra l’Empire State Building, New York e il cinema è sottolineato dal film sperimentale di Andy Warhol che ancora una volta indaga nel suo modo dissacratorio, i simboli pop in Empire (1964), una ripresa a telecamera fissa puntata sul famoso edificio lunga otto ore.

Anna and the king

Annaandtheking

Per quella legge del sincretismo dei palinsesti che io trovo sempre
affascinante nella sua casualita’, stasera andra’ in onda in prima
serata su Canale5 Anna and the king polpettone storico del 1999 con
Jodie Foster e Chow Yun-Fat che pero’ pare esser molto gradito dagli
spettatori, data la frequenza con cui viene replicato.
Per chi volesse approfondire  l’argomento  Rete4  verso le 2.30 di notte trasmettera’ Anna e il re del Siam,
prima versione di questa storia ispirata a una vicenda reale che ha
portato anche alla creazione di uno dei musical piu’ famosi King and I, il film e’ datato 1946 e interpretato dalla mai abbastanza osannata Irene Dunne e Rex Harrington.



Il re ed io si intitola anche la seconda versione
cinematografica, prodotta nel 1956 ed interpretata da Deborah Kerr e
uno stizzoso ma divertentissimo Yul Brynner. Stranamente questa
versione che e’ anche la piu’ riuscita passa in televisione assai di
rado (ed e’ difficile reperirne anche le foto su internet!)




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Esiste anche un cartoon della Warner sempre del 1999 chiamato The king and I, che ebbe scarso successo in Italia.

Nessuna delle tre versioni si puo’ ritenere un capolavoro della
cinematografia ma e’ interessante notare come i primi due si segnalino
come discreti prodotti di genere da commedia americana, premiati
entrambi con l’Oscar ai costumi e alla scenografia che pure non avevano
nessun riscontro con la realta’ del Siam del XIX secolo e ne rifacevano
una ricostruzione alquanto fantasiosa, mentre il terzo remake del 1999
che e’ una fedele riproduzione dello stile e della moda dell’epoca con
il re Mongkut finalmente interpretato da un orientale, perde tutta la
sua verve brillante, proprio per la scelta di mantenersi il piu’ fedele
possibile ai diari di Anne Leonowen: nelle precedenti versioni manca
l’episodio crudo della concubina condannata. Centrera’ anche il fatto
che il primo regista e’ John Cromwell, il secondo e’ Walter Lang e il
terzo Andy Tennant?

In ogni caso le versioni del 1999 e del 1946 sono attualmente
ancora proibite in Thailandia per il reato di lesa maesta’, non ho
trovato notizie di un’enventuale censura sulla versione con Yul Brynner.

Burt Lancaster

Il 2 novembre del 1913 nasceva nel quartiere di East Harlem, a
New York Burt Stephen Lancaster.
Dopo un’incidente che gli rovina la carriera
di acrobata, approda al cinema, relativamente tardi (e’ il 46) ma con un ruolo
di tutto rispetto ne I gangsters di Siodmak dove interpreta “lo
svedese”.
Diventa ben presto un divo e presta il suo volto ad ogni genere di
film, aiutato anche dalla sua prestanza fisica che gli permette di ricorrere il
meno possibile allo stunt-man.
Da vita insieme a Deborah Kerr a quella che
e’ ancora considerata la scena piu’ bollente di tutta la storia del cinema:
l’appassionato e avvinghiato bacio sulla spiaggia in Da qui
all’eternita’
.

Non
disdegna l’esperienza produttiva e fonda la casa di produzione Norma che
permettera’ la realizzazione di film come Marty, vita di un timido
vincitore dell’oscar nel ’56 e Pranzo di Nozze con una sempre superlativa
Bette Davis.
Stretto anche il suo rapporto con l’Italia che gli regala alcune
delle sue interpretazioni migliori: e’ al fianco di Anna Magnani nella sua
parentesi americana in La rosa Tautuata. In seguito verra’ in Italia
chiamato da Visconti per girare prima Il Gattopardo, poi Gruppo di
famiglia in un interno
e Bertolucci lo vorra’ per il ruolo del patriarca
possidente in Novecento.

Anche
la televisione italiana lo reclamera’ per il Mose’ di De
Bosio.
Nonostante l’attacco di cuore che iniza a minare la sua salute nel
1980 durante le riprese di Branco selvaggio, la sua carriera continua
fino all’89, il grande attore si spegnera’ nel
1994.