Ci troviamo in galleria

Italia, 1953
con Carlo Dapporto, Nilla Pizzi, Sophia Loren, Mario Carotenuto, Gianni Cavalieri, Fiorenzo Fiorentini, Carletto Sposito, Gianni Agus, Giusi Raspani Dandolo, Lino Robiì, Maria Gloria Crociani, Lily Granado, Marta Marcelli, Alberto Sordi, Alberto Talegalli, Cino Tortorella, Franco Giacobini, Mario Passante, Enio Girolami, Franco Migliacci, Janet Vidor, Wilma Aris
regia di Mauro Bolognini

Gardenio è il capocomico di una sgangherata compagnia teatrale che gira nei teatri della provincia romana, Una sera il pubblico li blocca per far cantare Caterina, la barista. La ragazza è davvero dotata e finisce per unirsi alla compagnia diventandone la stella. Quando un importante agente la contatta, Gardenio le fa la proposta di matrimonio e inizia a lavorare in radio solo perché i dirigenti vogliono compiacere Caterina. Stufo di essere l’eterno secondo Gardenio torna alla vita di tournée fino a quando Tittoni non gli offre di fare uno spettacolo al Sistina. solo alla fine dello spettacolo Gardenio scoprirà che è stato sovvenzionato dalla moglie che ha sempre creduto in lui.

Il festival di Sanremo debutta nel 1951 con la vittoria di Nilla Pizzi che al secondo anno si posiziona prima seconda e terza, nel 1953 esce questa commedia musicale che ha per protagonista la Pizzi, possiamo quindi definirlo un musicarello antelitteram.

A contornare la stella della musica italiana un po’ rigida sul grande schermo, una serie di attori, presenti anche solo come comparsa, penso ad Alberto Sordi che interpreta sé stesso rievocando il suo personaggio radiofonico del compagnuccio della parrocchietta.
Da segnalare la presenza di una giovanissima Sophia Loren dai capelli fulvi nel ruolo della prima balleriana Marisa Chanel.

Buona la prova di Carlo Dapporto in un ruolo che s’ispira vagamente al Calvero di Luci della ribalta; Chaplin è ulteriormente citato nell’unico numero decente del comico quando imita Monsieur Verdoux: fino a quel momento Gardenio aveva parodiato le macchiette d’anteguerra di Totò e Nino Taranto.

Ci troviamo in galleria è un film commerciale, nato per sfruttare il successo di Nilla Pizzi, vale la pena vederlo oggi come compendio di attori che hanno fatto grande il cinema e la televisione degli anni a venire, basti pensare che alla regia c’è un esordiente Mauro Bolognini

Il pellegrino

The pilgrim
USA 1923, First National
con Charlie Chaplin, Edna Purviance, Kitty Bradbury, Mack Swain, Henry Bergman, Dean Riesner, Sydney Chaplin
regia di Charlie Chaplin

randomchaplinfacts:  The Pilgrim (1923)
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Charlot evade di prigione e ruba i vestiti a un prete. In stazione sceglie una destinazione a caso e scende in un paese dove attendono l’arrivo di un nuovo pastore, l’omino viene scambiato per il nuovo parroco e per fortuna il diacono sprovvisto di occhiali gli fa leggere un telegramma appena ricevuto dove il vero prete notifica il suo arrivo per la settimana seguente. Dopo la funzione il pastore viene portato a vedere la sua stanza presso una vedova e la sua avvenente figliola. Ma lungo il tragitto un ex compagno di cella riconosce Charlot e va a trovarlo finendo per farsi ospitare quando scopre che in casa ci sono molti contanti per pagare una rata. Nonostante l’omino faccia di tutto per evitare il furto, il malintenzionato riesce a fuggire con il denaro. Nel frattempo lo sceriffo scopre la vera identità del finto pastore e rimane molto sorpreso quando lo vede tornare per restituire il maltolto alla ragazza, così invece di condurlo in prigione lo porta al confine con il Messico.

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The pilgrim è l’ultimo corto che Chaplin ha girato per la First National e anche l’ultima commedia che ha per protagonista femminile Edna Purviance.
Frettoloso di liberarsi del contratto con la First National per approdare alla United Artist (che aveva fondato nel 1919 con Douglas Fairbanks , Mary Pickford e D.W. Griffith) il regista gira un corto un po’ più lungo riuscendo a chiudere il contratto con quest’opera che vale per due corti standard.

La peculiarità del film è che Charlot non compare mai con i suoi soliti abiti ma sono nella divisa da carcerato o nel travestimento da pastore.
L’opera è un crescendo creativo e di comicità: la prima parte è segnata dalle gag in cui l’evaso teme di essere riconosciuto quindi è sempre sospettoso e basta un nonnulla per farlo sobbalzare soprattutto se si tratta di un poliziotto, il punto centrale della pellicola con la pantomima sul sermone di Davide e Golia è considerata una delle vette del comico, molto divertente anche la visita della famigliola con il bambino pestifero, perfetta rappresentazione del moccioso viziato opposto al dolce Monello del 1921.

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Esilaranti i tentativi di Charlot di evitare i vari furti che il vecchio compagno di galera cerca di mettere a frutto nella casa che ospita il finto prete, il furto riuscito fa pensare allo sceriffo che l’evaso fosse d’accordo con l’ex galeotto e rimane molto sorpreso nel vederlo tornare così decide di regalargli la libertà portandolo al confine con il Messico. L’ingenuo omino non comprende subito il valore del gesto dello sceriffo costretto a buttarlo a calci oltre confine cosa che sarebbe realmente avvenuta 30 anni dopo, quando nel 1952 gli fu negato il permesso di rientrare negli USA dopo la prima londinese di Luci della ribalta.

Singolare anche l’effetto “candid camera” del bambino che entra nell’ inquadratura guardando in camera, sembra quasi un’errore, un’intrusione della realtà nella finzione ma l’intento è quello di mostrare il morso alla banana la cui buccia lanciata davanti al diacono e a Charlot darà vita alla più classica caduta. 

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Ancora un’altra peculiarità nel finale del film: Charlot non ha ancora iniziato a gioire della ritrovata libertà che finisce in una sparatoria così il classico finale del vagabondo che si allontana di spalle camminando al centro strada si trasforma nel vagabondo che saltella a cavallo del confine tra i due stati.

Il film si apre sulle note di  una canzone western  che punteggia tutta la pellicola: scritta dallo stesso Chaplin e aggiunta nel 1959 per Chaplin review una rivisitazione degli ultimi tre corti girati per la First National 

Un posto al sole

A Place in the Sun
USA 1951 Paramount
con
Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Shelley Winters, Anne Revere, Keefe Brasselle, Fred Clark, Raymond Burr, Herbert Heyes, Shepperd Strudwick, Frieda Inescort, Kathryn Givney, Walter Sande, Ted de Corsia, John Ridgely, Lois Chartrand, Paul Frees
regia di George Stevens



A place in the sun


George Eastman raggiunge lo zio ricco nella speranza di fare carriera nella sua azienda, benché trattato con disprezzo dal resto della famiglia, viene assunto. Le regole nell’azienda di costumi Eastman sono ferree e vietano i rapporti tra i colleghi ma George stringe una relazione con l’operaia Alice che rimane incinta. Nel frattempo George riesce davvero a fare carriera e a una festa a casa dello zio conosce la bellissima e ricca Angela Vickers che s’innamora di lui, a George non resta che liberarsi di Alice che pretende un matrimonio riparatore, pianifica quindi di ucciderla ma poi gli manca il coraggio di portare a termine il piano omicida, una caduta accidentale di Alice gli risolve il problema ma non lo salva dalla sedia elettrica.



Aplace inthesun


Un classico del cinema a stelle e strisce che sottolinea la profonda ambiguità morale della società americana, non a caso Charlie Chaplin lo definì “il più grande film mai realizzato sull’America” e Un posto al sole ci racconta il grande mito americano, l’opportunità per tutti di avere successo con il lavoro ma ce ne mostra anche il lato oscuro e va ricordato che il romanzo a cui s’ispira il film, Una tragedia americana di Theodore Dreiser, prendeva spunto da un fatto di cronaca.
L’impronta iniziale del film è quella del genere noir: un giovane attraversa gli States in autostop e si volta sorridendo verso un cartellone di costumi da bagno, scopriamo che l’azienda è la sua destinazione, dove viene assunto alla catena di montaggio unico uomo tra diverse operaie e a George è stato ribadito di non stringere legami con loro, ma il caso ci mette lo zampino e un giorno al cinema, George e Alice, l’operaia con cui c’erano stati solo timidi sorrisi si ritrovano seduti vicini e iniziano a frequentarsi: per Alice George rappresenta quello che per il ragazzo è Angela Vicker, la bella ragazza ricca amica dei suoi cugini che non lo ha neanche notato il giorno che è andato a presentarsi dallo zio. Anche se fa un lavoro umile, George ha un cognome importante che sicuramente gli aprirà le porte all’interno dell’azienda come puntualmente avviene e Alice si fa più insicura per le nuove conoscenze che il fidanzato può fare ed infatti al secondo incontro Angela nota il giovane cugino dei suoi amici e attacca bottone, ben presto i due s’innamorano e la rappresentazione dei loro sentimento è ben più coinvolgente delle tristi passeggiate tra Alice e George che devono nascondere il loro sentimento per non perdere il lavoro: Angela e George sono sempre abbracciati, si baciano.. sono la rappresentazione stessa della passione, a sottolineare che per George la ragazza è più di un simbolo di uno stato sociale superiore da raggiungere.
Il dramma si compie con la gravidanza di Alice e Un posto al sole affronta, anche se in maniera indiretta, il tema scabroso dell’aborto e già così la scena fu attenzionata dalla censura, comunque è interessante notare come ancora una volta il colloquio col medico abbia come tema principale il denaro, e più che a pensare alle gioie della maternità, il dottore incita Alice ad affrontare i sacrifici economici che ora le paiono insormontabili ma che riuscirà a risolvere con impegno e spirito di sacrificio, fino a quando la ragazza sbotta e confessa di non essere sposata e allora il medico la invita a chiedere aiuto alla famiglia d’origine.



Aplaceinthesun


Interessante come il regista ci mostri il pensiero dell’omicidio farsi strada nella mente di George: nello studio dello zio c’è un quadro che rappresenta l’Ofelia di Millais, parlando del lago Angela racconta di un incidente accaduto l’anno precedente dove una coppia è caduta nel lago e uno dei due corpi non è neppure stato ritrovato, tutto sembra facile e quando Alice, scoperto dalle cronache mondane che il fidanzato è l’accompagnatore ufficiale delle vacanze della bella ereditiera, raggiunge la località di vacanza pronta a fare uno scandalo pur di riprendersi George, all’uomo non resta che mettere in atto il piano omicida.
La gita serale sul lago si trasforma in una scena quasi horror dove la bellezza del lago Tahoe, classica ambientazione degli esterni hollywoodiani, si trasforma in un luogo cupo e mortifero mentre Alice comprende che George non l’ama più e vorrebbe solo liberarsi di lei, una Alice finalmente comprensiva compassionevole che però non sfugge al destino di morte cadendo accidentalmente dalla barca. Non vediamo cosa accade in acqua, se Geroge tenti di salvare la donna o la lasci al suo destino, vediamo solo l’uomo uscire dal lago e infilare una serie di errori che porteranno ben presto la polizia sulle sue tracce e lo faranno arrestare proprio quando i Vickers hanno accettato che la figlia frequenti il ragazzo di umili origini.
Il film si trasforma in una pellicola giudiziaria con l’entrata in scena del procuratore Marlowe, determinato a mandare il giovane Eastman alla forca e ci riuscirà anche se non è ben chiaro se il proposito omicida del protagonista si sia concretizzato, in fondo George viene condannato a morte per non aver saputo essere prudente, per aver voluto tutto e non essere stato in grado di saper fare le scelte giuste al momento giusto, insomma per non aver rispettato le regole di duro impegno del sogno americano, o forse solo per non essere stato abbastanza furbo da nascondere meglio le sue responsabilità.

Charlot alle corse

Gentlemen of Nerve
USA 1914, Keystone Studios
con Charlie Chaplin, Mabel Normand, Chester Conklin, Mack Swain, Phyllis Allen, Edgar Kennedy, Alice Davenport
regia di Charlie Chaplin



Gentlemen of nerve


Mr. Walrus porta la fidanzata, Mabel, a una gara di corse ma appena seduti si mette a flirtare con la vicina. Anche Mr. Wow-Woe e il suo amico Ambrose vorrebbero vedere le corse e decidono di entrare da un buco dove Ambrose s’incastra. Mr. Wow-Woe lo abbandona al suo destino e incontra Mabel che stizzita ha lasciato il fidanzato. Quando Ambrose riesce ad entrare litiga con Mr. Walrus perchè all’ingresso aveva importunato Mabel così vengono portati via dal poliziotto, lasciando Mabel e Mr. Wow-Woe liberi di amoreggiare.



Charlot allecorse


Il 1914 è l’anno d’esordio di Charlie Chaplin alla regia: sotto contratto con la Keystone di Mack Sennett, Chaplin inizia a dirigere dei cortometraggi (comiche) dov’è coprotagonista con la stella comica della Keystone, oggi dimenticata, Mabel Normand.
In Charlot alle corse o Charlot e Mabel alle corse, Chaplin non ha ancora dato vita al suo alterego, il vagabondo protagonista di tanti suoi capolavori, nella comica in questione si chiama Mr. Wow-Woe ed è in bellimbusto che non esita ad inimicarsi gli altri spettatori delle corse ma è sempre gentile con le donne e infatti riuscirà a conquistare Mabel a discapito del fidanzato farfallone e di Ambrose.
Estremamente curiosi i veicoli in gara con cui entra in contatto il protagonista.

La febbre dell’oro

The Gold Rush
USA 1925 United Artist
con Charlie Chaplin, Mack Swain, Tom Murray, Henry Bergman, Georgia Hale, Malcolm Waite
regia di Charlie Chaplin



Thegoldrush


Anche il vagabondo Charlot si lascia tentare dalla ricerca dell’oro in Klondike e durante una tempesta si rifugia nella capanna del fuorilegge Black Larsen che vorrebbe scacciarlo, l’arrivo di un altro cercatore, Gicomone, che ha appena trovato un filone d’oro, costringe i tre a una convivenza forzata. Black Larsen parte alla ricerca di viveri mentre Charlot e Giacomone restano nella capanna in preda alla fame. Scampati alla tormenta e alla tentazione di cannibalismo, i due si dividono e mentre Giacomone viene colpito alla testa da Black Larsen che fuggendo dalla legge era incappato nella sua miniera, Charlot arriva in una cittadina mineraria e si innamora di Giorgia, una ragazza del tabarin. L’omino viene ospitato da un ingegnere minerario, Hank Curtis, che gli affida la sua baita mentre parte per una missione. Charlot incontra ancora Giorgia e le altre ragazze del saloon: accortesi della passione del vagabondo per Giorgia si invitano per la notte di Capodanno salvo poi dimenticarsene.Intanto anche Giacomone che non ricorda più dov’è la sua miniera a causa del colpo ricevuto da Black Larsen, arriva la saloon e riconosce Charlot e gli promette di dividere con lui i proventi del filone d’oro se lo riporta alla baita dove si erano riparati durante la tempesta. L’omino acconsente ma un’altra notte di bufera trascina la casupola sull’orlo di un dirupo, fortunatamente vicino alla miniera di Giacomone che come promesso divide la sua ricchezza con Charlot che ritrova anche l’amore di Georgia.



Lafebbredell'oro


Un classico della cinematografia chapliniana che ci ha regalato alcune sequenze memorabili: Giacomone che nel delirio della fame vede Charlot come un grosso pollo, l’eleganza con cui l’omino serve una delle sue scarpe bollite, sfilettata come un pesce pregiato, il ballo dei panini durante il sogno mentre Charlot attende invano le ragazze la notte di Capodanno, e la casa in bilico sul dirupo che s’inclina pericolosamente.
La genesi del film è nota: dopo il successo de Il Monello, Chaplin gira il drammatico La donna di Parigi dove non compare e si limita al ruolo di regista, il film fu un insuccesso commerciale e il comico faticava a trovare una fonte d’ispirazione per un nuovo progetto. Un giorno a casa dei Fairbanks, vide alcune diapositive relative alla febbre dell’oro e rimase colpito, la lettura di alcune testimonianze di sopravvissuti al gelo e alla fame stimolò la fantasia di Chaplin portandolo a scrivere il film che raccontava nella sua caratteristica chiave poetica e tragicomica le disavventure dei cercatori d’oro nel clima impervio dell’Alaska.



Lafebbredell'oro


Per certi versi La febbre dell’oro è il film più “keatoniano” di Charlie Chaplin: l’incapacità dell’uomo di affrontare le forze avverse, in questo caso naturali, sembra più appartenere all’altro genio del cinema muto americano.
Tipicamente chapliniana è la solitudine del suo protagonista che sembra ritrovarsi in Alaska quasi per caso, mosso al limite dalla curiosità ma non certo dall’avidità, un isolamento che emerge lampante quando Charlot entra nel tabarin: è il giorno di Natale, tutti bevono e festeggiano non certo con spirito religioso ma per divertirsi dimenticando le fatiche e i fallimenti della ricerca. L’unica cosa che colpisce l’omino è la luminosa bellezza di Giorgia, che non si accorge di lui e lo sceglie per ballare solo per fare un dispetto a Jack, adone sciupafemmine.



Thegoldrush


Nonostante si prenda bonariamente gioco di Charlot quando scopre che è innamorato di lei, la ragazza rimane colpita dalla cura con cui l’omino aveva preparato il cenone a cui lei e le altre ragazze non si erano presentate per semplice dimenticanza. L’attenzione fa breccia nel cuore di Giorgia che quando ritrova Charlot sulla nave che lasca l’Alaska, vedendolo ancora con gli abiti da barbone pensa sia un clandestino e si batte perché non venga cacciato. Charlot che indossava gli abiti con cui aveva trovato la miniera per un servizio fotografico ha così la conferma che la ragazza lo ama davvero e non per i suoi soldi.



Thegoldrush


Nella versione rieditata nel 1942 dallo stesso Chaplin che aggiunge la colonna sonora da lui composta e un commento sonoro eliminando le didascalie, il regista modifica il finale eliminando la scena del bacio per sfumare sui due che entrano nella nave, forse per ricollegarsi ai suoi celebri finali dei protagonisti di spalle e in cammino.

Gastone

Gastone

Italia, 1960
con Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Anna Maria Ferrero, Magali Noël, Chelo Alonso, Paolo Stoppa, Franca Marzi,Livio Lorenzon, Nanda Primavera, Tino Scotti, Mario Frera, Salvatore Cafiero, Nando Bruno
regia di Mario Bonnard

Roma, primi anni ’20, Gastone le Beau, ballerino di tabarin, con una sua scuola di ballo, incontra Nannina, una servetta che sogna il mondo dello spettacolo. La ragazza ha delle qualità e l’artista decide di puntare su di lei con l’aiuto di un vecchio principe vittima degli usurai che verrà interdetto dalla moglie. Per lanciare Anna la belle, Gastone decide di affittare il Salone Margherita ma lo spettacolo sarà un insuccesso clamoroso perché Gastone è ancora legato allo spettacolo d’anteguerra e non si è accorto che i tempi saranno cambiati. Nannina con la sua verve sarà l’unica ad avere successo mentre Gastone, con una vecchia fiamma ormai imbolsita si ridurrà ad esibirsi nei più squallidi teatrini romani.

l regista Mario Bonnard era stato anche un azzimato attore del cinema muto italiano e proprio a lui Petrolini s’era ispirato per creare il personaggio di Gastone, il fine dicitore da cui nasce l’idea del film diretto da Bonnard: una perfetta quadratura del cerchio.
Il film ha una trama non troppo originale: il vecchio artista che s’innamora della giovane talentuosa promessa che avrà successo mentre lui è destinato al declino è alla base delle varie versioni di E’ nata una stella fin dal primo a Che prezzo Hollywood e Chaplin ne ha fatto un capolavoro in Luci della città.



Gastone


Gastone si distingue per l’amara ironia della nascente commedia all’italiana: Gastone è un gaglioffo che non ha mai avuto un vero successo, truffaldino, sempre a un passo dalla galera e soprattutto totalmente convinto del suo fascino irresistibile sulle donne, anche dopo l’ultimo incontro con la protetta ormai vedette internazionale, Gastone rimarrà convinto della propria superiorità artistica che si riassume nella sua fedeltà al frac.



Gastone


Il film non va oltre al bozzetto seppure divertente a funzionare è sicuramente il cast: De Sica è il principe squattrinato che si bea di sguazzare nel sottobosco artistico dell’Apollo, il locale dove si esibisce Gastone, Paolo Stoppa è lo strozzino ingannato da tutti che s’innamora delle vedette, prima di Sonia, la ballerina a cui si accompagna Gastone che sostiene essere una nobildonna russa sfuggita alla rivoluzione e poi della caliente Carmencita ma è soprattutto Alberto Sordi a dare una magistrale interpretazione del protagonista mischiando un aplomb glaciale al suo solito cinico retropensiero romanesco

La donna di Parigi

A Woman of Paris
USA 1923 United Artist
con Edna Purviance, Adolphe Menjou, Carl Miller, Clarence Geldart, Lydia Knott, Charles K. French, Betty Morrissey, Malvina Polo
regia di Charlie Chaplin



Awomanofparis


Marie St.Clair progetta di lasciare la cittadina in cui è nata e trasferirsi a Parigi con il promesso sposo, Jean Millett aspirante artista ma i genitori dei due fidanzati si mettono di traverso e per un’incomprensione Marie parte da sola pensando di esser stata lasciata dall’amato.
Dopo un anno Marie è diventata una delle donne più desiderate di Parigi, amante del ricco scapolo Pierre Revel, una sera dovendo andare a una festa nel quartiere latino, Marie sbaglia indirizzo e si ritrova nello studio di Jean che è venuto a Parigi con l’anziana madre. Decide di fasi fare il ritratto dall’ex fidanzato che le chiede di sposarlo. Marie è tentata, anche perché Ravel sta per fare un matrimonio d’interesse; quando va da Jean per accettare la sua proposta lo sente discutere con la madre e dire che la dichiarazione non era stata fatta seriamente, delusa Marie torna tra le braccia di Pierre mentre Jean tenta di riconquistarla ma vedendosi deriso da lei e dal suo amante, il pittore si suicida. La madre vorrebbe vendicare il figlio ma finalmente comprende che le sue intromissioni sono la vera causa della sua morte e si ritira in campagna con Marie che ha deciso di dedicare la sua vita agli orfani.



A woman of paris


Capitolo a parte della cinematografia chapliniana perché è un dramma e il comico si limita alla sola regia limitandosi a un brevissimo cameo di un facchino, curiosamente molto simile a quello de La Contessa di Hong Kong ultimo film diretto da Chaplin e secondo non interpretato dopo appunto La donna di Parigi.



La donna di parigi


l film fu un flop perché il pubblico voleva ridere alle gag del celebre comico e non si aspettava certo un melodramma amoroso soprattutto molto caustico con la morale corrente, la tesi del film è che la colpa del destino avverso dei due fidanzati è tutta dei genitori: Marie vive con il patrigno che quando si accorge che la ragazza è uscita con il fidanzato la caccia di casa, la notizia arriva subito a casa dei Millett che non sono disposti ad accogliere la fanciulla per la notte prima che i due giovani partano per Parigi, Marie deve aspettare in stazione ma mentre Jean è a casa per prendere i bagagli il padre ha un malore e muore. Marie crede che i genitori abbiano convinto il fidanzato a lasciarla e va incontro al suo destino di donna perduta, quando potrebbe riscattarsi è ancora la madre di Jean a opporsi alle nozze e per quieto vivere il figlio le dice che non sposerebbe mai una donna equivoca, proprio nel momento in cui Marie entra nel suo studio.



Ladonnadiparigi


Anche la recitazione doveva risultare ostica al pubblico dell’epoca, Chaplin punta su uno stile molto naturale, lontano dalle pose melodrammatiche dei drammi del cinema muto.
Interessante anche il lavoro sulla composizione dell’immagine: il regista usa molto la profondità di campo e la scelta stilistica sottolinea sempre un distacco tra chi è in primo piano e gli altri attori, accentuato da elementi decorativi, una barriera fisica per evidenziare la distanza emotiva.



La donna di parigi


Il film era un tributo a Edna Purviance, all’epoca la sua prima donna in questo modo Chaplin voleva regalarle una carriera indipendente ma il flop del film e uno scandalo che coinvolse l’attrice poco dopo l’uscita dei film segnarono la fine della sua carriera che non recitò più se non in piccoli ruoli nelle pellicole del vecchio mentore Monsieur Verdoux  e Luci della ribalta.
Il film fu invece la consacrazione definitiva per la carriera di Adolphe Menjou: il suo personaggio del raffinato uomo di mondo fu un cliché con cui l’attore dovette spesso confrontarsi nella sua lunga carriera.

Coney Island

USA 1917 Paramount
con Roscoe ‘Fatty’ Arbuckle, Buster Keaton, Al St. John, Alice Mann, Agnes Neilson
regia di Roscoe Arbuckle



Coney island


Mente Buster Keaton esce con una bella ragazza, Fatty s’ingegna per sfuggire alla moglie che vuole leggere sulla spiaggia e ispirandosi a un cagnolino che scava una buca si sotterra sfuggendo al controllo della moglie che nel cercarlo incontra un vecchio amico.
Old friend ruba la ragazza a Keaton (chiamato il rivale) che non ha i soldi per pagarle il parco divertimenti di Coney Island, mentre Keaton trova il modo per intrufularsi al luna park, Fatty ruba a sua volta la “pretty girl” al vecchio amico e la porta in piscina ma poiché non noleggiano costumi della sua taglia, ruba il costume da donna di una vecchia grassona e così agghindato porta scompiglio negli spogliatoi maschili e femminili, si malmena con il vecchio amico della moglie e viene arrestato mentre Buster conquista la ragazza.




Coneyisland


Coney Island è forse la comica più nota di quelle interpretate dallo sfortunato Roscoe Arbuckle, allora all’apice della carriera, comico amatissimo secondo solo a Charlie Chaplin; Fatty è anche sceneggiatore e regista del cortometraggio.
Il personaggio di Fatty, nonostante la mole imponente e la faccia da bambinone, non è il prototipo della bonomia, Fatty reagisce con astuzia o con la forza fisica alle provocazioni, anzi s’impone per ottenere quello che vuole, di certo non porta rancore come dimostra la chiusa della comica: sbattuta la petulante moglie in cella con i poliziotti, Fatty preferisce uscire dal commissariato con Old Friend, promettendosi solennemente di lasciar stare le donne che portano solo guai, salvo separarsi un attimo dopo per seguire due fanciulle.




Coneyisland


Si tratta di una comicità molto semplice quasi un canovaccio dove i personaggi non hanno nome ma solo epiteti: Old Friend,
Pretty Girl, Rival.. fatta di gag fisiche e molti ammiccamenti alla macchina da presa, una caratteristica che ho notato anche nei film di Valentino ma in Coney Island Fatty spezza la “quarta parete” e interagisce direttamente con il pubblico quando deve indossare il costume da bagno chiedendo di alzare la macchina da presa e limitandosi a una ripresa mezzo busto per dargli modo di cambiarsi senza dare scandalo.
La comica è una delle prime in cui Fatty collabora con Buster Keaton, la maschera di pietra di Buster non è ancora stata creata e si può vedere il comico addirittura ridere sguaiatamente.

When the Clouds Roll By

USA 1919 United Artists
con Douglas Fairbanks, Kathleen Clifford, Albert MacQuarrie, Ralph Lewis, Herbert Grimwood
regia di Victor Fleming e Theodore Reed




When the clouds roll by

Il giovanotto Daniel Boone Brown viene utilizzato a sua insaputa come cavia da uno scienziato pazzo che vuole dimostrare come sia facile manipolare la mente di una persona fino ad indurla al suicidio. Grazie all’aiuto di una serie di persone vicine al giovane dal cameriere personale al factotum del palazzo, lo scienziato riesce quasi a fiaccare l’animo del giovane, per altro piuttosto superstizioso ma Daniel avrà la forza di reagire agli stimoli negativi e diventerà anche un eroe salvando e riconquistando promessa sposa che lo aveva lasciato.




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A quasi cento anni dalla realizzazione, When the clouds roll by è un film che si fa ricordare se non altro per la scena memorabile del pasto pesante servito a mezzanotte che farà venire gli incubi al protagonista: vediamo la cipolla, l’aragosta e la torta farcita saltellare e percuotere le pareti dello stomaco del malcapitato.
Il travestimento da alimento degli attori è risibile, ricorda certe tristi pubblicità ma l’effetto è surreale e il film ha in realtà uno stile molto raffinato.




Didascalia

Innanzitutto le didascalie introduttive si differenziano da quelle dei dialoghi per l’uso di una fotografia pittorialista (lo stile fotografico d’inizio secolo che voleva imitare la pittura).
Se la scena degli alimenti che aggrediscono lo stomaco è divertente, molto più drammatico è il viaggio nella testa del protagonista ormai ridotto allo stremo anche per l’abbandono dell’amata: la ragione vacilla sul suo trono da cui viene strappata dai sentimenti negativi che la vogliono uccidere ma il senso dell’umorismo riuscirà a riportare il governo del buonsenso: la scena è costruita come un film storico, con le emozioni e la ragione vestiti in abiti di foggia antica, come se si trattasse di un dipinto allegorico.




Whenthe clouds roll by

L’energumeno che appare nell’incubo di Daniel è alterato nelle proporzioni grazie all’uso di lenti deformanti, l’allagamento del paese per la frana della diga è rappresentato in vari modi, dal modellino del paese spazzato via dalla furia delle acque, ai realistici getti d’acqua violenta che si portano via attori e animali: la mano del virile e raffinato Victor Fleming, qui al suo esordio, si fa riconoscere pienamente.




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La storia è scritta, prodotta e interpretata da Douglas Fairbanks, uno dei più popolari divi del cinema muto americano, sposato alla star Mary Pickford, fondatore con la moglie e l’amico Charlie Chaplin della casa di produzione  United Artists.




Whenthecloudsrollby

Douglas Fairbanks era un popolare interprete di film di avventura dove ostentava in una serie di prodezze ginniche e anche in When the clouds roll by l’attore non manca di esibirsi in salti, corse e quant’altro possa sottolineare la sua abilità fisica.
Il film è anche con il titolo italiano Douglas superstizioso

Preferisco l’ascensore!

SafetyLast

Safety Last!
Usa 1923
con Harold Lloyd, Mildred Davis, Bill Strothers, Noah Young, Westcott Clarke, Mickey Daniels, Anna Townsend
regia di Fred C. Newmeyer e Sam Taylor

Harold è andato in città per far fortuna ma trova un modesto impiego in un grande magazzino e si toglie anche il pane di bocca per inviare regali alla fidanzata rimasta al paesello. La ragazza, convinta che abbia fatto carriera, lo raggiunge per coronare il loro sogno d’amore, in realtà Harold sta rischiando di perdere il posto ma ascoltando casualmente il direttore del grande magazzino in cerca di una trovata pubblicitaria per rilanciare l’azienda, gli propone la sensazionale scalata dell’edificio da parte del suo compagno di stanza ma per una serie di circostanze sarà Harold stesso a doversi arrampicare sul grattacielo.

Harold Lloyd è considerato il terzo genio della comicità americana dopo Chaplin e Buster Keaton, la sua è una maschera che incarna perfettamente lo spirito dei Roaring Twenties: ottimismo e una buona dose d’incoscienza che portano il commesso a scalare un grattacielo per potersi sposare nel suo film più famoso, Preferisco l’ascensore! dove l’immagine di Lloyd penzolante dall’orologio mezzo divelto è diventata iconica, citata in diversi film da Ritorno al futuro a Hugo Cabret.



SafetyLast!


Il film parte come una classica comica in stile Hal Roach, giocando sul misunderstanding: la prima inquadratura con musica funerea sembra rappresentare un carcerato prossimo alla pena di morte ma la corda d’impiccagione sullo sfondo è un ammennicolo per i treni e la scena straziante è solo l’addio della fidanzata e della madre di Harold che sta partendo verso la grande città.
Harold è un giovane che non si perde mai d’animo, sia che debba nascondersi dalla padrona di casa che cerca la pigione o che debba entrare al lavoro senza far capire di essere in ritardo al capo reparto.



Preferiscolascensore


Come in ogni comica che si rispetti lui e il suo amico finiscono per inimicarsi un poliziotto solo perché hanno fatto uno scherzo al poliziotto sbagliato: Harold era convinto di scherzare con un compaesano ritrovato in città ma non si è accorto dello scambio di persona e il poliziotto prende di mira l’amico che per questo motivo non potrà eseguire la scalata del grattacielo, Harold dovrebbe scalare solo il primo piano e poi esser sostituito dal vero scalatore ma una serie d’inconvenienti lo costringerà ad arrampicarsi per tutti i dieci piani così la classica comica guadagna una sequenza divertente sì, ma angosciante entrata di diritto nell’immaginario collettivo e nella storia del cinema anche per la grande abilità tecnica: alle scene girate all’altezza reale con piattaforma di sicurezza sottostante se ne aggiungono altre girate sul tetto con un preciso gioco prospettico che restituisce l’esatta angolazione dei dintorni del palazzo.