Lo sconosciuto del terzo piano

Stranger on the Third Floor
USA 1940, RKO
con Peter Lorre, John McGuire, Margaret Tallichet, Charles Waldron, Elisha Cook Jr., Charles Halton, Ethel Griffies, Cliff Clark, Oscar O’Shea, Alec Craig, Otto Hoffman
regia di Boris Ingster

La testimonianza del giornalista Mike Ward si rivela fondamentale in un caso di omicidio e anche per la sua carriera: la notorietà porta ad un aumento di stipendio e la possibilità di sposare Jane, la sua ragazza che però nutre dei dubbi sulla colpevolezza di Joe Briggs. Briggs viene condannato a morte e Jane resta profondamente turbata. Tornando al suo appartamento Mike nota uno strano individuo aggirarsi attorno allo stabile e si accorge che il suo vicino, con cui ha avuto spesso da ridire, non sta russando come al solito. Mike sospetta che il signor Meng sia morto ma proprio per le discussioni precedenti teme di essere accusato dell’omicidio. Dopo un sonno tormentato Ward entra nella camera del vicino e lo trova morto, ucciso come il barista della cui morte è incolpato Briggs. Consigliato da Jane, Ward si rivolge alla polizia facendo notare la somiglianza tra i due casi e finisce in carcere come sospettato, sarà Jane a risolvere il caso e a riuscire ad impalmare l’amato.

Lo sconosciuto del terzo piano viene annoverato tra i primi -se non il primo- noir del cinema ed ha anche la fama di aver influenzato Quarto Potere di Orson Welles.

È un film dalla storia molto peculiare: si tratta della pellicola d’esordio di un regista che ha girato solo tre film e poi è diventato un produttore.

Peter Lorre era agli ultimi giorni di contratto sotto la RKO e viene ingaggiato, anche come nome di richiamo, visto che l’attore più famoso del cast, per la parte del malato di mente che teme un nuovo ricovero al punto di uccidere: Lorre appare per pochi minuti e per quanto il  personaggio sia poco sviluppato, la presenza scenica dell’attore è sempre magnetica e ci regala un villain che suscita anche compassione.

Anche la trama del film è inconsueta: parte come uno dei tanti thriller per poi trasformarsi in un incubo di paranoia: Ward è sicuro di aver visto Briggs sulla scena del crimine anche se non lo ha visto commettere l’omicidio ma quando torna a casa si ritrova a vivere tutte le le tappe che hanno portato Briggs alla sedia elettrica: ha dei precedenti con la vittima per cui sarebbe il primo sospettato dell’omicidio, quindi decide di fuggire ma questo non farebbe che aggravare i sospetti.
Il giornalista si addormenta e le sue paranoie si manifestano in un incubo che è il segmento per cui vale la pena vedere il film: un frammento onirico che attinge a piene mani dall’espressionismo tedesco.
Il risveglio riporta alla ragione e il protagonista trova la forza di entrare nella camera del vicino constatandone la morte.

Quando viene fermato dalla polizia c’è un nuovo plot twist: è Jane che si mette alla ricerca dello strano individuo che il fidanzato ha notato aggirarsi attorno a casa sua la notte del delitto e riesce a trovarlo rischiando di venire uccisa ma durante l’inseguimento lo sconosciuto viene investito da un camion, segue happy end.

L’unico elemento che contraddice il genere noir è l’happy end finale (anche per Briggs) per il resto sia stilisticamente che per contenuti il film rispetta (o forse anticipa?) gran parte dei canoni del noir e sicuramente i principali: il presunto colpevole che deve dimostrare la sua innocenza, la voce off narrante, le luci espressioniste che creano un bianco e nero fortemente contrastato .

Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York

Rosemary's baby

Rosemary’s Baby
USA 1968
con Mia Farrow, John Cassavetes, Ruth Gordon, Sidney Blackmer, Maurice Evans, Ralph Bellamy, Angela Dorian, Patsy Kelly, Elisha Cook Jr., Charles Grodin
regia di Roman Polanski

Guy e Rosemary Woodhouse sono una giovane coppia in cerca di un appartamento per metter su famiglia. Trovano casa in un elegante stabile ma poco tempo dopo il trasloco l’immobile viene funestato dal suicidio di una ragazza che viveva con gli anziani coniugi Castevet. La tragedia fa conoscere le due coppie e Guy, attore di belle speranze rimane molto colpito dai racconti dell’anziano Roman, offrendo l’occasione ai due gentili ma invadenti vecchietti di introdursi nella loro vita. Quando Rosemary scopre di aspettare il figlio tanto desiderato i Cassavetes prendono in mano la situazione e scelgono il ginecologo che seguirà la gravindanza, il dottor Sapirstein, che consiglia una cura fatta di erbe, supevisionata da Minnie Castevet.
Mentre la carriera di Guy decolla, Rosemary vive male la gravidanza e si confida con l’unico amico, Hutch, uno scrittore di mezza età che improvvisamente finisce in coma. Quest’ultimo fatto aumenta i sospetti della donna, che pensa di essere vittima di una setta demoniaca, quando Hutch muore, a Rosemary vengono consegnati gli appunti che l’uomo dell’amico aveva scritto negli ultimi momenti di lucidità: Roman Castavet è in realtà il figlio di un noto satanista d’inizio secolo. Rosemary cerca d mettersi in salvo rifugiandosi dal primo ginecologo a cui si era rivolta ma sentendo le farneticazioni della donna e il nome dell’illustre collega che l’ha in cura, il dottor Hill avvisa Sapirstein e il marito. Il parto è ormai imminente e viene organizzato in casa ma quando Rosemary si risveglia le viene detto che il figlio è nato morto anche se la donna senza dei vagiti in lontananza…



Rosemary's baby


Il film più famoso di Polanski procede per accumulo, l’inizio è molto leggero, se non fosse per l’inquietante ninna nanna usata anche nei titoli di testa sembrerebbe di essere in un’allegra commedia tipo A piedi nudi nel parco (e guarda caso Jane Fonda e Robert Redford erano tra i primi attori contattati per interpretare la pellicola). L’atmosfera si fa via via sempre più pesante, prima con l’invadenza dei due anziani coniugi, poi con la distanza di Guy troppo preso dal lavoro per occuparsi della moglie che vive molto male la gravidanza, anche fisicamente assistiamo a una trasformazione notevole, il taglio di capelli alla maschietta sottolinea quanto il fisico della giovane donna si faccia sempre più emaciato, fino a quando decide di non prendere più gli intrugli che gli passa Minnie.


Rosemary'sbaby


L’abilità di Polanski è quella di giocare con l’ambiguità del tema: è davvero un racconto satanista quello di Rosemary’s Baby o è l’analisi delle paranoie di una giovane donna forse non pronta per la maternità? In fondo il suo unico amico è un uomo più grande di lei, un surrugato della figura paterna e l’unica volta in cui ha una crisi è quando festeggia con i suoi coetanei, con cui si confronta con altre giovani madri.



Rosemary'sbaby


Un horror psicologico che indaga sul ruolo della donna : l’accettazione sociale che avviene solo attraverso la maternità, Rosemary è sempre recalcitrante al ruolo costituito e tenta di ribellarsi: non finisce neppure la “mussa” che dovrebbe narcotizzarla per essere ingravidata dal diavolo e così si rende conto di quanto accade nell’inquietante sequenza onirica del rapporto sessuale, tanto da farle dire /pensare che quello non è un sogno.



Rosemarysbaby


Il palazzo, il celebre Dakota davanti al quale venne ucciso John Lennon nel 1981, riprende la struttura della società: è abitata da persone più anziane che si sentono in diritto di intromettersi nel destino della giovane donna, il marito inizia ad avere successo nel momento in cui “vende il figlio al diavolo” cioè si sottomette alla gerarchia patriarcale della collettività e nel finale Rosemary stessa, accettando il suo ruolo di madre anche se ha partorito il figlio del diavolo passa da vittima a figura di spicco della congrega.

Anomalisa

AnomalisalocUsa 2015 Universal
regia di Charlie Kaufman, Duke Johnson

Michael Stone cinquantenne motivatore di successo, arriva a Cincinnati per una conferenza sul suo ultimo libro. Nella città dove vive l’ex compagna che Michael ha abbandonato dieci anni prima, esplode tutta la sua angoscia: Michael è perennemente insoddisfatto, vede gli altri come una massa indistinta fino a quando non rimane colpito da Lisa, una ragazza dall’apparenza insignificante che alloggia al suo stesso hotel proprio per seguire la convention: sarà l’occasione buona per ricominciare?

Di solito i film di Kaufman, Se mi lasci ti cancello compreso, hanno qualcosa che intimamente non mi convince, quindi mi sono avvicinata con un certo timore ad Anomalisa che invece si è rivelata, per me, l’opera più riuscita dello sceneggiatore ora regista.
Forse l’uso delle marionette in stop motion sono state davvero l’ideale per rappresentare questa storia che si presta a diverse letture, senza che nessuna infici l’altra.
Anomalisa è soprattutto una metafora perfetta della solitudine dei nostri tempi, dove quasi nessuno è mai all’altezza delle (presunte?) aspettative degli altri, a maggior ragione Lisa goffa, grassotella, poco brillante, sempre a ruota dell’amica più carina.
In lei Michael riesce a trovare finalmente una nota diversa, originale dalla poltiglia umana da cui è circondato, figlioletto compreso. Michael non trova più niente di nuovo negli altri, anche se l’assioma su cui si basa il successo del suo libro è proprio quello di trovare una peculiarità nei clienti che si ascoltano al telefono. Il senso di straniamento di Michael è reso perfettamente (e questo solo un film d’animazione poteva farlo) dai volti tutti uguali di chi incontra che hanno tutti la stessa voce piatta. L’unica anomalia è Lisa che compare con il suo volto, per altro segnato da una cicatrice e soprattutto ha una voce personale con cui aggettivare le proprie ansie e paure.
Ma Michael forse non è un classico uomo del nostro tempo stressato dal “logorio della vita moderna” che lo porta ad avere una visione superficiale degli altri, forse Michael è un uomo malato, affetto dalla sindrome di Fregoli (Fregoli è il nome dell’albergo dove si svolge l’azione del film) una rara forma di paranoia da cui non lo salva neppure l’incontro con Lisa e infatti dopo la notte d’amore Michael, l’originalità della donna comincia a svanire e la scena della colazione dei due amanti è il momento più interessante del film.
Di fatto il riferimento alla sindrome di Fregoli, può essere anche consolatorio: è meglio pensare Michael come un uomo affetto da una grave malattia piuttosto che come il classico mediocre che cerca consolazione nel sesso la prima notte fuori città: va bene tutto, pur di rinnegare la propria banalità.