Darby O’Gill e il re dei folletti

Darby O’Gill and the Little People
USA 1959 Disney
con Albert Sharpe, Janet Munro, Sean Connery, Jimmy O’Dea, Kieron Moore, Estelle Winwood, Walter Fitzgerald, Denis O’Dea, J.G. Devlin, Jack MacGowran, Farrell Pelly, Nora O’Mahoney
regia di Robert Stevenson



Darby o'gill and the little people


Darby O’Gill è il vecchio custode della tenuta del signorotto della contea che trascorre la maggior parte del suo tempo al pub a raccontare della sua amicizia con il re dei folletti. Il proprietario decide quindi di mandarlo in pensione e affidare la tenuta al giovane Michael McBride che arriva da Dublino. Darby si preoccupa soprattutto per la figlia Kathy, costretta a lasciare la casa in cui è cresciuta e chiede a Michael di non dirle niente e lo fa passare per un suo aiutante. Intanto il re dei folletti, saputo della cacciata di Darby lo attira nel suo regno con un inganno, dato che non potrà più abbandonarlo, ma il vecchio Darby fugge, sempre per raggiungere la figlia e riesce a sua volta a intrappolare Re Brian per poter esprimere i tre deisderi più congeniali al destino di Kathy che intanto non disdegna le attenzioni del bullo del villaggio, Pony Sugrue, ma è anche attratta da Michael fino a quando non scopre la verità sul suo vero lavoro. Sconvolta esce di notte e finisce per ammalarsi, Darby sente la Banshee piangere e vede il cocchio della morte e chiede a re Brian di poter salire sul cocchio al posto della figlia, il re dei folletti lo concede ma poi con un trucco dei suoi libera Darby salvando così il padre e la figlia che nel frattempo ha capito le buone intenzioni di Michael.



Darbyo'gillandthelittlepeople


Un classico dei live action Disney, ispirato alla cultura gaelica. Walt Disney aveva in mente il progetto fin dalla fine degli anni ’40, dopo un viaggio in Irlanda ma lo realizzò una decina di anni dopo affidando la regia a uno dei più fidati registi della sua scuderia, Robert Stevenson, il regista di Mary Poppins.
Nonostante abbia superato i sessant’anni, la pellicola si rivela ancora piacevole alla visione, regalando una graziosa fantasia sulle leggende celtiche tratte da una raccolta di racconti omonima del 1902, scritta da Herminie Templeton Kavanagh.
Gli effetti speciali sono pochi e relativi al rapporto tra Darby e il suo minuscolo amico/rivale, non manca l’elemento gotico nelle sovraimpressioni a effetto negativo della Banshee e del cocchio della morte con cui Darby combatte strenuamente per salvare la figlia.
Un altro elemento d’interesse è la presenza di un poco più che debuttante Sean Connery che canta con voce profonda My Pretty Irish Girl insieme alla coprotagonista Janet Munro e la canzone ebbe anche un notevole successo di vendite.



Darby o gill eilredei folletti


Il film non venne distribuito nelle sale italiane e arrivò nel nostro Paese solo nel 1988 per un ciclo in prima serata su Rai 1 di classici della Disney, il doppiaggio risale a quel periodo e risulta un po’ approssimativo, soprattutto nella traduzione di alcuni termini della mitologia irlandese (Banshee al maschile, per esempio).

Alice nel Paese delle Meraviglie

Alicenelpaesedellemeraviglie

Alice in Wonderland
USA 1951 Walt Disney
regia di Clyde Geronimi, Hamilton Luske e Wilfred Jackson

Durante una noiosa lezione di storia, impartita dalla sorella maggiore, Alice si distrae con suo gattino Oreste e quando vede passare un frettoloso Bianconiglio decide di seguirlo dentro una tana, cadendo letteralmente in un mondo fantastico dove incontra una serie di strani personaggi che la guidano nel suo viaggio surreale.

Ispirato ai due romanzi di Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, il cartoon è l’opera più originale di Walt Disney che alla figura di Alice si era dedicato fin dagli esordi. Il progetto della pellicola fu accarezzato a lungo e accantonato per dedicarsi a opere che decretarono il successo della casa d’animazione americana e solo nel 1945 Walt Disney ritenne che fosse arrivato il momento per cimentarsi con il classico di Carroll. Fantasmagorico e surreale, con una vena anarcoide, Alice nel paese delle meraviglie risultò comunque in anticipo sui tempi e non ottenne un grande successo al botteghino, fu riscoperto all’avvento della cultura hippy che vedeva nell’avventura della ragazzina un viaggio lisergico ovviamente la conformista Disney cercò di prendere le distanze da questa lettura, resta il fatto che ancora oggi per apprezzare il cartone conviene mettere da parte la razionalità (soprattutto se si guarda la versione con il doppiaggio originale in cui la vocetta querula della protagonista è particolarmente odiosa) e abbandonarsi al piacere delle creazioni fantastiche che ci hanno regalato figure indimenticabili come il Brucaliffo, Lo Stregatto e i non compleanni del Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile.

La favolosa storia di Pelle d’Asino

Peau d'Âne

Peau d’âne
Francia 1970
con Catherine Deneuve, Jean Marais, Jacques Perrin, Delphine Seyrig, Micheline Presle, Fernand Ledoux, Sacha Pitoëff, Pierre Repp, Henri Cremieux, Louise Chevalier
regia di Jacques Demy

In punto di morte la Regina Blu chiede al marito di sposare solo una donna più bella e più gentile di lei, l’unica con questi requisiti è la figlia che, chiesto consiglio alla Fata Madrina mette in atto degli stratagemmi per scoraggiare il padre che risulta irremovibile anche quando la figlia chiede la pelle dell’amato asino che caca oro e garantisce le ricchezze del regno. Alla principessa non resta che fuggire con addosso la ripugnante pelle e fingersi sguattera ma il principe delle terre dove si è rifugiata su consiglio di una fata, la sorprende in abiti principeschi nella baracca in cui vive e cade malato d’amore per lei. Chiede che Pelle d’Asino gli faccia una torta e la fanciulla nasconde il suo anello all’interno del dolce, il principe proclama che sposerà solo chi indosserà l’anello e così la sguattera si rivela nel suo splendore e convola a nozze con il Principe Rosso mentre il padre si sposa con la Fata Madrina.



Pelle d'asino

La trasposizione della fiaba di Charles Perrault è un divertente miscuglio di referenti sia di carattere visivo che tematici.
I costumi dell’italiano Agostino Pace  riprendono molto dello stile delle fiabe disneyane (Demy era appena tornato da un soggiorno di alcuni anni in America) ma la fonte d’ispirazione più importante è certamente La Bella e La Bestia di Jean Cocteau, come testimonia la presenza di Jean Marais nel ruolo del Re Blu.



Peau d'Âne

Perfetta mescolanza dello spirito dell’epoca e della connaturata dimensione fantastica del cinema francese, La favolosa storia di Pelle d’Asino riesce a mantenere una parvenza fiabesca pur affrontando un tema delicatissimo come quello dell’incesto: sia il re che la principessa non sono scioccati dall’idea che certo li coglie di sorpresa e il mago a cui il re chiede consiglio risponde che in fondo tutte le bambine rispondono che vogliono sposare il loro papà, mentre la Fata Madrina che induce Pelle d’Asino alla ribellione lo fa per un tornaconto personale: sposare il re.
Gli aspetti surreali della vicenda sono molti: servitori e cavalli dei due regni sono dipinti come il regno d’appartenenza, e i due colori primari, blu e e rosso hanno valenze molto simboliche. Il trono del Re Blu è un grosso gatto di peluche nello stile della pittrice surrealista Lenor Fini.



Pelled'asino

Gli anacronismi sono molti per sottolineare la dimensione senza tempo della fiaba: la biblioteca dei libri futuri permette di leggere versi di Cocteau e Apollinaire, la Madrina e il Re Blu arrivano alle nozze a bordo di un elicottero mentre nel loro sogno d’amore il principe e Pelle d’asino se ne vanno su un motoscafo inghirlandato come una gondola è un’estetica che non si fa scrupolo di mischiare il basso e l’alto, il gusto pop anni ’60 e il rigore storico: i castelli in cui vivono i sovrani sono tra i noti della Loira e l’elenco delle nobildonne che si presentano per provare l’anello è una lista delle più celebri dame di Francia tra il XVI e il XVIII secolo.



Pelledasino

Senza essere un musical, La favolosa storia di Pelle d’Asino, ha una colonna sonora cantata molto importante e presente e il motivo più celebre è giustamente quello della ricetta della torta cantato da Catherine Deneuve nelle doppie vesti di principessa e sguattera.

La Bella Addormentata nel Bosco

The Sleeping Beauty
USA 1959 Disney
regia di Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark




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I festeggiamenti della nascita della principessa Aurora sono funestati dall’arrivo della strega Malefica, che offesa per non esser stata invitata, profetizza che la bella principessina morrà al compimento del sedicesimo anno d’età pungendosi con un fuso. Fortunatamente Serena, l’ultima delle tre fate buone non aveva ancora espresso il suo augurio e riesce a trasformare la morte di Aurora in un sonno a cui porrà fine solo un bacio d’amore. Le tre fate buone si rifugiano nel folto del bosco dove allevano Aurora con il nome di Rosaspina senza ricorrere alla magia per non farsi scoprire da Malefica e cercare di sfuggire alla sua maledizione ma il giorno del compleanno di Rosa per ultimare l’abito con cui rientrare a palazzo, le tre fate ricorrono alla magia attirando l’attenzione della strega che può così portare a termine il suo piano ma quello stesso giorno Rosa ha incontrato nel bosco il principe Filippo a cui è promessa fin dalla nascita e tra i due è nato l’amore..




Sleepingbeauty


La Bella Addormentata nel Bosco è il sedicesimo classico Disney, un progetto molto ambizioso che occupò gli studi d’animazione per quasi un decennio puntando su molte innovazioni tecniche come la presentazione in 70mm e la stereofonia a sei canali ma all’uscita la pellicola non ottenne un grande successo né di pubblico né di critica tanto che le fiabe classiche come le precedenti Biancaneve e i sette naniCenerentola furono abbandonate fino al 1989 quando venne realizzata La Sirenetta.




SleepingBeauty


Probabilmente l’idea di appoggiarsi alla fiaba classica che aveva avuto due illustri antesignane, fu scelta proprio per potersi dedicare alle innovazioni tecniche ma si rivelò un’arma a doppio taglio perché sorse la necessità di distinguere nettamente personaggi e situazioni che potevano riallacciarsi alle opere precedenti.

Bellaaddormentata

Benché Walt Disney, occupato in altri progetti commerciali, seguisse poco la lavorazione del film, La Bella Addormenta nel Bosco è quello che forse rispecchia di più il suo desiderio di collegare i suoi lungometraggi alla storia dell’arte. Ambientando la vicenda nel XIV secolo, il modello a cui ispirare il disegno diventa il Rinascimento tedesco e le miniature de Les Très Riches Heures du duc de Berry, il cui azzurro intenso caratterizza gli abiti di Re Uberto, padre di Filippo.
Se la storia stenta un po’ a partire i momenti migliori arrivano quando Malefica scopre il nascondiglio della principessa: la sequenza dell’ipnosi di Aurora e quella del combattimento di Filippo con il drago s’ispirano alle classiche ispirazioni orrorifiche di Walt Disney: il simbolismo e l’espressionismo cinematografico tedesco.

Zootropolis

ZootropolisZootopia
USA 2016 Walt Disney Animation Studios
regia di Byron Howard e Rich Moore

Judy Hopps fin dall’infanzia è decisa a diventare una poliziotta della megalopoli di Zootropolis e non si lascia blandire dai genitori che vorrebbero che restasse in campagna lontana dai pericoli della grande città né si lascia intimorire dal duro corso di addestramento studiato per animali molto più robusti di lei. Coronato il sogno, Judy si deve scontrare con la realtà: il capo che la relega a semplice ausiliaria del traffico, la sua ingenuità che la fa cadere vittima della volpe Nick Wilde che vive di espedienti. Con Nick, Judy sviluppa un rapporto di amicizia ee è proprio la volpe ad aiutarla a ritrovare i 14 animali, tutti predatori, scomparsi dalla città . Quello che però dovrebbe essere il momento di gloria di Judy si trasforma nel momento più basso della sua esistenza perché anche la coniglietta convinta che nulla è impossibile, si scopre a ragionare secondo pregiudizi..

Metropolis continua il modello di Frozen: far scontrare il sogno fiabesco con gli inconvenienti della realtà per cui il sogno si concretizza solo grazie al lavoro su sé stessi, se in Frozen il meccanismo funzionava perfettamente, in Zootropolis la storia fatica ad ingranare per il bisogno di spiegare, anche troppo dettagliatamente, la realtà della metropoli e la natura di Judy: si arriva alla sequenza dei bradipi stremati come la protagonista, poi dall’introduzione del personaggio di Mr.Big fortunatamente il film si mette a funzionare e non solo per l’omaggio a Il Padrino ma perché iniziano a raccordarsi gli episodi precedenti e la pellicola prende un ritmo rapido che forse toglie un po’ di spazio all’approfondimento della figura del responsabile della macchinazione ai danni della convivenza pacifica tra animali di Zootropolis (molto più significativo il titolo originale Zootopia ma non si perde il vizio di modificarli in peggio).


Zootopia

Se la trama ha qualche cedimento la macchina Disney funziona perfettamente nel gioco citazionista, persino di Breaking Bad, sdoganando il citazionismo seriale e ironizzando su se stessa: la donnola che vende film e cd illegalmente vanta prodotti non ancora usciti al cinema e sul suo banco compare il dvd di Meowana, riferimento a Moana l’ultimo lavoro Disney attualmente in sala con il titolo italiano di Oceania.

Saving Mr.Banks

Savingmrbanks Dopo aver rifiutato per quasi vent’anni di cedere i diritti di Mary Poppins a Walt Disney per farne un film, P.L.Travers, ormai sul lastrico, si lascia convincere ad incontrare il tycoon ma ci vorrà tutta la capacità persuasiva del papà di Topolino per far accettare all’ostica scrittrice il fatto che la sua magica tata diventerà la protagonista di un musical…

Abbandonata l’assurda pretesa di narrare l’intera vita di un personaggio, il biopic ultimamente tende a raccontare un singolo episodio emblematico della vita di un artista, come avviene in Hitchcock.
A Saving Mr.Banks riesce anche l’arduo compito di trasformare la narrazione degli antefatti che portano alla realizzazione di uno dei più importanti lavori della Disney in uno studio psicologico dei due antagonisti, il gigione e carismatico Walt (posso dire che mi ha ricordato un po’ Berlusconi?) e la rigida e scontrosa  Pamela Lyndon Travers. Si trascende la vicenda personale dei due ingombranti protagonisti in un apologo sul perdono di sé stessi e degli errori del passato.
Il confronto non è solo tra due personalità profondamente differenti ma anche tra due piani di narrazione opposti: il rigore filologico della ricostruzione storica dei primi anni ’60 e del lavoro precedente alla realizzazione di Mary Poppins che per volere della caparbia scrittrice furono tutti registrati per salvaguardare le sue richieste, si interseca con la rievocazione fantasiosa dell’infanzia della donna, nata Ellen Lyndon Goff, trasformata in un’adulta infelice e anaffettiva dalla morte prematura per alcolismo di un padre troppo amato.
Al regista  John Lee Hancock va riconosciuta la capacità di mantenere sempre il sottile equilibrio tra la risata e la commozione, facendo rivivere la migliore tradizione della casa cinematografica voluta da Disney.
Notevole il cast: Emma Thompson giganteggia, sulla bravura di Tom Hanks c’e’ poco da aggiungere, mi è piaciuto molto Paul Giamatti nel benevolo ruolo dell’autista personale di P.L.Travers e Colin Farrell è molto bravo come si rivela ogni volta che non è costretto nel ruolo del sex-symbol.

Il libro della giungla

Ilibrodellagiungla The Jungle Book
USA 1967 Disney
regia di Wolfgang Reitherman

La pantera Bagheera trova un cucciolo d’uomo abbandonato nella foresta e lo affida a una coppia di lupi che lo cresce assieme alla loro cucciolata. Dopo dieci anni il consiglio dei lupi decide che Mowgli debba abbandonare il branco perché la tigre Shere Kan è tornata in quella parte della giungla ed essendo nemica giurata dell’uomo assalirà il branco che ha allevato il ragazzo. Bagheera si offre di accompagnare Mogwli al più vicino villaggio degli uomini ma oltre a superare le resistenze del ragazzo, che non vuole abbandonare la giungla, deve anche vedersela con Baloo, l’orso che si propone di adottare il cucciolo d’uomo..

Il libro della giungla è uno dei film meno visibili nella filmografia Disney, basti pensare che Rai1, che lo ha trasmesso il 19 dicembre scorso, lo ha presentato in prima visione Rai.
Effettivamente il film si può considerare un’opera minore: sono 75 minuti di sarabanda musicale, spensierata avventura ben lontana dalle tematiche affrontate nel libro di Kipling, divisa in quadri piuttosto slegati tra loro dove Mogwli incontra diversi animali, amichevoli o meno nei suoi confronti.
La pellicola però passa alla storia per essere l’ultima supervisionata da Walt Disney che si spegne nel dicembre 1966 durante la lavorazione del film, uscito in USA nell’ottobre ’67.
Lo spirito di Walt si riconosce nell’ambientazione, frutto di colte citazioni: le antiche rovine abitate dalle scimmie di Re Luigi si ispirano ad Angkor mentre la lussureggiante foresta deve molto ai dipinti di Henri Rousseau il Doganiere (a cui si ispira anche Michel Ocelot per i suoi cartoon africani che han per protagonista il piccolo Kirikù).
Il libro della giungla rovescia il dilemma di chi si prende cura di un animale selvatico e poi è costretto a ridargli la libertà, in questo caso sono gli animali a dover restituire l’uomo alla sua civiltà; a guidare l’avventrua la strana coppia Bagheera/Baloo con la pantera saggia e l’orso superficiale.
Interessare notare come Il libro della giungla è stato saccheggiato dal cartoon contemporaneo: Diego, lo smilodonte della saga de L’era glaciale riprende molto la finta indifferenza di Bagheera, le nuove principesse Disney (Jasmine, Pocahontas..) riprendono i tratti del viso di Shanti, la ragazzina indigena di cui Mogwli si innamora nel finale e in fondo anche Sir Biss di Robin Hood del 1973, deve molto al pitone Kaa dallo sguardo ipnotico.

Tron

Tron 1982, Walt Disney
con Jeff Bridges, Bruce Boxleitner, David Warner, Cindy Morgan, Barnard Hughes, Dan Shor, Peter Jurasik,
regia di Steven Lisberger

A Kevin Flynn, giovane ingegnere elettronico vengono rubati alcuni progetti per videogiochi da un collega, Dillinger, che in seguito al successo dei prodotti diventa direttore generale della Encom, mentre Flynn viene licenziato. Per proteggere i documenti che dimostrano la vera paternita’ dei videogiochi, Dillinger crea un programma di controllo, MCP (Master Control Program) che pero’ si sviluppa autonomamente e si ribella alla volonta’ dell’uomo. Quando Flynn, con l’aiuto dei due colleghi cerca di violare il sistema da un computer interno alla azienda, MCP utilizza un programma laser in sperimentazione per smaterializzare l’uomo e introdurlo nel sistema operativo. In questa nuova dimensione Flynn trova la collaborazione di alcuni programmi che l’aiuteranno a combattere lo strapotere di MCP.

Ripasso obbligatorio per il film del 1982 il cui seguito, Tron Legacy, promette di essere il primo blockbuster del 2011.
Si tratta di una pellicola firmata Disney per un pubblico adolescenziale, i primi patiti dei videogiochi. Un’opera piacevole che applica una trama da avventure spaziali all’innovativo scenario dei videogiochi.
Tron e’ passato alla storia perche’ fu il primo film ad usare la computer grafica per intere sequenze. Oggi quegli effetti speciali risultano commoventi nel loro essere primordiali ma non hanno perso di fascino. C’e’ anzi un parallelo molto intrigante tra gli esordi della computer grafica e i film del cinema muto: l’uso del viraggio, la recitazione affidata principalmente ai volti con gli occhi pesantemente bistrati crea un rimando tra l’aspetto dei personaggi intrappolati nel sistema operativo e l’estetica dei film muti ed e’ tutto sommato consolante vedere come ogni nuova avventura del cinema parta dagli stessi stilemi.

La principessa e il ranocchio

Laprincipessaeilranocchio

Tiana e’ una volitiva ragazza dl ghetto di New Orleans che lavora sodo per realizzare il suo sogno, aprire un ristorante; Naveen e’ un principe vanesio diseredato dai genitori ed interessato solo alla musica. Quando Naveen subisce un incantesimo che lo trasforma in ranocchio si fara’ baciare da Tiana ma siccome la ragazza non e’ una principessa..

Fantasmagorico ritorno della Disney alle origini del disegno puro in due dimensioni. Sfida o meno alle nuove tecnologie, di certo la piu’ grande casa di produzione di cartoni questa volta omaggia se’ stessa e i suoi classici: senza dilungarsi in elenchi bastera’ ricordare il gattino che compare nel prologo del film quando Tiana e la sua ricca amica Charlotte sono ancora bambine, il povero micetto potrebbe essere tranquillamente uno dei cuccioli de Gli Aristogatti.
Il film non e’ perfetto nel plot: la storia non brilla certo per spirito innovativo e i dialoghi sono un po’ troppo lunghi. Solitamente ritengo i balletti e le canzoni dei cartoon una parte noiosa e un po’ inutile invece questa volta, per la prima volta in vita mia , non vedevo che finissero i dialoghi e iniziasse una nuova sarabanda di musica e colori perche’ le parti coreografate sono la forza di questo film e fortunatamente ce ne sono tante e tutte diverse. Le mie preferite sono quelle che riguardano il mago woodoo Mr Facilier, anche perche’ il doppiaggio italiano e’ stato sostenuto ineccepibilmente da un bravissimo Luca Ward.

Salvador Dali’

Cento anni fa nasceva Salvador Dali’, pittore che non ha
certo bisogno di presentazioni.
Un po’ meno conosciuto e’ forse il suo
rapporto con il cinema: a partire dalla collaborazione con Bunuel nel 1928 da
cui scaturisce Un chien andalou, messa in scena dei loro sogni, che
divenne il manifesto surrealista.
Nel 1945 e’ Hitchcock a volere il pittore
ad Hollywood per dar vita con i suoi quadri alla seguenza onirica del malato
Gregory Peck, protagonista di Io ti salvero’, nel film restano poche
immagini ispirate alla visione di Salvador Dali’.


Iotisalverò

Segue infine la collaborazione nel 1946 con
Walt Disney che desiderava lavorare con lui per realizzare una nuova
fantasmagoria artistica sulla scia del successo di Fantasia. Il progetto
ando’ in fumo ma lo scorso anno la Disney utilizzando il materiale disegnato dal
genio spagnolo, ha realizzato grazie alla computer grafica un cortometraggio di
6 minuti, che era anche in lizza alla scorsa premiazione degli Oscar.

Destino racconta la surreale storia d’amore di un uomo di pietra che
prende vita per conquistare la donna scolpita nel suo cuore.


Destino

Il corto sara’ uno dei pezzi forti della
grande mostra celebrativa che si tiene a Barcelona fino al prossimo 23
maggio.