Trash

Trash Tre ragazzini delle favelas che sopravvivono smistando rifiuti nella discarica di Rio de Janeiro, trovano tra l’immondizia un portafoglio per cui la polizia (corrotta) dimostra un particolare interesse: oltre ai soldi infatti, ci sono i dati per recuperare il registro delle tangenti di un politico e il bottino delle mazzette ricevute..

Trash è un’opera che mi ha completamente spiazzato, pensavo di vedere qualcosa di simile a The Millionaire, una versione esotica dei buoni sentimenti alla Frank Capra, invece Trash è da una parte un film molto crudo dove vengono mostrate scene di tortura inflitte a un ragazzino e dall’altra un film per ragazzi dove i tre protagonisti vivono come un’avventura giocosa il tentativo di risolvere il rompicapo del portafoglio, dietro cui ci sono omicidi, diritti negati, polizia corrotta al servizio dei politici, tangenti per il mondiale di calcio della scorsa estate: un mondo drammatico e quanto mai attuale che sarebbe duro da digerire anche in uno scafato thriller, figuriamoci se i protagonisti sono tre bambini di strada. Il tono non è quello di una favola nera, è proprio una pellicola con due anime divise che cozzano tra di loro per ovvi motivi, qualcosa di disturbante che va ben oltre il neocolonialismo di cui si accusa sempre lo sguardo occidentale che prova a raccontare storie del terzo mondo.

The millionaire

Themillionaire

Jamal Malik, un diciottenne cresciuto nelle baraccopoli di Mumbay, sbarca il lunario con un lavoro umilissimo: e’ il ragazzo che porta il te’ ai lavoratori di un call center. Quando partecipa al quiz Chi vuol essere milionario e risponde esattamente a tutte le domande che gli sono poste prima che la puntata finisca, viene tacciato di essere un imbroglione e costretto a trascorrere la notte al commissariato dove deve giustificare le sue risposte prima di poter tornare nuovamente in studio e rispondere all’ultima domanda che forse fara’ di lui un vero milionario.. 
Il film racconta in fondo una storia di emarginazione e soprusi che ha per protagonista Jamal, suo fratello Salim e Latika, la ragazzina di cui Jamal si innamora ancora bambino; l’intuizione geniale sta nel rievocare questa vicenda drammatica attraverso un gioco televisivo, il cui format e’ conosciuto in tutto il mondo: il destino vuole che tutti i quiz posti a Jamal abbiano avuto a che fare con momenti salienti della sua esistenza, che Jamal dovra’ rievocare ai poliziotti per giustificare la sua vittoria. 
E’ brillante l’idea di usare un format uguale a ogni latitudine per raccontare le mille sfaccettature dell’India, quella poverissima delle baraccopoli degli anni ‘80, quella turistica del Taj Mahal e quella dell’odierno boom economico in mano a palazzanari senza scrupoli.
Il tocco di Danny Boyle si sente nell’energia con cui la vicenda e’ narrata: esistenze in fuga vissute sempre di corsa, che alternano con semplicita’ il pianto e il riso. 
La vitalità del piglio registico cra un ottimo connubio con l’energia caratteristica dello stille bollywoodiano che esplode nel balletto dei titoli di coda. Ma se l’anima british ben si sposa con lo stile indiano, la storia di un bravo ragazzo che sfugge a una vita destinata alla delinquenza e che con la propria caparbieta’ riesce a diventare milionario, trasformandosi in un simbolo di riscatto per milioni di suoi concittadini che si ammassano davanti alla televisione per seguire la sua seconda partecipazione al quiz, sembra celare una cifra alla Frank Capra: buoni sentimenti e ottimismo che non scadono mai nel buonismo ma trovano oggi un ulteriore ragion d’essere nel fatto che la stazione di Victoria Terminus, location di diverse scene del film e’ stato uno dei luoghi martoriati dal l’attacco terroristico dei giorni scorsi a Mumbay. 
Il film e’ stato nominato il 4 dicembre scorso miglior film del 2008 dal National Board of Review of Motion Pictures.