Batman

USA 1989, Warner Bros
con Jack Nicholson, Michael Keaton, Kim Basinger, Jerry Hall, Jack Palance, Robert Wuhl, Pat Hingle, Billy Dee Williams, Michael Gough
regia di Tim Burton

Come sempre il crimine imperversa a Gotham city ma compare una misteriosa figura, un uomo pipistrello che sconfigge i malintenzionati attirando l’interesse della stampa, in particolare del giornalista Alexander Knox che chiede l’aiuto della fotografa Vicki Vale per scoprire l’identità di Batman. Intanto una guerra interna si scatena nella banda criminale che domina la città: il boss Carl Grissom manda il suo secondo, Jack Napier, in una fabbrica chimica per distruggere alcuni documenti compromettenti. In realtà è una trappola perché Grissom ha scoperto che Napier ha una tresca con la sua donna, Alicia. Anche Batman è presente all’azione e il suo intervento fa sì che Napier cada in una vasca  uscendone deturpato e completamente folle assumendo l’identità di Joker poi uccide Grissom e cerca d’infangare la figura di Batman, anche Vicky Vale, che nel frattempo ha intrecciato una relazione con Bruce Wayne, è oggetto delle sue attenzioni malate. La situazione a Gotham è così instabile che il sindaco decide di sospendere i festeggiamenti per i 200 anni della fondazione della città ma Joker organizza comunque una parata in cui ci sarà la resa dei conti con Batman.

Il Batman di Tim Burton fu la seconda trasposizione di un fumetto dopo il Superman del 1978. 

Il film ebbe una genesi lunga e complessa e forse per alcuni può essere un’opera un po’ invecchiata soprattutto paragonata ai cinecomics contemporanei ma bisogna ricordare che l’uso di CGI è praticamente inesistente.

L’opera ebbe un grande successo di critica e pubblico e rivitalizzò un personaggio che era in declino dando vita a una lunga serie di sequel e reboot, fissando alcuni aspetti imprescindibili come l’atmosfera cupa che dal plot si riflette sulla fotografia e sulla scenografia: del primo Batman resta memorabile il gusto deco degli arredi e della batmobile. 

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Gli aspetti che preferisco del film sono i legami con il cinema muto, quello impressionista tedesco  in particolare. Se è noto che la maschera del Joker, a partire dal fumetto, deriva da L’uomo che ride di Paul Leni, Burton si adegua al modello -che del resto gli è ben congeniale- e costruisce tutto il suo immaginario sui classici del cinema muto: Gotham ricorda la città di Metropolis, la prima apparizione di Batman con le bacchette che aprono le ali del suo mantello rimanda a Irma Vep de Les Vampires di Jean Feuillade. 

Ci sono delle scene in cui Vicky Vale studia Batman, prima di saper che è Bruce Wayne, e si aggira alle sue spalle e sembra quasi sul punto di sfilargli la maschera come fa Christine ne Il fantasma dell’opera con Lon Chaney.

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Tim Burton ovviamente ci mette il suo tocco:  i suoi dolly vertiginosi si definiscono in Batman e nel sequel Batman il ritorno. 

La parata notturna crea una discrasia tra l’atmosfera cupa di Gotham e i colori che dovrebbero richiamare l’allegria spensierata, è un contrasto caratteristico di molti eroi freak burtoniani anche se gli intenti di Joker in questo caso sono malevoli.

L’uomo che ride

The Man Who Laughs
USA 1928, Universal
con Conrad Veidt, Mary Philbin, Olga Baclanova, Brandon Hurst, Cesare Gravina, Molnar Jr., Stuart Holmes, Samuel de Grasse, George Siegmann, Josephine Crowell
regia di Paul Leni



L'uomocheride


Re Giacomo II, prima di condannare a morte il ribelle ribelle  Lord Clancharlie, lo informa che suo figlio è stato venduto ai comprachicos, gli zingari che sfigurano i bambini per farne dei mostri da baraccone: il volto del ragazzino è stato deformato in un riso perenne. Per far perdere le tracce del misfatto i comprachicos vengono banditi dall’Inghilterra ma il piccolo Gwynplaine viene lasciato a terra, vagando in una notte gelida il ragazzino trova una donna morta di freddo con un neonato ancora vivo che Gwynplaine porta con sé, i bambini vengono accolti dall’artista ambulante Ursus che si accorge che la neonata è cieca.
Una ventina d’anni dopo Gwynplaine, l’uomo che ride, è un artista molto popolare, un giorno assiste allo spettacolo la duchessa Josiana, sorella della regina Anna che viene sedotta dalla mostruoisità del santimbanco e lo seduce. Gwynplaine non cede perché è innamorato di Dea ma la morte di Hardquanonne, il chirurgo che sfigurava i bambini per i comprachicos, rivela le nobili origini del giovane guitto e la regina, per porre rimedio al torto subito, vorrebbe fargli sposare proprio la duchessa Josiana ma ancora una volta Gwynplaine si ribella e torna dalla sua vera famiglia che intanto è stata bandita dall’Inghilterra ma l’uomo che ride riuscirà a ricongiungersi a Dea prima che la nave lasci l’Inghilterra.



L'uomo che ride


Visto il successo de Il Gobbo de Notre Dame con Lon Chaney, la Universal decide di portare sullo schermo un’altra opera di Victor Hugo, il progetto ebbe diverse traversie ma fu realizzato nel 1928 affidato al regista espressionista tedesco Paul Leni che si era appena trasferito in America. Lon Chaney, già malato, rifutò il ruolo di Gwynplaine che andò all’attore tedesco Conrad Veidt, attore simbolo del cinema espressionista: è il Cesare de Il gabinetto del Dottor Caligari e aveva già lavorato con Leni.


Luomocheride


Il film è anche un anello di passaggio tra cinema muto e cinema sonoro infatti, pur essendo un film muto con didscalie, ha alcuni inserti sonori: il sibilo del vento nella tempesta in cui Gwynplain trova Dea neonata e il rumoreggiare della folla in diverse scene corali, la più commovente ovviamente è quella in cui i saltimbanchi fingono di osannare l’artista durante una falsa rappresentazione per non fare capire a Dea che Gwynplain è stato ucciso.



The man who laughs


La trasposizione è piuttosto fedele al romanzo e Leni avrebbe voluto rispettarne anche il drammatico finale ma poi fu convinto a scegliere il lieto fine anche se più che al trionfo dell’amore tra Gwynplaine e Dea lo spettatore (moderno?) è più preoccupato per la sorte di Homo, il cane che si è tuffato in mare riconoscendo l’amato padrone sulla riva, fortunatamente l’happy end è riservato anche a lui.


TheManWhoLaughs


E’ interessante notare come la vicenda del protagonista sia racchiusa tra due partenze dal molo: in apertura il bambino viene lasciato a terra dai comprachicos perché non c’è più posto sulla nave mentre nel finale Gwynplaine riesce a raggiungere l’ombarcazione dove ritrova l’amore e la libertà.
Che il personaggio sia l’ispirazione dichiarata di Joker, l’antagonista di Batman è notorio, meno indagati mi sembrano i rapporti con The Elephant Man di Lynch: Gwynplain che alla corte dei Pari osa ribellarsi al matrimonio imposto dalla regina per ridargli la nobiltà perduta gridando di essere innanzitutto un uomo ricorda il grido di Merrick ma L’uomo che ride è soprattutto un sottile gioco tra mostro e pubblico, la prima volta che lo spettatore s’identifica con un mostro che osserva chi lo acclama e soprattutto è incuriosito da Josiana cercando di capire se la donna si stia burlando di lui o sia veramente attratta dalla sua deformità: anche l’Uomo Elefante spia dal foro del suo sacco un’unumanità crudele.