Il principe studente

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The Student Prince in Old Heidelberg
USA 1927, MGM
con Ramón Novarro, Norma Shearer, Jean Hersholt, Gustav von Seyffertitz, Philippe De Lacy, Edgar Norton, Bobby Mack, Edward Connelly, Otis Harlan, André Mattoni, George K. Arthur, Lionel Belmore, Robert Brower, Èdythe Chapman
regia di Ernst Lubitsch

Il principe Karl-Heinrich, da sempre insofferente alla vita di corte, può finalmente vivere gli aspetti camerateschi che gli sono sempre stati negati dall’etichetta quando si trasferisce con il suo tutore a Heildeberg per studiare. S’innamora anche di Kathi la bella locandiera dell’albergo in cui vive. Ma la spensieratezza dura poco: dopo un anno di studi Karl-Heinrich viene richiamato a corte perchè le condizioni del sovrano sono critiche… 

La pellicola è ispirata all’operetta Il Principe studente e alla piéce teatrale Old Heidelberg e le due opere compongono il titolo originale del film.
Il lavoro era stato proposto inizialmente a Erich Von Stroheim per sfruttare il successo de La Vedova Allegra e qualcosa nell’introduzione della locanda di Heidelberg richiama la locanda del primo incontro tra Sally e Danilo, anche se Stroheim rifiutò di dirigere il film che arrivò a Lubitsch con il cast già scelto e il regista non  fu mai soddisfatto dei due protagonisti, sicuramente bravi ma non all’altezza delle sottili sfumature tipiche dalle opere del maestro berlinese.

Il principe studente è un melodramma incentrato sulla nostalgia della giovinezza e una sottile critica al potere. Seguiamo la crescita di Karl-Heinrich dalla prima infanzia al matrimonio e mentre il popolo scandisce le fasi della sua vita con la frase “dev’essere meraviglioso essere un principe!”, noi vediamo la sua esistenza solitaria: strappato alla balia senza neanche poterla salutare, strappato dal suo primo amore durante i pochi mesi felici ad Heidelberg dalla malattia dello zio e costretto al matrimonio per obblighi dinastici.

Possiamo dividere l’opera in tre segmenti quella introduttiva con Karl-Heinrich ragazzo solitario che trova una figura amica nel precettore che lo seguirà anche all’università. 

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La parte centrale ad Heidelberg con la scoperta dell’amicizia e soprattutto dell’amore.
La scena notturna nella radura con le lucciole tremolanti sui fiori non appartiene molto allo stile di Lubitsch: il regista ha notoriamente un taglio più realista, questa scena è fortemente simbolica e trova ragion d’essere nella terza parte quando il principe torna per l’ultima volta ad Heidelberg e i compagni non lo trattano più in maniera cameratesca ma gli tributano i rispetti che si devono a un reggente. La radura, ora arida e brulla, è il luogo d’addio tra i due innamorati: la primavera delle illusioni è terminata in un soffio e inizia la lunga stagione dei compromessi.

Il film si chiude con il matrimonio del principe tra il tripudio della folla che ancora una volta lo ritiene fortunato ma la ripresa dentro la carrozza è emblematica: la principessa non si vede mai, a sottolineare la solitudine di Karl-Heinrich e l’interscambiabilità della donna: poteva essere chiunque avesse i requisiti adatti a regnare.

Un’altra nota melanconica viene dalla contestualizzazione storica: il film è ambientato nei primi anni del ‘900 e come sappiamo la fine della Prima Guerra Mondiale spazzerà via le monarchie, anche quelle della fantasiosa Ruritania (territorio inesistente per indicare i fittizi regni mitteleuropei  di tanti film e operette) quindi la rinuncia a Kathi è un sacrificio inutile, visto che una decina d’anni dopo Karl Heinrich perderà il suo trono. 

L’orgoglio degli Amberson

The Magnificent Ambersons
USA 1942 RKO
con Joseph Cotten, Dolores Costello, Anne Baxter, Tim Holt, Agnes Moorehead, Ray Collins, Erskine Sanford, Richard Bennett, Don Dillaway
regia di Orson Welles


Lorgogliodegliamberson


Isabel Amberson, la più ricca ragazza di Indianapolis, rifiuta il pretendente Eugene Morgan perché una sera, andando a farle la serenata un po’ alticcio, cade dentro lo strumento musicale provocando l’ilarità di tutta la cittadina. Per ripicca Isabel sposa Wilbur Minafer: la coppia ha un figlio, il viziatissimo George Minafer Amberson. Vent’anni dopo Eugene, inventore e imprenditore di successo, torna in città con la figlia Lucy di cui s’innamora George mentre tra Isabel e Eugene sembra rinascere il sentimento anche se George, che ha da subito preso in antipatia l’uomo, crede che sia innamorato della vecchia zia zitella Fanny. Quando Wilbur muore, Isabel e Eugene riprendono a frequentarsi ma George costringe la madre a seguirlo in Europa perché teme che si possa insinuare che questo legame sia nato prima della vedovanza della madre.
Madre e figlio tornano dall’Europa solo quando la madre è in fin di vita ma anche allora George le negherà un ultimo incontro con Eugene.
Intanto la città si è evoluta e con la morte del Maggiore Amberson la famiglia si ritrova sul lastrico e George con la vecchia zia a carico si trova costretto ad accettare lavori umili e pericolosi per sbarcare il lunario.



Themagnificentamberson


Seconda regia di Orson Welles dopo l’esordio fulminante di Quarto Potere, l’unico in cui il regista potè esprimere liberamente la sua poetica, con L’orgoglio degli Amberson inizia infatti il vero destino del regista con le opere perennemente rimaneggiate dalle case produttrici, qui i tagli furono davvero molto pesanti, il film venne rimontato tagliando circa un’ora di materiale. A Welles interessava raccontare l’avvento dell’era industriale, di come l’automobile modificò profondamente usi e costumi e anche il paesaggio urbano ma spaventati dall’esisto delle proiezioni test, i produttori della RKO limitarono l’azione al solo aspetto melò degli amori tra i Morgan e gli Amberson modificando anche il finale con un afflato patriottico nel lavorare per la rischiosa industria bellica.
Nonostante i pesanti rimaneggiamenti il film mantiene una grande potenza espressiva: Welles conferma di essere un maestro dell’ellissi temporale e della profondità di campo. Gli interni della magione degli Amberson ricordano la vuota monumentalità di Xanadu poi c’è quello scalone sempre sbarrato come se le persone comuni non potessero mai raggiungere l’olimpo delle stanze private degli Amberson salvo poi mostrare ambienti squallidi come una polverose soffitte quando Fanny e George devono svendere la casa.



L'orgoglio degli amberson


La fotografia fortemente contrastata spesso lascia in ombra i volti dei protagonisti che si muovono come ombre, a rimarcare l’insondabilità dell’animo umano già espressa in Quarto Potere e anche la morte del maggiore che fissa il fuoco pensando che nel sole abbia origine il senso della vita è speculare al mistero di Rosabella che Kane si porta nella tomba e noi vediamo scomparire nel fuoco.
Indubbiamente i due film sono molto legati, se il primo è incentrato sul ricordo e la ricostruzione di una vita attraverso i ricordi altrui, ne L’Orgoglio degli Amberson è la malinconia per la “gilded age” ad imperare, nascosta dietro i tocchi ironici della narrazione off di Welles, con il popolo che assume i compiti del coro greco prevedendo l’inevitabile caduta degli Amberson.



TheMagnificentAmbersons


E’ anche una delle poche volte che un titolo italiano è più azzeccato dell’originale e mi piace la doppia lettura: l’orgogliosa famiglia più importante della città oppure orgoglio degli Amberson riferito a George, ultimo virgulto e orgoglio dei parenti.