Il figlio della furia

Son of Fury: The Story of Benjamin Blake
USA 1942, 20th Century Fox
con Tyrone Power, Gene Tierney, George Sanders, Frances Farmer, Harry Davenport, Elsa Lanchester, Kay Johnson, John Carradine, Dudley Digges, Roddy McDowall, Robert Greig
regia di John Cromwell

Benjamin Blake è ritenuto illegittimo perché mancano i documenti che provano il matrimonio dei genitori, la figlia di un armaiolo e il signore di Breetholm. Lo zio Arthur Blake lo strappa alle cure del nonno materno per allevarlo come un servo della gleba ed essere sicuro che non gli contesti il titolo. Ben non si sottometterà mai allo zio, nemmeno per amore della cugina Isabella. Per sfuggire alla falsa accusa di aggressione dello zio, Ben salpa per i mari del Sud in cerca di fortuna per riscattare il proprio nome; con un altro marinaio si avventura su un’isola  dove i bianchi non sono ben accetti per le violenze degli spagnoli e qui Ben costruisce la sua fortuna in perle e si lega all’indigena Eve. Dopo alcuni anni Ben torna in patria e con l’aiuto di un costoso avvocato riesce a riabilitare il proprio nome e a far uscire il nonno di prigione. Scoperto che la cugina è quella che l’ha fatto arrestare al suo ritorno, Ben lascia la proprietà di Breetholm ai servi dello zio e fa ritorno nei mari del Sud dove ritrova Eve.

Ebbene sì, ai tempi felici della Reggenza esaltata dalla serie tv Brigerton, in Inghilterra esistevano ancora i servi della gleba della cui vita i nobili potevano disporre a piacimento. 

Se la serie tv regala un’agiografica versione della nobiltà britannica, questo polpettone in costume dei primi anni ’40 -quindi in epoca bellica- esalta i valori di libertà e uguaglianza del genere umano incarnati dal modello americano (sic transit!) con un protagonista che non si umilia davanti a un tiranno ma combatte a rischio della vita per onorare i propri principi. Ad interpretare Benjamin Blake c’è l’aitante Tyrone Power che tra cipiglio ribelle e tuffi atletici è un sicuro richiamo per le spettatrici.

Son of Fury: The Story of Benjamin Blake (1942)
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Dietro la leggera ma inevitabile propaganda, abbiamo un film d’avventura che dalla fosca Inghilterra di fine settecento ci porta ai gioiosi mari del Sud dove Gene Tierney interpreta una fanciulla hawaiana tanto bella quanto sottomessa all’amato che lascia tornare in Inghilterra con serafica rassegnazione (in realtà avrebbe dovuto morire ma la legge dell’happy end era  inossidabile nel cinema degli studios). 

Son of Fury: The Story of Benjamin Blake (1942)
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La sua rivale, bionda ed infida, è interpretata da Frances Farmer, più nota per la tragica storia personale che la carriera cinematografica. Questo è l’ultimo ruolo interpretato dall’attrice prima di essere licenziata dalla Paramount per la sua instabilità mentale.
La sua presenza scenica nel film resta però di grande spessore.

Madame Satan

USA 1930, MGM
con Kay Johnson, Reginald Denny, Lillian Roth, Roland Young, Elsa Peterson, Boyd Irwin, Wallace MacDonald, Tyler Brooke, Ynez Seabury, Theodore Kosloff, Julanne Johnston
regia di Cecil B. DeMille

Angela Brooks è sposata con Bob, marito fedifrago che fa passare l’amante Trixie per la fidanzata del suo migliore amico Jimmy Wade. Dopo un confronto con la rivale Angela giura di riprendersi il marito e l’occasione è la mirabolante festa su un dirigibile organizzata da Jimmy a cui la donna si presenta mascherata da sensualissima Madame Satan attirando subito le attenzioni di Bob. Il confronto tra i due viene interrotto da una tempesta che costringe tutti i partecipanti alla festa a lanciarsi col paracadute dal dirigibile alla deriva… 

Screenshot

Madame Satan è una delle più deliranti visioni a cui si possa assistere in cui si attraversano senza soluzione di continuità diversi generi in cui il regista Cecil B. DeMille conferma talenti e lacune.

La prima ora del film sancisce che DeMille non è tagliato per la commedia (tantomeno musicale) del resto viene ricordato per i suoi film storici che poi divennero kolossal biblici.

È un inizio davvero pesante: Angela chiede conto del biglietto firmato Trixie trovato in tasca al marito che non trova di meglio che farla passare per la fidanzata del suo compagno di scorribande. Per giunta Bob giustifica le sue scappatelle dando la colpa alla moglie che dopo il matrimonio si sarebbe raffreddata. Alla fine si ritrovano tutti a casa di Trixie tra false identità e ingressi da porte secondarie ma non si ride mai. Lo spettatore è duramente messo alla prova e quando la voglia di abbandonare la visione è al culmine arriva il colpo di scena: la festa sul dirigibile.

Madam Satan
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Da noiosa commedia sentimentale cantata -male perché nel 1930 il sonoro era poco più di una novità- si passa a un delirante musical  dove cantano sempre male ma almeno ci si rifanno gli occhi con i folli costumi deco che culminano con l’apparizione di Madame Satan il cui vestito diventa il centro dell’attenzione e in alcune riprese ricorda Il peccato di Franz von Stuck. (Da notare la dicotomia tra il nome della protagonista Angela e il suo altera ego Madame Satan) .


Questa parte è anche la più divertente per le salaci battute pre code: col suo ostentato accento francese Madame Satan chiama il marito beau boop (tette).


Come al solito spunta lo spirito moralista di DeMille così se la festa è la celebrazione della modernità portata dall’elettricità per la legge del contrappasso sarà proprio un fulmine a disancorare il dirigibile e mandarlo alla deriva. Si salvano tutti e una buffa pioggia di ricconi plana in paracadute sulla città con grande sfoggio di intimo femminile per seguire alla lettera i dettami pre-code

Screenshot

Sarebbe stato un finale buffo ma DeMille non perde l’occasione di trasformare la deriva del dirigibile in un segmento catastrofico: l’aerostato si spezza in due con scene che in alcuni momenti mi sono parse anticipare il Titanic di James Cameron ravvivando per l’ennesima volta l’interesse per la bizzarra pellicola.

Segue una coda in bianco e nero con la scontata riappacificazione della coppia.

L’opera fu costosissima perché la parte sul dirigibile fu girata a colori ma poi si decise di stamparla in bianco e nero, in ogni caso su YouTube si trova una versione con la parte sul dirigibile colonizzata. 

Schiavo d’amore

Of Human Bondage
USA 1934 RKO
con Leslie Howard, Bette Davis, Frances Dee, Kay Johnson, Reginald Denny, Alan Hale
regia di John Cromwell



Schiavod'amore


Dopo aver studiato arte a Parigi ed aver scoperto di non aver un futuro come pittore, Philip Carey, torna a Londra per intraprendere gli studi di medicina. Quando un amico gli chiede aiuto per abbordare una cameriera carina ma volgarotta, Mildred Rogers, per Philip è l’inizio di un’ossessione amorosa che lo vede sempre disposto a mettere la sua vita al servizio della donna che lo umilia continuamente lasciandolo per altri uomini e tornando da lui solo quando è in ristrettezze. Solo la morte di Mildred lascerà Philip libero di proseguire la propria vita.



Schiavod'amore


Prima riduzione cinematografica del celebre romanzo omonimo di  William Somerset Maugham a cui ne seguiranno altre due.
Uso il termine riduzione con intenzione perché manca tutta la parte dell’infanzia di Philips e il legame conflittuale con lo zio: forse ci sarebbe voluta una didascalia iniziale per riassumere brevemente la storia del protagonista, la sua insicurezza dovuta alla malformazione da piede piede equino che segna anche il rapporto con Mildred.


Schiavodamore


Anche la figura di Nora, l’amica confidente lasciata a un passo dal matrimonio per il ritorno di Mildred incinta, è appena abbozzata.
Di interessante ci sono alcune soluzioni stilistiche, certamente originale (e non ne ricordo altre) la sequenza di Philip è a letto che ricorda la bella serata trascorsa con Mildred vedendola proiettata sulla parte come se fosse al cinema, per poi immaginare di ballare con lei senza il problema al piede.
Bella anche la soluzione di raccontare la ricerca di un lavoro dopo l’intervento che ha risolto la malformazione attraverso la camminata, il lungo peregrinare di Philip alla ricerca di un’occupazione.




Schiavo d'amore


La notorietà del film è legata alla carriera di Bette Davis che per la prima volta può sfoderare tutto il suo talento drammatico in sfuriate che poi caratterizzerano molti suoi celebri interpetazioni. L’attrice voleva fortemente interpretare il ruolo di Mildred, rifiutato da molte altre colleghe, ma il progetto apparteneva alla RKO e lei era sotto contratto con la Warner, si organizzò uno scambio con  Irene Dunne ma non fu facile per la Davis superare la diffidenza del prim’attore, la stella londinese Leslie Howard che dopo un periodo di freddezza sul set dovette riconoscere le qualità della collega nella trasformazione di Mildred da fresca camerierina a donnaccia consumata dalla tubercolosi, in realtà sarebbe dalla sifilide ma anche se il film viene annoverato tra le pellicole Pre-Code, dovette cedere su questo punto al Codice Hays, entrato in vigore proprio dal 1934.




Of human bondage


Una degradazione simile la ripete qualche anno dopo, nel 1937, Barbara Stanwyck in Amore Sublime dove torna anche Alan Hale sempre nel ruolo dell’amico che porta sulla cattiva strada.




Schiavodamore


Leslie Howard e Bette Davis torneranno a lavorare insieme altre due volte, nel 1936 ne La foresta pietrificata e nel ’37 in Avventura a mezzanotte.