I colori del tempo

La Venue de l’avenir
Francia 2025
con Suzanne Lindon, Abraham Wapler, Vincent Macaigne, Julia Piaton, Zinedine Soualem, Paul Kircher, Vassili Schneider, Sara Giraudeau, Cécile de France, Pomme, Fred Testot, Vincent Perez, François Berléand, Philippine Leroy-Beaulieu, Olivier Gourmet
regia di Cédric Klapischy

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Dovendo costruire un grande centro commerciale, un comune della Normandia effettua delle ricerche genetiche per risalire agli eredi di Adèle Meunier la cui casa risulta disabitata dal 1944 per i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Della trentina di parenti trovati ne vengono scelti quattro per consentire l’apertura dell’immobile. La casa si rivela una capsula del tempo e nasconde tesori inaspettati, addirittura un dipinto inedito di Monet: tra lettere, cimel vari e una bevuta di ayahuasca si ricostruisce la vita Adèle che a fine Ottocento, appena ventenne, lasciò la casa per andare a cercare la madre a Parigi…

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Il film si muove su due piani storici: gli anni bohémien di Adèle nella Parigi della Belle Époque dove divide una stanza a Montmartre con due giovani artisti conosciuti durante il viaggio e scopre di essere figlia di un celebre artista, e il presente in cui i quattro rappresentanti degli eredi si appassionano alla storia familiare.

La trama contemporanea è piuttosto originale mentre quella ottocentesca è un po’ più scontata ma nell’insieme il film risulta molto piacevole ed offre una riflessione interessante sui media e sull’arte.

La rivoluzione fotografica del secondo ottocento che sconvolge l’arte portando alla nascita dell’Impressionismo (la pittura ha perso la sua funzione di rappresentare la realtà storica) e del cinema viene confrontata con l’uso smodato delle immagini consumate dai social nel presente: divertente la scena iniziale del film con l’influencer davanti alle Ninfee di Monet che nota che i colori del quadro non valorizzano un abito e tutto l’enturage propone di cambiare i colori del dipinto in post-produzione piuttosto che al vestito che andava monetizzato in quella nuance.

Fiori, la mostra delle assenze

Fiori

La mostra Fiori che si tiene a Biella fino al 27 giugno percorre il
genere della pittura floreale dall’inizio del XII secolo fino alla prima meta
del secolo scorso. Se spiega chiaramente come nasce la pittura floreale sul
finire del Cinquecento anche dietro la spinta religiosa della Controriforma, per
cui i primi quadri che rappresentano vasi di fiori sono molto semplici, con
esemplari di flora tipicamente europea sistemati in umili bocce di vetro, con
petali caduti ed insetti anche spiacevoli ad indicare la caducita’ della vita e
della vanita’ ed illustra come, con il passare degli anni questo tema si
trasformi in un genere calligrafico con vasi importanti e fiori esotici per
terminare nella moda delle ghirlande che alla fine del seicento incorniciano
quadri di matrice religiosa oppure i ritratti, la mostra perde un po’ di
mordente nel voler ripercorrere cinque secoli di pittura floreale: saltando a
pie’ pari tutto il periodo neoclassico di cui viene rappresentata solo la
pittura a scopi scientifici, del periodo impressionista vengono mostrate
relativamente poche opere: il Monet citato e’ in realta’ solo un’attribuzione e
aleggia su tutto la mancanza di opere come Gli iris o I girasoli
di Van Gogh: se e’ comprensibile che queste opere, come un quadro
dell’Arcimboldo, o Le ninfee o un quadro di Frida non avrebbero potuto
stare tutte nella stessa mostra perche’ nessuna assicurazione avrebbe coperto un
capitale cosi’ ingente in un museo appena nato e decentrato come quello
biellese, un po’ meno comprensibile e’ l’assenza (neppure citata negli
estremamente nozionistici cartelloni che introducevano le sale) di un’artista
come Georgia O Keeffe che ha fatto della pittura floreale e della natura morta
il tema centrale della sua opera.


Georgiaokeeffe

Da sottolinerare il prezzo esorbitante del
catalogo: 59 euri.
In tutto cio’ sono riuscita ad innamorarmi di un piccolo
quadro di Giovanni Boldini: Le viole del pensiero che rappresenta un
cartoccio di viole mentre viene raccolto da una mano che appartiene certamente a
una di quelle meravigliose dame
dei suoi dipinti: in quel semplice gesto c’e tutta l’attenta preparazione di una
toeletta per un’uscita mondana e la predominanza dei grigi da un tono triste
all’operzione, forse i fiori sono caduti, chissa’.. Purtroppo il quadro non ha
riproduzioni in rete e visto il costo del catalogo non ho neppure il supporto
cartaceo per mostrarvelo.