Fuori la verità

Italia 2025
con Claudio Amendola, Claudia Gerini, Leo Gassmann, Alice Lupparelli, Eleonora Gaggero, Claudia Pandolfi, Lorenzo Richelmy, Massimo Wertmüller, Sara Drago
regia di Davide Minnella

La famiglia Moretti partecipa a un nuovo gioco televisivo in cui, se i partecipanti ammetteranno le verità più scomode, potranno vincere un milione di euro. A presentare il game show c’è Marina Roch star televisiva reduce da qualche flop di troppo…

Film interessante anche se il giochino metatelevisivo è un po’ troppo scoperto: fin dove si è disposti a spingersi, dando in pasto al pubblico il proprio privato, per guadagnare?
La stigmatizzazione è verso i programmi che riportano in auge vecchie glorie o presunte tali che mettono in piazza drammi personali o familiari per tornare sulla cresta dell’onda però la struttura del film s’ispira a The millionaire: a ogni quesito parte la rievocazione dell’episodio di vita inerente alla domanda.

Non sorprendono troppo le dinamiche familiari: Edoardo e Carolina sono una coppia in crisi anche a causa dell’ingombrante gestione dell’attività di famiglia sull’orlo del fallimento (qui c’è forse qualche debito verso A casa tutti bene -la serie di Muccino). Anche la prole non brilla per problematiche originali: il figlio perfettino che non osa rivelare la propria omosessualità, la primogenita insicura, la più giovane necessariamente influencer… come farebbe praticamente chiunque in questi tempi affamati di soldi, i Moretti mettono da parte tutte le loro divergenze per puntare al milione che risanerà tutti i loro guai, spronati dalla presentatrice senza scrupoli e anche lei all’ultima occasione, ottima l’interpretazione di Claudia Pandolfi.

Anche i personaggi degli autori televisivi non si discostano troppo dai cliché: il capo arrogante, la sottoposta che trova il coraggio di ribellarsi, più che i giochi di potere, sarebbe stato interessante vedere qualcosa in più della preparazione del materiale e della costruzione delle dinamiche. 

Dignitoso il colpo di scena finale che chiude coerentemente un film “moralizzatorio”

La squadra

Lasquadra

Stasera alle 21.00 su Rai3 ricomincia La Squadra.

Per fortuna dico, dopo aver dato un’occhiata alle fiction
poliziesche che hanno tenuto banco dall’inizio dell’anno. Tacendo
dell’amorfo Il capitano che puntava sui continui travestimenti di Alessandro Preziosi che avrebbero dovuto dimostrare le sue qualita’ attoriali, anche R.I.S., delitti imperfetti ha sofferto delle solite limitazioni delle fiction Mediaset: colori saturi di splendide giornate di inizio estate, (in una fiction Mediaset e’ sempre bel tempo e i protagonisti sono sempre bellissimi!) interni palesemente finti, ma il limite peggiore sta nel plot: ogni puntata e’ perennemente divisa in due episodi: storielline brevi appena abbozzate che fanno da sfondo ai sicuri amorazzi tra colleghi, in R.I.S.
hanno tentato di allungare l’episodio trasmettendone uno e mezzo per puntata pero’ incrociando due casi, quindi alla fine la vicenda e’ ancora piu’ stringata.
La Squadra, fiction di lunga serialita’ che dura tra alti e bassi da almeno quattro o cinque anni ha raggiungo un certo livello di qualita’ che la fa distinguere in questo piatto mondo della fiction italiana per lo spessore delle storie, che a volte si sviluppano in diverse puntate e talvolta non si concludono con il lieto fine di prammatica e lasciano l’amaro in bocca. La qualita’ della recitazione e’ di una spanna superiore a qualsiasi prodotto televisivo in circolazione, soprattutto con gli ultimi personaggi entrati, come non citare l’ambizioso commissario Pettenella interpretato da un bravissimo
Massimo Wertmuller, in grado di stemperare l’ambiguita’ del suo personaggio con una forte dose di ironia, poi c’e’ la Veneziani, la dottoressa della scientifica, gattara e rompiscatole (perche’ tutto cio’ mi suona cosi’ famigliare? vabbe’..) e l’ultima entrata e’ quella di uno strepitoso Tony Sperandeo, che il cinema ha sempre relegato alle caratterizzazioni mafiose e che qui interpreta un geniale poliziotto siciliano innamorato della cucina e soprattutto dell’Orlando Furioso che non perde occasione di declamare.
Se dovessi fare un paragone con la grande stagione degli sceneggiati TV, il referente sarebbe sicuramente Qui squadra Mobile, del 1973 con l’indimenticato Luigi Vannucchi per la regia di Anton Giulio Majano.