Quando c’era Marnie

Anna, undicenne malata d’asma e con una grave depressione dovuta al fatto di credersi poco amata perché adottata, viene mandata in vacanza in campagna da lontani parenti. Appena arrivata la ragazzina subisce il fascino di una villa abbandonata e qui conosce Marnie, una misteriosa ragazzina..

Quandoceramarnie

In sala per soli tre giorni, per attirare pubblico con il sapore dell’evento, Quando c’era Marnie potrebbe essere l’ultimo film prodotto dallo Studio Ghibli, le cui sorti sono attualmente poco chiare, tra voci di pause di riflessione, abbandoni e annunciato ritorno di Myazaki.
Speriamo non si tratti della chiusura definitiva perché Hiromasa Yonebayashi in questa pellicola dimostra, come in Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento, di aver appreso appieno la lezione dello Studio Ghibli: il tratto pulito ma sempre più raffinato (alcune scene degli uccelli sull’acquitrino hanno tutta la grazia delle antiche carte da parati dette chinoiserie) e soprattutto l’elemento magico salvifico per vite ordinarie sull’orlo del baratro.
Quando c’era Marnie si ispira a un racconto della narratrice inglese Joan Gale Robinson e sa creare un’atmosfera sospesa da perfetta ghost story: Marnie è solo un’amica immaginaria della solitaria Anna? Un fantasma prigioniero nella casa abbandonata? Il fiale è più originale di quanto ci si possa aspettare. Un’avventura intrigante per lo spettatore con reminiscenze hitchcockiane già presenti nel nome della protagonista e con richiami a La donna che visse due volte nelle scene ambientate nell’inquietante silos.

Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

Arrietty Sho e’ un ragazzino con gravi problemi cardiaci che, prima di un risolutivo intervento al cuore, trascorre una settimana nella casa di campagna in compagnia della nonna. Appena arrivato intravede una ragazzina alta dieci centimetri nascondersi tra l’erba e verra’ a scoprire che da tempo si pensa che la casa sia abitata dagli gnomi. Benche’ uomini e gnomi non debbano mai incontrarsi, tra Sho e Arrietty nascera’ un forte legame.

L’ultima fatica dello Studio Ghibli e’ un’idea del maestro Miyazaki ma segna l’esordio di un suo pupillo, Hiromasa Yonebayashi. Il progetto, da tempo accarezzato da Hayao Miyazaki, si ispira alla serie di romanzi The Borrowers (in italiano Gli Sgraffignoli, ed. Salani) dell’autrice inglese Mary Norton.
Il messaggio ambientalista del maestro dell’animazione giapponese e’ sempre forte: gli gnomi “prendono in prestito” solo lo stretto indispensabile che gli serve per vivere, essendo maghi del riciclo (adorabile la casa sotto il pavimento in cui vive Arrietty con i genitori). E’ uno dei rari casi in cui in un film di Miyazaki non viene messa in scena una trasformazione ma qui lo scontro e’ frontale tra gli umani che fanno danni anche quando vogliono essere buoni, vedi la scena dello scambio delle cucine che equivale a un terremoto per il piccolo mondo di Arrietty e la sua famiglia e fa scoprire all’avida cameriera la presenza degli gnomi costringendoli al trasloco. La razza degli gnomi e’ in via di estinzione ma la grinta e la voglia di vivere scorre piu forte in loro che nella razza dominate degli umani, non per nulla il ragazzo e’ gravemente malato di cuore e poco fiducioso nell’esito dell’ntervento e solo l’incontro con l’intrepida ragazzina gli dara’ la forza per combattere per la propria salute (da qui la voce off di Sho adulto che all’inizio della pellicola introduce questo episodio della sua infanzia). In questo contrasto tra le due razze si ravvisa facilmente un paragone con le popolazioni povere della Terra costrette alla migrazione e la mollezza della societa’ capitalista.
Temi di grande attualita’ raccontati con la consueta raffinatezza dello Studio Ghibli che meraviglia lo spettatore con gli oggetti piu’ banali di un’abitazione mostrati dal punto di vista degli gnomi per i quali tutto e’ enorme e fonte di sfida; gli assolati esterni estivi, invece, hanno reminiscenze di gusto impressionista. Nonostante questa raffinatezza dell’immagine e la complessita’ dei temi trattati, le pellicole di Miyazaki, sono considerate, soprattutto nei multiplex di provincia, un genere esclusivamente per bambini costringendo gli appassionati come la sottoscritta a infilarsi in sale semivuote ad improbabili orari pomeridiani del sabato o la domenica.