La dominatrice

Annie Oakley
USA 1935, RKO
con Barbara Stanwyck, Preston Foster, Melvyn Douglas, Moroni Olsen, Pert Kelton, Andy Clyde, Capo Thunderbird
regia di George Stevens

Annie Oakley è una ragazza di una zona rurale dell’Ohio con una mira infallibile. Un albergatore di Cincinnati che riceve regolarmente le sue quaglie fa una scommessa con Toby Walker, famoso -e borioso- tiratore appena messo sotto contratto da Buffalo Bill, credendo che il suo fornitore sia un uomo ma Annie riesce a tener testa a Walker fino a quando decide deliberatamente di perdere. Il socio di Buffalo Bill, Jeff Hogarth la ingaggia per lo show che sta partendo per l’Europa. Durante la tournée Toby e Annie s’innamorano ma fingono di odiarsi perché la loro rivalità aumenta gli incassi.
Nella compagnia c’è anche Toro Seduto, il famoso capo indiano e una sera, per salvarlo da una vendetta, Toby devia un colpo di pistola che gli passa molto vicino agli occhi rovinandogli la vista. Dopo qualche giorno Toby colpisce involontariamente Annie durante un numero e tutti credono che l’abbia fatto per invidia perciò viene allontanato dallo show; nonostante la corte di Jeff, Annie non riesce a dimenticare Toby così Jeff le rivela la verità sui problemi di vista del rivale. Finita la tournée in Europa, c’è un ultimo grande spettacolo a New York e Toby vi assiste tra la folla ma Toro Seduto lo riconosce e riporta Annie tra le sue braccia.

Biopic molto romanzato della vita di Annie Oakley, celebre tiratrice che fece effettivamente parte del circo di Buffalo Bill. Ad interpretarla c’è Barbara Stanwyck che con questo film debutta nel western, genere con cui concluderà la carriera con la serie tv La Grande Vallata.

Pochi gli interessi storici nel film che romanza l’effettiva relazione amorosa tra Annie e il primo uomo che battè in una scommessa e che poi sposò.

Essendo un film del 1935 persistono tutti gli stereotipi sulle razze in particolare Toro Seduto che pure si rivelerà il deux ex machina per far ritrovare Annie e Toby, viene descritto come un selvaggio che fatica a scendere a patti con la modernità (la scena del letto ribaltabile) e i suoi istinti: si lancia a scotennare un cow boy caduto durante le prove dello spettacolo scena capovolta nel finale quando si ritrova in mano il parrucchino di un ubriaco che voleva aiutare a rialzarsi mentre insegue Toby per le vie di New York.

C’è una leggera critica verso il mondo dello spettacolo che costringe le star a continuare la recita anche fuori scena per attirare il pubblico: la finta rivalità tra Annie e Toby che rischia di dividerli per sempre e Buffalo Bill che odia i suoi lunghi boccoli che sono il tratto più riconoscibile del suo personaggio; indubbiamente i tocchi ironici sono quelli che salvano il film e lo rendono fruibile ancora oggi.
In televisione passa la versione colonizzata della Turner.

Il mare d’erba

The Sea of Grass
USA, !947 MGM
con Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Robert Walker, Melvyn Douglas, Phyllis Thaxter, Edgar Buchanan, Harry Carey, Ruth Nelson, William ‘Bill’ Phillips, Robert Armstrong, Morris Ankrum, Trevor Bardette, Robert Barrat, James Bell, Charles Trowbridge, Russell Hicks
regia di Elia Kazan



TheSeaofGrass


1880: il colonnello Brewton, grande latifondista del New Mexico si sposa con Lutie (nella versione italiana Lucia) Cameron, una raffinata signorina di St. Louis. Nonostante la donna faccia di tutto per comprendere il marito e il suo duro stile di vita, le difficoltà della solitaria condizione femminile nella prateria hanno la meglio quando per uno scontro con i cow boy del marito, Selina, l’unica amica di Lucia, perde il figlio e rifiuta di continuare a vederla. Lucia se ne va a Denver dove incontra il giudice Brice Chamberlain, rivale storico del marito, i due trascorrono una notte d’amore e Lucia capisce di amare il marito da cui torna. Ben presto scopre di essere incinta di Chamberlain e nel delirio del parto si lascia sfuggire il segreto. Jim Brewton fa finta di nulla e accoglie il figlio come suo ma ben presto la verità viene fuori e Lucia è costretta ad andarsene rinunciando ai due figli. Per quanto si faccia per mantenere il riserbo, tutti in paese sanno chi è il vero padre di Brock, anche il ragazzo che morirà proprio per un insulto sulle sue origini. La morte di Brock riporta a casa Lucia che viene finalmente perdonata dal marito.



Ilmare derba


Il quarto film della coppia Hepburn -Tracy è un melodramma famigliare tratto dal romanzo omonimo di Conrad Richter e diretto dall’emergente regista Elia Kazan, al suo secondo film.
Per quanto ancora soggetto alle imposizioni della casa di produzione con grandi ricostruzione in studio degli ambienti, Kazan innesta l’uso di paesaggi naturali nel tentativo di utilizzare la natura come sottolineatura espressionista delle atmosfere filmiche che riprende Il vento di Sjostrom.



Il mared'erba


Attraverso la saga familiare dei Brewton, l’opera vuole raccontare un momento di mutamento storico, il passaggio dal latifondismo dei mandriani alla parcellizzazione della prateria in piccole proprietà per gli allevatori. Jim Brewton, detto il Colonnello si è conquistato il terreno lottando direttamente con gli indiani e si considera una specie di custode della prateria, difendendo anche i valori di quei nativi a cui l’ha sottratta, è disposto a lottare persino con le armi contro l’arrivo dei coltivatori, che non ritiene in grado di capire la grandezza della prateria, in parte Brewton ha ragione: dopo alcuni anni di ottimi raccolti, quando inizia un lungo periodo di siccità, i coltivatori si scoprono impotenti: hanno solo sfruttano il terreno senza pensare al futuro.
Nel declino ecologico e morale crescono i due figli di Lucia e Jim, allontanati dalla madre e con il marchio della nascita illegittima che da sempre pesa su Brock, un ragazzo che il padre cresce assecondandolo forse per ripagarlo dalla lontananza della madre.
Durante una partita di poker Brock uccide il rivale che faceva pesanti allusioni sulla sua nascita poi fugge non tanto per paura ma per salvaguardare l’onore del padre e viene mortalmente ferito durante uno scontro a fuoco con gli uomini dello sceriffo che lo stanno cercando. L’incontro con il padre in punto di morte è molto toccante, del resto le tematiche famigliari sono un punto centrale nell’opera di Kazan.



Il mare d'erba


Lucia scopre della morte del figlio dal giornale, in treno e fa ritorno a casa. Dopo vent’anni le convinzioni che hanno diviso la coppia si sono smussate e i due ritrovano la serenità perduta insieme a Sara Beth, la figlia rimasta.
Il mare d’erba è sicuramente un’opera giovanile, con tutte le debolezze del caso, pesa anche la transizione tra egemonia degli studios e la libertà ambita dalla nuova generazione di registi emergenti, resta la grande prova del cast guidata da un tris di stelle come Katharine Hepburn, Spencer Tracy e Melvyn Douglas.

L’inquilino del terzo piano

Le locataire
Francia 1976
con Roman Polanski, Isabelle Adjani, Melvyn Douglas, Bernard Fresson, Jo Van Fleet, Claude Piéplu, Shelley Winters, Lila Kedrova
regia di Roman Polanski



Le locataire


Il timido impiegato Trelkowski trova un appartamento da affittare in cui fino a pochi giorni prima abitava una ragazza che si è lanciata di sotto. Per aver la certezza di poter affittare l’appartamento, Trelkowski va a trovare Simone Chule in ospedale e qui conosce la sua amica Stella con cui ha un rapporto sessuale. Il giorno dopo Simone muore e il giovane impiegato può stabilirsi nel suo appartamento. Ben presto però Trelkowski inizia a sentirsi vessato dagli altri inquilini che lo accusano di essere rumoroso e disturbarli durante la notte. Affascinato dagli oggetti di Simone che sono restati nell’appartamento, Trelkowski si convince che i suoi vicini congiurino contro di lui per fargli subire la stessa sorte di Simone…



L'inquilino del terzo piano


Film poco amato da critica e pubblico all’uscita in sala, L’inquilino del terzo piano ha assunto col tempo lo status di film cult, chiudendo la cosiddetta trilogia dell’appartamento che comprende Repulsion e Rosemary’s baby la differenza sostanziale con gli altri due film che hanno per protagonista una donna, è il punto di vista maschile: Trelkowski è un polacco naturalizzato francese che deve sempre fare i conti con una latente xenofobia che lo porta ad essere particolarmente accondiscendente e a subire le pesanti ramanzine del suo vecchio padrone di casa e le lamentele dell’intero palazzo. Il barista sottocasa poi non considera le richieste del giovane e gli propone la stessa colazione e le stesse sigarette che fumava Simone. La rabbia trattenuta di Trelkowski si trasforma in una paranoia persecutoria dove si convince che i suoi “nemici” vogliano fargli ripercorrere il tragico destino della precedente inquilina.



L'inquilinodel3piano


Fragile e suggestionabile, Trelkowski nasconde delle ambiguità morali e forse delle devianze sessuali: l’interesse per la sorte di Simone in coma è dettato dall’interesse di poter abitare l’appartamento senza il rischio che la precedente inquilina avanzi delle pretese nel caso si riprenda. La partecipazione al funerale è dettata dalla necessita di incontrare nuovamente la disinibita Stella facendo scaturire un senso di colpa che trasforma l’omelia del prete in un delirio accusatorio. Il fatto che a Simone non interessassero gli uomini lascia intendere un’omosessualità latente che potrebbe aver portato al travestitismo di Trelkowski che condivide con la precedente inquilina la passione per Stella.
L’ossessione per l’egittologia di Simone è un buon spunto per rivestire la trama di una patina horror basata sul mito della reincarnazione egizia e il bagno pieno di geroglifici, camera mortuaria/ macchina del tempo risulta sempre inquietante.



Thetenant


Pur nelle suggestioni surreali e kafkiane, Polanski omaggia chiaramente Alfred Hitchcock mettendo insieme spunti e citazioni da almeno tre suoi film: la carrellata iniziale sulle finestre dell’immobile rimandano a La Finestra sul cortile ma le tendine di pizzo dozzinale confondono la visione e non permettono di svelare i misteri come nell’elegante complesso residenziale americano. La scala elicoidale del palazzo e il ritorno della morta vengono da La donna che visse due volte e la trasformazione nella morta ricorda Psycho.
Notevole l’inquadratura finale che ripropone l’incontro di Stella e Trelkowski al capezzale di Simone: ora capiamo il significato dell’urlo della moribonda o chi per essa.

Il castello maledetto

The Old Dark House
USA 1932, Universal
con Boris Karloff, Melvyn Douglas, Raymond Massey, Gloria Stuart, Charles Laughton, Lilian Bond, Ernest Thesiger, Eva Moore, Brember Wills, Elspeth Dudgeon
regia di James Whale



Theolddarkhouse


In una notte da tregenda nella sperduta campagna scozzese, Philip Waverton con la moglie Margaret e l’amico Roger Penderel trovano rifugio in una vecchia casa, abitata da due singolari personaggi; poco dopo anche un ricco imprenditore e la sua amica sopraggiungono in cerca di riparo. Tra Penderel e Gladys è colpo di fulmine mentre si scopre di più sui bizzarri abitanti della casa e l’energumeno muto Morgan, il maggiordomo.



Il castello maledetto intro


Dopo il grande successo di Frankenstein, il regista James Whale si dedica a questa commedia horror e nonostante la presenza di Boris Karloff nei panni dell’inquietante maggiordomo, il film ebbe scarso successo, soprattutto in America, tanto che già alla fine degli anni ’50 il film veniva considerato perduto e nel 1963 il regista William Castle ne girava un omonimo remake; solo nel 1968 vennero ritrovati i negativi nei magazzini della Universal e ristampati.
Whale s’ispira a Il Castello degli spettri di Paul Leni nel cercare una commistione tra i toni da commedia brillante e le suggestioni horror, se il film non ebbe fortuna al botteghino di certo fu fonte d’ispirazione per molta cinematografia a venire basta pensare ad Arsenico e Vecchi Merletti dove Raymond Massey interpreta uno psicopatico con la faccia di Frankenstein: l’attore ne Il castello maledetto è il giovane marito di Margaret, la diafana bellezza che attira le attenzioni del mostruoso Morgan / Boris Karloff.



Ilcastellomaledetto


Le suggestioni del cinema espressionista sono notevoli: ho notato un’impressionante somiglianza tra il codardo Horace Femm e Lord Melo di Genuine firmato da Robert Wiene; pur derivando il proprio stile da quello espressionista, Whale si permette uno sberleffo quando Margaret, rimasta sola nel salone si mette a giocare alle ombre cinesi.
A funzionare ancora oggi è proprio lo scarto tra i personaggi: le persone che trovano rifugio nella magione dei Femm sono giovani e calati nel presente: la bella coppia alla moda e l’amico vivono di rendita mentre  Sir William Porterhouse è un uomo che si è fatto da solo, vedovo si accompagna a una ballerina, Gladys Perkins in arte DuCane solo per avere compagnia, perché va bene essere in piena stagione Pre Code ma una ragazza, per essere impalmata da un ricco squattrinato, deve aver pure una parvenza di onestà anche se ammette di farsi mantenere dal ricco accompagnatore!



The old dark house specchi


I cinque giovani in perfetto stile anni ’30 riparando nella vecchia casa si trovano in una dimensione temporale avulsa dalla modernità dove regna ancora la superstizione, incarnata dalla vecchia Rebecca Femm, beghina intrisa di religione che ritiene il sesso la causa della sventura della famiglia e non esita a mostrare il suo disprezzo per le giovani donne che le sono piombate in casa.
Whale è bravissimo nel cogliere gli aspetti più ridicoli di questa figura, superlativa la scena della cena, e al contempo ne mostra il lato spaventoso: Rebecca deformata nello specchio mentre sproloquia su donnine compiacenti suggestiona Margaret inducendola a fuggire terrorizzata dalla stanza.



The old dark house


Anche Saul, il fratello pazzo liberato incautamente dall’ubriaco maggiordomo mostra un lato infantile quasi commovente prima di trasformarsi in un violento piromane e lo stesso Morgan che sublima nell’alcol le passioni suscitate dalla bella Margaret, rivela una profonda tenerezza verso il corpo di Saul, il pazzo che aveva sempre accudito.
Una curiosità: ad interpretare l’ultracentenario Roderick Femm fu scelta una donna, Elspeth Dudgeon accreditata però come John Dudgeon.

Storie di fantasmi

Storie di fantasmi

Ghost Story
USA 1981, Universal
con Fred Astaire, Melvyn Douglas, Douglas Fairbanks Jr., John Houseman, Craig Wasson, Patricia Neal, Alice Krige, Jacqueline Brookes, Miguel Fernandes, Mark Chamberlin, Tim Choate, , Ken Olin
regia di John Irvin

New England: quattro anziani uomini di successo uniti da un’amicizia che risale alla prima giovinezza, si ritrovano regolarmente per raccontarsi vecchie storie di fantasmi irritando le mogli che ritengono i macabri racconti la causa dei continui incubi dei mariti. Quando David, il primogenito di Edward Wanderley muore in maniera misteriosa, torna in città il fratello minore Don che aveva avuto una relazione precedente con la moglie del fratello; nel giro di pochi giorni anche il padre muore in maniera poco chiara e quindi Don affronta i superstiti della Società degli Eterni raccontando la sua storia con Alma, la ex fidanzata che poi ha sposato il fratello David, una ragazza strana, vittima di incubi, ossessionata dalla sua famiglia e dalla pelle perennemente fredda.
Dopo la repentina scomparsa di John Jaffrey, gli ultimi due sopravvissuti raccontano a Don il segreto che condividono dalla giovinezza che portò alla morte di una ragazza, Eva, e i tre si convincono che Alma sia la reincarnazione di Eva, tornata per vendicarsi.



Storiedifantasmi

L’opera seconda del regista americano John Irvin è un horror fatica ad ingranare: l’inizio è un po’ farraginoso e il film comincia a funzionare nella seconda parte quando Don racconta il suo legame con Alma, di come lei lo abbia lasciato quando lui ha mostrato qualche remora sul matrimonio e abbia immediatamente irretito il fratello facendosi sposare da lui e in risposta i due sopravvissuti della Società degli Eterni raccontano i fatti che hanno portato alla morte accidentale di Eva, creduta morta dopo che Edward l’ha spintonata violentemente per evitare che raccontasse la sua defaillance sessuale; terrorizzati, i quattro amici hanno gettato la ragazza nel lago dentro un’automobile accorgendosi troppo tardo che in realtà era ancora viva.



Storiedifantasmi

E forse Eva è restata viva per oltre cinquant’anni ad imputridire sotto le gelide acque del lago fino a quando non trova in due ragazzi scappati da un manicomio un aiuto per la sua vendetta:  Gregory Bate è una versione rivisitata del folle Renfield di Dracula, figura a cui sembra ispirarsi la condizione di non morta della donna, senza ricorrere al vampirismo.
I lunghissimi capelli di Eva/Alma con cui la donna si nasconde il volto che può essere bellissimo o un teschio macabro, mi ha ricordato la figura simbolo dell’horror giapponese degli anni 2000, la terribile Sadako che usciva anche lei da gelide acque, chissà se Storie di fantasmi è stata una fonte d’ispirazione?



Storiedifantasmi

Nonostante qualche lungaggine il film mescola con eleganza l’atmosfera sospesa e malinconica dell’inverno del New England sottolineata anche dalla vecchia casa infestata, con situazioni decisamente splatter e il finale riesce a impressionare ancora oggi.



Ghoststory

Il reale motivo d’interesse resta comunque il cast di vecchie glorie, con un ottimo Fred Astaire (al suo ultimo fiilm) in grado di ridare la pace al fantasma, un ironico tocco metacinematografico è quello in cui il ragazzo che lo interpreta negli anni ’30 rifiuta un ballo a Eva perché non sa ballare.
Comparsata di lusso di Patricia Neal, nei panni della moglie di Astaire di cui deve sopportare gli incubi.

The changeling

Canada 1980
con George C. Scott, Trish Van Devere, Melvyn Douglas, Madeleine Sherwood, Jean Marsh
regia di Peter Medak



Thechangeling


Il compositore John Russell decide di trasferirsi da New York a Seattle dopo che la moglie e la figlioletta sono morte davanti ai suoi occhi in un incidente automobilistico.
A Seattle ha un incarico universitario e gli viene assegnata una vecchia casa vittoriana in disuso da anni dove presto l’uomo inizia ad avvertire strane presenze. L’antica magione nasconde un terribile segreto riguardante il senatore Joseph Carmichael che usa tutto il suo potere per intimidire Russell ma il fantasma non ha più intenzione di tacere..



Changelingl


Solitamente apprezzo i film che Scorsese ha segnalato nella sua lista degli undici film più spaventosi ma The Changeling che pure rientra nell’elenco, mi lascia piuttosto perplessa per quel che concerne la trama.
La sequenza iniziale dell’incidente sulla neve è molto bella anche se ha poco a che fare con il resto del film: posso anche capire che una perdita così dolorosa e recente serva a giustificare la disponibilità del protagonista ad avvertire e seguire le comunicazioni paranormali ma che una persona così provata accetti di andare a vivere in una vecchia casa disabitata da anni, mi lascia francamente perplessa.
Non ho capito poi il finale: perché il piccolo Carmichael non trovi la pace dopo la sepoltura e dopo che la sua storia è stata svelata ma abbia un delirio finale poltergeistiano anche contro coloro che lo hanno aiutato.



The changeling


C’è da dire che il regista Peter Medak è il terzo subentrato nel progetto e notoriamente i cambi di regia lasciano degli strascichi sul lavoro ultimato.
Per il resto il film non si discosta dal modello delle grandi produzioni horror anni ’70 con grandi attori del passato in ruoli inconsueti, il senatore Carmichael è interpretato da Melvyn Douglas, star delle commedie brillanti anni ’30: era lui che riusciva a far ridere la Garbo, severa Ninotchcka dell’omonimo film di Lubitsch.
Una serie di caratteristi dalle facce inquietanti sul modello di Rosemary’s baby, colori acidi ereditati dai film di Dario Argento.



Thechangeling


Nel fatto che il corpo del bambino ucciso nel 1910 sia stato gettato in un pozzo, qualcuno vede una fonte d’ispirazione per The Ring (cfr. Il Mereghetti) ma anche questa mi pare una forzatura.

Quell’incerto sentimento

That Uncertain Feeling
USA 1941
con Merle Oberon, Melvyn Douglas, Burgess Meredith, Harry Davenport, Eve Arden, Olive Blakeney, Sig Ruman
regia di Ernst Lubitsch



Thatuncertainfeeling


Jill Baker dopo sei anni di felice matrimonio con l’agente assicurativo Larry inizia a soffrire di alcuni disturbi psicosomatici: singhiozzo ed insonnia. Convinta dalle amiche ad andare in cura da uno psicanalista, incontra nella sala d’attesa un altro paziente, il pianista Alexander Sebastian dall’ego smisurato ma impossibilitato a suonare davanti al pubblico. Jill si lascia sedurre dal fascino bizzarro di Sebastian ma quando Larry scopre la tresca il divorzio è inevitabile.. forse.





Quellincertosentimento


Opera minore, remake del film muto Kiss Me Again, sempre girato dal regista nel 1925 e oggi considerato perduto.
Pur conservando alcuni divertenti tocchi lubitschiani nell’ossessione femminile per la bellezza e la giovinezza, il film ripropone pedissequamente i passaggi classici del genere remarriage, il sottogenere della commedia romantica dove una coppia sposata ha una crisi per poi riappacificarsi, solitamente con un trucco divertente ai danni dell’altro, in questo caso quello che non funziona è proprio la scoperta della finta relazione di Larry con la segretaria Sally: l’imperante gioco del periodo, la “guerra dei sessi” avrebbe imposto una ripicca da parte di Jill mentre il suo trovare tenero e buffo la finta presenza in camera da letto di Sally toglie mordente al film.




ThatUncertainFeeling


Quell'incertosentimentoPiù incisiva la prima parte con la rappresentazione della noia matrimoniale con le frasi di circostanza della coppia (novità, tutto bene?) e i divertenti dialoghi tra Jill e lo psicanalista:
è pronta a conoscere se stessa?
No sono piuttosto timida

Divertente il personaggio di Sebastian, intellettuale contrario al mondo che si esprime solo per “pfui!”, il suo spirito di protesta si rivelerà solo una posa e l’uomo sarà ben contento di vivere nel lussuoso appartamento di Park Avenue, peccato non aver dedicato più tempo ad approfondire la trasformazione del carattere.




That uncertain feeling


Il problema fondamentale del film sembra essere la durata, poco più di 80 minuti e una decina di minuti in più avrebbero certamente giovato, è da considerare che il film è una produzione indipendente del regista associato con la Sol Lesser Productions.

Angelo

Angel1937 Angel
Usa 1937 Paramount
con Marlene Dietrich, Herbert Marshall, Melvyn Douglas
regia di Ernst Lubitsch

A Parigi Maria Barker, annoiata moglie di un lord inglese, troppo dedito alla politica, accetta per gioco la corte di uno sconosciuto ma il semplice flirt si rivela una grande passione, anche se solo per una notte. Tornata in Inghilterra la donna crede di poter dimenticare Tony Halton a cui non ha rivelato l’identità ma questi si rivela essere un vecchio amico del marito appena tornato dall’India e Sir Barker (a cui Halton ha confidato la sua avventura parigina con una misteriosa donna che gli ha rubato il cuore) lo invita a pranzo..

Ennesimo triangolo amoroso portato sullo schermo dal maestro berlinese di cui oggi ricorre il sessantacinquesimo anniversario della scomparsa. Questa volta i toni brillanti sono smorzati e prevale la vena malinconica di Lubitsch che costruisce la trama attorno al fascino ambiguo di Marlene Dietrich. Maria Barker infatti, incontra il fascinoso Halton in una casa equivoca gestita da una nobile russa decaduta. Si lascia così intendere che i trascorsi della donna non sia del tutto specchiati, forse si allude anche a un passato di prostituzione.

Angel Quel che certo è che il matrimonio tra Maria e Sir Barker è un matrimonio d’amore scaduto nell’abitudine per i troppi impegni di lui. Maria accetta la corte di Tony Halton come un diversivo alla noia ma finisce per invaghirsi del seduttore. Halton a sua volta si innamora perdutamente della donna misteriosa che lui chiama Angelo, non conoscendone la vera identità.
Il nuovo incontro tra i due amanti, il pranzo a cui Maria in quanto Mrs Barker, non si può sottrarre, avrebbe potuto essere una pochade d’equivoci in mano a Lubitsch invece questa volta il regista preferisce indagare il mistero femminino: la donna che si concede la prima notte a un uomo sconosciuto è la stessa donna che il marito conosce come moglie irreprensibile e che dà un po’ per scontata pur angelicandola e mettendola su un piedistallo. Nonostante Halton si comporti da perfetto gentiluomo e mantenga il segreto di Maria, il marito intuisce attraverso altre vie che la moglie potrebbe essere la misteriosa Angelo. Il terzetto si ricompone nella casa d’appuntamenti dove tutto è cominciato e il monologo di Maria è una ricetta perfetta per far funzionare un matrimonio (istituzione che Lubitsch detestava, ricordiamo la scena icastica di Die bergkatze).
Matrimonio o meno, tutte le lunghe relazioni devono tenersi lontane e non indagare su zone grigie che inevitabilmente un rapporto di lungo corso comporta. Accettato questo, è Frederick Barker a scusarsi con la moglie e chiederle di fare quel viaggio che stava rimandando per l’ennesima volta per i pressanti impegni politici e Maria lo segue senza esitare.