| Controllate i videoregistratori perche’ quello che aspetta gli amanti di FuoriOrario e’ un weekend di fuoco! ![]() Ghezzi&Co. ci delizieranno con parte del pacchetto che la Rai ha acquisito definitivamente dalla gloriosa casa di produzione RKO. La major, di cui in questo periodo stanno uscendo in DVD alcuni dei titoli piu’ celebri a partire da Quarto Potere, e’ nata nel 1928 portata quasi sull’orlo del fallimento da Orson Welles acquisita da Howard Hughes e liquidata definitivamente nel 1956. La notte proposta da Rai3 e’ tutta incentrata sulla grande produzione noir
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Fiori, la mostra delle assenze
La mostra Fiori che si tiene a Biella fino al 27 giugno percorre il
genere della pittura floreale dall’inizio del XII secolo fino alla prima meta
del secolo scorso. Se spiega chiaramente come nasce la pittura floreale sul
finire del Cinquecento anche dietro la spinta religiosa della Controriforma, per
cui i primi quadri che rappresentano vasi di fiori sono molto semplici, con
esemplari di flora tipicamente europea sistemati in umili bocce di vetro, con
petali caduti ed insetti anche spiacevoli ad indicare la caducita’ della vita e
della vanita’ ed illustra come, con il passare degli anni questo tema si
trasformi in un genere calligrafico con vasi importanti e fiori esotici per
terminare nella moda delle ghirlande che alla fine del seicento incorniciano
quadri di matrice religiosa oppure i ritratti, la mostra perde un po’ di
mordente nel voler ripercorrere cinque secoli di pittura floreale: saltando a
pie’ pari tutto il periodo neoclassico di cui viene rappresentata solo la
pittura a scopi scientifici, del periodo impressionista vengono mostrate
relativamente poche opere: il Monet citato e’ in realta’ solo un’attribuzione e
aleggia su tutto la mancanza di opere come Gli iris o I girasoli
di Van Gogh: se e’ comprensibile che queste opere, come un quadro
dell’Arcimboldo, o Le ninfee o un quadro di Frida non avrebbero potuto
stare tutte nella stessa mostra perche’ nessuna assicurazione avrebbe coperto un
capitale cosi’ ingente in un museo appena nato e decentrato come quello
biellese, un po’ meno comprensibile e’ l’assenza (neppure citata negli
estremamente nozionistici cartelloni che introducevano le sale) di un’artista
come Georgia O Keeffe che ha fatto della pittura floreale e della natura morta
il tema centrale della sua opera.
Da sottolinerare il prezzo esorbitante del
catalogo: 59 euri.
In tutto cio’ sono riuscita ad innamorarmi di un piccolo
quadro di Giovanni Boldini: Le viole del pensiero che rappresenta un
cartoccio di viole mentre viene raccolto da una mano che appartiene certamente a
una di quelle meravigliose dame
dei suoi dipinti: in quel semplice gesto c’e tutta l’attenta preparazione di una
toeletta per un’uscita mondana e la predominanza dei grigi da un tono triste
all’operzione, forse i fiori sono caduti, chissa’.. Purtroppo il quadro non ha
riproduzioni in rete e visto il costo del catalogo non ho neppure il supporto
cartaceo per mostrarvelo.
Auguri a Chow Yun-Fat
Nel 1955 nasce nell’Isola di Lamma la carismatica star del cinema di Hong Kong, alterego di John Woo nel suo periodo d’oro ad Hong Kong, icona del ganster scanzonato nella saga di A better Tomorrow: l’attore entra nell’olimpo della
storia del cinema mondiale per la misurata interpretazione di The Killer, insuperato capolavoro di Woo.
Trasferitosi come il regista ad Hollywood è stato protagonista dell’ultima versione di Anna and the King e de La
tigre e il dragone.
Ci auguriamo che la premiata ditta Woo/Yun-Fat si riunisca, come vociferato da tempo, per un nuovo capolavoro.
L’eredità
Cristoffer e’ il rampollo di una ricca famiglia danese, che si è (ri)costruito una vita a Stoccolma aprendo un ristorante e sposando una giovane attrice. Il suicidio del padre lo costringera’ a prendere in mano le redini dell’attivita’ di famiglia facendosi stritolare da abberranti logiche di potere.
Il film di Per Fly ha un
inizio interessante, analizzando gli equilibri all’interno di una famiglia dell’alta borghesia per cui il senso del dovere consiste nel preservare il capitale che diventa tutt’uno con il nome e l’onore; poi pero’ il film si perde in colpi di scena un po’ troppo da soap opera: sembra quasi di vedere Beautiful con i tradimenti dei famigliari, le madri virago che
sollecitano le amanti e le follie improvvise, anche se forse il richiamo dovrebbe essere a Shakespeare i cui brani sono citati dalla giovane moglie che deve rappresentare Giulietta; di sicuro “c’e’ del marcio in Danimarca” e non bastano gli stilemi del Dogma, che sanno rendere triste anche il panorama del Sud della Francia a salvare il film: l’evoluzione psicologica di Cristoffer avrebbe dovuto essere rappresentata, a mio parere, con cambiamenti di comportamento piu’ impercettibili.
Le due Gorgoni
Il caso Cattelan
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"Nelle arti figurative, forse l’artista più indicato a
Il |
Prova a prendermi
Catch Me If You Can
USA 2002
con Leonardo DiCaprio, Tom Hanks, Christopher Walken, Martin Sheen
regia di Steven Spielberg
A 16 anni Frank Abbagnale Jr. fugge di casa, incapace di
scegliere con quale genitore andare a vivere dopo il loro divorzio: per i
successivi quattro anni vivra’ di truffe, spacciandosi prima per un pilota della
PAN AM, poi per un medico ed infine per un avvocato. Carl Hanratty, agente
dell’FBI fara’ della sua cattura un fatto personale.
Ispirato alla vera vicenda di
Frank Abbagnale jr., Spielberg utilizza il film per raccontare il mito
dell’America degli anni 60, quando tutto era possibile, anche se si evidenziano
i difetti che ancora oggi scontiamo: l’apparenza e la superficialita’.
Molto
interessante il rapporto di Abbagnale con il padre, un grandissimo Christopher
Walken, e lampante il ruolo di padre putativo che ben presto assume l’agente
Hanratty.
Giudizio del DVD
Innegabile, la qualita’
della traccia audio-video, l’edizione contiene due dischi, di cui uno di extra
particolarmente interessanti: il regista e il cast raccontano la loro
esperienza: pare che il libro in cui Abbagnale racconta la sua vicenda, sia un
cult in America, piu’ volte tentato di portare al cinema: ci riesce Di Caprio
che "arruola" Spielberg come regista.
Molto ghiotto il documentario in cui
Abbagnale racconta brevemente la sua esperienza, anche se e’ eccessiva la
divisione in capitoli che spezza troppo il racconto.
Salvador Dali’
Cento anni fa nasceva Salvador Dali’, pittore che non ha
certo bisogno di presentazioni.
Un po’ meno conosciuto e’ forse il suo
rapporto con il cinema: a partire dalla collaborazione con Bunuel nel 1928 da
cui scaturisce Un chien andalou, messa in scena dei loro sogni, che
divenne il manifesto surrealista.
Nel 1945 e’ Hitchcock a volere il pittore
ad Hollywood per dar vita con i suoi quadri alla seguenza onirica del malato
Gregory Peck, protagonista di Io ti salvero’, nel film restano poche
immagini ispirate alla visione di Salvador Dali’.
Segue infine la collaborazione nel 1946 con
Walt Disney che desiderava lavorare con lui per realizzare una nuova
fantasmagoria artistica sulla scia del successo di Fantasia. Il progetto
ando’ in fumo ma lo scorso anno la Disney utilizzando il materiale disegnato dal
genio spagnolo, ha realizzato grazie alla computer grafica un cortometraggio di
6 minuti, che era anche in lizza alla scorsa premiazione degli Oscar.
Destino racconta la surreale storia d’amore di un uomo di pietra che
prende vita per conquistare la donna scolpita nel suo cuore.
Il corto sara’ uno dei pezzi forti della
grande mostra celebrativa che si tiene a Barcelona fino al prossimo 23
maggio.
KillBill Vol II
La
vendetta, come aveva predetto Hattori Hanzo, ha un percorso tortuoso e cosi’
capita che alcuni nemici si eliminino a vicenda e altri siano talmente indegni
da non meritare neppure la morte, ma la determinazione condurra’ La Sposa faccia
a faccia col suo piu’ acerrimo nemico (?):Bill.
Chiudevo il mio post su KillBill vol.
I chiedendomi come si sarebbe risolto il conflitto tra i due sessi,
Tarantino ancora una volta riesce a sbaragliare tutte le aspettative e in un
secondo capitolo con maggiore unita’ stilistica (tutte le due ore di film sono
risolte in campi e contro campi, esclusa l’incursione horror) e musicale che gli
permette di approfondire meglio la psicologia dei personaggi, supera la dualita’
tra maschile e femminile per porci dinnanzi alla complessita’ della persona:
l’affascinante teoria dei supereroi non e’ sufficiente per Beatrix Kiddo che
forse merita la sua sofferta vendetta non tanto per l’eccelsa bravura con le
arti marziali ma perche’ riesce a vivere i molteplici aspetti della personalita’
di un individuo: infatti se nei titoli di coda i suoi antagonisti hanno come
alterego il solo nome di battaglia (ad esempio Bill, AKA Incantatore di
Serpenti), la donna interpretata da Uma Thurman nel film e’ stata La Sposa,
Black Mamba, Mamma: in una parola Beatrix Kiddo.
Il vestito da sposa
Un mese prima delle nozze, dopo l’ultima prova dell’abito da
sposa, Stella viene violentata da quattro uomini incappucciati. La sua vita
subisce una svolta drammatica: il rapporto con suo fidanzato si incrina,
abbandona gli studi. Dopo un anno sembra essersi ricostruita una vita, accanto
al titolare dell’atelier che le aveva realizzato l’abito da sposa, ma scoprira’
che lui faceva parte del quartetto di stupratori.
Raccontata cosi’ la trama
sembra quella di un thriller americano, ma a Fiorella Infascelli, che si e’
liberamente ispirata a una storia vera interessa seguire l’evoluzione della
personalita’ di Stella, con uno sguardo distaccato nei momenti piu’ drammatici e
alcune scene di forte valenza psicologica (tra tutte il primo piano dell’oblo’
della lavatrice mentre l’abito nuziale si tinge di rosso avvoltolandosi su se’
stesso).
Il vestito da sposa e’ il simbolo di una vita tranquilla, protetta,
socialmente appagante (spesso dopo la fine della relazione la ragazza chiede
cosa la gente dica del fatto che il matrimonio sia andato a rotoli). Lo stupro
sottolinea come la vita della protagonista fosse delegata (anche prima) alle
decisioni della madre e del fidanzato: sono loro che la consigliano di non
denunciare il fatto, che proteggono la sua voglia di isolarsi dicendo che e’
malata, ma il fidanzato non e’ in grado di condividere con lei il suo dolore e
sparisce lasciando solo una lettera di commiato. Piu’ che un film
sull’incomunicabilita’ tra i sessi mi pare che il tema centrale sia
l’incomunicabilita’ del dolore e il lavoro su se’ stessi necessario per uscirne:
anche la madre non e’ sempre in grado di entrare in contatto con la figlia e la
scelta di ambientare la storia in provincia, sullo sfondo di una natura
bellissima ma matrigna che assiste indifferente al travaglio di Stella e degli
altri protagonisti, sottolinea questo aspetto.

