Thrilling

Italia 1965, Dino de Laurentiis Cinematografica
con Nino Manfredi, Walter Chiari, Alberto Sordi, Sylva Koscina, Alexandra Stewart, Dorian Gray, Tino Buazzelli, Nicoletta Machiavelli, Oretta Fiume, Rossana Martini, Milena Vukotic, Giampiero Albertini, Magda Konopka, Alessandro Cutolo, Cesare Gelli, Federico Boido, Luciano Bonanni
regia di Ettore Scola, Gian Luigi Polidoro, Carlo Lizzani

Thrilling-


Film a episodi il cui valore è pari alla fama del regista.
Il primo episodio, Il vittimista, è diretto da Ettore Scola: un professore di latino è convinto che la moglie tedesca voglia ucciderlo. Lo psicanalista in una sola seduta gli spiega che il suo è solo un senso di colpa dovuto alla relazione extraconiugale: la pace familiare torna quando Nanni lascia l’amante ma..
L’episodio più lungo e più riuscito dove Scola gioca smaccatamente con Hitchcock: una delle bambole su cui Frida riversa le frustrazioni della mancata maternità assomiglia alla mamma di Psyco, il caffè che potrebbe essere avvelenato viene seguito nel percorso dalla cucina al bagno come il bicchiere di latte ne Il Sospetto ma in perfetto stile commedia all’italiana, Nanni lo versa direttamente nel cesso. Esilarante il dialogo con lo psicanalista che si conclude con un “c’hai l’amica” davanti al quale il professore nega e solo da quel momento entra in scena la figura dell’amante di cui nemmeno lo spettatore sospettava l’esistenza.


Thrilling

Sadik, il secondo episodio diretto da Gian Luigi Polidoro è il più debole: l’ingegner Bertazzi rischia il fallimento se non riceverà la conferma di un fido bancario dalla Svizzera. Tornato a casa trova la moglie come sempre immersa nella lettura dei fumetti e proprio quella sera gli chiede di mettere in pratica una fantasia erotica ispirata al suo personaggio preferito, Sadik. Nonostante abbia altro per la testa Renato indossa il costume e si appresta a scalare il palazzo con scenette anche simpatiche ma strangolerà la moglie quando questa riattacca il telefono alla banca svizzera.


Sadik

L’autostrada del sole è l’ultimo segmento diretto da Carlo Lizzani, con un Alberto Sordi spumeggiante nei panni di Fernando Boccetta, un automobilista gradasso in guantini da corsa, camicia sbottonata fino alla vita sul petto villoso e cappello di paglia, che con una vecchia seicento sfida veicoli molto più rombanti sull’autostrada del sole. Ha un piccolo incidente con un milanese che se ne va senza lasciargli i dati, Fernando lo insegue e la resa dei conti si avrà nell’albergo della Torre, i cui proprietari sono una manica di feroci assassini che riescono quasi ad incastrare Boccetta come il “killer dell’autostrada”
Episodio molto divertente retto da Alberto Sordi che dipinge da par suo un mediocre tanto borioso quanto piagnone. Interessante l’idea della famiglia di serial killer, sviluppata negli horror americani anni ’70, Lizzani mette l’accento sulle motivazioni economiche dell’abbrutimento: l’albergo è stato aperto per elevarsi dal rango di contadini ma l’impresa è presto fallita perché l’autostrada ha reso la locanda un posto fuori mano.


Thrilling

Ottima colonna sonora con le scanzonate hit anni ’60 che per contrasto sono perfette anche nei momenti thriller, Ciao Ciao è il tormentone del primo epidodio, la canzone di chiusura, La regola del gioco è scritta da Ennio Morricone.

La schivata

Laschivata

Periferia parigina: Krimo prende una cotta per Lydia, una compagna di scuola, dopo averla vista provare la recita scolastica, per amor suo vestira’ i panni di un improbabile Arlecchino..

Il film che ha fatto incetta dei premi principali all’ultima edizione dei Cesar e’ giocato tutto sui toni della leggerezza e dell’immedesimazione: leggera e frivola come una damina del settecento, Lydia percorre gli spazi squallidi tra i casermoni del quartiere indossando il suo costume di scena: tutto si trasfigura nella luce di quell’abito fuori dal tempo e Krimo non puo’ fare a meno di restare abbagliato da una visione cosi’ diversa dalla normalita’ in cui vive.
Come nell’opera di Marivaux che i ragazzi devono recitare, c’e’ lo scambio di ruoli tra servi e padroni, cosi’ Kechiche, il giovane regista di origine nordafricana, ci fa provare le emozioni dei preadolescenti delle banlieue, i primi palpiti amorosi uguali per tutti i quattordicenni del mondo, con le incursioni verso l’altro sesso che avvengono solo in delegazione, in compagnia degli amici piu’ fidati ed e’ bello scoprire che ancora oggi i codici amorosi sono gli stessi di dieci, venti o trent’anni fa..
Operato questo processo d’identificazione, lo strappo che ristabilisce la distanza con quel mondo “degradato” risulta ancora piu’ netto: per la risposta tanto attesa alla proposta di mettersi insieme da parte di Krimo, la tensione si fa piu’ palpabile ed e’ nell’aria che qualche cosa deve accadere, ma non ci si aspetta che il pugno nello stomaco arrivi da quella direzione cosi’ inaspettata e il disagio dello spettatore che fino a poco prima sorrideva alla propria adolescenza ormai lontana e’ racchiuso nella silenziosa lacrima d’umiliazione che scende dalla guancia di Frida.

Fiori, la mostra delle assenze

Fiori

La mostra Fiori che si tiene a Biella fino al 27 giugno percorre il
genere della pittura floreale dall’inizio del XII secolo fino alla prima meta
del secolo scorso. Se spiega chiaramente come nasce la pittura floreale sul
finire del Cinquecento anche dietro la spinta religiosa della Controriforma, per
cui i primi quadri che rappresentano vasi di fiori sono molto semplici, con
esemplari di flora tipicamente europea sistemati in umili bocce di vetro, con
petali caduti ed insetti anche spiacevoli ad indicare la caducita’ della vita e
della vanita’ ed illustra come, con il passare degli anni questo tema si
trasformi in un genere calligrafico con vasi importanti e fiori esotici per
terminare nella moda delle ghirlande che alla fine del seicento incorniciano
quadri di matrice religiosa oppure i ritratti, la mostra perde un po’ di
mordente nel voler ripercorrere cinque secoli di pittura floreale: saltando a
pie’ pari tutto il periodo neoclassico di cui viene rappresentata solo la
pittura a scopi scientifici, del periodo impressionista vengono mostrate
relativamente poche opere: il Monet citato e’ in realta’ solo un’attribuzione e
aleggia su tutto la mancanza di opere come Gli iris o I girasoli
di Van Gogh: se e’ comprensibile che queste opere, come un quadro
dell’Arcimboldo, o Le ninfee o un quadro di Frida non avrebbero potuto
stare tutte nella stessa mostra perche’ nessuna assicurazione avrebbe coperto un
capitale cosi’ ingente in un museo appena nato e decentrato come quello
biellese, un po’ meno comprensibile e’ l’assenza (neppure citata negli
estremamente nozionistici cartelloni che introducevano le sale) di un’artista
come Georgia O Keeffe che ha fatto della pittura floreale e della natura morta
il tema centrale della sua opera.


Georgiaokeeffe

Da sottolinerare il prezzo esorbitante del
catalogo: 59 euri.
In tutto cio’ sono riuscita ad innamorarmi di un piccolo
quadro di Giovanni Boldini: Le viole del pensiero che rappresenta un
cartoccio di viole mentre viene raccolto da una mano che appartiene certamente a
una di quelle meravigliose dame
dei suoi dipinti: in quel semplice gesto c’e tutta l’attenta preparazione di una
toeletta per un’uscita mondana e la predominanza dei grigi da un tono triste
all’operzione, forse i fiori sono caduti, chissa’.. Purtroppo il quadro non ha
riproduzioni in rete e visto il costo del catalogo non ho neppure il supporto
cartaceo per mostrarvelo.