Leningrad Cowboys: Zombie Paradise

ZombieparadiseQuando alcuni mesi fa la Vodafone mi mando’ un sms in cui mi invitava sul sito per scoprire tutto sulla nuova canzone del loro spot, sorrisi e avrei voluto rispondere: “Abbbelli! Ho riconosciuto subito i Leningrad Cowboys e la loro versione di Happy Together: c’ho pure il disco, comprato alla Virgin di Amsterdam nel 1998 o giu’ di li’!”.
Ora che il laif is nao di Totti e’ stato sostituito da Silvio “zeppola” Muccino e al posto di The final countdown degli Europe c’e una non meglio identificata lagna di Ligabue, l’unica soddisfazione e’ quella di poter trovare anche in Italia il nuovo cd dei Leningrad Cowboys, Zombie Paradise.
Dopo sei anni di silenzio i surreali musicisti finlandesi dal lunghissimo ciuffo sono tornati e sono diventati cattivi, come dimostra anche la copertina del cd: uno scheletro dal lungo ciuffo che beve benzina da una tanica.
Abbandonate le divertenti rivisitazioni a suon di balalaike e cori dell’Armata Russa, in questo disco i Leningrad Cowboys rivedono alcuni classici americani in chiave hard rock, con venature punk: Goldfinger e’ arricchita da svisate di chitarre elettriche, che inacidiscono anche la malinconia di Perfect Day, mentre Puttin’on the Ritz, Manic Monday sono stravolte da un punk irriverente e Ring of fire (proprio quella scritta da June Carter!) ricorda un po’ lo stile in cui Marilyn Manson fece sua Sweet dreams degli Eurythmics, in piu’ ci sono le trombe campionate che sono un inquietante fantasma dei fiati dell’originale.
Potete farvi un’idea del loro nuovo stile guardando il loro nuovo video dove non manca una simpatica resurrezione come ai tempi di Leningrad Cowboys go America.

Il caso Cattelan

"Nelle arti figurative, forse l’artista più indicato a
rappresentare l’attrazione-repulsione, il voyerismo e la complessità delle
reazioni umane (forse solo di noi occidentali?) di fronte alle immagini a volte
assurde, a volte violente, a volte assurdamente violente, é Maurizio Cattelan
che con le sue provocazioni porta in superficie la schizofrenia con cui
l’occidentale medio reagisce a un contesto sempre più complesso, di sempre più
difficile lettura, e di interpretazione sempre più contraddittoria."
Questa
e’ l’acuta risposta che quel geniaccio di allure dava al mio intervento sulla
tortura nello spazio riservatomi da
Renzo
.

Cattelan

Il
caso Cattelan ha avuto un relativo riscontro sui media perche’ i grandi traini
televisivi stanno ravanando nel lubrico caso delle torture in Iraq e la terza
pagina questa settimana e’ stata sconvolta dal successo del Salone del Libro di
Torino, assaltato dai comici di Zelig e oscurato da centinaia di libri col
faccione di Totti.
Intanto a Milano si consuma la tragicommedia del mondo
dell’arte che getta un oscuro riflesso sulla nostra situazione politica.
In
Piazza 24 Maggio dal 5 maggio al 6 giugno viene esposta l’ultima opera di
Maurizio Cattelan, l’artista su Carnet di questo mese la definisce una
favola senza lieto fine, una leggenda metropolitana, un’allucinazione: si tratta
di tre bambini appesi ad un albero: impiccati per alcuni, sospesi secondo
l’artista. Nella notte un eroico cittadino (ubriaco) decide di smontare l’ opera
e rischia di rompersi l’osso del collo salendo sull’albero. Si scatena la
bagarre tra chi difende l’opera e chi la giudica offensiva, in prima linea su
questo fronte i leghisti che scordandosi che Cattelan e’ nativo di Padova, cuore
del profondo nord, lo invitano ad andare a fare queste cose a casa sua (New
York, dove vive l’artista), non contenti appendono tre bambole gonfiabili (dopo
averle rivestite) vicino a Palazzo Marino perche’ l’opera di Cattelan e’
altrettanto pornografica. Questa la fonte
dove approfindire ulteriormente la notizia.
Secondo me Milano dovrebbe
intitolare a Maurizio Cattelan una via, non tanto per meriti artistici ma come
eroe della patria perche’ ha svelato, per chi non se ne fosse ancora accorto, la
pochezza intellettiva di chi dovrebbe guidare questo
paese.