Marilyn Monroe
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Oggi Marilyn compirebbe 78 anni.
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La vendetta del mostro
In effetti qui ci dovrebbe stare il resoconto della visione de
Il Mostro della laguna nera, versione originale sottotitolata, proiettato
la scorsa settimana al Cinema Massimo di Torino nell’ ambito della rassegna
dedicata alla fantascienza anni ’50, ma ahime’, una svista in tangenziale ha
fatto si’ che perdessi lo spettacolo.
Oggi volevo ricordare i 74 anni di Clint Eastwood (31.05.30) con il primo film in cui apparve nel 1955, senza essere accreditato ed ecco compiuta la VENDETTA DEL MOSTRO!!!!
A year ago..
Oggi questo blog compie un anno. Forse e’ un po’ stupidino
festeggiare il compleanno del blog, ma questa esperienza mi ha dato tante
emozioni, che merita il festeggiamento del genetliaco, e soprattutto vanno
ricordate tutte le persone con cui ho interagito, discusso litigato riso: grazie
a tutti, cento di questi giorni (sperando che non ci oscurino
)
Gli inediti della RKO
Le tre notti di FuoriOrario dedicate alla RKO e in particolare al produttore Val Lewton, di cui il 7 maggio scorso ricorreva il centenario della nascita, si sono aperte con tre film inediti.
Considerando che la reinvenzione dell’horror fantastico a basso costo da parte di Lewton avvenne durante gli anni del secondo conflitto mondiale e che tutte le sue produzioni contengono una forma latente di propaganda bellica, i film in prima visione sono quelli piu’ intrisi di spirito propagandistico.
The Ghost Ship del 1943 e’ un interessante thriller psicologico ambientato su una nave.
Il giovane Tom Merrian appena uscito dall’accademia viene assunto come terzo ufficiale sull’Altair, la nave da trasporto agli ordini del capitano Stone. All’inizio il giovane e’ affascinato dalle teorie sull’autorita’ esposte dal comandante, ma ben presto si accorge che questa filosofia e’ venata di follia. L’ufficiale scopre che il superiore ha ucciso un marinaio che ha osato lamentarsi e lo denuncia all’autorita’ mercantile, ma non viene creduto. Licenziato viene nuovamente imbarcato sull’Altair perche’ ferito durante una rissa: quello che lo attende e’ un viaggio di ritorno braccato dal comandante ormai deciso ad eliminarlo.
E’ facile scorgere la parabola sul totalitarismo che si nasconde dietro questa pellicola, ma pur non essendo un capolavoro contiene alcune scene da antologia tipiche del cinema di Lewton.
Spettacolare l’uso del grande gancio: dopo averlo fatto riverniciare il capitano non vuole che sia bloccato perché altrimenti si rovinerebbe il lavoro e cosi nella notte, col mare agitato diventa un tentacolo, un serpente di mare che distrugge l’imbarcazione e che gli uomini tentano disperatamente di bloccare. Ancora piu’ eccelsa la scena della morte del marinaio nel pozzo che ne deve contenere la catena: l’uomo sta nel vano controllando la disposizione dell’arrotolamento della catena, quando dovrebbe uscire si accorge che e’ stato chiuso dentro, urla ai compagni di fermarsi ma la sua voce e’ sovrastata dal frastuono e muore tra le spire di quello che pare un grande pitone metallico: affidare il massimo momento di pathos al sonoro piu’ che alla scena della morte e’ uno dei diktat di Val Lewton.
Altro marchio di fabbrica lewtoniano e’ la presenza di un personaggio inquietante: qui il marinaio muto, dal viso butterato, quasi un personaggio di Browning, che si rivela risolutivo per la vicenda.
Si tratta insomma di un buon film che non so come mai ha meritato il pollice verso da FilmTv, probabilmente si e’ trattato di uno scambio con il giudizio del film di sabato notte Youth run wild che descrive la situazione dei giovani ragazzi americani in tempo di guerra: abbandonati dai genitori che sono al fronte o al lavoro nelle fabbriche di materiale bellico, finiscono spesso nelle maglie della delinquenza.
Il film e’ un’operina agiografica di una giovane americana di cui non ricordo il nome che creando circoli ricreativi per i ragazzi fece crollare il tasso di criminalita’ nella sua citta’: ascoltata questa storia (sicuramente vera) la protagonista si incammina verso il futuro con gli occhi scintillanti che neanche Jennifer Jones in Bernadette..
Mademoiselle Fifi del 1944 e’ un film a favore della resistenza francese.
Tratto da due novelle di Maupassant e’ ambientato nel 1870 durante la guerra
franco prussiana, e ha per protagonista l’icona femminile di Lewton, Simone
Simon: da notare come nella locandina sia ammaliatrice e pericolosa come la
Irina di CatPeople, mentre nel film e’ una giovane e pudica lavandaia
animata da un forte spirito patriottico che viaggia in diligenza attraverso la
Francia assieme ad alcuni nobili che stanno abbandonando il paese per riparare
in Inghilterra. La carrozza viene fermata dai prussiani e non potra’ ripartire
finche’ la piccola lavandaia si ostinera’ a non voler mangiare con il tenente
della guarnigione, soprannominato Mademoiselle Fifi’: all’inizio i suoi compagni
sostengono il suo empito patriottico, ma ben presto la invitano a cedere per dar
loro modo di tornare ad occuparsi degli affari che li attendono. La ragazza
soccombe alle pressioni dei compagni di viaggio, ma il mattino dopo in carrozza
sara’ circondata dal loro disprezzo. Avra’ modo di vendicarsi del perfido
prussiano a Claresville, sua citta’ natale dove la campana tace dal giorno
dell’occupazione.
Non un horror, ma un film storico che punta su uno studio
psicologico ineffabile soprattutto quando i personaggi sono costretti a
convivere nello spazio angusto della carrozza: l’indifferenza per la povera
ragazza da parte dei nobile e’ superata durante la prima parte del viaggio dal
fatto che ella e’ l’unica ad aver pensato a portarsi del cibo che divide con i
nobiloni, resi piu’ accomodanti dalla fame. Il disprezzo in cui cade per essersi
concessa (almeno nel loro pensiero) al prussiano e’ stigmatizzato ancora una
volta da un momento di convivialita’: questa volta la ragazza e’ l’unica a non
aver cibo per il viaggio e i suoi compagni gustano le loro vivande ignorandola
volutamente.
25.05.54
Hero
Nel
221 avanti Cristo la Cina che conosciamo noi geograficamente non
esiste. Il territorio è diviso tra sei grandi regni sempre in lotta tra
di loro. Il re di Qin è il più feroce e ha intenzione di conquistare
gli altri cinque territori. Sono in molti ad attentare la sua vita. Da
un piccolo distretto un guerriero che viene chiamato “Nameless” arriva
al cospetto del re portando con sé, le spade dei tre guerrieri più
temuti dal re: Sky, Flying snow e Broken sword. Mano mano che le armi
verranno presentate “nameless” verrà ricompensato con oro, terreni e la
possibilità di stare sempre più vicino al re, come mai nessuno prima….
Prima di parlare del film, lasciatemi lo spazio per fare un po’ di
polemica. La solita polemica di chi ama il cinema orientale. E’ mai
possibile che un film uscito nel 2002, distribuito nelle sale di tutto
il mondo (dall’Inghilterra alla Francia, dalla Lituania alla Croazia) a
metà del 2004 in Italia non si sia visto né nelle sale né in dvd o via
satellite… E dire che i presupposti per vedere questo film c’erano
tutti. Un wuxiapian (film di combattimenti cavallereschi) che avrebbe
potuto bissare il successo de La tigre e il dragone, un film di Zhang
Yimou, le cui fatiche hanno sempre trovato spazio sui grandi schermi
italiani, la produzione di quel colosso che ormai è la Miramax.
Nonostante tutti questi aspetti favorevoli il film in Italia risulta
invisibile. C’è ancora chi spera che possa uscire nello stanco periodo
estivo (stanco solo qui), e nonostante le perplessità che la pellicola
mi ha suscitato, lo spero anche io.
Dicevo delle perplessità, c’è la scena di uno scontro su di un lago. I
due contendenti danzano sulla superficie dell’acqua nel momento in cui
un piede dovesse finire un po’ sotto la superficie viene perso il
controllo del movimento. Ecco Zhang Yimou ha paura di andare oltre la
superficie. Peccato, perché una storia più compatta, dei personaggi
tratteggiati meglio e alcuni evitabilissimi commenti pleonastici
avrebbero resto questa pellicola degna dei film storici del genere
wuxiapian, degna del maestro King Hu. Invece Zhang Yimou s’interessa
solo della superficie, di creare scene dal forte impatto cromatico e
visivo, sperando che da questo possa scaturire una poesia che la storia
non riesce a trasmettere. Ma la poesia delle sue immagini sta al cinema
come il movimento new-age sta alla filosofia. Dopo un primo forte
impatto visivo, ben presto ci si accorge che non c’è nulla di più che
una esagerata ricerca estetica fine a se stessa.
Chi non fosse avvezzo con il genere wuxiapian si lascerà più facilmente
ammaliare dalle meravigliose immagini di Hero, ma chi avesse più
confidenza con questo genere riconoscerà molto presto la “furbizia” di
questa operazione che più che proseguire la tradizione orientale è uno
smaccato riadattamento per un novello pubblico occidentale, e i soldi
della Miramax sono lì a testimoniarlo.
Nunzio vobis..
Se vuoi essere un blog di tendenza devi avere almeno un
collaboratore e io, modestamente mi sono accapparata uno dei migliori talenti
cinefili sulla piazza, preparatissimo sul cinema moderno orientale di cui io
sono un po’ digiuna
(arrivo fino a John Woo) so ladies and gentleman i’m glad
to introducing you niente popo di meno che:
D-ANIKI!!!!
Altra segnalazione televisiva
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Sempre domenica 23 maggio, ma alle ore 21.00 Rai3 propone il
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Monster
Con questa recensione inizia la mia collaborazione a impattosonoro
Il film di Patty Jenkins ispirato alla serial killer Aileen Wuornos non si puo’ dire completamente riuscito. Probabilmente il fatto di aver portato sullo schermo una storia cosi’ recente (la Wuornos e’ stata giustiziata nel 2002 dopo 12 anno nel braccio della morte) non ancora sedimentata, e’ il motivo per cui la storia risulta didascalica, indecisa se tratteggiare a pieno il ritratto disturbante di una donna psichicamente instabile o gettare uno sguardo compassionevole sulla sua vita presa ad esempio del fallimento del sogno americano: in un mondo di looser che vive ai margini della societa’, oppresso dal puritanesimo di facciata che spesso sfocia in esaltazione religiosa le piu’ deboli sono le donne, come testimonia la battuta dell’amica di famiglia che cerca di riportare Selby sulla “retta via” dell’eterosessualita’ ricordandole che quando avra’ bisogno di un tetto sulla testa sara’ disposta a fare l’amore anche con un uomo.
Sicuramente meritate le lodi per l’interpetazione di Charlize Theron,
stupefacente non tanto nell’imbruttimento ma nella gestualita’ sgraziata, quasi da bullo di periferia, supportata da una spalla di altrettanta bravura come Christina Ricci nel ruolo dell’enigmatica Selby.