Mancano meno di due settimane alla chiusura dell’Expo: rinunciare a causa della ressa o non perdersi l’occasione di partecipare all’evento?
Io ho optato per una versione soft una visita serale (che da settembre inizia alle ore 18,00 per concludersi alle ore 23,00; alle 24,00 nei finesettimana). Ho scelto di andarci di lunedì, con i mezzi pubblici: arrivando da Genova e parcheggiando a Famagosta ci vuole quasi un’ora per arrivare a destinazione ma almeno sono tempi certi rispetto a quelli imprevedibili della tangenziale congestionata dei pomeriggi feriali.
Qualche minuto per i controlli di routine, come quelli aeroportuali e ci si inoltra alla scoperta dell’Expo. E’ una gioia per gli occhi e per l’olfatto, da non perdere assolutamente i cluster dedicati alla frutta, le spezie e quello inebriante del caffè e del cioccolato. I padiglioni i sono limitata a vederli solo dall’esterno, cosa che avrei fatto anche con meno ressa e più tempo a disposizione: sinceramente non capisco le persone che ieri si sorbivano tre ore di coda per entrare nei vari padiglioni, quasi tutti presi d’assalto, avrei fatto un’eccezione per quello del Nepal o per Palazzo Italia ma la folla in attesa scoraggiava i miei buoni propositi.
Ho avuto la sensazione di trovarmi in un’enorme fiera, in fondo non troppo diversa da quelle patronali delle nostre città: l’allegria gli odori la curiosità che si provava quando si andava alle giostre.
Sono contenta di quello che ho avuto nel tempo impiegato: per la soddisfazione di aver partecipato,anche solo una vista serale può bastare.
Categoria: diario
#MottaVisconti
La cronaca nera è riuscita a scalzare anche l’ottimismo di questo inizio Mondiali e sui social non si parla altro che di Yara e della tragedia di Motta Visconti. Sono molto colpita dallo scalpore suscitato da questo secondo caso perché ormai in Italia il femminicidio è all’ordine del giorno: ancora stamattina dopo i lunghi servizi dedicati ai due casi in questione, è stata necessaria anche qualche laconica parola per segnalare altri DUE casi di donne assassinate. Anche l’infanticidio legato alle tragedie familiari purtroppo non è più una novità, allora cosa colpisce tanto del caso di Motta Visconti, orripilante tanto quanto tutti gli altri?
M’inquieta l’ipotesi che a generare il diffuso ludibrio sia il fatto che il marito assassino non fosse l’abbandonato ma colui che voleva rifarsi una nuova vita e se questa mia strampalata teoria fosse vera capite bene che nel senso comune più deleterio degli italiani è quasi inconsciamente accettabile che una donna che voglia lasciare il marito venga punita a morte mentre sconcerta l’omicidio di una donna che non voleva lasciare la famiglia: siamo alla versione 2.0 del delitto d’onore?
Il mio primo ebook
Non avevo timori o preconcetti negativi nei confronti degli ebook, anzi la scelta era quasi obbligata visto che ho terminato le pareti di casa da destinare a libreria e la convenienza economica è davvero notevole: ieri ho comprato quattro libri alla modica cifra di euri 11,96 meno del prezzo di un singolo libro cartaceo.
Ero quindi praticamente certa di non appartenere a quei due lettori su tre che dopo essersi avvicinati alla lettura elettronica cono tornati a quella cartacea.
Quello che mi ha sorpreso è stato il fatto di terminare un libro di 500 pagine in soli quattro giorni in meno di cinque ore di lettura: sarà che la retro illuminazione del Kobo Glo mi fa “l’effetto computer” tenendomi sveglia ma favorisce anche la concentrazione. Da sempre per me la lettura è il cuscino tra realtà e sonno (quando arriva) e pur essendo un primo amore, le varie distrazioni avevano pian piano rosicchiato il tempo da dedicare ai libri che arriva dopo quello riservato ai film, i serial, il passaggio sui social.. Confesso insomma che negli ultimi tempi mi abbioccavo sui libri dopo quattro o cinque pagine e che la mente divaghi mentre leggo costringendomi poi a tornare indietro di qualche buon paragrafo mi è sempre successo, almeno fino all’incontro con il Kobo. Forse sarà solo l’eccitazione della prima volta e presto tornerò alle mie pessimi abitudini ma di certo questa prima lettura mi ha regalato una concentrazione di cui avevo perso il sapore non facendomi rientrare neppure in quella casistica di di persone che ricordano con più difficoltà quanto letto virtualmente. E posso assicurare che il merito non va certo al volume in lettura, il mediocre Leonie di Sveva Casati Modignani, scelto tra quelli in omaggio all’acquisto del Kobo: se l’esperienza di lettura è stata piacevole sono ancora imbranata a livello tecnico e solo ieri sono riuscita a trasferire sul device la ventina di ebook già acquistati nei mesi precedenti.
Saggezza popolare
E cosi’, il sire nostro che e’ in the sky, per giustificare la trovata dell’ampliamento del 20% di ogni villetta italica si rifa’ a un detto, che detto in francese fa tanto chic, (se l’edilizia va, si riprende tutta l’economia) ma resta il fatto che la risposta italiana alla crisi si basa su un detto, un proverbio, una vox populi per un populismo migliore.
Perche’ ho tolto il blogroll
Visto che e’ una domanda che mi e’ stata posta piu’ volte in diverse sedi rispondero’ pubblicamente a chi e’ cosi’ interessato a codesta questione.
Ho tolto il blogroll perche’ buona parte dei blog segnalati era ormai inattiva da tempo e siccome molti dei blog in standby erano quelli con cui avevo rapporti piu’ stretti, davvero non avevo cuore a un repulisti lasciando solo i blog attivi con cui avevo effettuato solo uno scambio di link per educazione o per esplicita richiesta, per cui ho deciso di eliminare il blogroll la cui funzione del resto e’ sostituita da tempo dalla lettura dei feed aggiornati dei blog che realmente mi interessano.
Quindi si tratta di una motivazione puramente sentimentale, se poi qualcuno risente del calo di qualche decimo di punto su technorati (non credo davvero che li mio dis-link possa valere di piu’!) mi dispiace, ma al cuore non si comanda!
Per me e’ falso
Sabato 22 giugno si e’ formato un nuovo cropcircle in quel di Pontecurone, a quattro anni di distanza dal precedente caso.
E’oggettivamente molto bello e si poteva tranquillamente vedere (almeno fino a domenica scorsa, ora non so se c’e’ ancora) dal cavalcavia sulla ferrovia accanto al cimitero.
Domenica grazie ai miei contati con l’Aeroclub di Alessandria mi sono fatta scattare alcune foto e la delusione nell’ingrandimento e’ stata notevole: si vedono chiaramente delle strisce diagonali per l’allineamento del cerchi e l’ultimo cerchio sul lato sinistro non rispetta la simmetria.
Siccome una delle caratteristiche principali che contraddistingue i crop circle e’ la perfetta padronanza della geometria frattale, linguaggio universale della madre terra, secondo me il crop circle di Pontecurone e’ decisamente falso.. a meno che non si sia trattato di un altro maldestro tentativo di Stu!
Ucci Ucci sento odor..
E cosi’, a dieci giorni dall’inaugurazione, sono finalmente andata al nuovo multiplex UCI Cinemas aperto a pochi chilometri da casa mia (esattamente 6 minuti di automobile).
Il complesso si posiziona ai primi posti delle mie memorie cinematografiche olfattive con il suo odore di nuovo, di plastica nuova, per l’esattezza plastica FIAT, si’ quello inconfondibile che emana per mesi un’automobile FIAT nuova.
E’ stata un’esperienza olfattiva interessante quella di entrare in un cinema che sa cosi’ di nuovo, se penso alle mie percezioni olfattive nei cinema, il primo a corrermi incontro e’ il sottile odore di cera per parquet della sala Zandrino del Comunale, mentre nell’attigua sala Ferrero ti coglie l’odore della polvere del palcoscenico che non viene mai spazzato. Entrare all’Arcadia di Melzo significa essere avvolti nel sapore dolciastro dei popocorn e degli altri snacks che per fortuna non mi perseguita all’interno delle sale. I ricordi del cinema del passato sanno di stantio, della polvere accumulata nei pesanti tendaggi di velluto ma per gli alessandrini il cinema avra’ sempre l’odore acre del petrolio che copre la nota di marcio che per anni ha caratterizzato i locali del centro travolti dall’alluvione del ’94.
Chiusa la parentesi olfattiva, torniamo al nuovo UCI che dalla pubblicita’ ho scoperto doversi pronunciare iusiai. Veramente credo che ci tornero’ poco in questo multiplex, nonostante l’impressione positiva dell’ambiente: pulizia comodita’, buon audio, ma ahime’ caro come il sangue (anche lo spettacolo pomeridiano a prezzo intero!!!) per chi al cinema ci va due o tre volte alla settimana pagando sempre di tasca propria come la sottoscritta e se questo cinema non pratichera’ qualche altro sconto o convenzione oltre il lunedi’ a 4,70 euri (contro i 4,00 di tutti gli altri dei dintorni tacendo del Sociale di Tortona che il lunedi’ e il mercoledi’ arriva a 3,50) credo che per i prossimi anni il ricordo della plastica nuova rimarra’ l’unico che avro’.
Do ut des
Oggi pubblico questo widget che pubblicizza la guida turistica online di Milano perche’ queste esimie persone hanno scelto anche una mia foto per illustrare il Castello Sforzesco, nella Schmap Milan Fourth Edition.
E per una dilettante della fotografia come la sottoscritta son soddisfazioni, lascatemelo dire.
italioti
Ieri sono andata a Milano per vedere la mostra Cracking art, come al solito all’ultimo giorno e se ve la siete persa mi spiace per voi perche’ vi siete persi qualcosa di davvero piacevole e divertente.
Dopo la mostra era praticamente d’obbligo una visita al Castello Sforzesco, con tanto di macchina fotografica e cavalletto per immortalare le luci della sera; sono entrata al castello da un ingresso laterale, quello piu’ vicino alla Fondazione Mazzotta da dove arrivavo. Una volta nel cortile, sulla sinistra di questo ingresso ci sono alcuni reperti marmorei in esposizione e una simpatica combriccola di persone stava usando queste antichita’ come gradino per rialzare la seconda fila nella foto di gruppo, alle rimostranze della custode che ha gentilmente chiesto di scendere perche’ non si puo’ salire sui monumenti la risposta e’ stata “cinque minuti”, al che la custode ha fatto presente che si trattava di tombe e ancora una volta sono stati garantiti solo cinque minuti di vandalismo per finire il reportage fotografico.
I protagonisti di questa gustosa scenetta non era una banda di bulletti usciti dalla suburra, neppure un gruppo di provincialotti “gnurant”: gli abiti eleganti e l’italiano senza accento testimoniavano che non si trattava ne’ di baluba venuti giu’ dai monti con la piena o saliti dal profondo sud, erano proprio dei perfetti rappresentati dell’imperante razza italiota.
a chi di dovere
Si avvicinano le elezioni amministrative e la buca delle lettere strabocca ogni giorno di piu’ di manifestini di propaganda elettorale che prelevo dalla cassetta postale per depositarli direttamente nel bidone della carta da riciclare, c’e’ solo un partito (di cui nella mia magniminita’ da par condicio tacero’ il nome) che si distingue gia’ dalle precedenti elezioni inviando volantini incellophanati, presumo sia una astuta mossa di marketing per attirare l’attenzione del ricevente, or bene a parte lo spreco e l’ulteriore inquinamento, sappi genio della comunicazione che noto il tuo volantino perche’ l’occhio mi cade sul simbolo mentre divido la carta dalla plastica e proprio lo stupido gesto in piu’ che devo compiere per cestinarti, piu’ ancora dello spirito ambientalista, mi induce a non votarti mai, neppure se tra le tue file ci fosse il piu’ grande statista del secolo e questa frase e’ un paradosso o una frecciatina.