Frenzy

GB, 1972
con Jon Finch, Alec McCowen, Barry Foster, Billie Whitelaw, Anna Massey, Barbara Leigh-Hunt, Bernard Cribbins, Vivien Merchant, Michael Bates, Jean Marsh, Madge Ryan, Gerald Sim, Jimmy Gardner, Noel Johnson, Clive Swift, John Boxer, Elsie Randolph, George Tovey
regia di Alfred Hitchcock



Frenzy


Quando la sua ex moglie viene uccisa, Richard Blaney, ex ufficale della Raf, viene scambiato per il killer delle cravatte. La morte di Babs, sua nuova compagna e l’unica che gli crede, ne causa l’arresto ma capendo che a denunciarlo è stato il suo amico Rusk che gli aveva promesso un posto sicuro, Blaney intuisce che l’uomo è il vero assassino. Blaney organizza la fuga dalla prigione per vendicarsi di Rusk ma a casa sua trova il cadavere dell’ennesima vittima e sopraggiunge anche l’ispettore Oxford che però ha capito chi è il vero killer.



Frenzy


A 72 anni il maestro del brivido Alfred Hitchcock torna nella sua Londra per girare quello che sarà il penultimo film della sua carriera, una pellicola che ha diviso la critica, del resto c’è qualcosa di straniante nelle nudità e negli abiti moderni che contrasta con la composizione molto classica delle scene che sembrano le stesse di un Hitchcock anni ’50.
Come sempre Hitch ci regala il cameo della sua presenza nel prologo del film, tra la folla che ascolta un comizio sulla riva del Tamigi quando il fiume restituisce il corpo di una ragazza nuda con una cravatta al collo, l’ultima vittima del killer della cravatta che terrorizza la città.
Il film poi si sposta su Richard, l’ex ufficiale ora barista con il vizio dell’alcol: un bicchiere prima di iniziare il turno gli costa il posto di lavoro. Rimasto senza soldi, l’uomo va confidarsi con la ex moglie che ora gestisce un’agenzia per cuori solitari ma i suoi modi bruschi impensieriscono la segretaria che è piuttosto preoccupata nel lasciare sola la principale con l’ex marito. Alla fine Brenda e Richard vanno a cena insieme e la donna di nascosto gli lascia dei soldi.
Il giorno dopo Brenda riceve la visita di Rusk, cliente che la donna ha allontanato per i gusti particolari: Rusk è il killer delle cravatte e Brenda la sua prossima vittima.



Frenzy (2)


Se non sorprende che il regista sveli il colpevole già a inizio film, è piuttosto insolito che mostri l’efferatezza di un atto violento e l’aggressione di Rusk è decisamente sgradevole e il primo piano di Brenda dopo essere stata strozzata è osceno. Il vecchio regista sembra adeguarsi al gusto del nuovo giallo in voga nei primi anni ’70, ma la smentita arriva dall’omicidio di Babs che segue in piena fiducia Rusk nel suo appartamento: la macchina da presa segue i due lungo tutto il tragitto dal bar alla soglia dell’appartamento poi inizia una carrellata all’indietro che ci lascia immaginare le sorti della povera ragazza nelle mani dello psicopatico.
Frenzy potrà anche essere un film minore ma Hitchcock ne fa comunque un manifesto cinematografico contro la reiterazione degli omicidi così in voga nei thriller del periodo.


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Nella seconda parte del film predomina l’humor nero: Rusk si accorge di aver perso la sua spilla con l’iniziale e capisce che è rimasta nelle mani di Babs durante l’omicidio. Il killer si è già disfatto del corpo gettando il sacco che lo contiene su un camion che deve trasportare un carico di patate fuori città, gli tocca quindi intrufolarsi nel camion per cercare la spilla ma il camion parte e la ricerca dello spillone si trasforma in una grottesca lotta tra il cadavere e l’assassino che alla fine sarà costretto a spezzare le dita irrigidite dal rigor mortis per recuperare la spilla.
Altri tocchi umoristici vengono dalla vita privata dell’acuto ispettore Oxford vittima delle cene della moglie che sta facendo un corso di cucina francese. Mentre la mdp indugia sui suoi “manicaretti” la coppia discute serenamente del caso, anche nei particolari più sanguinosi ribadendo l’idea di portare un omicidio in ogni salotto alla base della serie tv Hitchcock presenta degli anni ’60.



-Frenzy


Frenzy è l’ennesima declinazione del classico tema hitchcockiano della persona accusata per sbaglio che deve dimostrare la propria innocenza, il ritorno suoi luoghi dell’infanzia (non solo Londra ma proprio il quartiere di Covent Garden) del vecchio maestro sembrano acuire quel vecchio ricordo della notte passata in prigione per volontà del padre: la cella ripresa dall’alto e quegli ispettori flemmatici che nel corso dei decenni hanno sempre mantenuto la stessa fisionomia, devono essere proprio simili a quelli di quel famoso aneddotto

Bagdad Café

Out of Rosenheim
Germania, USA 1987
con Marianne Sägebrecht, CCH Pounder, Jack Palance, Christine Kaufmann, Monica Calhoun, Darron Flagg, George Aquilar, G. Smokey Campbell, Hans Stadlbauer, Alan S. Craig, Apesanahkwat
regia di Percy Adlon



BagdadCafe


In vacanza in America con il marito, la bavarese Jasmin litiga con il coniuge e scende dall’auto con la valigia. Arriva al Bagdad Cafè, un motel distributore di benzina in mezzo al niente nel deserto del Mojave. A gestirlo c’è Brenda, che ha appena cacciato il marito fannullone (e la colpa è anche del marito di Jasmin anche lui sostato alla stazione di servizio). L’incontro tra la matronale tedesca e la sciatta americana non è dei più felici ma piano piano nascerà un’amicizia che trasformerà il Bagdad Cafè in un oasi nel deserto.


Bagdadcafe


La surreale commedia di Percy Adlon, reduce dal successo di Sugar Baby, sempre con Marianne Sägebrecht, anticipa per molti versi la commedia tipica del Sundance Festival: luoghi marginali, famiglia disfunzionale, personaggi bizzarri che in qualche modo riescono a superare le loro distanze (uscire dalla confort zone) e crearsi una loro personale felicità. Conditi da uno stile di riprese raffinato dalle inquadrature sghembe, gli elementi citati sono tutti presenti nel film: il caffè in mezzo al nulla sui bordi dell’autostrada, la nevrotica Brenda che gestisce motel, pompa di benzina e bar senza poter contare sull’aiuto di nessuno, cacciato il marito lazzarone non può far certo affidamento sui due figli, Sal che pensa solo al pianoforte e a fatica si occupa del figlioletto neonato e l’adolescente Phyllis che pensa solo ai ragazzi. Il caffè è il punto di ritrovo di una serie di personaggi sbandati che vivono nel motel: tra tutti la tatuarice Debby e l’ex scenografo di Hollywood Rudi Cox che si diletta di pittura e sarà il primo ad essere folgorato dalla grazia nascosta nell’austera Frau Muenchgstettner; ad interpretarlo c’è un bravissimo Jack Palance ex duro dei polizieschi anni ’50 che porta con incredibile eleganza una serie di variopinte di camicie di raso.



Bagdag cafè


Forse la rappresentazione dei due opposti femminili è semplicistica: l’opulenta e materna Jasmin in contrasto con la sciatta e secca donna di colore ma è interessante vedere come, man mano che si allentano le differenze tra le due donne anche le loro caratteristiche si ammorbidiscono: Brenda inizia a curarsi di più mentre Jasmin abbandona la sua rigidità teutonica: via il cappellino bavarese con le piume, i capelli sempre meno tirati nelle elaborate crocchie e indumenti sempre più scollati, fino a raggiungere l’accettazione delle proprie forme boteriane nell’evoluzione delle sessioni di posa per Rudi (il Mereghetti dice che i quadri sono stati realizzati veramente da Jack Palance).
Ci sono molti riferimenti alla pittura nel film, lo stesso regista dice di essersi ispirato a Dalì che ritroviamo neri colori vivaci della pellicola, c’è qualcosa di magrittiano soprattutto nella valigia maschile dato che Jasmin nella fuga ha preso quella del marito, la pompa di benzina in certe riprese ricorda il quadro di Hopper.
Bagdad Café è notissimo anche per la colonna sonora Calling you fu scritta appositamente per il film e divenne ben presto un successo mondiale tanto che dal film è stato tratto un musical oltre che una serie tv.