Challengers

USA 2024
con Zendaya, Josh O’Connor, Mike Faist, Darnell Appling, AJ Lister, Nada Despotovich
regia di Luca Guadagnino

Art Donaldson ha come coach la moglie Tashi, una promessa del tennis femminile che ha dovuto rinunciare alla carriera per un infortunio. Art vorrebbe ritirarsi ma la grinta di Tashi continua a determinare la sua carriera. È Tashi a decidere di iscrivere il marito a una Challenge con tennisti di seconda fascia, una vittoria facile che dovrebbe rinverdire il desiderio di vincere di Art. Sul campo da tennis però l’avversario è Patrick Zweig, un tennista di talento che non ha mai avuto successo e non è la prima volta che le strade di Tashi, Art e Patrick s’incontrano…

Come la pallina rimbalza da un lato all’altro della rete, così il film rimbalza tra la partita in atto e i continui flashback del passato dei tre protagonisti. Art e Patrick, amici fin dalla prima adolescenza, restano sedotti dal fascino e dallo spirito agonistico di Tashi che accetta inaspettatamente un loro invito e sembra proporre loro una cosa a tre per poi abbandonarli sul più bello alla loro latente attrazione omoerotica.

Da subito Tashi instaura un rapporto di dominio che corrisponde allo spirito con cui affronta le partite di tennis che lei vive come una relazione: il costringere l’avversario in determinate zone del campo, subire il suo contrattacco possono in fondo essere lette come una relazione di potere.
Inizialmente Tashi ha una relazione con Patrick ma le loro posizioni diverse sul tennis e sulla vita (torna spesso la domanda “stiamo sempre parlando di tennis?”) li allontanano e il legame si rompe definitivamente dopo l’infortunio della ragazza che si mette col più malleabile Art plasmando per lui la carriera che non ha potuto avere.

La storia si svolge tra il 2006 e il 2019, l’anno del Challenge in cui Art è stanco di giocare a tennis e vorrebbe ritirarsi mentre Patrick che ha buttato via la sua carriera chiede a Tashi di diventare la sua coach: chi vincerà la partita e il cuore della donna? Il finale sorprende per la sua irrisolutezza, diciamo che i due ragazzi sembrano liberarsi dalla malia di Tashi che però gioisce per aver visto finalmente una bella partita di tennis, Tashi è quindi l’incarnazione dell’agonismo puro.

Non è certo la prima volta che il tennis viene usato al cinema come metafora della vita, pensiamo a Match Point solo per fare un nome. Guadagnino ne esalta lo sforzo atletico e l’ideale eleganza; della raffinatezza, in fondo il regista è un cultore dai tempi di Io sono l’amore film che a sua volta presentava un triangolo amoroso ambientato a Villa Necchi lussuoso bene FAI in Milano.


Anche Challengers è un film patinato e a volte si sospetta che sotto l’eleganza formale ci sia poco altro, anche se il film riesce ad avvincere lo spettatore.

Stregata dalla luna

Moonstruck
USA 1987 MGM
con Cher, Nicolas Cage, Vincent Gardenia, Olympia Dukakis, Danny Aiello, Julie Bovasso, Feodor Chaliapin Jr., Nada Despotovich, Anita Gillette, John Mahoney
regia di Norman Jewison



Moonstruck


Loretta Castorini, rimasta vedova a trent’anni, accetta di sposare il suo corteggiatore, Johnny Cammareri appena questi rientrerà dal suo viaggio in Sicilia per dire addio alla madre morente. Johnny chiede alla fidanzata di contattare Ronnie, il fratello con cui non ha più contatti da anni per invitarlo al matrimonio. Loretta chiama il futuro cognato ma riceve una risposta sgarbata e decide di andare a parlargli di persona, tra i due scoppia la passione ma Loretta non intende rinunciare a Johnny pur sapendo di non esserne innamorata. Ronnie promette a Loretta che si farà da parte se lei lo accompagna all’Opera ad assistere alla Boheme. Loretta accetta ma dopo lo spettacolo si ferma nuovamente da Ronnie, intanto Johnny torna prima dalla Sicilia: la madre è improvvisamente migliorata e lui deve rompere il fidanzamento per non metterla nuovamente in pericolo di vita. Ronnie non perde l’occasione e propone a Loretta di sposarlo.



Stregatadallaluna


Stregata dalla luna è una commedia romantica, grande successo di botteghino e di pubblico che vinse ben tre oscar: quello di migliore attrice per Cher, quello di miglior attrice non protagonista per Olimpia Dukakis che interpreta la madre di Loretta e quello di migliore sceneggiatura originale.
L’idea vicente del film è proprio la rilettura della commedia brillante americana in chiave italoamericana: gran parte del film è ambientato a “Broccolino” e della comunità italiana si prendono in giro bonariamente vizi e virtù: la superstizione innanzitutto. Loretta crede di essere rimasta prematuramente vedova perché non ha rispettato tutte le ritualità del matrimonio e questo secondo matrimonio non è dettato dalla passione come il primo ma è Loretta lo vede come una sorta di riscatto dalla sfortuna precedente compiendo tutti i passi necessari per arrivare alle nozze, a partire dalla proposta in ginocchio.
L’italiano però è anche il romantico per eccellenza e allora ecco che un grande plenilunio viene a illuminare i paesaggi da cartolina di New York e a riaccendere vecchie passioni (gli zii di Loretta) rimestare grandi amori (l’infedeltà del padre di Loretta, dettata dalla crisi della mezza età) e a far nascere nuove passioni (Loretta e Ronnie).



Moonstruck


Il cast è davvero ottimo e rivedere dopo tanto tempo i due protagonisti sui generis lascia un po’ interdetti: la trasformazione di Cher da trascura zitella attempata in elegante signora anticipa la sua ricerca dell’eterna giovinezza, come se non bastasse -per me che non l’ho mai amato molto- trovare Nicholas Cage seducente, sono rimasta davvero basita nell’accorgermi, quando Loretta lo apostrofa “sei un lupo” che il look , mano di legno compresa, rimanda a Wolverine, spero solo che sia Ronnie Cammareri a rifarsi al fumetto e non il Wolverine cinematografico a rifarsi a una commedia romantica.