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Sempre domenica 23 maggio, ma alle ore 21.00 Rai3 propone il
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Anno: 2004
Monster
Con questa recensione inizia la mia collaborazione a impattosonoro
Il film di Patty Jenkins ispirato alla serial killer Aileen Wuornos non si puo’ dire completamente riuscito. Probabilmente il fatto di aver portato sullo schermo una storia cosi’ recente (la Wuornos e’ stata giustiziata nel 2002 dopo 12 anno nel braccio della morte) non ancora sedimentata, e’ il motivo per cui la storia risulta didascalica, indecisa se tratteggiare a pieno il ritratto disturbante di una donna psichicamente instabile o gettare uno sguardo compassionevole sulla sua vita presa ad esempio del fallimento del sogno americano: in un mondo di looser che vive ai margini della societa’, oppresso dal puritanesimo di facciata che spesso sfocia in esaltazione religiosa le piu’ deboli sono le donne, come testimonia la battuta dell’amica di famiglia che cerca di riportare Selby sulla “retta via” dell’eterosessualita’ ricordandole che quando avra’ bisogno di un tetto sulla testa sara’ disposta a fare l’amore anche con un uomo.
Sicuramente meritate le lodi per l’interpetazione di Charlize Theron,
stupefacente non tanto nell’imbruttimento ma nella gestualita’ sgraziata, quasi da bullo di periferia, supportata da una spalla di altrettanta bravura come Christina Ricci nel ruolo dell’enigmatica Selby.
Pay attention, please
| Controllate i videoregistratori perche’ quello che aspetta gli amanti di FuoriOrario e’ un weekend di fuoco! ![]() Ghezzi&Co. ci delizieranno con parte del pacchetto che la Rai ha acquisito definitivamente dalla gloriosa casa di produzione RKO. La major, di cui in questo periodo stanno uscendo in DVD alcuni dei titoli piu’ celebri a partire da Quarto Potere, e’ nata nel 1928 portata quasi sull’orlo del fallimento da Orson Welles acquisita da Howard Hughes e liquidata definitivamente nel 1956. La notte proposta da Rai3 e’ tutta incentrata sulla grande produzione noir
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Fiori, la mostra delle assenze
La mostra Fiori che si tiene a Biella fino al 27 giugno percorre il
genere della pittura floreale dall’inizio del XII secolo fino alla prima meta
del secolo scorso. Se spiega chiaramente come nasce la pittura floreale sul
finire del Cinquecento anche dietro la spinta religiosa della Controriforma, per
cui i primi quadri che rappresentano vasi di fiori sono molto semplici, con
esemplari di flora tipicamente europea sistemati in umili bocce di vetro, con
petali caduti ed insetti anche spiacevoli ad indicare la caducita’ della vita e
della vanita’ ed illustra come, con il passare degli anni questo tema si
trasformi in un genere calligrafico con vasi importanti e fiori esotici per
terminare nella moda delle ghirlande che alla fine del seicento incorniciano
quadri di matrice religiosa oppure i ritratti, la mostra perde un po’ di
mordente nel voler ripercorrere cinque secoli di pittura floreale: saltando a
pie’ pari tutto il periodo neoclassico di cui viene rappresentata solo la
pittura a scopi scientifici, del periodo impressionista vengono mostrate
relativamente poche opere: il Monet citato e’ in realta’ solo un’attribuzione e
aleggia su tutto la mancanza di opere come Gli iris o I girasoli
di Van Gogh: se e’ comprensibile che queste opere, come un quadro
dell’Arcimboldo, o Le ninfee o un quadro di Frida non avrebbero potuto
stare tutte nella stessa mostra perche’ nessuna assicurazione avrebbe coperto un
capitale cosi’ ingente in un museo appena nato e decentrato come quello
biellese, un po’ meno comprensibile e’ l’assenza (neppure citata negli
estremamente nozionistici cartelloni che introducevano le sale) di un’artista
come Georgia O Keeffe che ha fatto della pittura floreale e della natura morta
il tema centrale della sua opera.
Da sottolinerare il prezzo esorbitante del
catalogo: 59 euri.
In tutto cio’ sono riuscita ad innamorarmi di un piccolo
quadro di Giovanni Boldini: Le viole del pensiero che rappresenta un
cartoccio di viole mentre viene raccolto da una mano che appartiene certamente a
una di quelle meravigliose dame
dei suoi dipinti: in quel semplice gesto c’e tutta l’attenta preparazione di una
toeletta per un’uscita mondana e la predominanza dei grigi da un tono triste
all’operzione, forse i fiori sono caduti, chissa’.. Purtroppo il quadro non ha
riproduzioni in rete e visto il costo del catalogo non ho neppure il supporto
cartaceo per mostrarvelo.
Auguri a Chow Yun-Fat
Nel 1955 nasce nell’Isola di Lamma la carismatica star del cinema di Hong Kong, alterego di John Woo nel suo periodo d’oro ad Hong Kong, icona del ganster scanzonato nella saga di A better Tomorrow: l’attore entra nell’olimpo della
storia del cinema mondiale per la misurata interpretazione di The Killer, insuperato capolavoro di Woo.
Trasferitosi come il regista ad Hollywood è stato protagonista dell’ultima versione di Anna and the King e de La
tigre e il dragone.
Ci auguriamo che la premiata ditta Woo/Yun-Fat si riunisca, come vociferato da tempo, per un nuovo capolavoro.
L’eredità
Cristoffer e’ il rampollo di una ricca famiglia danese, che si è (ri)costruito una vita a Stoccolma aprendo un ristorante e sposando una giovane attrice. Il suicidio del padre lo costringera’ a prendere in mano le redini dell’attivita’ di famiglia facendosi stritolare da abberranti logiche di potere.
Il film di Per Fly ha un
inizio interessante, analizzando gli equilibri all’interno di una famiglia dell’alta borghesia per cui il senso del dovere consiste nel preservare il capitale che diventa tutt’uno con il nome e l’onore; poi pero’ il film si perde in colpi di scena un po’ troppo da soap opera: sembra quasi di vedere Beautiful con i tradimenti dei famigliari, le madri virago che
sollecitano le amanti e le follie improvvise, anche se forse il richiamo dovrebbe essere a Shakespeare i cui brani sono citati dalla giovane moglie che deve rappresentare Giulietta; di sicuro “c’e’ del marcio in Danimarca” e non bastano gli stilemi del Dogma, che sanno rendere triste anche il panorama del Sud della Francia a salvare il film: l’evoluzione psicologica di Cristoffer avrebbe dovuto essere rappresentata, a mio parere, con cambiamenti di comportamento piu’ impercettibili.
Le due Gorgoni
Il caso Cattelan
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"Nelle arti figurative, forse l’artista più indicato a
Il |
Prova a prendermi
Catch Me If You Can
USA 2002
con Leonardo DiCaprio, Tom Hanks, Christopher Walken, Martin Sheen
regia di Steven Spielberg
A 16 anni Frank Abbagnale Jr. fugge di casa, incapace di
scegliere con quale genitore andare a vivere dopo il loro divorzio: per i
successivi quattro anni vivra’ di truffe, spacciandosi prima per un pilota della
PAN AM, poi per un medico ed infine per un avvocato. Carl Hanratty, agente
dell’FBI fara’ della sua cattura un fatto personale.
Ispirato alla vera vicenda di
Frank Abbagnale jr., Spielberg utilizza il film per raccontare il mito
dell’America degli anni 60, quando tutto era possibile, anche se si evidenziano
i difetti che ancora oggi scontiamo: l’apparenza e la superficialita’.
Molto
interessante il rapporto di Abbagnale con il padre, un grandissimo Christopher
Walken, e lampante il ruolo di padre putativo che ben presto assume l’agente
Hanratty.
Giudizio del DVD
Innegabile, la qualita’
della traccia audio-video, l’edizione contiene due dischi, di cui uno di extra
particolarmente interessanti: il regista e il cast raccontano la loro
esperienza: pare che il libro in cui Abbagnale racconta la sua vicenda, sia un
cult in America, piu’ volte tentato di portare al cinema: ci riesce Di Caprio
che "arruola" Spielberg come regista.
Molto ghiotto il documentario in cui
Abbagnale racconta brevemente la sua esperienza, anche se e’ eccessiva la
divisione in capitoli che spezza troppo il racconto.
Salvador Dali’
Cento anni fa nasceva Salvador Dali’, pittore che non ha
certo bisogno di presentazioni.
Un po’ meno conosciuto e’ forse il suo
rapporto con il cinema: a partire dalla collaborazione con Bunuel nel 1928 da
cui scaturisce Un chien andalou, messa in scena dei loro sogni, che
divenne il manifesto surrealista.
Nel 1945 e’ Hitchcock a volere il pittore
ad Hollywood per dar vita con i suoi quadri alla seguenza onirica del malato
Gregory Peck, protagonista di Io ti salvero’, nel film restano poche
immagini ispirate alla visione di Salvador Dali’.
Segue infine la collaborazione nel 1946 con
Walt Disney che desiderava lavorare con lui per realizzare una nuova
fantasmagoria artistica sulla scia del successo di Fantasia. Il progetto
ando’ in fumo ma lo scorso anno la Disney utilizzando il materiale disegnato dal
genio spagnolo, ha realizzato grazie alla computer grafica un cortometraggio di
6 minuti, che era anche in lizza alla scorsa premiazione degli Oscar.
Destino racconta la surreale storia d’amore di un uomo di pietra che
prende vita per conquistare la donna scolpita nel suo cuore.
Il corto sara’ uno dei pezzi forti della
grande mostra celebrativa che si tiene a Barcelona fino al prossimo 23
maggio.

