Extant

Extantloc Abbandonato a metà Terranova, schifato Falling Skies finalmente una serie sci-fi prodotta da Steven Spielberg che mi piace!
Extant è iniziata giovedì scorso su Rai3 in prima visione assoluta italiana, la programmazione prevede tre episodi a serata e si scontra con una corazzata come X Factor 8 e da stasera anche col ritorno di Santoro, in ogni caso i modi per recuperarla ci sono: RaiReplay o la cara vecchia registrazione.
Protagonista della serie è, come ormai consuetudine delle serie americane una star cinematografica, Halle Berry che interpreta Molly Woods, un’astronauta che torna da una missione in solitaria nello spazio durata 13 mesi; la donna, che non può avere figli scopre di essere rimasta incinta: incontro con entità aliene o esperimenti condotti a sua insaputa dall’ISEA, l’agenzia spaziale privata per cui lavora? A far propendere (per ora) la trama verso la seconda ipotesi c’è il fatto che l’astronauta che ha condotto la medesima missione prima di Molly ha inscenato la propria morte e la contatta per dirle di non fidarsi dell’ISEA..
Ad ingarbugliare ulteriormente la trama che procede come un incastro di scatole cinesi, c’è il fatto che Molly è sposata con John, uno scienzato che si occupa di robotica e le ha proposto di allevare un robot come fosse figlio loro: nonostante gli evidenti richiami ad A.I. – Intelligenza artificiale, il piccolo Ethan sembra sviluppare una personalità ben diversa da quella del protagonista del film di Spielberg, con caratteristiche che virano decisamente verso un futuro da serial killer. Il marito è interpretato da Goran Visnjic che dai tempi di E.R. ci ha abituati alla parte dell’uomo comprensivo ma in Extant sta dimostrando livelli di tolleranza talmente alti da far pensare che anche lui abbia qualche recondito secondo fine.

Extant Le scene spaziali, affidate ai flashback dei due astronauti sono notevoli e a me hanno ricordato più Moon che Gravity. Il fulcro della trama è ovviamente tutto terrestre incentrato sulla fitta rete di bugie che circonda la protagonista che si manifesta in un’atmosfera angiogena in grado di tenere incollato lo spettatore, sempre che la serie mantenga quanto promesso nei primi tre episodi.
Intanto c’è suspense anche sul rinnovo di una seconda stagione..

The Newsroom

Dopo un periodo di vacanze forzate per un’uscita poco felice durante una conferenza universitaria, Will McAvoy, anchorman di punta del canale ACN, torna al lavoro e vede rivoluzionato il suo staff: il suo nuovo produttore esecutivo è MacKenzie McHale, ex fidanzata che ha trascorso gli ultimi anni nei luoghi di guerra con qualche strascico post traumatico. Tra Will e Mackenzie saranno scintille (non solo?) verbali ma fin dalla puntata di prova mettono a segno un colpaccio: sono i primi a raccontare la vera portata dell’incendio della piattaforma della BP nel Golfo del Messico con il conseguente disastro ambientale.

TheNewsroom

Dopo aver trasmesso il pilot in pompa magna con il direttore di Rai3, Andrea Vianello, ad introdurre la serie dalla vera newsroom di RaiNews24, la serie ha già avuto un brusco declino: il doppio appuntamento di venerdì 18 è slittato senza alcuna spiegazione e la seconda puntata andrà in onda stasera in seconda serata, sperando nel traino del più piccante Scandal, già trasmesso da Sky.
Sono tempi davvero difficili per la serialità in prima visione sulle reti generaliste: Vegas, Hannibal, Bates Motel non sembrano avere lo stesso appeal sul pubblico delle serie di pari livello (medio alto) trasmesse dal satellite: comincio a sospettare un certo snobismo nello spettatore.
The Newsroom non brilla per modernità del taglio seriale, ha un tono che definirei classico, molto parlato, con battute anche taglienti, macchina da presa molto nervosa che segue i protagonisti all’interno della redazione rendendo bene il clima concitato che sta dietro la costruzione della notizia e l’aspetto più interessante della serie sta proprio nel mostrare come anche una notizia, un fatto, sia in realtà un prodotto costruito, in certo modo manipolato anche se il sogno di Mackenzie e Will sotto la guida sorniona di Charlie Skinner, capo della sezione news della ACN, è quello di ritornare a un notiziario d’impegno.
La serie sembra ben equilibrare la rappresentazione della vita di redazione e gli inevitabili legami che nascono tra i colleghi alleggerendo il tema impegnato con il coté sentimentale, insomma una serie che potrebbe avere buone chance di intercettare un pubblico piuttosto vasto se non si perderà in una programmazione troppo ballerina.

Diaz – Don’t clean up this blood

Diaz Il rewind dei frammenti di vetro di una bottiglia che si ricompongono e il suo volo al contrario per tornare nella mano del ragazzo che la lancia contro la volante di polizia che provocatoriamente passa davanti alla scuola Diaz. Quel lancio di bottiglia tornerà più volte a scandire la pellicola di Vicari, per distinguere i diversi punti di vista di chi quella terribile notte si trovò coinvolto in una delle vicende più tragiche e vergognose della nostra storia che il film ricostruisce seguendo gli atti giudiziari del processo contro i responsabili delle violenze alla Scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto durante l’ultimo giorno del G8 di Genova nel 2001.
Benchè gli eventi di quel G8 siano stati i primi in cui le riprese (amatoriali o meno) abbiano seguito quasi ogni momento di quel disastroso vertice e il materiale sia stato rimontato in diversi documentari, non ultimo Black block andato in onda su Rai3 domenica 15 aprile, a due giorni dall’uscita nelle sale del film di Vicari, l’opera di fiction ha un alto valore civile e politico che rende universale una storia di cui era possibile, e da tempo, sapere tutto o quasi.
La mattanza nella scuola che sembra la sequenza di un film horror è sicuramente il segmento più ruscito di un film nel complesso molto buono che riesce a “far volare” i 127 minuti di durata inchiodando lo spettatore a una realtà terribile e incredibile.
Le torture nella caserma di Bolzaneto sono invece un contraltare anche stilistico alla violenza della Diaz se nella scuola la violenza esplode inattesa e violenta, di Bolzaneto rimane impressa la stupidita’ del torturatore (ecco il messaggio universale che trascende la vergognosa pagina di storia italiana) farò l’esempio più leggero: quando Alma viene introdotta in caserma la poliziotta che la trascina malamente per i capelli si ferma come secondo un copione stabilito davanti a un poliziotto che sputa in faccia alla ragazza e più che indignare l’offesa (si è già assistito a trattamenti più disumani) colpisce la stupidità di uno che sta lì, con l’unico compito di sputare in faccia alla gente. Chi ci starebbe? verrebbe da chiedersi se non ci fosse stato l’esperimento della prigione di Stanford che ha dimostrato scientificamente che l’individuo demanda il suo giudizio critico e la sua umanità al gruppo di appartenenza. Quello scioccante esperimento è stato narrato anche in alcuni film, The experiment (rifatto nel 2010) uscì proprio nel 2001, nel 2002 in Italia. Vorrei chiarire che il fatto che l’individuo perda la sua libertà di giudizio quando viene inserito in un gruppo, non è certo una giustificazione per gli atti di Bolzaneto, casomai un ulteriore colpa per chi dirige le forze dell’ordine che non dovrebbe mai creare il presupposto per situazioni così esplosive.
La validità nella pellicola sta quindi nel raccontare quanto accadde in luoghi preclusi alle telecamere, mostrarne l’orrore e la follia riuscendo a mantenere una lucidità di giudizio per cui i poliziotti non vengono visti solo come colpevoli e c’e’ un finale tenerissimo che forse è la scena che resta più impressa: Alma che quando vede la madre si mette una mano davanti alla bocca: quello che a prima vista sembra un’innato gesto di stupore è il tentativo dignitoso di nascondere alla madre la vistosa ferita sul labbro.

Lilit

Lilit Ieri sera sono rimasta basita nel guardare Lilit, il nuovo programma di Rai3 che dalla scorsa settimana sostituisce Sostiene Bollani. La scheda del programma lo definisce uno sguardo femminile (non femminista) sul mondo, sorridente e originale.
Gia’ sta distinzione tra femminile e femminista mi annoia: ammesso che esistano ancora, le femministe, son tornate ad essere streghe? E perche’ andarsi a infilare in questo trito dilemma scegliendo come titolo il nome della donna ribelle per eccellenza?
Comunque e’ sulla presunta originalita’ del programma che son rimasta basita: la conduttrice Debora Villa, comica che non ha mai avuto problemi nel piegare la sua fisicita’ di donna normale al ruolo di bruttina, si presenta bionda come non mai, con una lunga coda di boccoli posticci, classico look da conduttrice media che deve avere sempre una chioma da Lady Godiva.
Il personaggio dell’inguaribile ottimista che si e’ occupata della casa sovrastata dall’enorme nuovo grattacielo della Regione Lombardia e’ ovviamente una pacioccona sovrappeso e il cliche’ mi ha disturbato anche se il modo di presentare il problema edilizio era, quello si’, originale e provocatorio.
Mi e’ parso un vaneggiare senza senso il contributo di Cornacchione, artista che ha fatto del lato femminile il punto di forza della sua comicita’ e quindi era davvero poco credibile nei panni dell’uomo selvatico anche perche’ e’ una naturale spalla destinata a subire e la Villa solitamente non le manda a dire.
Altro momento in cui il cliche’ dilaga e’ il segmento dedicato alla tecnologia: ovviamente l’homo tecnologicus e’ un maschio (Daniele Bossari) e la conduttrice svampisce piu’ che mai perche’ si sa che il rapporto tra donna e tecnologia e’ piu’ conflittuale di quello tra donne e motori.
Finale serio con la Villa dalla voce commossa per presentare il contributo dedicato a Pina Baush (e’ il weekend di uscita del film di Wenders a lei dedicato) e dopo una breve introduzione un ballerino insegna alcuni passi della celebre coreografia La Sagra della Primavera. Ora il pubblico del programma e’ semovente e segue la conduttrice in giro per lo studio, si tratta di ballerini di ambo i sessi ma per insegnare la coreografia il maestro si rivolge solo a un gruppetto di donne, come in una qualsiasi lezione di fitness di una palestra italiana. Meno male che Lilith ha perso l’acca, a me e’ scappata la pazienza.

Art News

Gradisco molto la nuova sistemazione pomeridiana nel palinsesto di Rai3 di TVTalk seguita dal magazine Art News che mi sembra l’unico programma a combattere decisamente contro la stolida affermazione di Tremonti, La cultura non si mangia. Nella puntata del 23 ottobre ha dimostrato chiaramente che con la cultura i guadagni ci sono eccome: il milioncino e passa di euro guadagnati dal fisco (do you remember SIAE?) solo con la mostra di Caravaggio (600.000 ingressi, ma per non scontentare il Veneto ricordiamo che la mostra su Giorgione ha staccato quasi 140.000 biglietti). La rivalutazione catastale di interi quartieri romani grazie alla costruzione del Maxxi e del Macro, come raccontano i video.
La puntata del 30 ottobre si occupava invece della disastrata situazione di Cinecitta’, protagonista della protesta in apertura del Festival Internazionale del Film di Roma: la cara vecchia Hollywood sul Tevere giace oggi in condizioni di semiabbandono e l’unico progetto di rilancio e’ affidato, con dubbia originalita’ alla riqualificazione immobiliare con la costruzione di alberghi e centri fitness ( qui il video)
Per indignarsi su un nuovo tema seguite le puntate del sabato pomeriggio alle 16.15.

Addio a Luciano Emmer


Luciano Emmer, il regista milanese morto a Roma il 16 settembre scorso a 91 anni, e’ stato un grande esponente di quello che venne banalmente chiamato neorealismo rosa, che dovrebbe iniziare proprio con il suo godibilissimo Domenica d’agosto, la sua opera che preferisco, ma ammetto di non aver ben presente La ragazza in vetrina del 1960 il suo capolavoro che narra dell’amore tra un emigrato italiano e una prostituta di Amsterdam. Il film fu pesantemente ostacolato dalla censura democristiana tanto da indurre Emmer ad abbandonare il cinema per 40 anni e rifugiarsi nelle produzioni televisive; credo che la pellicola in questione sia passata ben poche volte in tv anche in tempi meno moralisti. 
Importanti sono anche i suoi film documentario sulla storia dell’arte che fortunatamente fuoriorario passa di frequente e proprio in un ciclo dedicato a Emmer dal palinsesto notturno di Rai3 ho scoperto che il regista, oltre ad essere il padre della sigla di Carosello ed autore di numerosi spot, si era inventato anche i miei personaggi preferiti, Gli incontentabili: la famiglia decisa e sicura di se’ che sapeva bene cosa acquistare. 
Prodotto per il marchio Ignis tra il 72 e il 76, il "carosello" vede un cambio della guardia tra gli attori che interpretavano il marito: il primo interprete era Giampiero Albertini che mi intimoriva molto perche’ mi ricordava un vilain dei film di Stanlio& Ollio (per la precisione l’evaso che li annodava) . L’attore venne poi sostituito da un torvissimo Adolfo Celi.

da MondoCarosello

I sopravvissuti – Survivors

Survivors

Per arrivare preparata all’appuntamento con il remake che Rai3 trasmettera’ da stasera in prima visione, ieri mi sono vista la prima puntata della serie originale del 1975 accorgendomi di non ricordare praticamente nulla. Non mi era rimasta impressa l’inquientante sigla che sunteggia il corso della pandemia con la caduta di una provetta di virus e i timbri d’ingresso nelle varie nazioni che ne simboleggiano la diffusione globale. Pur essendo stato un appuntamento fisso, mi ricordavo solo Jenny, la moretta con i capelli a caschetto, geneticamente immune alla malattia e poi quelle lunghe strade deserte sotto il cielo grigio, ma credo sia un ricordo piu’ legato alla seconda o terza stagione. 
Ho trovato questa prima puntata davvero inquietante e drammaticamente premonitrice con le lunghe file di persone in coda per il vaccino antinfluenzale che ha sono lo scopo di evitare il panico tra la folla ma che nulla puo’ contro il temibile morbo che stronca la vita delle sue vittime in meno di una settimana, insomma un pensierino all’imminente arrivo dell’influenza A ce l’ho fatto e mi domando se mettere in onda il remake della serie in questo periodo sia stata una scelta oculata, ma tanto mammarai ha gia’ intenzione di affondare questa scomoda creatura dalla prossima settimana, mandandola contro la corazzata Xfactor
La serie del ‘75 si contraddistingue per una messinscena e una composizione delle immagini molto raffinata che rendono il prodotto insensibile alle ingiurie del tempo, poi va ricordato che l’intento delle tre stagioni dell’opera originale non era quello di puntare sugli aspetti catastrofici del contagio ma piuttosto fare un’analisi di tipo filosofico su quello che aspetta i pochi sopravvissuti: saranno ancora in grado di servirsi della tecnologia a cui sono abituati o le ingenti perdite di vite umane si riflettera’ anche sulla perdita di conoscenze che servono per costruire, ad esempio, una semplice candela di cera, diventata fondamentale dopo il blackout elettrico che paralizza l’intera Inghilterra e il mondo intero? Domanda che si rivela ancora piu’ scomoda 33 anni dopo, quando il mondo e’ sempre piu’ informatizzato e sembra agire per capacita’ proprie.. vedremo se il remake continuera’ a metterci di fronte a questo delicato problema o scegliera’ una via piu’ superficiale.
Le citta’ sono come bambine viziate: hanno bisogno di migliaia di persone che le nutrano le puliscano per potere funzionare,  si chiude con la citazione forse non letterale della magnifica battuta di Abby Grant, la ricca signora dell’elegante sobborgo londinese che sopravvive alla febbre e alla fine del primo episodio si vede costretta a bruciare la casa con il cadavere del marito e mettersi alla ricerca del figlio, forse scampato al contagio.

La squadra 8

Lasquadra8 Mi spiace rovinare l’attesa degli aficionados del migliore seriale italiano che ripartira’ stasera su Rai3 alle 21,05 con l’ottava serie , ma devo riportare un rumors piuttosto tristanzuolo: stamattina a Playwatch Fabio Canino e Francesca Zanni hanno intervistato telefonicamente Donatella Diamanti, capo sceneggiatura del poliziesco ambientato a Napoli, chiedendo conferma della probabile chiusura del telefilm dopo questa La Squadra 8; la Diamanti ha smentito la notizia ma ha parlato di modifiche del prodotto in particolare verra’ abbandonato il formato da 100 minuti per passare ad episodi da 50 minuti per conformare il serial ai modelli attuali di fiction televisiva: effettivamente gia’ nelle ultime puntate della passata stagione si poteva notare la presenza di due episodi di contorno all’indagine principale, speriamo quindi che il passaggio sia indolore e il cambio alla supervisione delle sceneggiature, Donatella Diamanti se ne andra’ a giorni, non faccia abbassare troppo la media del prodotto.

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Medium

Allisonjoedubois_1
“..allora meglio medium, che è chiaramente fantastico e non ha pretesa alcuna di realismo.” Cosi’ abteilung conclude il suo commento sul post che Manu dedica alla nuova serie di Dr. House.
Il discorso di abteilung era molto piu’ lungo e articolato ma mi son permessa di rubare questo stralcio perche’ paradossalmente io trovo che una parte del fascino di Medium stia proprio nel contrasto tra il cote’ fantastico del plot e l’estremo realismo della messa in scena: Patricia Arquette ha una presenza fortemente fisica (la suggerirei alla Melandri come ottimo esempio di bellezza over taglia 38) che àncora alla dimensione terrena le evanescenti storie di cui e’ protagonista Allison Dubois.
La famiglia Dubois e’ ben lontana dalla perfezione che aleggia nei signorili sobborghi di Wisteria Lane abitati dalle Casalinghe disperate: se Allison non e’ un’eterea figura inguainata in raffinati completini ton sur ton, anche il resto della famiglia non pare uscito da uno spot ma ha un’aria terribilmente normale e la casa non sembra il reportage fotografico di una rivista d’interni, ma ha l’aspetto disordinato e un po’ trasandato che realmente possono avere le abitazioni di famiglie con bambini piccoli e tanti impegni lavorativi, come saltava particolarmente all’occhio nell’episodio della seconda serie in cui si temeva che la suocera di Allison si trasferisse presso di loro.
Perche’ questo ulteriore panegirico del telefilm? ma perche’ stasera tornano i nuovi episodi! Sempre su Rai3, ore 21,00.

Medium

MediumreviewpicIl serial americano sbarca  anche su Rai3 con questo nuovo telefilm ispirato alle  esperienze reali della medium  Allison Dubois, interpretata da Patricia
Arquette, una giovane donna dai grandi poteri extrasensoriali messi al
servizio della  legge.
Piu’ vicino a Il sesto senso che a Profiler, l’originalita’ del serial sta nella iscrizione a quel filone, finora solo cinematografico,  che  umanizza il supereroe, per cui le vicende psico-thriller fanno solo da sfondo ai problemi domestici di Allison che deve convivere con i fantasmi che abitano i suoi sogni, riuscendo a mandare avanti una famiglia composta da un marito e tre figlie, una delle quali sta gia’ dimostrando di avere lo stesso dono della madre. Tutto questo si riflette sulla psicologia dei personaggi con una Allison non proprio simpaticissima, almeno nelle prime puntate, nel suo fare granitico affidamento nei suoi poteri e sulla fotografia del telefilm, molto realista  per quel che concerne la ricostruzione della vita familiare,  mentre lascia in secondo piano il lato splatter delle morti violente.