God Bless America

Oggi e’ l’anniversario dello sbarco in Normandia (e ultima
occasione per registrare su StudioUniversal il documentario sul D-day di John
Ford, alle ore 20,25).
E’ anche il cinquantacinquesimo compleanno di Robert
Englund, l’attore famoso per aver vestito i panni di Freddy Kruger.


E’ bizzarro pensare che in
qualche modo il mostro piu’ terrificante dell’horror americano sia legato alla
piu’ grande vittoria (l’unica in fin dei conti) degli USA.
Chissa’ se un
giorno risultera’ emblematico che alla vigilia di questo fastoso anniversario
sia morto Ronald Regan, attore mediocre due volte presidente degli Stati Uniti
d’ America, precursore di questa politica che allontana la nazione simbolo della
lotta per le liberta’ dai suoi piu’ alti ideali.

Addio a Nino Manfredi

Con la morte di Nino Manfredi, avvenuta stamane se ne va l’ultimo dei grandi attori della’epica stagione della commedia all’italiana.


Ninomanfredi

Dei famigerati quattro moschettieri: Gassman, Tognazzi e Sordi è stato quello che maggiormente si e’ avvicinato alla televisione e forse verrà ricordato più per le fiction di questi ultimi anni o per la pubblicità del caffé dal famoso tormentone più che per l’impressionante filmografia.


Le avventure di Pinocchio

Come bambina degli anni 70 per me resta un’inarrivabile Geppetto nel Pinocchio di Comencini; come attore lo
voglio ricordare con un capolavoro poco noto: La ballata del boia (El verdugo) di Louis Garcia Berlanga del 1963.
Manfredi ne interpreta il ruolo principale, quello di un impiegato che pur di non perdere il diritto alla casa del suocero si trova costretto a intraprendere la sua attività di boia.
Dissacrante manifesto contro la pena di morte e il franchismo.

R[eality] KO

Ci sono notti di Fuori orario in cui credi che il tema
portante, il filo rosso che lega una visione ad un’altra (a quell’ora di notte è
più facile avere delle visioni che vedere dei film) sia uno, quello che viene
annunciato più dal titolo di testa del programma che dalle libere associazioni
coltissime di Ghezzi, e poi ti ritrovi a trovare tanti altri fili rossi, tante
altre associazioni che legano un film all’altro, ogni film a qualcosa che in
quel momento non è sullo schermo.

Ci sono notti come quella di domenica
23 maggio nelle quali credi di vedere tre film legati dal fatto di essere del
catalogo RKO e prodotti da Val Lewton, e dopo averli visti trovi altri e più
“inquietanti” legami.

I film in programma erano: Mademoiselle Fifi
e La jena
di Robert Wise intervallati dal film di Mark Robson Il
vampiro dell’isola
. Il primo del 1944 gli altri due del 1945.

Non gli
anni di uscita né i loro autori creano nuovi legami tra le pellicole ma…. Il
grande fratello
!!!
I più storceranno il naso e troveranno l’accostamento
ai limiti della blasfemia ma leggendo queste righe cercherò di far cambiare idea
anche ai più scettici.


Mmllefifi

Il legame mi è risultato lampante
soprattutto per i due film che hanno aperto la serata: Mademoiselle Fifi
e Il vampiro dell’isola.
Nel primo ambientato nella Francia occupata
dall’esercito prussiano una diligenza trasporta un variopinto gruppo di
cittadini francesi. Tre coppie di riccastri pronti a fuggire per l’Inghilterra
assieme alla loro maschera da patrioti, un prete che deve andarsi ad insediare
nella sua nuova parrocchia dove le campane sono lasciate in silenzio per
“combattere” gli invasori, un “rivoluzionario” che sembra essere l’unico ad
avere a cuore le sorti del suo paese e una ragazza diretta verso la sua città
dopo essere stata cacciata dall’esercito nemico.
Il viaggio è lungo e la
prima sosta lo rende ancora più lungo. Un ufficiale prussiano costringe i
viaggianti a rimanere fermi in un ostello fino a quando la ragazza non accetterà
l’invito a mangiare con lui.

Nove persone che per la maggior parte non si
conoscono tra loro, chiuse dapprima nell’angustio spazio di una carrozza e dopo
in un ostello non vi suggeriscono nulla? Le regole dettate da una sorta di
grande fratello ante-litteram vi rendono un po’ più chiaro il legame? E se vi
dicessi che come in tutte i reality che si rispettino ci scappa la storia
d’amore (quelle del tipo “se pijano, nun se pijano”)?
Se poi rammentate
assieme a me che nella passata edizione, o forse in questa, scoppiò una polemica
riguardante la possibile partecipazione di un prete al reality show non potete
che condividere le mie libere associazioni, non derivanti da pure astrazioni
intellettualoidi né da un’alimentazione poco salubre.
Il film di Wise è
assieme ai racconti di Guy de Maupassant da cui è tratto il film, in anticipo
sui tempi e sono arrivati là dove Orwell giungerà solamente quattro anni dopo
(il 1949 è l’anno di pubblicazione di 1984).

Ilvampirodell'isola

Come nel più riuscito degli horror, in una programmazione fatta solo di reality, dopo il Grande fratello ecco arrivare La talpa che nella fattispecie è intitolato “Il vampiro dell’isola”.
Un generale dell’esercito greco in compagnia di un giornalista inglese si reca in visita alla tomba della propria moglie posta su
di un isolotto poco lontano da dove si trovano stanziate le truppe greche.
Arrivati sull’isola trovano la tomba della moglie del generale manomessa e con
il corpo trafugato, una voce di donna che canta li porteranno a trovare una casa
nel mezzo dell’isola. Qui vengono accolti talmente bene che decidono di passare
la notte nella casa. La mattina dopo uno degli abitanti della casa viene trovato
morto, il dottore militare fatto giungere sul posto sospetta si tratti
un’epidemia, ma per altri in realtà tra di loro si nasconde un vampiro che li
farà morire tutti….
Nessuno può lasciare la casa per non espandere l’epidemia
anche al resto della popolazione, così i reclusi muoiono a poco a poco e l’idea
che si possa trattare di una semplice malattia lascia sempre più il passo a una
presenza maligna dentro la casa.

Una casa sperduta su di un isola, una
lotta per la sopravvivenza, un membro del gruppo che rema contro… cos’altro non
è se non La talpa? Se poi notate ad un certo punto Karloff sembra dare i
numeri, bene, nella versione italiana col doppiaggio gli son state messe in
bocca altre parole, in realtà il mitico Boris stava dando il numero per il
televoto e chiedere chi si sarebbe voluto vedere schiattare dei partecipanti del
film.

Su La iena che paradossalmente ha il titolo che più si
avvicina a una trasmissione televisiva non ho avuto più visioni terrificanti
come quelle fin qui raccontate, ma non è detto che sia un backstage della
preparazione di qualche reality… alcuni direttori di rete assieme a qualche
talent dead scout potrebbero riempire i prossimi reality con artisti già morti
andandoli a prelevare dalle loro tombe… o forse lo stanno già facendo… Dormite
male gente, dormite male…. AHAHAHAHAHA

Marilyn Monroe

Oggi Marilyn compirebbe 78 anni.
Il Museo del Cinema di
Torino ricorda la data inaugurando una mostra
fotografica
dedicata all’attrice e ad altri divi del cinema che ebbero
contatti con lei: Marilyn and friends, aperta fino al 29 agosto.
Gli
scatti sono firmati da Sam Shaw eclettico fotografo newyorkese che realizzo’
moltri ritratti della Monroe rimasti finora inediti.

Marilyn Monroe by André de Dienes
Marilyn

La vendetta del mostro

In effetti qui ci dovrebbe stare il resoconto della visione de
Il Mostro della laguna nera, versione originale sottotitolata, proiettato
la scorsa settimana al Cinema Massimo di Torino nell’ ambito della rassegna
dedicata alla fantascienza anni ’50, ma ahime’, una svista in tangenziale ha
fatto si’ che perdessi lo spettacolo.
Oggi volevo ricordare i 74 anni di Clint Eastwood (31.05.30) con il primo film in cui apparve nel 1955, senza essere accreditato ed ecco compiuta la VENDETTA DEL MOSTRO!!!!


Lavendettadelmostro

A year ago..

Oggi questo blog compie un anno. Forse e’ un po’ stupidino
festeggiare il compleanno del blog, ma questa esperienza mi ha dato tante
emozioni, che merita il festeggiamento del genetliaco, e soprattutto vanno
ricordate tutte le persone con cui ho interagito, discusso litigato riso: grazie
a tutti, cento di questi giorni (sperando che non ci oscurino
)

Gli inediti della RKO

Theghostship

Le tre notti di FuoriOrario dedicate alla RKO e in particolare al produttore Val Lewton, di cui il 7 maggio scorso ricorreva il centenario della nascita, si sono aperte con tre film inediti.
Considerando che la reinvenzione dell’horror fantastico a basso costo da parte di Lewton avvenne durante gli anni del secondo conflitto mondiale e che tutte le sue produzioni contengono una forma latente di propaganda bellica, i film in prima visione sono quelli piu’ intrisi di spirito propagandistico.

The Ghost Ship del 1943 e’ un interessante thriller psicologico ambientato su una nave.
Il giovane Tom Merrian appena uscito dall’accademia viene assunto come terzo ufficiale sull’Altair, la nave da trasporto agli ordini del capitano Stone. All’inizio il giovane e’ affascinato dalle teorie sull’autorita’ esposte dal comandante, ma ben presto si accorge che questa filosofia e’ venata di follia. L’ufficiale scopre che il superiore ha ucciso un marinaio che ha osato lamentarsi e lo denuncia all’autorita’ mercantile, ma non viene creduto. Licenziato viene nuovamente imbarcato sull’Altair perche’ ferito durante una rissa: quello che lo attende e’ un viaggio di ritorno braccato dal comandante ormai deciso ad eliminarlo.
E’ facile scorgere la parabola sul totalitarismo che si nasconde dietro questa pellicola, ma pur non essendo un capolavoro contiene alcune scene da antologia tipiche del cinema di Lewton.
Spettacolare l’uso del grande gancio: dopo averlo fatto riverniciare il capitano non vuole che sia bloccato perché altrimenti si rovinerebbe il lavoro e cosi nella notte, col mare agitato diventa un tentacolo, un serpente di mare che distrugge l’imbarcazione e che gli uomini tentano disperatamente di bloccare. Ancora piu’ eccelsa la scena della morte del marinaio nel pozzo che ne deve contenere la catena: l’uomo sta nel vano controllando la disposizione dell’arrotolamento della catena, quando dovrebbe uscire si accorge che e’ stato chiuso dentro, urla ai compagni di fermarsi ma la sua voce e’ sovrastata dal frastuono e muore tra le spire di quello che pare un grande pitone metallico: affidare il massimo momento di pathos al sonoro piu’ che alla scena della morte e’ uno dei diktat di Val Lewton.
Altro marchio di fabbrica lewtoniano e’ la presenza di un personaggio inquietante: qui il marinaio muto, dal viso butterato, quasi un personaggio di Browning, che si rivela risolutivo per la vicenda.

Si tratta insomma di un buon film che non so come mai ha meritato il pollice verso da FilmTv, probabilmente si e’ trattato di uno scambio con il giudizio del film di sabato notte Youth run wild che descrive la situazione dei giovani ragazzi americani in tempo di guerra: abbandonati dai genitori che sono al fronte o al lavoro nelle fabbriche di materiale bellico, finiscono spesso nelle maglie della delinquenza.
Il film e’ un’operina agiografica di una giovane americana di cui non ricordo il nome che creando circoli ricreativi per i ragazzi fece crollare il tasso di criminalita’ nella sua citta’: ascoltata questa storia (sicuramente vera) la protagonista si incammina verso il futuro con gli occhi scintillanti che neanche Jennifer Jones in Bernadette..

Mademoiselle FifiMademoiselle Fifi del 1944 e’ un film a favore della resistenza francese.
Tratto da due novelle di Maupassant e’ ambientato nel 1870 durante la guerra
franco prussiana, e ha per protagonista l’icona femminile di Lewton, Simone
Simon: da notare come nella locandina sia ammaliatrice e pericolosa come la
Irina di CatPeople, mentre nel film e’ una giovane e pudica lavandaia
animata da un forte spirito patriottico che viaggia in diligenza attraverso la
Francia assieme ad alcuni nobili che stanno abbandonando il paese per riparare
in Inghilterra. La carrozza viene fermata dai prussiani e non potra’ ripartire
finche’ la piccola lavandaia si ostinera’ a non voler mangiare con il tenente
della guarnigione, soprannominato Mademoiselle Fifi’: all’inizio i suoi compagni
sostengono il suo empito patriottico, ma ben presto la invitano a cedere per dar
loro modo di tornare ad occuparsi degli affari che li attendono. La ragazza
soccombe alle pressioni dei compagni di viaggio, ma il mattino dopo in carrozza
sara’ circondata dal loro disprezzo. Avra’ modo di vendicarsi del perfido
prussiano a Claresville, sua citta’ natale dove la campana tace dal giorno
dell’occupazione.
Non un horror, ma un film storico che punta su uno studio
psicologico ineffabile soprattutto quando i personaggi sono costretti a
convivere nello spazio angusto della carrozza: l’indifferenza per la povera
ragazza da parte dei nobile e’ superata durante la prima parte del viaggio dal
fatto che ella e’ l’unica ad aver pensato a portarsi del cibo che divide con i
nobiloni, resi piu’ accomodanti dalla fame. Il disprezzo in cui cade per essersi
concessa (almeno nel loro pensiero) al prussiano e’ stigmatizzato ancora una
volta da un momento di convivialita’: questa volta la ragazza e’ l’unica a non
aver cibo per il viaggio e i suoi compagni gustano le loro vivande ignorandola
volutamente.

Hero

Nel
221 avanti Cristo la Cina che conosciamo noi geograficamente non
esiste. Il territorio è diviso tra sei grandi regni sempre in lotta tra
di loro. Il re di Qin è il più feroce e ha intenzione di conquistare
gli altri cinque territori. Sono in molti ad attentare la sua vita. Da
un piccolo distretto un guerriero che viene chiamato “Nameless” arriva
al cospetto del re portando con sé, le spade dei tre guerrieri più
temuti dal re: Sky, Flying snow e Broken sword. Mano mano che le armi
verranno presentate “nameless” verrà ricompensato con oro, terreni e la
possibilità di stare sempre più vicino al re, come mai nessuno prima….

Hero

Prima di parlare del film, lasciatemi lo spazio per fare un po’ di
polemica. La solita polemica di chi ama il cinema orientale. E’ mai
possibile che un film uscito nel 2002, distribuito nelle sale di tutto
il mondo (dall’Inghilterra alla Francia, dalla Lituania alla Croazia) a
metà del 2004 in Italia non si sia visto né nelle sale né in dvd o via
satellite… E dire che i presupposti per vedere questo film c’erano
tutti. Un wuxiapian (film di combattimenti cavallereschi) che avrebbe
potuto bissare il successo de La tigre e il dragone, un film di Zhang
Yimou, le cui fatiche hanno sempre trovato spazio sui grandi schermi
italiani, la produzione di quel colosso che ormai è la Miramax.
Nonostante tutti questi aspetti favorevoli il film in Italia risulta
invisibile. C’è ancora chi spera che possa uscire nello stanco periodo
estivo (stanco solo qui), e nonostante le perplessità che la pellicola
mi ha suscitato, lo spero anche io.

Dicevo delle perplessità, c’è la scena di uno scontro su di un lago. I
due contendenti danzano sulla superficie dell’acqua nel momento in cui
un piede dovesse finire un po’ sotto la superficie viene perso il
controllo del movimento. Ecco Zhang Yimou ha paura di andare oltre la
superficie. Peccato, perché una storia più compatta, dei personaggi
tratteggiati meglio e alcuni evitabilissimi commenti pleonastici
avrebbero resto questa pellicola degna dei film storici del genere
wuxiapian, degna del maestro King Hu. Invece Zhang Yimou s’interessa
solo della superficie, di creare scene dal forte impatto cromatico e
visivo, sperando che da questo possa scaturire una poesia che la storia
non riesce a trasmettere. Ma la poesia delle sue immagini sta al cinema
come il movimento new-age sta alla filosofia. Dopo un primo forte
impatto visivo, ben presto ci si accorge che non c’è nulla di più che
una esagerata ricerca estetica fine a se stessa.
Chi non fosse avvezzo con il genere wuxiapian si lascerà più facilmente
ammaliare dalle meravigliose immagini di Hero, ma chi avesse più
confidenza con questo genere riconoscerà molto presto la “furbizia” di
questa operazione che più che proseguire la tradizione orientale è uno
smaccato riadattamento per un novello pubblico occidentale, e i soldi
della Miramax sono lì a testimoniarlo.

Nunzio vobis..

Se vuoi essere un blog di tendenza devi avere almeno un
collaboratore e io, modestamente mi sono accapparata uno dei migliori talenti
cinefili sulla piazza, preparatissimo sul cinema moderno orientale di cui io
sono un po’ digiuna
(arrivo fino a John Woo) so ladies and gentleman i’m glad
to introducing you niente popo di meno che:
D-ANIKI!!!!