The road

Theroad In un futuro apocalittico un Uomo e un Bambino attraversano le lande desolate di un pianeta dove ogni forma di vita sta scomparendo per cercare di raggiungere il mare e una speranza di vita migliore. L’Uomo e il Bambino sono padre e figlio, la madre si e’ lasciata morire nel gelo, incapace di accettare un mondo dove gran parte degli uomini hanno ceduto al cannibalismo pur di sopravvivere.

Una settimana infelice per l’uscita di questo film che omette di specificare quale sia l’evento catastrofico che ha distrutto il pianeta, ma inquinamento o esplosione nucleare, che importa? Tra l’oscena falla petrolifera americana e i deliri omicidi israeliani, il terribile futuro descritto dalla pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy non e’ poi cosi’ lontano.

The roadThe road ha alimentato di angoscia il mio pessimismo e non sono riscita a cogliere appieno il senso di speranza avvolta nella figura del Bambino, vero protagonista della pellicola che vediamo all’inizio del viaggio timoroso e completamente dipendente dal padre (un bravissimo Viggo Mortensen il cui volto sembra scolpito nel legno). Dopo la scoperta del rifugio con le scorte di cibo, la sua figura si fa piu’ autonoma rivelando uno spirito compassionevole e salvifico in netto contrasto con lo stato d’animo del padre, che la sua ossessione parentale rende sempre piu’ pessimista lasciandogli come unica via di fuga il rifugiarsi nei propri ricordi del mondo prima della catastrofe. Per raccontare questa evoluzione si ricorre a un mezzuccio, a un certo punto il padre si rivolge al Bambino con un aggettivo al femminile e il bagno rivela tratti femminei nel volto del ragazzo, l’attenzione dello spettatore si concentra sul Bambino pensando che forse la sua unicita’, che richiede cosi’ tante cure stia nel suo sesso, forse e’ l’unica ragazza sopravvissuta, ma alla fine scopriremo che non e’ cosi’.

North Country – storia di Josey

Northcountryjosie_1 Apparentemente il film sembra un classico, robusto lavoro di mestiere di genere legale ispirato alla  prima azione di categoria contro le molestie sessuali avvenuta in America negli anni ’80; ma la regista Niki Caro ibrida le scene legali con gli episodi in discussione, mostrando e non raccontando i torti subiti dalle prime donne impiegate nelle miniere a cielo aperto d’America, sottolineando il senso di denuncia del film. Su questa base si innesta la storia della protagonista, Josie Aimes, la cui vicenda e’ emblematica per raccontare il cammino delle donne verso l’acquisizione dei  diritti piu’ elementari: stuprata a sedici anni da un professore, Josie decide di tenere il bambino, nonostante questo le costi il disprezzo della famiglia, si sposa con un uomo violento da cui fugge per tornare a casa ed impiegarsi nelle miniere del Minnesota: il lavoro rappresenta finalmente la possibilita’ di riuscire a mantenere se stessa e i due figli, ma oltre alla fatica della miniera Josie deve subire gli abusi dei colleghi maschi (una volta tanto per abuso non si intende solo la violenza sessuale) e dopo una vita di soprusi Josie non puo’ che mettersi in gioco intentando un’azione legale contro la compagnia che appoggia il maschilismo imperante.
Sicuramente la pellicola mostra qualche incertezza e qualche lungaggine di troppo, ma il valore di denuncia e’ molto forte, soprattutto se si pensa che la situazione raccontata risale a nemmeno vent’anni fa, in quell’America che oggi si fa paladina della democrazia a destra e manca.
Charlize Theron  si candida al suo secondo oscar, questa volta senza imbruttirsi come in Monster: personalmente ho trovato la sua prova attoriale piuttosto accademica e non coinvolgente: molto piu’ interessante  Frances McDormand, candidata come migliore attrice non protagonista per uno dei ruoli piu’ amati dall’Academy, quello della malata terminale.
Rimarchevole la presenza in punta di piedi di Sissy Spacek che riesce sempre a bucare lo schermo.

Monster

Con questa recensione inizia la mia collaborazione a impattosonoro

Monster

Lee e’ una prostituta di strada, dall’infanzia disagiata, che si da agli uomini sempre con la speranza che quello nuovo sia colui che le cambi la vita. Un giorno incontra Selby, una giovane lesbica e per Lee diventa l’unica ragione di vita, su cui proiettare i suoi sogni d’amore e di maternita’. Cercando di tirar su i soldi per una notte d’amore con lei, Lee incontra un cliente violento che la sevizia e cerca di ammazzarla: la donna lo uccide per legittima difesa. Dopo aver tentato di cambiare vita inutilmente (e follemente, dato che si presenta a colloqui d’assunzione per avvocati o professioni simili), torna sul marciapiede ma ormai persa nella sua follia inizia a uccidere i clienti, fino al tragico epilogo in cui sara’ proprio Selby la testimone chiave della sua condanna.




Il film di Patty Jenkins ispirato alla serial killer Aileen Wuornos non si puo’ dire completamente riuscito. Probabilmente il fatto di aver portato sullo schermo una storia cosi’ recente (la Wuornos e’ stata giustiziata nel 2002 dopo 12 anno nel braccio della morte) non ancora sedimentata, e’ il motivo per cui la storia risulta didascalica, indecisa se tratteggiare a pieno il ritratto disturbante di una donna psichicamente instabile o gettare uno sguardo compassionevole sulla sua vita presa ad esempio del fallimento del sogno americano: in un mondo di looser che vive ai margini della societa’, oppresso dal puritanesimo di facciata che spesso sfocia in esaltazione religiosa le piu’ deboli sono le donne, come testimonia la battuta dell’amica di famiglia che cerca di riportare Selby sulla “retta via” dell’eterosessualita’ ricordandole che quando avra’ bisogno di un tetto sulla testa sara’ disposta a fare l’amore anche con un uomo.
Sicuramente meritate le lodi per l’interpetazione di Charlize Theron,
stupefacente non tanto nell’imbruttimento ma nella gestualita’ sgraziata, quasi da bullo di periferia, supportata da una spalla di altrettanta bravura come Christina Ricci nel ruolo dell’enigmatica Selby.

Golden globe

Vincono i Golden Globe come migliori attori Sean Penn per
Mistyc River e Charlize Theron per la sua interpretazione in
Monster.
Mystic River fa assegnare anche un premio a Tim
Robbins come migliore attore non protagonista.
Migliori film dell’anno sono
il terzo episodio della saga de Il signore degli anelli per la categoria
film drammatici e Lost in translation come migliore film comico: a Bill
Murray va anche la palma di miglior attor comico.
Direi che questo premio fa
scalpore: nella discussione che ha infiammato i blog a proposito di questo film,
chi l’ ha molto
amato e’ rimasto colpito dalla storia d’amore, per chi, come me, non l’ha
apprezzato le critiche si sono concentrate sugli stereotipi offerti dal film, ma
che fosse un film comico era sfuggito a tutti noi!