Syriana

Syriana

Una pellicola che ha il sapore dell’occasione mancata: un film che avrebbe potuto essere molto interessante per il velo che squarcia sui complessi rapporti tra l’America e il Medio Oriente legati dalla dipendenza economica creata dal petrolio; Syriana viene pero’ pesantemente penalizzato dall’eccessiva frammentazione della storia, raccontata come un puzzle.
Al centro di tutte le vicende sta la lotta di successione tra i due figli di un emiro: uno e’ illuminato e riformista mentre l’altro e’ disposto a scendere a compromessi con le multinazionali del petrolio, inutile dire chi conquisterà il potere; intorno a loro si muovono analisti economici, spie, avvocati: tutta una serie di personaggi che tende a mantenere lo stato attuale della politica mondiale, mentre i poveri continuano a morire di fame e diventare kamikaze.
Raccontare il film in maniera frammentaria poteva avere anche un significato stilistico: rendere i momenti confusi e convulsi del passaggio del potere ma l’estrema lentezza con cui progredisce la vicenda, la mancanza di ritmo rendono il film a tratti estremamente noioso e impediscono l’approfondimento dei personaggi: il figlio “cattivo” dell’emiro e’ quasi una macchietta come dimostra anche l’episodio della piscina, mentre il personaggio di Matt Damon risulta una figura marginale ed il suo percorso personale quasi inutile ai fini della storia.

Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro

Il film e’ indubbiamente molto carino e divertente, ma solo l’Academy Award  poteva reputarlo migliore della poeticissima Sposa Cadavere di Tim Burton: come eguagliare la magia del commovente volo di farfalle finale?




Wallace&gromit


Il paesino di Tottington vive solo per l’annuale fiera di verdure giganti ed il geniale Wallace con il fido cagnetto Gromit dirige un’agenzia di disinfestazione compassionevole di conigli: praticamente li catturano per liberarli solo dopo la fiera; per risolvere definitivamente il problema l’ingenioso Wallace prova a sperimentare una macchina di sua invenzione che condiziona la psiche: l’intento sarebbe quello di far disgustare i conigli delle verdure, ma gli esiti saranno molto diversi…

Dopo 16 anni di cortometraggi (gia’ premiati con l’Oscar) il mitico duo inglese in plastilina, nato dalla fantasia di Nick Park della Aardman Animation, e’ protagonista di un divertente lungometraggio dal messaggio pacifista e vegetariano giocato tutto sulle atmosfere horror, dai classici anni’ 30 targati Universal: il film si apre con una ripresa pressoche’ fedele de Il dottor Jekyll e Mr Hide del 1941 (quello con Spencer Tracy): il bobby che cammina fischiettando per le strade fumose di nebbia mentre un cancello cigola improvvisamente; ma l’excursus nel filone horror arriva anche a riproporre la celeberrima trasformazione di Un lupo mannaro americano a Londra.
Al citazionismo dei classici ci hanno gia’ abituato i cartoni americani, ma in questa pellicola il gioco e’ piu’ sottile e raffinato, rovesciando o accennando solamente a situazioni filmiche arcinote: il coniglio mannaro sul pennone, a differenza del King Kong che cita, non verra’ abbattuto dall’aeroplano ma sara’ lui stesso a gettarsi per salvare lo Spitfire in caduta libera e non c’e’ bisogno della scalinata per pensare alla Corazzata Potiemkin vedendo una signora che fugge con una carrozzina.
Altro punto a favore del duo Wallace&Gromit sta nell’ingenuita’ della rappresentazione: dopo qualche anno di dominio della perfetta stilizzazione in stile Pixar le figure poco piu’ che sbozzate nella plastilina assumono una dimensione di grande freschezza ed il saggio Gromit e’ adorabile: pur essendo privo di parola, riesce ad essere estremamente comunicativo solo scuotendo la testa o alzando gli occhi al cielo.

I film italiani piu’ visti lo scorso anno

E’ uscita la classifica dei 10 film italiani piu’ visti  nel Bel Paese nel 2005: modestamente io ne ho visti solo due, quelli classificati all’ 8° e 9° posto, pur avendo visto circa una decina di film di produzione italiana.

La classifica e i relativi incassi

1 – Natale a Miami
14.887.265 euro

2 – La tigre e la neve
14.791.014 euro

3 – Manuale d’amore 14.015.379 euro

4 – Ti amo in tutte le lingue del mondo 10.439.973 euro

5 – Tu la conosci Claudia? 6.100.952 euro

6 – Melissa P.
5.999.716 euro

7 –
Christmas in Love
5.942.406 euro

8 – La bestia nel cuore
4.932.219 euro

9 – Romanzo criminale
4.822.864 euro

10 – Il mercante di Venezia
3.937.700 euro

La guerra di Mario

Guerradimario

Mario ha nove anni, un passato di abusi e violenze e la difficile speranza di un futuro migliore riposta nell’affido presso una coppia della Napoli bene.

Sembrerebbe incolmabile, ma non e’ poi tanta, per lo meno a livello emotivo, la differenza tra un bambino soldato ed un bambino della periferia napoletana se quest’ultimo si sceglie il primo come alter ego; del resto la guerra di Mario sara’ lunghissima, con un infanzia perennemente in bilico tra la speranza di una nuova; famiglia degna di questo nome e il richiamo della vita libera della periferia.
Nessuno sembra avvertire l’esigenza di Mario di non snaturarsi troppo, a parte Giulia, la madre adottiva, con il suo amore indiscriminato che da vita ad un rapporto intenso che opera una trasformazione anche fisica nella donna a partire dall’uso del rossetto: una necessita’ di venirsi incontro che la nostra societa’ compresa nell’uso di cellulari e videogiochi ha scordato ed il crudo realismo di Capuano non concede sconti nel mettere in luce tutti i punti di vista: la vita sfatta delle periferie dove si cerca di sopravvivere arraffando quel che si puo’, la borghesia rinchiusa nel proprio guscio che non osa mettersi in gioco e prendersi le proprie responsabilita’ (il rapporto con Mario sara’ cosi’ difficile per il compagno di Giulia da metterlo in fuga), il cieco rigore delle istituzioni che dovrebbero prendersi cura di Mario, assistenti sociali ed insegnanti che non sono in grado di affrontare la realta’ complessa di un bambino gia’ indurito dalla vita, ma non per questo meno fragile.

La caduta di casa Usher

La chute de la maison Usher
Francia 1928
con Jean Debucourt, Marguerite Gance, Charles Lamy
regia di Jean Epstein

La chute de la maison Usher

La rassegna che il Cinema Massimo di Torino dedica a Luis Buñuel, comprende anche il capolavoro di Epstein, a cui il maestro spagnolo collaboro’  come aiuto regista.
La pellicola si ispira molto liberamente all’omonimo racconto di Edgar Allan Poe, tanto che c’e’ il lieto fine, e come dice una didascalia iniziale il film e’ ispirato  a motif, elementi delle opere di Poe.


La caduta di casa Usher

Epstein non e’ interessato alle valenze orrorifiche del racconto, ma lo sfrutta per creare un lavoro di alto significato simbolico, una riflessione sulla follia e sull’arte, carico di malinconia, valorizzato dalle tecniche cinematografiche scelte: all’uso  della  sovrimpressione, molto diffusa nella cinematografia degli anni  ’20, il regista unisce quello geniale del rallenti che contribuisce a creare un’atmosfera stranita e desolata: i tendoni che svolazzano nei corridoi dove il vento fa turbinare nugoli di foglie secche, gli scaffali che si sfaldano e i libri che cadono sono immagini che si fissano indelebilmente nella memoria dello spettatore.
Sublime.

Il ponte di San Louis Rey

PolipontesanlouisreyPaolo Poli e’ un ricordo sbiadito che appartiene ai tempi alla televisione in bianco e nero, epurato dagli schermi ben prima che le epurazioni televisive diventassero di moda e per lo scandalo delle sue opere teatrali e’ un nome televisivamente impronunciabile ancora oggi.
Ieri sono andata a vedere lo spettacolo che sta portando in tournee, Il ponte di San Louis Rey ed ho adorato la verve leggera e sfrontata che e’ peculiarita’ delle  produzioni teatrali di Poli: un’arguto divertissemant su testi alti (la piece e’ tratta da un romanzo di Thornton Wilder e vengono citati Calderon de La Barca e Shakeaspere di cui la badessa del convento delle Rose di Lima, uno dei personaggi interpetati da Poli, apprezza, piu’ che la storia del principe danese con tutto quel veleno nell’orecchio e negli anelli, pazzi finti e veri, quella del negro dove un fazzoletto cade e scoppia la tragedia) mischiati alle pantomime del teatro "basso" con balletti e canzoncine e a ciniche freddure che nella trasgressiva televisione odierna sarebbero beepate clamorosamente come la battuta "I poveri sono cosi’ sfortunati che se la merda valesse oro non avrebbero il buco del culo" pronunciata sempre dall’irriverente badessa.
Caustico e immaginifico con i balletti delle Parche o un coro di gattini che ci riportano alla grandezza della  commedia dell’arte e al vero significato del Carnevale e del teatro stesso, se si pensa al continuo cambio di fondale a scena aperta.
Grandissimo Paolo Poli, da vedere almeno una volta nella vita: io mi sono comprata anche il dvd con altre sue due opere teatrali, e vi consiglio di leggere questa spassosa intervista .

La Terra

RubinilaterraLuigi Di Santo, professore milanese, torna nel paese natale in Puglia per discutere la vendita di  una proprieta’  assieme ai tre fratelli: il maneggione Michele, il giovane Mario ed il burbero  fratellastro Aldo. I tesi rapporti familiari saranno complicati dall’omidio dello strozzino Tonino, di cui i fratelli Di Santo potrebbero essere responsabili.

Interessante ma fondamentalmente irrisolto,  il lavoro di Rubini trova molta difficolta’ nel legare il lato noir della vicenda e  la storia intima di Luigi,  spedito in gioventu’ a studiare a Milano per dissidi con il padre, che improvvisamente si ritrova a dover fare i conti con le proprie radici.
LaterraHo trovato piu’ interessante l’evoluzione della vicenda personale del protagonista mentre il giallo mi pare una parte un po’ posticcia del plot, che insegue la moda del rinato film di genere e per questo motivo il finale non mi ha convinto perche’ troppo "buonista" con l’appianamento di tutte le divergenze familiari.
Bella la prova di Bentivoglio, convincente Venturiello, mentre Solfrizzi e’ televisivamente sopra le righe, geniale Rubini (forse da sempre piu’ bravo come attore che come regista) nel dipingere il laido Tonino.
In ogni caso il regista si dimostra un buon costruttore di atmosfere morbose ed il finale in treno con  Luigi che racconta tutto (?) alla compagna e la sua voce e’ oscurata dal rumore del treno che  viaggia nei giochi di chiaroscuro delle gallerie e’ strepitoso.

4400

4400Spero che non si sia del tutto spersa nel bailamme sanremese la messa in onda della prima serie di questo nuovo telefilm del filone soprannaturale, i cui sei episodi sono stati condensati nelle due serate di lunedi’ e’ martedi’.
4400 e’ il numero di persone scomparse nel corso degli anni, a partire dal 1946, in probabili rapimenti alieni, che ritornano tutte insieme nel 2004 senza avere memoria del tempo trascorso lontano da casa. Un detective e una scienziata del Dipartimento di Sicurezza Nazionale  sono incaricati di studiare l’arcano, sempre piu’ complesso anche perche’ ben presto si scopre che i ritornati hanno poteri sovrannaturali e il detective e’ coinvolto personalmente dato che suo nipote fa parte di questo gruppo, essendo stato rapito nel 2001 mentre si trovava in campeggio con il figlio del detective che da allora giace in coma.
Gli  altri protagonisti sono  Maia, la prima bambina rapita nel 1946 che ha sviluppato poteri paranormali e e la coppia formata da Richard, l’uomo di colore rapito nel 1951 che non si capacita ancora del mondo multirazziale in cui e’ ritornato e Lily scomparsa nel 1993, nipote della ragazza bianca di cui Richard era innamorato  prima di partire per la Corea, la donna e’ respinta dalla propria famiglia in quanto il marito si e’ risposato e la figlia, neonata quando lei e’ scomparsa, non e’ a conoscenza della sua esistenza. Lily e’ incinta e non si sa se il figlio che attende e’ frutto di sperimentazioni aliene.
La parte piu’ interessante del telefilm e’  sicuramente il prologo che racconta il ritorno dei 4400: una grande cometa passa vicino alla Terra e improvvisamente cambia rotta  puntando sul nostro pianeta: nonostante i tentativi di fermarla  con i missili la presunta cometa continua il suo percorso e nell’immintente impatto si vedono momenti concitati di telefonate ai propri cari che sono forse la prima rappresentazione popolare della tragedia dell’11 settembre, e l’atterraggio di un oggetto volante sconosciuto in quest’ epoca cosi’ timorosa del  diverso getta una luce del tutto nuova, forse di maggior comprensione delle paure che si celavano dietro ai  film anni ’50 di invasioni spaziali.
I tredici episodi della seconda serie dovrebbero andare in onda questa estate.

Quando l’amore brucia l’anima

Quandolamorebrucialanima

Benche’ quello del biopic sia un genere molto in voga negli ultimi anni, i film appartenenti a questo filone, risultano piuttosto piatti, senza guizzi creativi, limitandosi a seguire pedissequamente le vicende del protagonista. Il lavoro di Mangold sulla vita di Johnny Cash riesce  in qualche modo a distinguersi, raccontando i primi quindici anni di carriera del cantante, con una breve escursione nell’infanzia di Cash segnata dalla morte dell’amato fratello maggiore e dalla disistima del padre che non esita a dire che gli e’ morto il figlio sbagliato.
Si narra del primo matrimonio con Viv, donna totalmente disinteressata alla carriera artistica del marito che dopo un fulmineo esordio  e’ protagonista della prima stagione del rock’n’roll, andando  in tournée’ con star del calibro di Elvis Presley e Jerry Lee Lewis.  Questa e’  sicuramente la parte piu’ interessante della pellicola, che avrebbe meritato un maggior approfondimento rispetto al cote’ romantico della bella storia d’amore con June Carter perche’ ci mostra la nascita del mito del rock  con i prodromi della ribellione giovanile, le ragazzine in delirio disposte a tutto pur di passare una notte con i loro idoli, i tour massacranti per sopravvivere ai quali e’ giocoforza ricorrere all’uso della droga.
WalkthelineelvisAnche Cash finisce nel tunnel della droga, rischiando di mandare in pezzi una magnifica carriera: si riprendera’ grazie all’amore per la cantante June Carter, che pur restandogli sempre vicina nei momenti piu’ difficili accettera’ di sposarlo solo quando Johnny "righera’ di nuovo dritto", dando vita a uno dei sodalizi musicali piu’ longevi della storia della musica, il cui esordio e’ segnato dal celebre album del 1968  Johnny Cash at Folsom Prison, registrato nell’omonima prigione americana, che segna la resurrezione di Cash e la fine del film.
Se il film non spicca per l’originalita’ della regia, a folgorare e’ la bravura di Joaquin Phoenix che ha compiuto una perfetta opera di immedesimazione con il personaggio da interpretare, non solo nella  mimica (il cantante era famoso per imbracciare la chitarra come un fucile) ma anche nel duro lavoro sulla voce per renderla il piu’ possibile somigliante a quella di Cash: e’ l’attore stesso infatti, a cantare personalmente le molte canzoni del film,  ed e’ notevole anche l’intesita’ con cui rende la passione di Johnny per June, non staccando praticamente  mai lo sguardo da lei; anche la  buona  prova di Reese Witherspoon (anche lei interprete di tutte le canzoni) aiuta a rendere la perfetta alchimia della coppia sul palco.
Il film e’ stato premiato con tre Golden Globe: miglior film, miglior attore protagonista e migliore attrice protagonista.